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Nucleare: Berlusconio non può sfoggiare…


Centrali nucleari:niente sfoggio per Berlusconio… e tutto per merito di 3 Regioni.
Umbria, Emilia Romagna e Toscana. Queste le regioni che, oltre alla Provincia autonoma di Trento, hanno fatto ricorso presso la Corte costituzionale affinché venissero dichiarati costituzionalmente illegittimi i commi del decreto legge 78/2009 che affidavano al Governo il diritto di imporre i siti nucleari.
Nel luglio del 2009 il Ministro Scajola e Berlusconi invocavano l’esercito: “I siti nucleari saranno considerati di interesse strategico per il Paese. Se non ci sarà la condivisione, il Governo potrà in via eccezionale utilizzare strumenti sostitutivi previsti dalla Costituzione a difesa dell’interesse generale del Paese”. La Corte costituzionale ha invece dichiarato, con sentenza del giugno di quest’anno, che le norme governative contrastano con gli articoli 117 (competenze dello Stato) e 118 della Costituzione (art. 118: Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza).
Predominante nella sentenza il giudizio sugli attori principali dell’impresa nucleare: gli investitori privati. Già era stato espressa dal Governo l’intenzione di coinvolgere grandi gruppi industriali sia italiani, che francesi che Usa. Ma la Corte ha difeso l’interesse pubblico: “è agevole osservare che, trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime.

… Si aggiunga che la previsione, secondo cui la realizzazione degli interventi è affidata ai privati, rende l’intervento legislativo statale anche sproporzionato. Se, infatti, le presunte ragioni dell’urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell’esecuzione immediata delle opere, non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi”.

Così ciò che non è stato possibile evitare con la Campania riguardo i rifiuti, l’uso dell’urgenza per abbattere i processi decisionali democratici, è fallito con la previsione dei siti nucleari.

La nostra Regione, troppo impegnata a diffondere nel mondo l’immagine di Dustin Hoffman, non ha partecipato al ricorso pur fregiandosi della fama di regione “denuclearizzata”, e pur essendo previsto a San Benedetto in provincia di Ascoli Piceno uno dei siti. Del resto, a proposito di partecipazione democratica dei cittadini al processi decisionali in materia di ambiente e salute, un pool di comitati ha chiesto nel febbraio di quest’anno importanti modifiche ad un disegno di legge regionale 367/10 sulla Via -Valutazione di impatto ambientale che altrimenti avrebbe messo in dubbio la consultazione dei cittadini nei procedimenti.

Il Coordinamento dei comitati inoltre si è adoperato contro provvedimenti antidemocratici simili, quali le “riperimetrazioni” arbitrarie delle Zone a protezione ambientale effettuate dalla Regione (delibera 1868/2009) con effetti autorizzativi per il futuro di attività dannose alla sussistenza di preziosi ecosistemi, risorse ambientali non replicabili.

Se consideriamo anche la tendenza legislativa regionale (disegno 269/2008) che spinge sulla soluzione Grandi Holdings per la gestione dei rifiuti, e liberalizza l’incenerimento di questi su base provinciale, otteniamo uno scenario inquietante, nel quale a gestire e a creare politiche del territorio e bisogni dei cittadini sono i magnati della finanza ed i grandi gruppi industriali. Sancendo così il passaggio dal capitalismo tradizionale di marxiana memoria (lo sfruttamento della forza lavoro) a quello moderno che sfrutta anche i bisogni ed i corpi (leggi “biopolitica”).

Tornando all’energia, ripetiamo quanto detto: la regione Marche ha un deficit energetico di circa 455 MW elettrici. Attualmente sono in iter approvativo impianti per un totale di 3010 Megawatt, oltre sei volte il necessario! A questi si affiancano grandi opere per il trasporto dell’energia, a scopo evidente di commercializzare il prodotto di impianti fortemente nocivi per la salute ed il territorio. Se uniamo a questa strategia le grandi opere di viarie, a misura delle esigenze dei gruppi industriali preminenti, e l’edilizia sanitaria selvaggia (priva di fondamenti strategici che si basino su necessità censite ed epidemiologicamente ragionate), abbiamo un quadro devastato anche della politica: i cittadini sono solo numeri elettorali e piccoli gruppi manipolabili. E soprattutto fonti di bisogni che li rendono ricattabili e sfruttabili all’infinito, se necessario con la creazione di emergenze.

Se, lavorando come comitati trasversali ai partiti tradizionali, abbiamo dimostrato di non essere dei “comitati del no” ma dei “comitati per i sì”, sì a politiche differenti che producano benessere per tutti, la strada è ancora lunga. Innanzitutto perché l’esempio del nucleare ci mostra come sia fragile la linea delle possibilità di difesa, e come il baratro della “legge marziale”, dell’eccezionalità che ammette il fucile, dell’emergenza che approva il manganello, sia sempre dietro l’angolo.

In secondo luogo perché l’ambientalismo mostra come non mai necessità di nuova analisi, per dar vita a nuove proposte che coniughino alternative economiche reali e precise, a una cultura dell’azione collettiva partecipata, il più possibile priva di leaderismi, non influenzata da interessi partitici (come nel caso dei formidabili comitati per l’acqua pubblica del Forum nazionale che hanno evitato le manovre accentratrici di Idv), ma multicolore e non anonima e non digiuna delle culture politiche legate all’ambientalismo. Per cambiare strada all’economia e alla politica occorre uscire dalle nostre virtuose nicchie individuali e pestare con forza i piedi ai poteri forti.

 Francesca Palazzi Arduini

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Un commento su “Nucleare: Berlusconio non può sfoggiare…

  1. admin
    settembre 8, 2010

    attenzione: non confondiamo il ricorso verso le norme contenute nel decreto governativo della finanziaria, e che sarebbero passate illese se queste regioni non avessero fatto ricorso, causando l’operatività del progetto nucleare, col ricorso fatto dalle regioni contro la legge 90/2009, che conteneva all’articolo 25 indicazioni per i siti nucleari ma contro la quale era molto più difficile passasse un ricorso… infatti le regioni che hanno ricorso contro quella, tra le quali le Marche, hanno perso consentendo ai media di fare un gran baccano a favore del Governo e delle sue centrali. invece di questa vittoria hanno parlato e scritto molto meno!

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il settembre 5, 2010 da in ambaradan o sarabanda?, la sindrome del suv, marche ambientalismo con tag , , .
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