rimarchevole…

un blog di provincia…

Cavalli e cavalieri: sul Palio pesarese

New 23 luglio: il Palio pesarese si farà senza cavalli, la ditta proponente ha ritirato l’impiego degli animali dopo la richiesta da parte delle istituzioni di adeguamento a standard di sicurezza. Ma pare che l’anno prossimo tornerà alla carica…

New: Ci segnaliano la pagina Facebook No al Palio a Rocca Costanza.

Un comunicato stampa sull’idea di organizzare l’ennesimo Palio  a Pesaro
Cultura italica: ogni domenica si apre con le campane, continua con la sagra,culmina nella sfilata di gente intabarrata da nobiluomini, con cavalli in corsa in luoghi demenziali (vedi anche la Fano dei Cesari a Fano, con la traformazione della statale in pista…), e finisce coi fuochi d’artificio.
Alternativa: corsa di motorette. Adesso che al “Benelli” è uscito fuori il disastro petrolifero forse va meno di moda il motore?

Poi si torna a casa, si accende la tv, e si vede il nuovo Vietnam… almeno avessimo Joan Baez!
Rimarchevole.

Ci sembra evidente che  nessuna persona di buon senso può condividere 
l’idea del “Palio” a Rocca Costanza come era stata inizialmente 
presentata alla stampa.
  Una decina di Associazioni Animaliste e Ambientaliste ha diffuso un 
documento – già pubblicato dalla stampa – che espone i motivi della loro 
contrarietà . Lo stesso Assessore al Turismo è succesivamente 
intervenuto per chiarire che la proposta, avanzata da privati, sarà 
attentamente vagliata dal Comune, anche con il coinvolgimento delle 
Associazioni; a questo propoposito,  si è effettivamente tenuto un primo 
incontro, che, benchè interlocutorio, si può giudicare positivamente.
   Noi crediamo che, se una manifestazione a Rocca Costanza si deve 
fare, questa, oltre ad evitare ogni pericolo per gli animali, debba 
essere il più possibile all’altezza dell’importanza storico-artistica 
del monumento e debba essere per la Città un’occasione di crescita 
culturale.  Non una carnevalata costruita a tavolino, dunque, ma un 
evento radicato nella storia della Rocca e della Città.
   Certamente molti sono gli spunti che si potrebbero trarre dalla 
storia della Rocca per una manifestazione di questo tipo.  Vorremmo qui 
illustrare brevemente una delle ipotesi possibili, che ci sembra di 
particolare rilievo nell’anno in cui ricorre il 150° anniversario del 
passaggio della Città dallo Stato Pontificio al nascente Regno d’Italia 
(1860).
     L’ultima resistenza dei pontifici del  Legato mons. Bellà avvenne 
appunto a Rocca Costanza,  dove si chiusero i “barbachèn” (così i 
pesaresi chiamavano i soldati papalini), bombardati dall’attuale p.le  
Matteotti dall’ artiglieria del generale  Cialdini.  I fatti sono 
rievocati con la consueta verve dal nostro grande Pasqualòn, in una 
lunga poesia scritta per il 50° anniversario (1910).  La poesia racconta 
fra l’altro il “gran sbombardament”, e poi l’uscita dalla Rocca di Mons 
Bellà con la bandiera bianca “par tratè sal generèl,/ ch’lera fora 
d’porta Fèn, / e Cialdini, a m’arcord ben,/ ch’lera lò quell ch’el 
cmandeva,/ pasegiand el s’la fumeva (….)/  Clò i rispond: “Ma che 
trattar!,/ Mi coi preti non parlar/ venga sì anch’un caporal/ sul mio 
onor da general/ son pront mi a capitolar/ ma con ti non ragionar;/ va 
baloss, torna in fortessa/ voglio farti altra caressa/ con le ball dei 
miei cannon,/ va, marmotta d’un ciulòn!”(….)”E de dentra i carcered 
(…) mentre fora s’bombardeva/ tutti in cor questi i canteva: / Tre 
colori tre colori/ l’italian cantando va (….)”.  E avanti così, con la 
liberazione dei carcerati e il loro incontro coi familiari accorsi alla 
Rocca, l’apertura del ghetto degli Ebrei, e infine alcune amare 
considerazioni sulla situazione sociale in quel 50° anno dalla 
liberazione: “Sta tutt ben: la schiavitù/ oramei l’an regna più./ Mo 
anca sta gran libertà/ a dì propi cum la stà/ s’a la mtem in tel calder/ 
la fa sempre el brod più chier (…..)”. 
    Non sta certo a noi indicare come questa rievocazione possa 
trasformarsi in uno spettacolo capace di attirare l’interesse di 
cittadini e turisti.  Tuttavia, potremmo ipotizzare che uno dei bravi 
attori pesaresi in circolazione – alcuni di altissimo livello e di 
notorietà nazionale – possa essere utilizzato per declamare i gustosi 
versi di Pasqualòn, con uno sfondo di figuranti nei costumi dell’epoca, 
a rappresentare i vari protagonisti della vicenda storica: piemontesi, 
papalini, carcerati, popolani e così via.  Lasciando in pace i cavalli 
ed evitando anche eccessi di rumorosità: il “sbombardament” si può 
rendere altrettanto bene facendo uscire dai cannoni fiammate e fumo.
Circolo Rosso&Verde, circolorossoverde@gmail.com
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