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Fano: la cultura del POLLICE VERSO


Non bastava la censura dell’Arcidiocesi di Pesaro per il concerto del coro Komos a sottolineare il provincialismo made in PU (e l’opportunismo di chi usufruisce dei soldi pubblici per aprire i suoi spazi solo quando gli fa comodo). Arriva anche la notizia della cancellazione dal cartellone teatrale fanese degli spettacoli di A.Haber e di V.Luxuria… certo perché scomodi “politicamente”. Oltre a dare incondizionata solidarietà al giovane e brillante direttore artistico Simone Brunetti, che ha il merito di essere riuscito in questi anni a fare con poco moltissimo per elevare il tenore culturale del Teatro fanese, è d’obbligo una riflessione:

Fano ha sempre dimostrato alcune ambizioni principali, tutte riassumibili nella Poetica del Vùlon, personaggio archetipico che riassume i tratti caratteristici della persona che cerca di essere notata, sforando però nel Carnevale.

  • L’ambizione di raggiungere lo status di vera città, arrivando a sfiorare quei centomila abitanti che illusoriamente le darebbero la vanità di costruire rotatorie alla pesarese, con tanto di scultura stile Balle spaziali al centro. Per questa ambizione l’establishment fanese svenderebbe la statua della Fortuna… ed ha già probabilmente svenduto tutte le aree verdi cittadine.
  • L’ambizione di ospitare una prestigiosa rassegna artistica estiva, conosciuta a livello nazionale, quasi toccata con l’esperimento de “Il violino e la selce”, che però non si basava su una reale competenza e sapienza cittadina, perlomeno non su quella dei personaggi che se ne dicevano pubblicamente promotori! E che oltretutto, lasciando alle ortiche la cultura popolare (quella sì radicata) e più senile, scontentava proprio coloro che non a torto possono definirsi i padroni del mondo e delle città: gli anziani. Com’è infatti possibile negare l’intrattenimento agognato (ad esempio la lirica a buon prezzo ma popular e ospiziesca) a coloro che con le loro pensioni e il loro tempo reggono e vampirizzano il mondo (e la Fondazione Carifano, mecenatessa e tirannosaura del cartellone culturale comunale fanese) a scapito dei più giovani?
  • L’ambizione di competere con la Riviera. Per questa, che definire “dannazione” sarebbe appropriato, si copiano iniziative e giochi estivi, con l’ausilio anche di assessori alla cultura pieni di buone volontà e a corto di idee; basti pensare alla chimerica rassegna “La bellezza salverà il mondo”, retorica e pallosa come non mai. O all’attuale sbiadita rievocazione (sempre in tema geriatico) dei favolosi anni ’60.
  • L’ambizione della conferenza colta detta “sindrome del canale tv culturale”: Fano compete con Pesaro per il record del numero di conferenze e presentazioni di libri. Ma, diciamocelo una buona volta, in un Paese nel quale la metà degli abitanti si definisce scrittore o poeta… cosa c’è di più noioso dell’assistere alla presentazione del libro che si farebbe prima (volendo) a leggere, con al tavolo il solito pre-politico in preparazione per le future competizioni o il professore emerito buono per tutte le occasioni? Le Enciclopediche citazioni degli intervenuti ed i rimandi (inutili alla morale locale) agli scandali nazionali e agli scoop del momento si sprecano. C’è anche chi si autonomina insegnante di Etica.
  • L’ambizione della parentela, per la quale con cadenza quinquennale, come gli ex piani sovietici, si presenta alla città la Trota di turno, amico, parente, confratello, sorretto dall’intelligentsia politica del momento, che presenta finalmente i suoi versi, o i suoi trattati, o diviene essenziale figura per la programmazione culturale ecc. “E come, lo fanno a Roma e non lo possiamo fare noi?”
  • L’ambizione delle radici: Fano caput mundi, segnala Cesare Augusto indicando la via, e lo fa anche il ridicolo centurione tartarugato del manifesto della “Fano dei Cesari” (appunto) di quest’anno, con indice puntato e cavallone al fianco, stilema del maschio fanese vittorioso (o Littorioso) mentre avrebbe dovuto avere non l’indice puntato ma il pollice ..verso.

 Pollice verso per una cultura vittima di tante ambizioni e priva di obiettivi, tranne quelli miopi che impongono di togliere dai cartelloni i personaggi sconvenienti per il Galateo del buon borghese. Città che non valorizza (e non ringrazia) invece il talento e la buona volontà di quei pochi COMPETENTI che invece continuano a voler produrre cultura nel luogo dove vivono, subendo la pruderie e il provincialismo di persone che forse, oltre a sedere in augusti Consigli, dovrebbero consigliarsi su cosa significhi realmente cultura: celebrazione delle proprie “radici”? Scelte che calano dall’alto sul popolino? Oppure semplice esecuzione delle richieste di intrattenimento fatte dai commercianti o dai turisti? Intrattenimento… o cultura? Fare cultura significa replicare il già dato o anche ascoltare il nuovo? E si può programmare la cultura liberamente, senza il fiato sul collo di chi, memore del Ventennio o obbediente al Vaticano, vede in ogni espressione culturale l’obbligo di fornirsi di lasciapassare politico?

Un commento su “Fano: la cultura del POLLICE VERSO

  1. Nina
    luglio 7, 2010

    Fantastica ricostruzione, sono passata a Fano in questi giorni e una serie di spettri con qualche parrucca bionda si aggirava per la città mentre qualcuno cercava di imitare la Joplin e qualche annoiato passante si fermava … se questa è cultura allora è meglio la macinasoldi cultura popolare delle sagre o quella della riviera romagnola dove si pensa ai soldi e si fanno i soldi … per non parlare del concerto per la patria della corte malatestiana, al cui ricordo il mal di pancia non è mai troppo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Grazie, rimarchevole!

I commenti sono chiusi.

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