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Pesaro: Tex Willer in Consiglio comunale!


Il consiglio comunale pesarese ha un sito che consente la visione integrale delle sedute, però seguire la discussione di ua mozione può richiedere molto tempo. Trascrivo quindi qui il sunto della discussione sulla proposta di  Registro comunale delle unioni civili, dalle quale è possibile capire meglio ciò che è successo.
Presenti poco più della metà dei consiglieri, il 26 luglio 2010, si è proceduto con un dialogo tra sordi e la descrizione di un quadro fatta da ciechi.

La mozione del consigliere Ballerini della Lista civica a 5 stelle, n.5251 del 28 gennaio 2010, presentata da lui solo, è stata anche in aula presentata con un discorso incentrato sulla “famiglia”, scatenando la reazione di vari consiglieri, senza che si mettesse in evidenza un dato essenziale, e cioè che l’istituzione di un Registro delle unioni civili non significa matrimonio omosessuale.

Si è proceduto quindi a colpi di malintesi, a cominciare dall’intervento del consigliere Roscini (La rosa, minoranza), che lapidario sentenzia che la famiglia è quella che procrea, al contrario di coloro che “poracci, non possono avere figli”, affermazione che potrebbe precludere ad un esame prematrimoniale di ovuli e spermatozoi , oppure buttare Roscini dalla parte delle coppie lesbiche e gay che sempre più spesso procreano, ovviamente non essendo fisicamente impediti a farlo dal “buon Dio”.

La mozione dà il via poi al monologo di sei minuti della consigliera Tartaglione, che come bionda sirena ammalia la scarsa platea spiegando come in realtà i registri sono inutili perché in tutt’Italia in quelli esistenti si è iscritto “un numero di persone irrisorio”. Furbesca affermazione di chi, sapendo che non c’è una legge nazionale sulle unioni e che quindi molte persone non usano i registri comunali pensando che si tratti solo di una lista di proscrizione inutile a fini legali e che quindi si tratti solo di una istituzione ideologica. Ma quella della signora T. è un’affermazione anch’essa ideologica: anche lei presenta i registri come un istituto che va “contro la coesione del tessuto sociale”, presentando un’innovazione anagrafica, che in realtà non c’entra niente con il matrimonio, come una “minaccia” alla famiglia tradizionale.
Il fatto che ai registri delle unioni civili si iscrivano “poche persone” poi, è un’affermazione che ci porta alla deriva dell’equazione dei diritti civili come privilegio delle sole maggioranze, teorema berlusconiano di un “popolo delle libertà” della massa contro quelle degli individui, di certo illiberale e ammiccante al totalitarismo.

Se, per cause culturali, molte coppie di conviventi etero, o gay o lesbiche, non si registrano, dobbiamo per questo negare riconoscimento anagrafico pieno a quelle che lo vorrebbero?

Stendiamo poi un velo sulla dissertazione della Tartaglione sui “conviventi” che avrebbero in Italia più facilitazioni delle coppie sposate. Chiunque ha fatto una Isee sa che è proprio il contrario, poiché per norma europea l’Isee mette a carico di un convivente l’altro, cumulandone i redditi. Nel caso di una coppia gay ad esempio (ma anche etero!) il più povero si vedrebbe conteggiato anche il reddito dell’altro con conseguenze gravi (tipo la non ammissione a un concorso)… mentre l’altro però, per normativa italiana sui redditi, non potrebbe detrarre nulla in dichiarazione dei redditi di questo presunto “finto coniuge” a carico! Gabbati due volte.

Una voce ragionevole spunta dall’iniziale coretto “pro family”: è il consigliere Perugini (Vivi Pesaro) che propone di spostare la proposta in commissione, per vedere anche a fondo come conciliare le leggi dello Stato con una eventuale delibera migliorativa comuale.

Ma parte poi Di Domenico (Pdl) che definisce prima la sua posizione in merito al Registro “neutra”, e poi afferma però che questo sarebbe una “minaccia alla famiglia tradizionale”. E qui parte la tiritera del “se io dò una cosa a te”, il consigliere infatti afferma che non se ci sono garanzie per la famiglia “così com’è” per lui il Registro non si deve approvare. Una domanda sorge spontanea: ma così com’è come?

Non lo sa il consigliere che la metà dei nuclei familiari ormai sono composti o da single o da madri separate con bambini, o da conviventi? E che queste “famiglie di fatto” non tradizionali sono considerate tali anagraficamente? Si porta avanti quindi un malinteso, come se il Registro proponesse il vincolo del matrimonio, cosa che non è. Il Registro concede alcune garanzie a coppie conviventi. Di Domenico afferma anche di essere stato “nella tana del lupo”, bella metafora per indicare un congresso gay e lesbico, e di aver avuto ragione: ci vogliono garanzie per le famiglie tradizionali. Ma che c’entra? Forse che i diritti civili di coppie differenti mettono in pericolo quelle eterosessuali? Gli tolgono la casa popolare, il comune di Pesaro già bersagliato dai razzisti (“quelli ci prendono le case popolari prima di noi perché fanno più figli”) ha paura di gay e lesbiche per ora fuori dalle graduatorie? La pensione di reversibilità della coniuge lesbica (in caso di legge statale sulle unioni di fatto) la vorrebbe invece lui per sé? Mah!

Ma passiamo all’intervento del consigliere Biagiotti (Pdl), che evidentemente di professione fa il matrimonialista:

Roberto specifica prima che lui stima molto i suoi amici omosessuali, che però il consiglio comunale “non è la sede per vedere in altro modo la famiglia”. Siamo d’accordo! Infatti nessuno sta proponendo il matrimonio omosessuale ma solo una serie di riconoscimenti e aiuto per i conviventi, etero o omo. E rispetto ai conviventi, Biagiotti propone una soluzione che già c’è: il matrimonio civile! Facciamo a non capirci. Molti conviventi non vogliono la forma legale del matrimonio ma vorrebbero un contratto o solo, appunto un Registro per garantirsi dei diritti di base (riguardo decisioni sulla salute, diritto alla casa, successione ereditaria).

Ma è ammirevole comunque come Biagiotti chieda che in ogni caso la questione venga approfondita in commissione, dimostrando più apertura di quello che possiamo considerare il fior fiore degli interventi ipocriti a questa seduta consiliare: quello del consigliere capogruppo di maggioranza Silvano Ciancamerla.

Signori e signore, per dimostrare la grande apertura ai temi sociali della sua maggioranza, il consigliere innanzitutto dice “io sarei tentato di unirmi al coro dell’opposizione”, ma non lo fa, cita invece che, visto che il precedente governo dei suoi amici (Prodi) “si è impantanato sui Dico e poi è finito”, con una originale versione storica volta a incolpare quei rompipalle dei diritti civili… aggiunge poi che la sua maggioranza invece non lo farà, non s’impatanerà per seguire i desideri (evidentemente futili) di quei “quanti saranno, 2, 3, 4, 500mila” rompiscatole. Vediamo una strana assonanza con la tendenza totalitaria a contare della signora Tartaglione.

Occorre pensare alle “urgenze vere” ai nuclei familiari che perdono il lavoro (e certo gay e lesbiche infatti non lavorano), tant’è vero che, spiega, lui sotto l’ombrellone (forse è disoccupato e l’ombrellone è in spiaggia libera) oltre a leggere Tex Willer ha letto il libro di Bisio e della sua compagna eccetera.

Insomma: nuclei anagrafici di conviventi etero, gay, lesbici o che sia, per Ciancamerla voi non esisterete socialmente finché non sarà risolto il problema occupazionale, ci vediamo sotto l’ombrellone nel 2043.

Ecco che per finire la palla passa al consigliere Andreolli (Pdl) che afferma che questa disputa sa molto di filofia (Tex Willer?) ma poco di praticità e che occorre fuggire dalle troppe norme per lasciare il libero arbitrio alle persone. Morale: chi non si sposa o non può farlo, s’attacca.

Quindi lui boccia una mozione che “estende il concetto di famiglia”. Aridaje. Ma di che concetto si parla? Quello costituzionale degli anni ’40? O quello vero, sociologico, quello reale che ricosce la composizione delle famiglie in Italia? Siamo tutti senza famiglia se non viviamo come padre madre e figlio? La Trinità o la realtà?

A questo punto entra in campo la Giunta, nella persona dell’ingessato, e con evidente blocco reichiano alla mandibola, sindaco Pd Ceriscioli:

che concorda con Ciancamerla Willer, dà garanzie su scuole e asili, e rimanda il tutto ad una eventuale futura edizione PD della mozione “con contenuti maggiori”. Promette cioè di accompagnare l’iniziativa con provvedimenti politico amministrativi.

E qui casca l’asino: nella puntualizzazione pre-voto il consigliere Ballerini, il proponente, svela tutto il suo grande interesse nella promozione dei diritti civili “la bocciate voi perché la volete promuovere voi”, e sempre rivolto ai banchi della Giunta: “mi avete detto –ritirala perché la presentiamo tutti insieme-“…

Ecco il succo dell’attività politica dei consiglieri pesaresi.

Dopo due dichiarazioni di voto (Cascino del Pdl e Cesarini de La Rosa), si passa allo sparuto voto (22 consiglieri, poco più della metà di quelli eletti): due favorevoli, 16 contrari, 4 astenuti.

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