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Lettera a Presa diretta


Pubblichiamo con piacere le osservazioni spedite a Presa diretta sulla trasmissione di domenica scorsa “Sole, vento, alberi”.
Considerazioni sulla trasmissione “Sole, vento, alberi” di Presa Diretta, Rai 3, domenica 7 marzo 2010.

 Egregio dott.  Iacona, siamo persone e associazioni che operano per il NO ad impianti dannosi e di carattere speculatorio, ed il SI alla programmazione dell’energia con strategie rispettose dell’ambiente, della salute, e politiche di redistribuzione dei profitti. Dopo l’ultima puntata di presa Diretta del 7 marzo sentiamo il dovere e la necessità di scriverle per puntualizzare alcune importanti cose.

Per quello che riguarda le biomasse, il programma ha presentato elementi non in linea con la bruta speculazione a cui siamo abituati in Italia :

a) la presenza di teleriscaldamento, quasi mai previsto da noi.

b) l’utilizzo locale dell’energia elettrica, mentre in Italia le centrali a biomasse immettono l’energia prodotta nella rete di trasporto e non in quella distributiva.

c) l’ambito di reperimento delle biomasse (30 km), mentre da noi si parla, nella migliore delle ipotesi, dell’UE, se non di altri continenti.

d) l’esclusivo utilizzo di biomasse vegetali vergini, con esclusione del CDR, che da noi, per molti, rappresenta una ghiotta possibilità.

e) la potenza delle centrali oggetto del servizio era di 2 MW (elettrici, crediamo). Una dimensione giusta per una vera centrale a biomasse sarebbe di non più di 0,5 MW elettrici, ma quelle previste in Italia giungono a 40 MWe. Al di sotto la convenienza economica degli speculatori non giustifica di solito l’investimento. 

Non si è però minimamente presentato il problema della diversità dell’ecosistema italiano rispetto agli esempi riportati.
Il caso di utilizzo di biomasse forestali illustrato, relativo all’Austria, corrisponde a foreste in aree pianeggianti, che possono venir tagliate con il mostruoso macchinario mostrato. Chi ha osservato l’aspetto del bosco austriaco citato avrà notato la mancanza degli strati intermedi di vegetazione e la “pulizia” presso il suolo. Alberi come pali, microhabitat zero e, quindi, biodiversità molto scarsa (2010: anno dichiarato della biodiversità dall’Onu!).
Ancor peggio, sotto il profilo della biodiversità, il bosco mostrato dall’esperto italiano nei dintorni del Lago di Vico. L’esperto ha spiegato che dopo poche decine di anni questi alberi collassano e, in breve, diventano una vera schifezza. Se, come ci è parso, si tratta davvero di un impianto di (pini) strobi (!!!) sottoscriviamo anche noi: una vera schifezza, perché sono specie alloctone che non vegetano assolutamente bene in zone climatiche come le nostre (Italia centrale)!
Lo stato del nostro patrimonio forestale non è esattamente quello di “abbandono” che il suo servizio ha presentato. Nella maggior parte del territorio (specie in Italia Centrale) lo sfruttamento è già intensivo e pesante, e la quantità di biomassa estratta dalle nostre foreste è imponente. La maggior parte dei boschi peninsulari è gestita a “ceduo”, con tagli a raso su vaste superfici, a intervalli di neppure 15 anni. I fenomeni di dissesto idrogeologico che ne derivano sono tanto imponenti quanto nascosti, nel senso che nessuno ne parla e si preferisce attribuire ogni colpa agli incendi, piuttosto che alla “motosega selvaggia”, gestita per di più da terzisti che utilizzano extracomunitari “a cottimo”, lavoratori che non hanno un briciolo di formazione alle loro spalle. Senza parlare delle condizioni di sicurezza sul lavoro.
Per questo motivo, soprattutto, occorre razionalizzare la gestione della foresta italiana, legata ad un maggior rispetto complessivo dell’ecosistema forestale, che preveda la difesa del suolo e la produzione di assortimenti diversificati e non solo biomassa combustibile, così com’è ora. E all’interno di questa gestione è prevedibile anche un utilizzo del tipo da lei proposto, ma su base sicuramente molto diverse e in casi specifici ( esempi positivi per fortuna ci sono).

Si è inoltre parlato di “mancata emissione di CO2” dei bruciatori a biomasse. Ma la quantità di anidride carbonica trattenuta dai boschi, soprattutto quelli maturi, non è poca cosa.

Dire che bruciandoli non se ne libera di nuova, perché comunque era gia in circolo, risulta incomprensibile. Nella fase di decomposizione naturale di un albero il rilascio avviene in tempi molto lunghi, se questo viene arso il processo si riduce a pochi minuti, non è esattamente la stessa cosa.

E analogamente, riguardo l’eolico nessun cenno, nessun dubbio, circa la possibilità che l’eolico possa avere un impatto ambientale. E nemmeno si è accennato alla diversità del paesaggio italiano, nel quale pale da ben 4 MW costituirebbero in molti casi uno scempio totale.
Rispetto i parchi eolici costruiti in Sicilia dalla mafia, che rappresentano già un business se solo vengono costruiti e non importa che siano fatti funzionare (i famosi certificati verdi, ex CIP6), il servizio ha riportato tale notizia solo per far rilevare la scorrettezza della burocrazia, che favorisce i mafiosi e non lascia fare gli impianti agli onesti, e non ha posto la questione di un incentivo esagerato, che è un business di per sé e grava tutto sul contribuente.
Nel servizio non era sottolineato inoltre che l’incentivo per MWh dato in Germania è molto più basso (50 euro) di quello concesso in Italia (280).
Per finire, non è stato sottolineato, parlando di ”centrali nucleari di quarta generazione”, che l’uranio non è una fonte rinnovabile di energia. E che inoltre la politica di Barak Obama di promozione di queste centrali deriva innanzitutto dalla necessità sia di togliere potere ai petrolieri che di darne all’industria di questa tecnologia. Si è invece insistito, senza fornire dati concreti, sulla caratteristica di queste nuove centrali di essere più “pulite” (?).

 PS: tenga conto che chi sottoscrive questa lettera la ritiene uno dei migliori giornalisti italiani, segue la sua trasmissione, che è una delle poche fonti di informazione aperta rimaste nel paese.

 Cordialmente

 David Fiacchini, Elena Patriarca, Paolo Debernardi, Ferruccio Cucchiarini, Ferdinando Laghi, Francesca Palazzi Arduini

 Sottoscrivono:

Coordinamento dei comitati per la difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano http://www.comitatinrete.it

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