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Mondiali: l’Arcidiocesi fa autogol, e i politici laici?


Cara Assessora Gambini,

rispetto alla vicenda dell’impossibilità di far cantare il coro omofonico Komos nello spazio stabilito in precedenza dal programma “Vespri d’organo a Cristo Re”, è stato riferito che Lei comprenderebbe le motivazioni della Curia arcivescovile, che ha rifiutato di mettere a disposizione lo spazio.

Vorrei farLe notare che la Curia non ha offerto alcuna motivazione né giustificato in alcun modo il rifiuto. Per cui non capisco quali motivazioni Lei possa comprendere.

Dopo averLe fatto notare che la rassegna, finanziata con soldi pubblici e che porta notevole guadagno d’immagine alla Chiesa in questione, aveva già un programma definito da mesi, vorrei chiederLe se non ritiene invece che sia profondamente scorretto, e quasi bambinesco, che la Curia pretenda di essere l’ospite di una rassegna pagata dai cittadini, riservandosi però di modificare il programma senza motivazioni razionali, e per giunta all’ultimo momento.

E’ ovvio che la Curia ha diritto di non ospitare in suoi spazi privati manifestazioni, se queste fossero considerabili avverse alla morale cattolica o per motivi suoi di ogni genere, ma qui si tratta di una esibizione di un coro già programmata, finanziata con quattrini nostri e di un ensemble che per giunta ha alti meriti artistici. E’ anche lampante che l’Arcivescovado non si è preso prima mai la briga di conoscere né come né chi era in programma, e questo sta sicuramente a sottolineare la mancanza di interesse per l’arte e il mero interesse invece a riempire in qualche modo gli scranni.

Io penso che una rassegna finanziata con soldi pubblici vada svolta con, come ospiti, soggetti degni di fiducia e affidabili. Cosa che l’Arcidiocesi non ha dimostrato di essere. Spero quindi che, avendo dimostrato di voler effettuare una censura basata sull’omofobia e non su reali “pericoli morali” o d’immagine, le istituzioni finanziatrici  e la direzione artistica pensino per il prossimo anno di rivolgersi altrove.

Ciò a prescindere dalla trovata “metti una pezza” di far cantare il coro in uno spazio “blindato”, cioè nella Sala provinciale Adele Bei.

La saluto con una citazione dal Catechismo della Chiesa cattolica circa gli omosessuali, citazione che non condivido e che ovviamente non toglie nulla al biasimo che si prova per le posizioni fortemente omofobe e contrarie al rispetto dei diritti civili della comunità Lgbt, ma che in questo caso è utile a stigmatizzare il comportamento della Curia pesarese e a ricordare come, ancora una volta, la Chiesa cattolica abbia perso una grande occasione umana e morale:

“ Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale, essa costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione.” ( Catechismo 2358).

 Francesca Palazzi Arduini

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