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Internet e censura: alcuni chiarimenti


Si è fatto un gran vociare di censura applicata a internet a causa dell’approvazione, all’interno del “pacchetto sicurezza” di un emendamento riguardante l’oscuramento (nell’emendamento viene chiamato -filtraggio-) di siti web ecc.
Occorre precisare alcune cose:

1) già dal 2003 è in vigore una legge che stabilisce responsabilità penali per i gestori di server che ospitano materiale denunciato, però, come vedrete nel testo più sotto, allora era semplicemente l’autorità giudiziaria a disporre del “sequestro virtuale” mentre con l’emendamento oggi si dà al ministro dell’interno questo potere, e si specifica solamente “in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria”. E’ da notare poi che l’emendamento non cita il reato di diffamazione ma tipologie molto più specifiche al confronto politico e istituzionale (istigazione a delinquere, apologia).
2) questo significa che anche a seguito di una semplice denuncia o inchiesta il ministro potrebbe discrezionalmente decidere di chiedere ai server l’oscuramento di questo o quel sito. si compie quindi un passo ulteriore verso la censura, un pò come se fosse possibile a seguito di una denuncia che, oltre accertare la consistenza del reato,a individuare il responsabile ecc,… il giudice ordinasse di sequestrare da tutte le edicole i giornali denunciati prima di iniziare qualsiasi confronto in tribunale. Questo in effetti è stato fatto in Italia in passato, più che altro nei confronti di riviste a fumetti e di satira (es: il giornale di satira Il Male ma anche il fumetto Diabolik!). Dobbiamo poi considerare che, se orientati politicamente, sono gli stessi giudici a decidere, evitando di chiedere il parere al ministro anche ove prescritto (ad es. reato d’oltraggio a capo di Stato estero).
3) ciò però non significa che in passato coloro che hanno server, blog o siti non fossero perseguibili per reati quali appunto la diffamazione, mentre ora sì. la pubblicazione di materiale sul web è infatti comunque oggetta alle leggi sulla stampa. Sussiste anzi da tempo una diatriba sull’interpretazione della legge 62/2001, che sembrerebbe richiedere a tutti i gestori di siti internet di informazione aggiornati periodicamente il possesso di un direttore responsabile (in realtà a questa legge si sono adeguati solo i siti che fanno richiesta dei contributi statali per l’editoria).
è ovvio in questa situazione che chi volesse scatenare una campagna di censura e denunce nei confronti di alcuni siti d’informazione, per farli chiudere, può provare ad usare vari mezzi, come cercare, o incitare, commenti offensivi su un blog e poi, prima che l’amministratore del blog stesso se ne accorga e/o decida di rimuoverli, denunciarlo; rispetto a questo però la giurisprudenza ha sempre dato ragione a coloro che hanno invocato la necessità di riconoscere agli amministratori dei siti dei margini di tempo per operare eventuali cancellazioni di testi offensivi, volgari, diffamatori segnalati e verificati come tali sui propri siti. per questo è consigliabile pubblicare in homepage un link con una nota di Policy sulla gestione dei contenuti e dei commenti, per alcuni versi simile alla declinazione standard di responsabilità presente sulla stampa periodica su carta (L’Editore non è responsabile… ecc.).
è possibile quindi che, anche per i forum, si verifichi credibilmente solo UN CASO di reale perseguibilità penale.
Nel caso ad esempio di forum in cui la moderazione di un forum è successiva, il moderatore può essere considerato responsabile negli stessi termini in cui risponde un provider per l’immissione in rete di contenuti illeciti, cioè si può configurare una responsabilità soggettiva:
per colpa, nel caso in cui non abbia accertato l’illiceità di contenuti trasmessi, nonostante fosse consapevole della presenza di materiale sospetto, e di conseguenza non lo abbia rimosso; per dolo, quando egli sia anche consapevole che la condotta dell’utente violi disposizioni di legge ed ometta di intervenire.

-ciò accade già, spesso senza che ci sia l’intervento della magistratura anche per i server internet, che preferiscono sospendere il servizio ad alcuni siti se vengono diffidati a farlo, senza verificare se la segnalazione sia credibile. la censura è quindi già in atto tramite questi strumenti, e si differenzia da quella operata sulla carta stampata, che ora subisce più che altro denunce con richieste di risarcimento pecuniario più che subire, come nel caso di internet, facili sequestri “virtuali”.

Francesca Palazzi Arduini
htpp://rimarchevole.wordpress.com

I TESTI A CONFRONTO:

Comma 1 dell’Emendamento D’Alia, nel testo approvato al Senato:

Art. 50-bis.
(Repressione di attivita` di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attivita` di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attivita` indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di
utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

Articolo 14, comma 3, Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n. 70

Art. 14 (Responsabilita’ nell’attivita’ di semplice trasporto – Mere conduit-)

1. Nella prestazione di un servizio della societa’ dell’informazione consistente nel trasmettere, su una rete
di comunicazione, informazioni fornite da un destinatario del servizio, o nel fornire un accesso alla rete di
comunicazione, il prestatore non e’ responsabile delle informazioni trasmesse a condizione che: a) non dia origine alla trasmissione; b) non selezioni il destinatario della trasmissione; c) non selezioni ne’ modifichi le informazioni trasmesse.
2. Le attivita’ di trasmissione e di fornitura di accesso di cui al comma 1 includono la memorizzazione automatica, intermedia e transitoria delle informazioni trasmesse, a condizione che questa serva solo alla trasmissione sulla rete di comunicazione e che la sua durata non ecceda il tempo ragionevolmente necessario a tale scopo.
3. L’autorita’ giudiziaria o quella amministrativa, avente funzioni di vigilanza, puo’ esigere, anche in via d’urgenza, che il prestatore, nell’esercizio delle attivita’ di cui al comma 2, impedisca o ponga fine alle violazioni commesse.

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