rimarchevole…

un blog di provincia…

Abruzzo: il finto miracolo delle Berlu-case…

berlu_sisma
” L’Aquila – Nel giorno in cui compie 73 anni, il presidente del Consiglio consegna 400 nuovi alloggi agli sfollati del terremoto in Abruzzo: ”E’ un miracolo di tutti noi, abbiamo visto l’Italia vera. I tempi saranno rispettati”

Adriano Paolella, docente di Tecnologia dell’Architettura all’università di Reggio Calabria, è stato in Abruzzo, ha visto, ascoltato, verificato e poi ha scritto una lunga e dettagliata analisi delle scelte effettuate dal governo in merito alla ricostruzione delle abitazioni e strutture colpite dal sisma.
Alcuni dati:
a 4 mesi dal terremoto, sono state censite 33mila abitazioni inagibili, di queste ben 19.600 sono fortemente danneggiate o contigue a strutture molto danneggiate.
Il numero complessivo degli sfollati (subito dopo il sisma è stato di 65mila persone, poi con le verifiche è diminuito) è consistito in circa 48.980 persone. Di queste 19.160 sono state ospitate o sono ancora in alberghi, 9705 in case private e 20.115 nelle tendopoli (140 tendopoli).
Invece di procedere con una progressiva ristrutturazione delle abitazioni e strutture colpite, mantenendo le persone sfollate in ricoveri d’emergenza, come successe in altri casi (roulottes, camper, container abitabili, casette in legno ecc.), si è deciso di dare il via al progetto chiamato C.A.S.E., si tratta di edifici prefabbricati poggianti su piattaforme di cemento armato:
150 palazzine “antisismiche” collocate in 20 diverse zone, per una capienza di 15mila persone.
La superficie occupata da questi edifici è di 63 ettari, complessivamente, considerando le aree circostanti e le infrastrutture viarie, si consumerà una superficie di circa 200 ettari.
Come si può capire si tratta quindi di un impegno enorme e gravoso per il futuro, considerando che comunque questi edifici sono per molte persone una base di appoggio in attesa di poter tornare nelle loro case e nei loro luoghi di residenza.
Paolella calcola anche i costi dell’operazione, che, stimando una spesa di 2500 euro al metro quadro (considerando urgenza e costo materiali) oltrepassa il miliardo e mezzo di euro, due miliardi di euro se si considerano anche le spese per l’urbanizzazione.
Da questi soldi ricaveranno profitto alcune grandi aziende edili:
visti i materiali richiesti e le modalità d’intervento (materiali prefabbricati, tempo disponibile), le piccole aziende abruzzesi sono state scalzate via dagli appalti: “a giugno sono state richieste le offerte ed hanno vinto due ditte del nord nonostante avessero un costo più elevato di una ditta abruzzese (hanno vinto garantendo tempi di esecuzione minori).
Molte delle maestranze quindi che hanno lavorato in questi mesi non erano regionali (una delle ditte milanesi vincitrici ha portato 400 suoi operai).
Consideriamo inoltre che il progetto C.A.S.E non risolve né il problema degli sfollati ospitati degli alberghi né quello delle restanti circa 5000 persone delle tendopoli che “eccedono” dalla capienza complessiva di queste palazzine (possono ospitare circa 15mila su 20mila sfollati in tendopoli).
E nel frattempo cosa succede ai ruderi abbandonati, alle case danneggiate, agli edifici lesionati?
Resteranno in attesa di essere ricostruiti: a L’Aquila si contano ora circa 1600 abitazioni agibili vuote, se le persone ospitate nelle palazzine continuassero a viverci anche dopo l’emergenza, si tratterebbe di circa 5600 abitazioni vuote.
Si è deciso quindi di costruire al di fuori del tessuto urbano e con collegamenti scarsamente razionali con esso delle strutture che rischiano di divenire o dei futuri quartieri dormitorio o delle scatole vuote.
Il procedimento di decisione di questo progetto è stato inoltre centralizzato, togliendo potere decisionale ai quartieri, ai sindaci, ai consigli comunali, ai proprietari delle abitazioni.
Le soluzioni alternative non sono state minimamente prese in considerazione:
se esiste la richiesta di ricostruzione di alcuni edifici e di recupero di immobili lo si deve solo alla capa tosta degli abitanti, ma la maggior parte delle persone (il 68%) ambisce ad abbandonare l’edificio lesionato per accaparrarsi l’appartamento nuovo, anche se situato in luoghi isolati. Si creerà quindi un mercato del lesionato a basso prezzo appetibile da chi vorrà re-investire nel recupero di edifici storici dei centri abitati.
Adriano Paolella fa diverse ipotesi alternative, dimostrando, prezzi alla mano, come queste avrebbero potuto essere più economiche e, non in ultimo, razionali ed ecologiche:
-concentrando in questi mesi le energie sulla riparazione degli edifici meno danneggiati si sarebbe potuto sanare il 16,9 % degli edifici nei quali è stato effettuato sopralluogo, cioè le 10.847 abitazioni meno lesionate, cioè di categoria b,c,d.
Calcolando sempre una media di 2,66 persone a nucleo familiare, sarebbero potuti rientrare oltre 28mila sfollati, o perlomeno, anche calcolando che alcuni immobili fossero indisponibili, perlomeno 5mila persone in più di quelle ospitate nelle 150 palazzine berlusconiane, e con un risparmio ingente. Molti dei danni ad edifici lesionati di tipo b,c,d richiedono infatti spese non eccessive per la riparazione. Calcolando 200 euro a metro quadro per una media di 70 metri quadri ad edificio si sarebbe speso al massimo un totale di 140 milioni di euro… circa il 7% di quello che si è speso per le nuove palazzine.
-altra soluzione, compatibile con quella di cui sopra, sarebbe stata quella di sostituire edifici non di pregio e molto danneggiati, abbattendoli, con nuovi.
-altra ancora, sempre compatibile: recuperare aree non edificate nella città consolidata.
-ed anche costruire nuove case se necessarie in prossimità dei paesi e dei quartieri che hanno subito i danni maggiori
-utilizzare poi, case in legno, che sono successivamente smontabili e recuperabili per altri usi e non richiedono cementificazioni delle aree

… Perché questo non è stato fatto, e si è vantata invece una grande “efficienza” solo per concentrare cantieri e profitti? Si è data la priorità al profitto, si è sperimentato un modello di “gestione della popolazione” autoritario e che ne cancella le capacità decisionali, progettuali, esecutive.

Si è preferito costruire prefabbricati, invece che recuperare, anche perché ciò è più facile, ed ha permesso di ultimare le palazzine in tempi tali da poter usare la “ricostruzione” per scopi propagandistici e demagogici.

Il presente, la gente, ha già dato giudizi senza riuscire a “passare” sui mass media. Il futuro purtroppo si giudicherà da solo.

(il Sunto di Francesca Palazzi Arduini è fatto su  “Ma quale ricostruzione?” di Adriano Paolella, A rivista anarchica n. 347, ottobre 2009.

Annunci

Un commento su “Abruzzo: il finto miracolo delle Berlu-case…

  1. Pralina
    ottobre 15, 2009

    Brava Franci, sto mobiliere brianzolo… e adesso che ha consegnato 4 case di numero, mentre la maggior parte degli aquilani se ne staranno sotto le tende, sta già frignando e puntando i piedini per il ponte! Ma a casa sua, quand’era piccolo (quand’era ancora più piccolo… ehm…) lo facevano giocare con le casette, sì o no? Perché è tutto lì il problema, un bambino senza Monopoli, senza Lego, senza casette dei nani, ehm… alla fine si mette in testa che deve recuperare! Lo dico sempre io: fate giuocare i vostri bimbi, fateli giuocare!

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: