rimarchevole…

un blog di provincia…

Un vero Re ha bisogno dell’Atomo

…pensavamo fosse solo un problema delle società iper maschiliste come l’India e l’Iran, in realtà non è così. Silvio Berlusconi ha annunciato trionfalmente, assieme al suo clone russo (o viceversa), il rilancio del nucleare, l’Atomo, simbolo di potenza quasi divina, deve essere in funzione nel Paese dove non tramontano mai le cazzate.
Visto che in rete girano molte domande e risposte a volte non precisissime sull’effetto del vecchio Referendum che aveva posto un No al nucleare in Italia… e che appunto il Prèmier si è prodigato a confondere i dati storici, citiamo volentieri parti di ciò che scrive Federico Elmetti sul suo blog, bellissimo e lungimirante post, anche se non concordiamo del tutto con la tesi del “complotto delle compagnie petrolifere” perché il Capitalismo è molto più flessibile di quello che si crede, e ce lo sta dimostrando fregando soldi dalle nostre tasche dopo averli fatti sparire nelle bolle finanziarie, ma la capacità della sinistra ecologista di allora, unita all’effetto Chernobyl, andava ben oltre le previsioni e sicuramente contribuì a far cambiare i progetti ai gruppi industriali legati al Psi e alla Dc:

Ora in tanti si chiedono se questo accordo sia da considerare legittimo o se invece calpesti illegalmente la volontà popolare espressa nel referendum dell’87 che diede il “la” di fatto alla rinuncia in toto all’energia nucleare e allo smantellamento delle quattro centrali nucleari già presenti sul territorio.
E’ bene fare un po’ di chiarezza su questo punto, vista la disinformazione totale che viene data in pasto all’opinione pubblica. Il punto è che i tre quesiti referendari proposti non parlavano esplicitamente di rinuncia al nucleare. Il primo quesito riguardava la possibilità o meno da parte del Cipe di aggirare l’ostruzionismo dei piccoli comuni in cui si sarebbero dovute costruire nuove centrali nucleari. Il secondo riguardava l’abolizione degli incentivi economici a quei comuni che accettavano di installare nel proprio territorio delle centrali nucleari. Il terzo riguardava la possibilità da parte dell’Enel di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero.
Dunque nessun esplicito rifiuto del nucleare. Semplicemente abrogazione di norme che ne avrebbero facilitato la proliferazione. La differenza è sottile, ma fondamentale. Con quel referendum l’Italia non si impegnava a rinunciare al nucleare per sempre, ma poneva semplicemente dei paletti che ne avrebbero ostacolato uno sviluppo futuro.
E perchè allora in modo così drastico si decise di mettere la parola fine all’energia atomica in Italia e si decise di smantellare con furia iconoclasta le quattro centrali attive in Italia, tre delle quali erano tra l’altro arrivate alla fine del loro ciclo produttivo? Semplicemente perchè quel referendum fu interpretato come volontà popolare di dire addio definitivamente a quel tipo di energia.
E qui arriviamo al punto nodale. Alla mistificazione, che Berlusconi vuole far passare, contando sulla mancanza di memoria dei cittadini, di una decisione, presa vent’anni fa, in realtà per motivi molto più complessi che non per semplice accondiscendenza verso un manipolo di “fanatici ambientalisti”.
La verità, come al solito, è esattamente il contrario di quella che vuol fare credere il nostro premier.
Tutto scaturisce dal disastroso incidente di Cernobyl dell’anno precedente. L’eco mediatica del terrore si diffonde in tutta Europa. A quel tempo, in Italia, sono presenti sul territorio ed operano già da una ventina d’anni ben quattro centrali nucleari. A quel punto, se da una parte è sicuramente indubbio che le proteste ambientaliste cercarono in tutti i modi di combattere la battaglia della “denuclearizzazione”, dall’altra è innegabile che questa richiesta di rinuncia al nucleare, sull’onda dell’emozione per i fatti di Cernobyl, fu cavalcata, gestita, sfruttata e manovrata a livelli assai più alti.

Il governo in carica si adoperò per la promozione dei referendum “anti-nucleare”, la popolazione fu spinta in massa a votare SI all’abrogazione delle leggi pro-nucleare, tant’è che il referendum finì con un plebiscito: più dell’80% dei votanti si espresse a favore delle richieste degli ambientalisti.
chi c’era al governo a sostenere con forza il referendum?
C’era quello che da lì a poco sarebbe diventato l’amico intimo di Silvio Berlusconi, ovvero Bettino Craxi, che, in una conferenza stampa memorabile, si impegnava in una campagna decisa contro il nucleare. A quel tempo Craxi godeva di una leadership notevole, invidiata e ostacolata in tutti i modi dalla DC (contraria all’abolizione del nucleare), ma soprattutto esercitava un fascino dirompente su gran parte della popolazione. Anche per questo il referendum ebbe quell’esito tanto perentorio. Altro che esaltati comunisti.
La rinuncia al nucleare fu benedetta proprio da Bettino Craxi, il mentore di colui che ora punta il dito contro i fanatismi della sinistra.
Ma non solo Craxi. Anche i governi democristiani che si successero di lì a poco alla fine continuarono su quella strada interpretando il referendum e imponendo moratorie di cinque anni in cinque anni sulla costruzione di centrali nucleari in Italia. Anzi quelle poche che c’erano furono smantellate con il pieno consenso dei governi social-democristiani.

 La verità è che la “minaccia del nucleare” era in realtà una minaccia per le compagnie petrolifere. Se in Italia si fosse continuato sulla strada del nucleare, come si fece più o meno in tutto il resto d’Europa nonostante l’effetto Cernobyl, i grandi petrolieri avrebbero visto i loro guadagni ridotti drasticamente.
La battaglia contro il nucleare era in realtà una battaglia combattuta sul campo dagli ambientalisti, ma gestita a livelli più alti dalle compagnie petrolifere, alle quali i governi, volenti o nolenti, dovevano rendere conto.
Ma non solo. Ci furono aspetti molto più loschi e meschini per cui Craxi in primis fu favorevole allo stop unilaterale al nucleare. Lo smantellamento delle tre centrali già esistenti, ma ormai vecchie e la riconversione in impianto a carbone, olio combustibile e gas di quella più nuova di Montalto di Castro in Maremma, costituivano delle occasioni di lucro troppo ghiotte. Tanto è vero che il marcio venne scoperto proprio nell’ambito dell’inchiesta di Mani Pulite. Fu proprio in quel periodo infatti che Di Pietro & C. consegnarono a Craxi un’avviso di garanzia in cui il leader del PSI era accusato di aver intascato una tangente di trecento milioni di lire per i lavori di riconversione della centrale nucleare di Montalto di Castro, pagati a nome di una cordata di imprese da Enzo Papi, l’ex amministratore delegato della Cogefar Impresit.
Ora, quando Berlusconi e suoi adepti di nuovo torneranno alla carica con la favoletta dei “verdi oltranzisti che hanno frenato lo sviluppo energetico ed economico del paese” per giustificare il patto scellerato con Sarkozy che, dopo l’accordo Airfrance-Alitalia, ci ha venduto l’ennesima sòla di una tecnologia oltremodo dispendiosa, che produce meno di quello che consuma, ormai vecchia e che tra vent’anni quando entrerà in funzione sarà ormai decrepita, fate loro notare che forse, in materia di nucleare, bisognerebbe dare ascolto a chi, come per esempio il nobel per la fisica Carlo Rubbia, di nucleare se ne intende veramente.
E probabilmente non a chi crede che l’energia nucleare si ricavi “dalla scomposizione delle cellule“. Parola del nostro presidente del consiglio.Da http://verraungiorno.blogspot.com)

1987, come votarono gli italiani: (dalle tabelle pubblicate su Zona nucleare)
a favore dei referendum, primo quesito 80,6%, secondo quesito 79,7%, terzo quesito 71,9%

  1. Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?
    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento”, previste dal 13° comma dell’articolo unico legge 10/1/1983 n.8)
  1. Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?
    (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante “l’erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi”, previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)
     
  2. Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero?
    (questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).
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