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Anziani soli: ognuno per sé… e l’Inrca per i parroci

chiesetta
Aveva già destinato molte perplessità, nel luglio 2007,  la designazione di don Vinicio Albanesi a presidente  dell’Istituto di ricerca Inrca, l’ istituto noto come polo  di studio e cura regionale per le persone in età avanzata.  Molti si sono chiesti, che necessità c’era di un sacerdote per la  guida nelle sue scelte, forse la preghiera avrebbe potuto  sanare il bilancio deficitario dell’istituto?  E soprattutto, con che spirito di laicità ed  imparzialità sia la giunta di centro sinistra, che l’allora ministra Turco, hanno preso questa decisione?  E’ sembrata poi strana l’approvazione da parte della Regione, lo scorso luglio,  del bilancio Inrca ma “con riserva”, e senza che nella deliberazione  fossero riportate cifre.  Ora, dopo aver assistito alla firma di un’intesa tra Vescovi  marchigiani, Regione Marche e Inrca per il finanziamento di  un cospicuo fondo (600 mila euro) per garantire l’assistenza  domiciliare a 140 sacerdoti anziani, queste domande tornano a  galla con maggior rilievo. Molta importanza è stata data, nella stipula, al “patrimonio storico” che gli anziani sacerdoti  costituirebbero per i luoghi dove abitano, ed al fatto  dunque che è importante lasciare che  continuino a vivere nelle loro comunità.  Si dà il caso, però, che questo provvedimento  contrasti col principio di parità di trattamento dei cittadini,  sancito dalla Costituzione.
La condizione dei sacerdoti  anziani infatti non è diversa da quella di tanti anziani soli.  Anzi, i sacerdoti sono già privilegiati in genere: oltre ad usufruire  infatti  di residenze parrocchiali nelle quali il clero non paga affitto, ogni  sacerdote ha a disposizione spesso ben più di ciò che  un altro anziano ha per vivere, oltre le remunerazioni Inps previste  comunemente. Non si capisce quindi perché Inrca e Regione debbano  riservare  a questi, e non ad altri , più attenzioni.  Un sacerdote, dai dati pubblici che è possibile  consultare, riceve dalla Cei una mensilità di poco meno di  900 euro all’inizio della sua ordinazione, quota che aumenta  col tempo, sino ad un massimo di circa 1300 euro per un  vescovo.  Esistono poi le spesso cospicue rendite dei beni  diocesani e gli stipendi per l’insegnamento dell’ora di  religione.  Per dimostrare la sua imparzialità, la Regione Marche dovrebbe  riservare da subito lo stesso trattamento a tanti altri anziani, importanti per  i loro vicini ed amici ma che invece, non avendo familiari o  agio economico per permettersi assistenza domiciliare  fissa, vivono tra gli stenti o attendono di essere  trasferiti in un istituto lontano dai luoghi della loro  vita. 

Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino. 

4 settembre 2009

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il settembre 4, 2009 da in anticlericalismo, laicità, politica locale, rassegna stampa con tag , , .
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