rimarchevole…

un blog di provincia…

Il leader odiato…ci ha trasmesso il suo virus.


Considerazioni sul berlusconismo e sulla crisi dei movimenti.

 Sabato 5 dicembre 2009, un’altra manifestazione a Roma, dopo quella bella e rappresentativa dei movimenti femministi del precedente week end.
Stavolta a scendere in campo è un’altra fetta di mondo reale, quello dei movimenti e delle basi dei partiti, della gente comune che si consulta e scambia messaggi nel web. Quelli che vogliono che Berlusconi non rappresenti più il nostro Paese.
Eppure permane la sensazione che la capacità di fare politica dal basso, di ripartire a fare politica, non sia migliorata in Italia. E che il “super leader”, padrone delle televisioni e di un nuovo modo di azzerare il discorso con il non-sense, abbia contagiato anche i movimenti.
Guardiamo ad esempio al panorama locale: ci sono le associazioni di base, c’è il volontariato, ci sono persone che continuano a fare attività nelle fabbriche, nelle scuole, nei servizi, per impedire l’azzeramento delle regole democratiche. Eppure tutta questa energia non riesce a influenzare se non in una minima, ridicola parte, le scelte della politica istituzionale. Le grandi lobby cattoliche, che comprendono anche i movimenti e le associazioni più critiche verso questo Governo, sono rette da una politica di spartizioni e, quindi, anche silenzi. E a questo silenzio tutti si adeguano. Coloro che, nel mondo cattolico, poi, si permettono di protestare e di affrontare l’inaccettabile deriva autoritaria (promossa, prima con la compiacenza dei d’alemiani, e poi direttamente, dal Pdl) non riescono a liberarsi della loro conformazione culturale integralista e quindi azzerano con le loro posizioni critiche verso i diritti civili, il femminismo, le battaglie più urgenti, ogni possibilità di rappresentare realmente un qualche cambiamento allo status quo. Status che si regge naturalmente sulla sistematica patriarcale. Come si può in questo Paese rappresentare concretamente un’alternativa al centro destra se si è favorevoli ai diritti degli immigrati… ma ostili alla legge 194? Questo impasse fa sì che l’Italia si ritrovi agli ultimi posti tra i paesi europei sia per presenza e autorevolezza delle donne in politica, e nell’economia, che per quanto riguarda i diritti civili.
Pensiamo poi a quanto, senza che ce ne rendessimo conto, Berlusconi, contagiato dal fotogenismo e dal sensazionalisno dai tempi della sua scalata alle frequenze, sia Padre per modi e forme espressive a coloro che dicono di contestarlo in tutto, in primo luogo i fan di Beppe Grillo. Lo abbiamo già fatto notare: stesso leaderismo, addirittura politica-spettacolo. Un modo simile di annunciare scoperte e verità sensazionali basandosi in realtà su frammenti di realtà irrisori:
qualche giorno fa mi è pervenuta una email nella quale un noto attivista fanese, fan di Grillo e molto attivo nell’organizzare conferenze di denuncia su mille argomenti differenti, annunciava di essere il “cittadino zero”, il primo che, coraggiosamente, aveva rinunciato a pagare il canone Rai, spento la tv e devoluto la stessa cifra al blog di Claudio Messora. Se tutti facessimo la stessa cosa Messora diverrebbe certo abbastanza ricco… ma rimarrebbe sempre una persona che fa informazione e opinione, una persona sola.

La email era anche corredata da una foto del “cittadino zero” in atteggiamento eroico e sorridente.

Incredibile però che, nella stessa cittadina, Fano, nella quale si mostrano questi fenomeni, nonostante vi sia al potere da due mandati una compagine di centro destra, nessuno sia riuscito a creare uno strumento di informazione collettiva che possa essere piattaforma di scambio e di conoscenza basata su criteri comuni, e non sulla iniziativa di tizio o caia.

Abbiamo ceduto definitivamente alla fame del leader. Voi direte: cosa c’è di differente dal ’68?
Molte cose: la massa di informazioni è enormemente aumentata, le competenze si sono ristrette, la superficialità è ormai il modello cui siamo tutti costretti ricorrere perché dobbiamo occuparci in pochi di troppe cose, di una complessità che ha del gigantismo.
Inoltre la possibilità di ritagliarsi nel web degli spazi propri, individuali o virtual-collettivi, delle zone di nicchia, delle pagine personali, dei loghi, degli avatar, ha schiacciato il nostro tempo e la nostra capacità di relazione e la volontà di affrontare il dibattito all’aperto, dal vivo. Ci ritroviamo in un mondo di “amici”, nel quale ci parliamo addosso, ci battiamo le mani a vicenda, ci diamo il voto in Facebook, mentre siamo incapaci, nella vita reale, di deviare di un centimetro dalla strada, ben transennata ai lati, che percorriamo, a velocità stabilite dal flusso.

Avremmo bisogno di creare spazi collettivi amplissimi, dibattiti pubblici con chi non la pensa come noi, strumenti di comunicazione sul territorio che aggreghino contenuti, di riavvicinarci alle generazioni più giovani per ripensare la politica degli ultimi decenni e continuare dignitosamente a farla.

E se spegnessimo tutti il nostro pc, per un pò, e tornassimo a vederci in faccia, qua e là, tutte le sere, per esserci? Abbiamo bisogno di un presidio permanente, di meno virtualità.

Francesca Palazzi Arduini.

4 commenti su “Il leader odiato…ci ha trasmesso il suo virus.

  1. Claudio Messora
    dicembre 7, 2009

    “Se tutti facessimo la stessa cosa Messora diverrebbe certo abbastanza ricco… ma rimarrebbe sempre una persona che fa informazione e opinione, una persona sola.”

    Sbagliato. Assumerei una redazione e centuplicherei gli sforzi, le indagini, le inchieste, i redazionali, i video e la pervasività dell’informazione libera. Fa una bella differenza, non credi? 🙂

  2. admin
    dicembre 7, 2009

    ciao claudio! certo, sono sicura che non useresti i soldi per tuo profitto personale… però non farebbe differenza perché il fatto che tu “assuma” persone per fare inchieste ecc .non significa che cambia il modo di fare informazione. Sarebbe diverso forse un blog che si trasforma da blog personale a progetto collettivo ma anche in quel caso non si potrebbe minimamente paragonare un blog ad un progetto culturale e politico più ampio. …come ne esistono già, ad esempio indymedia, che, anche con le sue pecche, è perlomeno un progetto dove non vai perché devi leggere che bella inchiesta ha fatto il tal dei tali ma perché attingi a materiali realmente sfornati da una community.
    io la penso così. per me è molto più importante un gesto di partecipazione a dei progetti come wikipedia, o a delle reti di auto-sviluppo, che un progetto personale che si ingrandisce. perché le idee e gli sforzi di miglioramento di un’etica del lavorare collettivamente rimangono anche se il progetto finisce. gli sforzi personali invece di solito finiscono senza lasciare strutture in eredità alla collettività. inoltre “informazione libera” non è secondo me una definizione cogente di niente. tu informi bene su un sacco di argomenti ma avrai comunque le tue idee politiche, non esiste un’informazione “libera” da visioni personali e ideologiche, quindi ancha il tuo tipo di informazione dovrebbe essere presentato come suscettibile di revisioni e critiche, o no?

  3. Claudio Messora
    dicembre 7, 2009

    Non a caso ho sempre spiegato che “informazione libera” non significa “libera dalle proprie opinioni”, ma libera da un editore che ti impone di dire non quello che pensi tu, ma quello che pensa lui, o quelli che gli conviene pensare.
    Quello che manca al giornalismo oggi è l’onestà intellettuale di dire “ciò che realmente si pensa”, e di saper dire anche il contrario di ciò che si è detto, se si è cambiata idea.

    Ecco cosa significa “informazione libera”.

  4. Claudio Messora
    dicembre 7, 2009

    Ultima cosa: il progetto di energie distribuite e di collettivo che cambia individui ma non cambia forma complessiva suscita riflessioni di ampio respiro e di grosse speranze.
    Ho verificato però sulla mia pelle che esiste un attributo di qualità che purtroppo un collettivo variabile e soprattutto composto da “volontari” è difficilmente (e già uso un eufemismo) in grado di soddisfare, sia dal punto di vista della pubblicazione di contenuti di alto livello, sia inteso come capacità di attrarre l’attenzione di una cittadinanza ormai assuefatta agli incanti dei venditori di fumo adornati di sfolgoranti coriandoli luccicanti e colorati.

    I progetti collettivi, anarchici (nel senso buono), per funzionare, richiedono sempre che ci sia qualcuno che “tira il carro”. O è uno pieno di soldi, o è un pazzo che tuttavia prima o poi avvizzisce e si spegne nella sua stessa mancanza di risorse.

    A Byoblu.Com hanno provato a collaborare moltissime persone, cariche di entusiasmo e di voglia di fare. Purtroppo si sono tutte perse per strada di fronte all’impegno, alla qualità e allo sforzo da produrre dietro nessuna ricompensa. Questa è la mia esperienza, ma non è nè assoluta nè definitiva.

    I progetti sono “personali” perché sono fatti di persone, e ci sono persone che hanno più idee e più capacità, e persone che ne hanno di meno. Ci sono persone anche dietro al “No B. Day”, e non sono soltanto quelle che si sono viste.

    Saluti e buona serata.

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