rimarchevole…

un blog di provincia…

Luci e ombre a Ville e Castella


Interessata a seguire qualche buon concerto serale nelle belle campagne della nostra provincia, leggo incuriosita il programma dell’edizione di “Ville e Castella” di quest’anno. Veramente negli scorsi anni alcuni degli appuntamenti di questa manifestazione, e la loro presentazione, mi avevano lasciata perplessa, sembrava infatti trapelare nella scelta delle location, spesso non raggiungibili da tutti, e nella loro descrizione, una “retorica dell’agreste” forse più adatta a gente in fuga dalle città che a persone di questi posti. Però mi era capitato di seguire dei buoni concerti e l’idea di movimentare un po’ le nostre compagne con un’offerta artistica di buona qualità, e iniziative differenti dai soliti onnipresenti e dannati fuochi d’artificio mi sembrava ottima.

Stavolta gli interrogativi però mi sorprendono su questioni più spinose:

“Ville e Castella ha sempre fraternizzato con tutte le tradizioni sapienzali che non derivano (?) dalla logica aristotelica”, mi chiedo allora, sarà il caso per persone come me, formate alla filosofia occidentale, sì, proprio quella che concede ad Aristotele perlomeno il ruolo di valido aiuto (certo concordi Hegel, Kant, Marx, e Foucault, Irigaray e Butler) nell’apertura di grandi varchi di comprensione della società umana,delle sue politiche, della libertà femminile… sarà meglio non andare?

Leggo poi che quest’anno, periodo di magra, recessione, e decadenza economica, ci si dedicherà guarda caso allo: “Spirito, cioè quella dimensione dell’essere che passa attraverso le maglie larghe della scienza numerica per lasciare grandi varchi interpretativi alle religioni, alle filosofie, alle psicologie, alle arti, alle supersitizioni, alla new-age”.

E qui, francamente, mi pare che si stia un po’ esagerando con le finalità: cerco, infatti, nel programma della manifestazione, di vedere se vi siano dibattiti organizzati a due o tre interlocutori che sappiano dare una visione non unica del complesso argomento accennato, ma vedo che si tratta sempre di dibattiti con un solo relatore (dei quali almeno 13 relatori uomini e solo due donne ma su tematica svolta con “letture”), anche su temi, diciamo, un pochino controversi come la presentazione della setta Damanhur.

Proprio di questa organizzazione, ricordo che il Cesap, il centro di ricerca sugli abusi psicologici, aveva pubblicato poco tempo fa la notizia che “Oberto Airaudi, Falco, fondatore, nel 1975, della comunità Esoterica Damanhur, dopo un contraddittorio durato mesi con l’Agenzia delle Entrate di Ivrea, ha aderito ad un verbale per il pagamento di quasi un milione e duecentomila euro.
È il gennaio 2007 quando la guardia di Finanza inizia una verifica contabile. Vengono passati al setaccio i “conti” degli ultimi quattro anni del fondatore di Damanhur. Conti personali e l’attività condotta attraverso una sua partita IVA legata alle professioni “alternative” ovvero: pranoterapia, consulenze esoteriche, corsi, arte.
Il patrimonio personale di Airaudi è consistente: una cinquantina di fabbricati, terreni. È esclusa la galassia delle associazioni, ditte individuali e cooperative che rappresentano il cuore finanziario e produttivo di Damanhur, la comunità esoterica più grande d’Europa con quattrocento residenti e migliaia di sostenitori sparsi in tutto il pianeta.
La Finanza passa al setaccio migliaia di operazioni di Airaudi e, alla fine, emette un verbale che ipotizza un’evasione di duemilioni e duecentomila euro. La sanzione, se tutto si fermasse a quel punto, sarebbe il doppio: quattromilioni e quattrocentomila euro.

Senza tenere conto di altri punti del programma, che accennano a temi assolutamente complessi svolti secondo me con “sportività”, passo avanti leggendo della partecipazione del teologo valdese di grido Paolo Ricca, su laicità e cristianesimo, anch’esso svolto solo da lui,… noto la presenza di personaggi del mondo dello spettacolo, come l’attore Remo Remotti che disserta su Dio (Remotti, noto per la salace sua battuta sul fatto che grazie alla sua passione per le donne non è diventato “un frocio da pisciatoio ma un Casanova”) e di Andrea Pezzi, noto fondatore della multinazionale della pubblicità OVO srl, liquidata dopo un crack, che parla di “Lo spirito e la tecnologia”.

Passo poi attraverso un “break” dello Spirito, con un dibattito sul calcio, e oltre una presentazione del Corano fatta a più riprese dal solo Michel Dousse, senza altri relatori (ma sarà che di questi estimatori delle filosofie, e delle culture “altre” va a finire che sono tutti bianchi, maschi e occidentali?).

Tra gli spettacoli, c’è l’ironia della presenza del neo-convertito Lindo Ferretti, artista ma anche noto per le sue dichiarazioni politiche: un tempo convinto partigiano pro-Serbia e “ideologo” della band punk CCCP, ora fervente cattolico. Si poteva invitare allora anche Palmiro Ucchielli, o meglio Gian Mario Spacca, un tempo amministratori laici ed ora convinti fautori del ritorno all’UdC e della “famiglia naturale”. O perché non Giuliano Ferrara, un tempo laico e socialista ed ora caduto sulla via di Damasco (e su quella elettorale) coi suoi sermoni anti legge 194.

Tra le conferenze, l’ennesima del signor Ivo Picchiarelli, “teorico della Festa del Nino”, acrobazia di trasformazione dell’ uccisione del povero maiale in Primato del ritorno alle tradizioni popolari, con buona pace degli animalisti e dei vegetariani.

Che fare? Assistere forse allo spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, monologo scritto da Claudia Castellucci, una delle poche donne partecipanti alla kermesse, che, per cambiare, viene presentata con “… se non c’è nessuno a cui chiedere conto della rinascita post-mortem, del freddo e della fame, allora si prega il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Nessuno” Al che verrebbe da chiedersi: ma scusate, siete proprio sicuri che tutta questa ansia di preghiera e riconoscimento dello Spirito sia poi così distante (e non complementare) dalla “logica aristotelica”, che nella premessa snobbavate con tanta nonchalance?

Una possibile risposta mi viene leggendo la pagina finale del programma: nel quale, i tre direttori artistici, tutti maschi, oltre a offrire “particolari condizioni di ricettività e ristorazione” in strutture scelte, sottolineano: “Grazie della pazienza anche alle famiglie dei direttori artistici, lungamente private della figura paterna”. Suggerendo forse che questo programma sia frutto di una cultura neo-tradizionalista ed androcentrica che, diciamolo, nella nostre campagne non ci mancava proprio. Per finire, poiché nessuno ha colpa dell’esprimere se stesso, nemmeno i direttori artistici, augurando loro buon lavoro ed invitandoli a non considerare le mie obiezioni in maniera “superstiziosa” e cioè credendo che gli si voglia addossare una colpa, domando però:

per salvaguardare quel vituperato concetto di laicità di cui parlerà il solo Ricca, inviteranno alla conferenza su “La realizzazione dell’utopia a Damanhur” anche qualcuno di quelli che da questa setta è uscito?

Francesca Palazzi Arduini

Annunci

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il giugno 15, 2010 da in acidofile, ambaradan o sarabanda? con tag , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: