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La cultura cattolica è una cultura omo-sessuale… però il coro Komos non può cantare presso Cristo Re


Diciamocelo, citare i documenti sull’omosessualità dell’ex cardinale Ratzinger non potrà servire a giustificare un granché la repentina chiusura dei portoni della chiesa da parte dell’Arcidiocesi di Pesaro al coro omofonico bolognese Komos. Il concerto, già programmato e presente in una rassegna finanziata con soldi pubblici, viene fatto saltare non per obbedienza alla dottrina ma per pura e semplice omofobia.

I documenti vaticani infatti, mai hanno giustificato la repressione della cultura e dell’arte proposta da omosessuali, ed anzi in alcuni punti tendono a richiamare a “comprensione” nei confronti di chi, a parer loro, non è però sgravato dal peccato di un orientamento sessuale non approvato dal Vaticano. Se, quindi, il cattolicesimo si è distinto in questi anni per una feroce lotta contro il pieno riconoscimento dei diritti civili Lgbt, non si può dire questo per l’arte. Del resto, la cultura cattolica è officiata sotto la Cappella Sistina, opera di un noto omosessuale, e non parliamo dei cori maschili e femminili cattolici, popolati da gay e lesbiche.

La cultura cattolica è inoltre omo-sessuale, perché dedita alla convivenza e all’ora et labora in gruppi dello stesso sesso, e retta gerarchicamente da gruppi di soli uomini. Lo “scandalo” arcidiocesano sta quindi solo nel fatto che il benemerito coro Komos, dice di se stesso anche di “promuovere la cultura musicale attraverso la comunità omosessuale” sta solo quindi nel fatto di vivere tranquillamente la propria arte attraverso la propria comunità, così come farebbe un coro di Frati o di Alpini, con la diversità che in questo caso la comunità si basa sull’orientamento sessuale. Non si può parlare di sessualità? Ma le comunità religiose stesse sono divise in base al genere sessuale!!! Anche se esse vogliono prescindere dall’orientamento sessuale, che si dà per scontato, non influente, sebbene recenti episodi evidenzino come la repressione sessuale abbia seminato male proprio all’interno dei sacri recinti.

Inutile ora il tentativo di alcuni esponenti del clero di imbiancare i sepolcri.

Serve a questo punto la ferma presa di posizione di istituzioni ed enti che hanno finanziato l’iniziativa affinché il coro possa cantare.

La presenza del coro Komos in uno spazio quale la chiesa del “Cristo Re” (cioè per ironia dei fatti quello dell’Apocalisse) servirà simbolicamente a sublimare ed esorcizzare tutti i fantasmi e le paure in circolazione.

 Francesca Palazzi Arduini

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