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Il fenomeno del “era un brav’uomo”


La morte di Cossiga ha messo in evidenza entrambe le reazioni automatiche “pre” e “post ” che avvengono in questi casi:
da un lato alcuni “anarchici romani” i quali, tanto per confermare la loro assoluta distanza dalla altezza morale e dallo stile, chessò, di un Malatesta, hanno appeso uno striscione con macabri auguri, dimostrando di essere capaci di rompere proprio quelle consuetudini che invece avrebbero fatto meglio a lasciar stare, perché sull’agonia delle persone non si scherza, nemmeno se si tratta di quel Cossiga che, negli anni ’70 ai tempi dell’assassinio di Giorgiana Masi, mandava all’università i blindati. Nemmeno per quelle persone che come Cossiga sono state implicate nei più loschi giri militaristi occulti della destra italiana. Nemmeno se proprio di recente aveva consigliato il Governo di infiltrare dei provocatori tra gli universitari in lotta e poi di “mandarli tutti all’ospedale”.
Dall’altro lato è arrivata Arcigay nazionale a diffondere un messaggio di affettuoso saluto (sì, addirittura affettuoso) al grand’uomo solo perché quand’era presidente si era degnato di ricevere nel 1990 per la prima volta una delegazione gay ufficiale (erano i tempi iniziali della battaglia contro l’hiv anche in Italia)… quando si dice, basta che il torturatore ti faccia un buffetto e quando ti libera ti ricorderai di lui con affetto.
Quasi ironicamente il comunicato è intitolato “Addio Cossiga, presidente di tutti“, come se l’ingresso di 5 minuti di Arcigay al Quirinale avesse  sancito la democraticità cossighiana! O è ingenuità, o presunzione, o definitiva calata di mutande di Arcigay che non sa più a che santo votarsi in quest’Italia ipocrita e catto-omofoba.
Non è possibile sapere ora quanto verrà a galla, dopo la morte, dell’operato durante i momenti caldi di questo presidente (dal caso Moro a Gladio…), due sole cose però mi pare sono evidenti:
che alcuni “anarchici” romani farebbero meglio a stare zitti e che Arcigay nazionale dovrebbe essere più prudente nel ringraziare persone come Cossiga, la cui “laicità” è ben controversa seppure in alcuni casi è stata sbandierata (pur di far dispetto ad Andreotti…) anche se ora non può più picconare .

Francesca Palazzi Arduini

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