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Musica a Corte: tempo di bilanci

Corte Malatestiana Fano

Corte Malatestiana Fano

Con l’ultima serata di Musica a Corte tracciamo un bilancio di questi quattro eventi, dislocati nei mesi estivi, che nell’intento volevano delineare una continuità tra le attività invernali della Fondazione Teatro e quelle dell’Assessorato alla Cultura, continuità che ci è sembrata più apparente che effettiva. I titoli messi in cartellone erano assai impegnativi: concerto lirico inaugurale con brani da Traviata, Elisir e Don Pasquale, un allestimento di Bohème, il Requiem K626 di Mozart, la Petite Messe Solemnelle di Rossini. Tre erano gli ingredienti fondamentali sottolineati dall’organizzazione: a) popolarità; b) economicità; c) valorizzazione delle compagini locali

La popolarità è una scelta di indirizzo che non ha nulla di negativo in sé, anzi. L’importante è non cadere nella ripetitività delle scelte o in sovrapposizioni. E qui ci pare essere stato commesso un primo errore di valutazione: per quanto concerne la ripetitività, Bohème è ancora nella memoria di molti per l’allestimento diretto da Luciano Pavarotti nel dicembre 2004 e il Requiem è ancora nelle orecchie dei millecinquencento che affollarono San Paterniano nel giugno 2006; la Petite di Rossini, invece, -e qui siamo alle sovrapposizioni- è nel programma del ROF per il 20 agosto prossimo. Titoli che sulla carta suonano facili ed azzeccati ma che perdono di forza se inflazionati o gestiti in una programmazione non sufficientemente variata. Di fatto, il pubblico non ha reagito come qualcuno si aspettava, riempiendo solo a metà le serate pucciniane. I numeri parlano da soli: 800 presenze totali per Bohème in due serate , con 600 circa paganti e 200 omaggi, in piena estate e alla Corte che tiene quasi 800 posti di suo, questi dati ci suggeriscono che qualcosa non ha funzionato. Le cifre sembrano riferirsi ad un’opera di nicchia e non all’opera più rappresentata e vista al mondo. Detto questo, altre serate ci sembrano essere state riempite per altri meriti: i biglietti omaggio e gli inviti hanno funzionato benissimo per Lirica sotto le Stelle (ma si tratta di un appuntamento che fa il tutto esaurito ogni anno); in molti sono venuti a sentire il Requiem perché era dedicato al compianto Antonio Bigonzi; appena 150 circa erano i posti disponibili per la Petite (nella stessa situazione, durante la serata inaugurale del Jazz, Arrighini si è esibito due volte consecutive per esaudire le richieste del pubblico.

Secondo punto: l’economicità. Vanto degli organizzatori è stato quello di aver fatto tanto con appena 30.000 euro dell’Amministrazione Comunale, i proventi di varie sponsorizzazioni (ASET, BCC, Enereco, ed altri) e gli incassi da botteghino. Ma aver speso poco è concetto relativo e non significa, di fatto, aver speso bene.  Anzi, abbiamo sentito cantanti non all’altezza in Lirica sotto le Stelle, eccezion fatta per la malcapitata Martyrosian che si è dovuta adattare a una quanto mai improbabile microfonatura, cosa che ha destato giustamente scandalo perché alla Corte malatestiana l’acustica è ottima. Abbiamo visto organici ridotti o ridottissimi, con un ensemble formato da uno sparuto gruppo di archi per il primo concerto, una Bohème senza coro e più di venti minuti di musica tagliati e con un’orchestra ridotta laddove lo spazio aperto e l’acustica della Corte avrebbero richiesto un organico pieno. E ancora, abbiamo sentito un’inedita e strana Petite Messe Solemnelle, sì, perché Rossini non la scrisse per un solo pianoforte come quella eseguita il 2 agosto a Fano, bensì per due pianoforti e un harmonium prima ancora di orchestrarla per evitare che altri compositori lo facessero in vece sua. Ma accanto a questi dati, oggettivi e quantitativi, è stato sempre percepibile un deficit qualitativo notevole, con la sensazione costante di un prodotto musicale finito che non era stato sorretto da un numero sufficiente di prove, musicalmente mediocre, con molti ingredienti delle produzioni (parliamo di diversi interpreti e dell’obsoleto allestimento di Bohème) anche di discutibilissima qualità. La domanda che nasce spontanea, a questo punto, è “perché non fare meno e fare meglio?” Ad esempio, una scelta più oculata e selettiva di due eventi, invece che di quattro, oltre che di interpreti qualitativamente più forti, avrebbe consentito un più alto numero di prove e una conseguente maggiore resa, per un più felice godimento del pubblico.

E qui veniamo al terzo e ultimo punto, quello della valorizzazione delle masse. Con una selezione e discrezionalità maggiore dei titoli e degli eventi, orchestra e coro sarebbero stati impiegati meglio, con un numero di giorni di lavoro non dissimile da quelli pianificati sui quattro eventi realizzati, ma finalizzati al raggiungimento di obiettivi di maggiore qualità e al riconoscimento della professionalità degli orchestrali e delle doti musicali dei coristi. In questi anni abbiamo spesso analizzato criticamente la Rassegna Lirica Torelliana, ne abbiamo indicato virtù e punti deboli, ma ora dobbiamo assolutamente difenderne l’impostazione di fondo e sottolinearne la coerenza, soprattutto nel rapporto dialettico proficuo che ha avuto con le masse. Musica a Corte ci è sembrato un autogol proprio per le due compagini locali (Orchestra Rossini e Coro  del Teatro della Fortuna M. Agostini) che hanno dato una prova sicuramente inferiore rispetto a quelle che siamo abituati a vedere nel palinsesto invernale proprio grazie al loro lavoro serio e professionale. La nostra preoccupazione più forte, ora,  è che i valori dati dalla competenza e dalla cultura della Torelliana, non si appiattiscano su questo modello estivo. Piuttosto pensiamo che a Fano sia opportuno vagliare con più incisività le scelte fatte in campo musicale e teatrale e di operare solo scelte di qualità e per la qualità, ridefinendo il campo d’azione di Assessorato e Fondazione Teatro. Ad esempio, 30.000 euro in più sarebbero stati preziosissimi per il Fano Jazz by the Sea che avrebbe potuto costruire un palinsesto più articolato, potenziando un’iniziativa che attrae a Fano da diversi anni un pubblico attento in una cornice bellissima. L’obiettivo di questa città, a nostro avviso, è infatti quello di partecipare alla vita culturale, possibilmente non solo locale, con mezzi adeguati e scelte precise, se si vuole anche coraggiose, ma sempre di effettiva qualità.

Monia Andreani e Valerio Mezzolani

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