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Chi è Luca Marconi, lo “smeraldo” della corona di Spacca


La giunta regionale è pronta, la coalizione rappresentata da Gian Mario Spacca, dopo aver svenduto la laicità per questioni di comodità (neanche di voti, visto che la sinistra espulsa dalla maggioranza è stata  votata quanto l’UdC -e in molti casi di più- che si sono scelti come nuovo partner…), la giunta inizierà a lavorare. Ma chi è Luca Marconi, il gioiellino di questa giunta?

Senatore nella XV Legislatura (eletto in Puglia), ha cofirmato il Disegno di legge Buttiglione che prevede il divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali, il disegno di legge sulle festività religiose, per l’istituzione dell’essenziale (tutti ne sentivamo la mancanza) “Giorno della patria”, quello per l’incentivazione delle famiglie numerose con l’introduzione del “contributo di genitorialità” (leggi assegni in più a chi fa più figli…).

Recanatese, dell’Unione di Centro, il senatore possiede un fervente spirito “evangelizzatore”, seguace della dottrina Ratzingeriana che vuole che non esista laicità, ha organizzato nel novembre 2008 a Loreto l’incontro dal titolo privo di equivoci: “Non c’è laicità senza fede”, chiara espressione della volontà di revisionismo storico, perlomeno nella politica, controtutti coloro che non si riconoscono nella dottrina sociale del sunnominato Papa.

Con Lorenzo Cesa , segretario Udc, ha firmato la convocazione dell’incontro come responsabile per l’Udc dei rapporti col Mondo Cattolico.

Con Cesa ha scritto, citando l’enciclica Gaudium et Spes che occorre:
“Una nuova generazione, quindi, di laici cristiani impegnati, caratterizzati da competenza e rigore morale, perché “il futuro dell’umanità è riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza”

Peccato che lo stesso Cesa sia stato più volte indagato, e abbia subito una condanna per corruzione: nel 1992 indagato per abuso d’ufficio, nel 1993 si è sottratto all’arresto nel corso di indagini su un episodio di corruzione (tangenti), poi si è consegnato spontaneamente e condannato per corruzione aggravata nel 2001 (35 miliardi di lire per tangenti tra 1986 e 1993). Nel 2006 indagato per truffa ed associazione a delinquere. (Fonte confermata: Wikipedia).

Marconi invece, devoto e attivista nell’associazione Rinnovamento nello spirito santo, ora retto dal musicologo Salvatore Martinez, autore di “Cristoterapia della gioia”, d’ispirazione pentecostale, si richiama ad un movimento carismatico che vuole, dice, tornare all’attività politica dei “servi di dio” alla Don Sturzo. Martinez è uno dei boss organizzatori delle gigantesche “giornate mondiali delle Gioventù” che hanno trasformato i Papi in leader del palcoscenico. Entrambi sono quindi direttamente interessati ad una forte presenza di lobby nelle Marche per incentivare le attività di finanziamento pubblico alle iniziative organizzate a Loreto.

L’associazione italiana Rinnovamento nello spirito è per fortuna immune dalle pesanti critiche di coercizione psicologica verso i neo adepti con problemi che invece sono state rivolte in Francia verso organizzazioni di simile ispirazione “carismatica”, che spesso usano canti ed imposizione delle mani per creare un’ondata emotiva nei fedeli, tipo new age.

La giunta Spacca, già convertita al creazionismo e avendo buttato ogni fantasma di reale laicità alle ortiche (vedi il programma della coalizione nel quale l’ambiente naturale viene definito “il Creato”), calate le brache, è pronta per finanziare scuola privata, iniziative ecclesiali, progetti per la costruzione ideologica di un modello di “Famiglia” consono all’ideologia dello Spirito Santo della colomba UdC. Le Marche, Regione da sempre papalina, hanno già espresso con la Giunta Spacca una tendenza a confondere i principi della laicità con i servizi confessionali, basti pensare al fallimento dell’Isituto di Ricerca-Centro di cura Inrca di Ancona, ora retto da un sacerdote, e al progetto di sostegno economico integrato agli anziani soli e non autosufficienti, sperimentato però da Inrca… per i sacerdoti cattolici. Si tratta di un esempio lampante di mancanza di imparzialità e di concessione di privilegi su base confessionale.

Aveva già destinato molte perplessità, nel luglio 2007,  la designazione di don Vinicio Albanesi a presidente  dell’Istituto di ricerca Inrca, l’ istituto noto come polo  di studio e cura regionale per le persone in età avanzata.  Molti si sono chiesti, che necessità c’era di un sacerdote per la  guida nelle sue scelte, forse la preghiera avrebbe potuto  sanare il bilancio deficitario dell’istituto?  E soprattutto, con che spirito di laicità ed  imparzialità sia la giunta di centro sinistra, che l’allora ministra Turco, hanno preso questa decisione?  E’ sembrata poi strana l’approvazione da parte della Regione, lo scorso luglio,  del bilancio Inrca ma “con riserva”, e senza che nella deliberazione  fossero riportate cifre.  Invece, dopo aver assistito alla firma di un’intesa tra Vescovi  marchigiani, Regione Marche e Inrca per il finanziamento di  un cospicuo fondo (600 mila euro) per garantire l’assistenza  domiciliare a 140 sacerdoti anziani, queste domande tornano a  galla con maggior rilievo. Molta importanza è stata data, nella stipula, al “patrimonio storico” che gli anziani sacerdoti  costituirebbero per i luoghi dove abitano, ed al fatto  dunque che è importante lasciare che  continuino a vivere nelle loro comunità.  Si dà il caso, però, che questo provvedimento  contrasti col principio di parità di trattamento dei cittadini,  sancito dalla Costituzione.
La condizione dei sacerdoti  anziani infatti non è diversa da quella di tanti anziani soli.  Anzi, i sacerdoti sono già privilegiati in genere: oltre ad usufruire  infatti  di residenze parrocchiali nelle quali il clero non paga affitto, ogni  sacerdote ha a disposizione spesso ben più di ciò che  un altro anziano ha per vivere, oltre le remunerazioni Inps previste  comunemente. Non si capisce quindi perché Inrca e Regione debbano  riservare  a questi, e non ad altri , più attenzioni.  Un sacerdote, dai dati pubblici che è possibile  consultare, riceve dalla Cei una mensilità di poco meno di  900 euro all’inizio della sua ordinazione, quota che aumenta  col tempo, sino ad un massimo di circa 1300 euro per un  vescovo.  Esistono poi le spesso cospicue rendite dei beni  diocesani e gli stipendi per l’insegnamento dell’ora di  religione.  Per dimostrare la sua imparzialità, la Regione Marche dovrebbe  riservare da subito lo stesso trattamento a tanti altri anziani, importanti per  i loro vicini ed amici ma che invece, non avendo familiari o  agio economico per permettersi assistenza domiciliare  fissa, vivono tra gli stenti o attendono di essere  trasferiti in un istituto lontano dai luoghi della loro  vita.

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