rimarchevole…

un blog di provincia…

“Muri appesi ai crocefissi…”

giotto
Prima l’UdC di Fano che si scatena contro la paventata ipotesi di concedere anche agli studenti musulmani la loro ora di religione nella scuola pubblica, poi vari  “comunicatomani”  (scusate il neologismo) fanesi e Giancarlo D’Anna (AN) che interviene a razzo dal suo blog e con comunicati stampa stigmatizzando la Corte Europea che ha giudicato illecita l’affissione dei crocefissi come simboli religiosi nelle aule scolastiche pubbliche…
Sembra proprio che al centro destra fanese piaccia intervenire su questioni nazionali anche  a livello locale… e sempre con interventi “punitivi” di più ampie intuizioni e deliberazioni. Deliberazioni che, come nel caso del crocefisso, non intendono minimamente affossare tradizioni e culture ma semmai evitare imbarazzo, sempre che qualcuno non voglia affermare che i brutti manufatti in plastica affissi “burocraticamente” nelle aule debbano simboleggiare la nostra cultura e le nostre tradizioni! Meglio Giotto, direi, magari visto non a spoposito e per circolare ministeriale!

Abbiamo assistito di recente alla levata di scudi contro l’ipotesi di ora di religione dell’Islam parificata a quella cattolica nelle scuole pubbliche. Si è trattato di esternazioni di utilità propagandistica per coloro che continuano a difendere i privilegi di cui gode la religione cattolica nell’insegnamento sia pubblico che privato. Ciò perché non solo non esiste ancora una Intesa tra Stato italiano e comunità islamiche, e quindi ogni ipotesi di ulteriori accordi è prematura. Ma anche perché la religione cattolica è l’unica a godere della sua ora dedicata all’interno degli istituti pubblici,e di cospicui finanziamenti dei suoi istituti privati.

C’è chi afferma che questo è giusto poiché si tratta della religione della maggioranza della popolazione italiana. Ma affermando questo nega non solo la libertà ed i diritti delle cospicue minoranze religiose, che egualmente attendono ai doveri civili e quindi dovrebbero usufruire di pari diritti, ma il principio per il quale non si “suppone” che un individuo appartenga ad una fede religiosa e ne approvi le politiche sociali per “silenzio assenso”.

Sta di fatto che in Italia solo il 49% dei cittadini aventi diritto devolve il proprio otto per mille Irpef, e di questi solo l’85% lo devolve alla Chiesa cattolica. Ne risulta quindi che, dagli ultimi dati a disposizione, solo 42 % dei cittadini partecipa al finanziamento della Chiesa cattolica. (e si tratta di dati non aggiornati!).

In Italia la percentuale dei cattolici praticanti è stata stimata del 36,8%, mentre i “credenti” sono valutati circa il 70%. Si vede perciò che esiste uno scollamento tra scelte di fede e scelte di adesione ai culti, ed alle politiche, della Chiesa.

Per non parlare poi del meccanismo di adesione di studenti e genitori alla ora di religione nella scuola pubblica, spesso scelta per inerzia e mancanza di valide alternative.
Riguardo la “secolarizzazione” della società italiana basti pensare che il numero dei matrimoni civili è in aumento (oltre il 20%) e che lo è anche il multi culturalismo, che ha portato in questi anni alla firma di Intese di vario genere; lo Stato italiano ha siglato Intese con legge con la Tavola Valdese, le Assemblee di Dio in Italia, l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno, l’Unione delle Comunità Ebraiche in Italia, l’Unione Cristiana Evangelica Battista in Italia, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Ha poi siglato altre Intese con la Chiesa Apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Congregazione cristiana dei testimoni di Geova, la Sacra Arcidiocesi d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale, l’Unione Buddista italiana, l’Unione Induista italiana. Lo Stato italiano ha anche riconosciuto l’Istituto Buddista italiano Soka Gakkai ed ha più volte avviato consultazioni per pervenire ad un’Intesa con le Comunità religiose Islamiche, per le quali si è costituita una Consulta per l’Islam italiano (si stima che la popolazione italiana di fede musulmana sia almeno l’1,5% di quella totale, che rasenti quindi il milione e mezzo di persone).

Perché quindi difendere ideologicamente il privilegio di una “maggioranza” astratta e non fare invece in modo che, pur nell’assoluto rispetto delle libertà individuali di ognuno che debbono sì essere privilegiate rispetto ad ogni uso e costume comunitario, le comunità religiose non abbiano pari spazio pubblico? Pari doveri, pari diritti: uno slogan che sembra non piacere ai mastini dell’integralismo cattolico nostrano che, anzi, pur mostrando interesse all’alleanza con altri culti parimenti rigidi e nemici della laicità, mostrano però di voler mantenere i privilegi… tutti per loro, ed osteggiano lo sviluppo, anche culturali, di altri pensieri religiosi in Italia… basti pensare che in alcuni casi definiscono “sette religiose”, in termini spregiativi, le religioni differenti dalla loro!

 

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