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Crocefissi a scuola: tanta bagarre…tanti errori.

zucca
In questi giorni quasi tutti i politici locali si sono sentiti in dovere di scendere in campo come opinionisti sulla sentenza della Corte europea dei Diritti dell’uomo.
Alcuni hanno presentato la decisione della Corte come una offesa, o peggio, un oltraggio operato da alcuni buontemponi, finendo a discutere di zucche.
O addirittura hanno descritto, non lesinando giudizi su questioni pedagogiche a loro probabilmente sconosciute, la signora ricorrente come una affiliata a organizzazioni… dedite a disprezzare il credo altrui.

E’ il caso invece di ricordare che la Corte è un organismo che è tenuto ad applicare la “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, della quale quest’anno ricorre il 60esimo anniversario. La Corte è composta da membri del 47 stati aderenti al Consiglio d’Europa. E’ indubbio quindi che essa non operi parteggiando per questo o quello Stato, questa o quella Religione.
La sentenza della Corte riguarda un caso, e non rappresenta una ingiunzione generale. Non solo, nel decidere la Corte ha tenuto conto delle ragioni opposte dal Governo italiano, che ha comunque ammesso che l’esposizione obbligatoria del crocefisso nelle aule pubbliche è risalente a periodi nei quali la religione cattolica era considerata religione di Stato (sancita come tale nel 1871 e poi coi Patti del 1929, sino a cessare di essere tale col Concordato del 1984).

Il Governo italiano infatti non contesta le ragioni della signora Lautsi ma afferma che “bisogna capire che la Repubblica italiana, benché laica, ha deciso liberamente di mantenere il crocefisso nelle aule scolastiche per diversi motivi, tra i quali la necessità di trovare un compromesso coi partiti d’ispirazione cristiana che rappresentano una parte importante della popolazione e coi sentimenti religiosi di questa”. (Caso Lautsi contro Italia, richiesta n.30814/06, sentenza del 3 novembre 2009, Strasburgo).
Viene riconosciuto cioè che, al di là dei principi etici che si vedono rappresentati nel crocefisso, e che possono essere ritenuti universali e presenti anche nella Costituzione italiana e in altre Carte, il crocefisso abbia una valenza preminentemente religiosa e che la sua esposizione sia dovuta anche ad opportunità di carattere politico.

Per questo la Corte, dopo attento esame, ha ritenuto di doversi richiamare all’articolo 9 della Convenzione, in quanto è problema civile e pedagogico reale che i figli della signora Lautsi, come tanti altri originari di famiglie laiche o comunque altrimenti religiose, si “sentano educati in un contesto scolastico segnato da una religione data”, mentre, recita l’art. 9 della Convenzione:

“…la libertà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni non può essere oggetto di altre restrizioni se non di quelle che…costituiscono misure necessarie alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

Perché dunque invocare la guerra di religione o insistere, come fece il Ministero della Pubblica Istruzione nel 2007, circa l’esposizione del crocefisso accanto al ritratto del Presidente?
Per calcolo politico ovviamente, per spacciare la battaglia a favore dell’esposizione del crocefisso come propria professione di etica cristiana oltretutto fortemente irreale. E’ infatti realtà di questi mesi lo strazio dei respingimenti voluti da questo Governo ed effettuati al largo delle coste siciliane, nei confronti di persone probabilmente bisognose di asilo, e la Corte europea, purtroppo, è costretta a condannare l’Italia anche in altri casi che riguardano il rispetto dei diritti umani, come quelli che hanno riportato l’attenzione sui pestaggi in carcere.

Ben venga quindi, in una società che vede molteplici Intese tra Stato e religioni e una secolarizzazione sempre più intensa, anche la decisione della Corte, che riporta alla realtà un Governo ed una società che sembrano voler vivere solo di parole e di sceneggiate.
Francesca Palazzi Arduini.

Un commento su “Crocefissi a scuola: tanta bagarre…tanti errori.

  1. Saverio Feligini
    novembre 9, 2009

    Brava Dada, analisi perfetta per smascherare l’approcio “taglia e cuci” su religione, diritti e libertà. Ciao Saverio

I commenti sono chiusi.

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