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Perché Emergency non è “diplomatica”…

Quella che ho trovato più interessante tra le affermazioni del ministro Frattini è la sua constatazione che Gino Strada aveva fatto dichiarazioni “politiche” o “polemica” alla stampa sulla vicenda del sequestro a “fini di giustizia” dei tre medici italiani.

Strada si era limitato a richiedere che la vicenda fosse subito chiarita ed i medici rilasciati. E’ ovvio che, nel momento in cui, a colpo secco, la polizia trova una scatola con dentro delle armi in un magazzino (nel quale è facile entrare e i medici arrestati sono i “responsabili” e non i diretti custodi), a meno che non sussistano altri fondati elementi per affermare che i responsabili della struttura siano ideologicamente e direttamente coinvolti in una rete terroristica… occorrerebbe agire non trattenendo oltre misura quei medici ma indagando sulle persone in grado di commerciare, possedere e depositare quelle armi.

Altrimenti l’inghippo somiglia molto al classico trucco spesso presente nei film polizieschi, nei fumetti, e nelle perquisizioni pre-organizzate (non per niente è stato fatto il paragone con il G8 di Genova): quello in cui si fa scivolare una bustina d’eroina in un cassetto della casa del malcapitato perquisito.

Cos’altro ha affermato Gino Strada che ha dato tanto fastidio al Ministro? Semplicemente ha ricordato che Emergency è antimilitarista e pacifista: che non è connivente cioè con le forze di occupazione militare del paese e che condanna gli attacchi armati alla popolazione.

Ha fatto capire a tutti cioè il movente non dei medici, che è inesistente poiché è poco credibile che abbiano legami politici o economici con persone che sono attori dei mali che cercano di curare, ma di chi ha messo le armi nel magazzino.

Emergency è un’organizzazione che cura tutti, anche i talebani, e non indaga e non denuncia nessuno, così come fanno i medici italiani che boicottano le direttive di Maroni di deferire le persone senza permesso di soggiorno che si arrischiano a chiedere aiuto ad un Pronto Soccorso:

perché per chi cura è essenziale evitare che le persone rinuncino alle cure per paura delle conseguenze giudiziarie.

Un’organizzazione così non è gradita in quel territorio. Quello che le Forze armate vorrebbero sarebbe forse gestire esse stesse anche le strutture sanitarie, con metodi polizieschi (oppure rendendole inesistenti), in modo che anche il settore sanitario possa essere in qualche modo “non neutro” al gioco di occupazione militare ed economica dei grandi gruppi di interesse in Afghanistan.

Questo segna anche una profonda separazione politica e umana tra persone come il Ministro, che invoca la diplomazia e la “neutralità” e considera le dichiarazioni di intenti di Emergency “polemica” e chi invece ha a cuore innanzitutto l’umanità. Pensiamoci bene: oggi chiunque dica che non è d’accordo, che non ci sta, che qualcosa non quadra, fa “polemica”, non appartiene al berlusconiano partito “dell’amore”.

Eppure, chissà perché, siamo sicuri che anche il Ministro, se invece di sedere nelle sue auto blu stesse ad un fronte a curare bambini senza più mani, donne con la setticemia post parto, o addirittura terroristi, magari anche spacciatori di oppio, con una gamba ridotta ad un femore disossato da una mina, capirebbe da che parte debbono stare i medici e in quale Paese mandare l’Amore di Berlusconi e le indagini a suon di missili delle forze d’occupazione.

L’appello perché i medici vengano liberati e sia fatta chiarezza può essere firmato sul sito di Emergency.
L’associazioneè al secondo posto in Italia per somme devolute dalle dichiarazioni dei redditi, con oltre 200mila preferenze, dopo Medici senza Frontiere.
Tutte le notizie sulla manifestazione a favore della liberazione dei medici, sabato 17 aprile alle ore 15 in piazza Navona a Roma, anche sul sito di Peacereporter.

Francesca Palazzi Arduini

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