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un blog di provincia…

Fuochi …artificiali


Tradizioni popolari e godimento degli altri … a proposito dell’entroterra fanese

Per l’Altro la legge si applica, per “noi” si interpreta.
Il filosofo Slavoj Zizek sostiene che il problema che ci pongono le altre tradizioni culturali diviene esplosivo nel momento in cui il nostro modo di vivere viene a trovarsi vicino a quello di altri, che si divertono in maniera diversa dalla nostra. Faccio alcuni esempi, fino a quando la cultura altrui è un’innovazione gastronomica – e io vado a mangiare il kebab turco che è buono e costa poco – va bene – ma quando mi trovo ad avere vicini di casa turchi che cucinano in terrazza e fanno feste domenicali con tanti invitati, allora non va bene, c’è la puzza del cibo che ristagna, confusione, troppa gente, schiamazzi ..… e mi lamento, ci lamentiamo e cominciamo ad additarli come gli altri, quelli che fanno cose poco civili e che sono di sicuro appartenenti ad una cultura inferiore alla nostra …  E di queste banalità si riempiono la bocca le persone che non riflettono su di sé, sulle proprie tradizioni fastidiose e soprattutto sul fatto che, con il vivere civile le cose poi si modificano, le tradizioni diventano meno fastidiose, si discute e insieme si cambia … mai è tutto uguale a sé stesso, e chi non è d’accordo su questo punto, è di sicuro qualcuno che la storia non la conosce bene, oppure la strumentalizza deformandola … Il risultato è che molti si incaponiscono contro le tradizioni culturali degli altri, esasperano le situazioni in cui le diverse culture non sono conciliabili nella vicinanza e si chiudono nel rifiuto o nell’appoggio a visioni politiche comunitariste ed escludenti o del tutto criminalizzanti l’altro…

“Si è sempre fatto”
D’altra parte la storia della nostra unificazione italiana, incompiuta culturalmente, ci insegna che i primi altri siamo proprio noi stessi, e il divario tra nord e sud, città e campagna è molto forte ancora oggi … Ma d’altra parte sappiamo benissimo quanto l’emigrazione del sud abbia fatto modificare le tradizioni torinesi, e quando gli emigranti sono cambiati diventando piano piano torinesi … secondo la legge della convivenza civile e del rispetto dell’altro che – piano piano – si è imposta sulla violenza dell’esclusione e del rifiuto… Ma io vorrei parlare di quanto oggi nel 2010 sia difficile poter raggiungere proprio quella legge della convivenza civile, nel centro di un paese smarrito e del tutto rinchiuso dentro una narrazione delle proprie radici e un rincorrere le tradizioni locali – anche le più incivili e becere … Si sa che il popolo è bue ma non si è ancora raggiunto il limite più basso … anche se oggi – piano piano – con un’inversione di tendenza, ci allontaniamo dalla civiltà democratica del confronto e della modificazione delle tradizioni fastidiose, per andare a serrare i confini, e chiuderci dietro tradizioni a volte assurde …, alla balla del “si è sempre fatto”.

Porto la mia esperienza personale. Quando ero piccola, in un borgo di Perugia, un vicino che veniva dalla campagna mangiava buttava dalla finestra del quarto piano le ossa del pollo dopo averne mangiato le carni e queste finivano sul parcheggio, rischiando di cadere su chi si trovasse sotto e di rovinare le auto in sosta … Insieme, con pazienza, i miei genitori e altri inquilini, fecero capire a quel signore che, quello che faceva non andava bene, perché ciò infastidiva gli altri e poteva essere anche pericoloso …

La festa? Sì, delle diossine e delle ceneri
Adesso nell’entroterra fanese, tra Calcinelli e Fossombrone mi trovo nella stessa condizione dei miei genitori 30 anni dopo, ma con risultati diversi … Ci sono quelli che allevano dei maialini che poi sgozzano facendoli morire con atroci sofferenze date le urla che si sentono – senza alcun riguardo per nessuno e forse senza controllo di ASUR e altri organismi preposti … Ci sono altri che bruciano le potature ogni mese dell’anno e dentro un centro abitato e, nonostante la campagna per la diffusione di un corretto smaltimento dei rifiuti e contro l’incenerimento – portata eroicamente avanti dal Coordinamento dei Comitati – si mettono a bruciare assieme a questi rifiuti biologici, anche plastica di ogni genere fino a divani interi e altre suppellettili che non usano più. Alla faccia delle diossine! Non possono gli amministratori informare più frequentemente sulle attività nocive vietate, sensibilizzando di più la popolazione affinché tutti evitino comportamenti nocivi del genere?

Ricordo a questo proposito che un gruppo di nomadi, fermi in un’area dell’entroterra, fu fatto sgomberare perché bruciava i rifiuti, mentre altri vennero esclusi dagli alloggi a Fano perché uccidevano i capretti sgozzandoli … Mi chiedo allora: le regole della civile convivenza valgono solo per gli altri, e noi italiani, magari amici di e conoscenti di, possiamo fare qualsiasi cosa???? Inoltre, chi vive dalle mie parti si trova a subire durante tutta l’estate il supplizio delle feste di ogni borgo e tutto ciò significa: fuochi d’artificio e botti che si susseguono tutta la domenica, in centri a pochi chilometri di distanza gli uni dagli altri. Le feste spesso consistono solo in processioni, o , qualche sfilata e qualche pastasciutta …e botti, in “bombe” che esplodono a salve a tutte le ore … e sembra sempre di stare sotto un bombardamento, in guerra. Il fastidio è massimo sia per le persone che devono lavorare – e c’è anche chi lavora la domenica – sia per chi è malato o anziano e ha bisogno di riposo, ma soprattutto per gli animali, che terrorizzati impazziscono e mettono a repentaglio loro stessi e chi viaggia sulle strade di campagna … Per non parlare di cani e gatti domestici, che a loro volta terrorizzati, distruggono le suppellettili in casa o si fanno del male nel tentativo di scappare da cancelli e reti, provocando anche danni economici di notevole entità …  .Un po’ come a Capodanno, solo che questo succede tutte le domeniche di primavera e d’estate per almeno quattro mesi … Ci pensate a un Capodanno che si ripete per quattro mesi?

Più cultura e arte, meno polvere da sparo
Si tratta di una situazione indecente e profondamente incivile. Perché, come avviene ormai in posti meno chiusi e tradizionalisti, forse più commerciali e devoti al business, non si trasformano queste festicciole per quattro persone in feste vere e proprie con proposte culturali, dove qualcuno oltre alle enclaves familiari del posto è davvero interessato ad andare? Ad esempio perché non si promuove il teatro popolare, le animazioni per i bambini, attività di altro genere come mostre o qualcosa che possa elevare gli spiriti e non accontentare solo le rimembranze belliche del passato? Perché le nostre amministrazioni comunali – che hanno sempre pochi soldi da dedicare alla cultura, non smettono di sostenere le continue richieste di fare i fuochi d’artificio (migliaia di euro in cenere) e propongono qualcos’altro ai loro interlocutori dei paesi? Perché – in alternativa – non si fa un regolamento che ponga un freno concordato a questo continuo stillicidio di domeniche di guerra?

E’ ora di pensarci, altrimenti qui la campagna sarà sempre meno popolata da persone che sanno cosa è il vivere civile … e continuerà a essere preda di tutti coloro che la vivono come un Far West senza rispetto.

Joan, e Rimarchevole si associa.

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