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E se Grillo fosse un personaggio di Collodi?

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E se Grillo fosse un personaggio di Collodi?

Abbiamo seguito con attenzione l’evolversi delle campagne di comunicazione dell’attore comico Beppe Grillo, condividendone alcuni contenuti. Ma l’evolversi in figura politica, addirittura con la proposizione leaderistica nel da lui tanto criticato Pd, e nelle liste cosiddette “A 5 stelle”, ci impongono alcune riflessioni.
PARTECIPAZIONE:
Come già succede coi “Meetup”, esiste un problema di partecipazione nella formazione di queste liste civiche, che rivela come in realtà le Liste in genere non siano espressione di una politica discussa, partecipata e condivisa della maggioranza iscritti ai Meetup. La stessa piattaforma politica nazionale è stata creata, molto frettolosamente, sulla base delle indicazioni di Grillo e del suo staff. Si può presumere che queste indicazioni siano aderenti alla volontà degli iscritti ma di certo non esprimono la partecipazione ai processi ma una semplificazione e direzione di essi.
Questo processo è simile alla costruzione dei Circoli berlusconiani (anch’essi molto partecipati localmente ma del tutto a traino di indicazioni della nomenklatura nazionale), e affida alla “volontà di cambiare” una generica etichetta di bontà. Ciò al di là degli obiettivi delle Liste proposte, che paiono fin troppo semplici e semmai condivisibili o organizzabili tramite un più ampio parterre di persone, movimenti e formazioni politiche.
Il risultato è che le Liste Beppe Grillo dividono e non uniscono, e si appropriano di alcuni argomenti propri dei movimenti lasciando vuote ed affidate all’improvvisazione le altre richieste della politica: la critica all’organizzazione sociale, a quella finanziaria, la libertà femminile, le scelte etiche. Argomenti che meritano ben più di generici lanci pubblicitari di libri e dvd spesso diffusi dai Meetup. Altro risultato è quindi quello che il voto di protesta per queste liste conduce ad una delega in bianco su molte altre scelte, banalizzando o riducendo ad un silenzio – assenso la propria possibilità di scelta politica.
Questo è un problema comune alle Liste civiche, ma nel momento in cui viene proposto a livello nazionale come “nuova politica” merita attenzione e di certo è sospetto.
BANALIZZAZIONE:
La banalizzazione della politica è già stata vissuta in maniera radicale dal nostro Paese nel ventennio, e tutt’ora è una forma comune di traino delle masse passive a rimorchio di visioni sociali e politiche ispirate da “leader”. Fa impressione vedere come Grillo, seppur denunciando con argomenti calzanti il malaffare nazionale, l’illegalità, l’inquinamento, la casta politica, preferisca, esattamente come Berlusconi, risposte ed attacchi indiretti, spesso spettacolari. Si tratta qui dell’uso della capacità retorica a fin di bene? Ma quanto il fine può giustificare i mezzi possiamo impararlo dalla storia.
Se le Liste ispirate a Beppe Grillo, in alcuni contesti e con alcune persone, hanno dato il risultato di rafforzare l’impegno civile ed aprire più spazi di dibattito, nella maggior parte dei casi hanno creato una forma di politica-spettacolo in più, fatta da persone assuefatte al contatto virtuale più che a quello reale e che soprattutto ritengono normale che il loro stesso ispiratore sia un uomo-simbolo, il quale, senza ovviamente consultarli, faccia sparate e dichiarazioni alle tv ed alla stampa nazionale cambiando strategia a sua discrezione.
EMULAZIONE E PERSUASIONE:
Si dirà: “cosa c’è di male? Ormai la politica è implosa generando una infinità di correnti agganciate a leader mini leader che fanno il bello ed il cattivo tempo”. Ma il problema è che questa emulazione è ancor più negativa se fatta da chi pretende di presentarsi come una alternativa, riproponendo in realtà gli stessi vetusti schemi sia nei metodi di consultazione, che di decisione, che di presentazione degli argomenti: Questi ultimi, ricchi di punti esclamativi, di incontri coi personaggi del “dissenso” purché visti in tv e letti sulla grande stampa, rifiniti con trovate pubblicitarie (alle quali del resto anche la nuova destra, nella sua demagogia, è affezionata), spesso rispecchiano solo il gettarsi in politica di persone non preparate nemmeno culturalmente, che mettono al primo posto la frequenza della comunicazione ed i suoi risultati (apparire sulla stampa, fare incontri affollati, essere ripresi in tv) per far girare al massimo, anche se a vuoto di risultati a causa della frammentazione, la loro politica-spettacolo.

Francesca Palazzi Arduini

Da radicalsocialismo.it  il commento di Giancarlo Iacchini:

Questo affondo critico, severo ma circostanziato e puntuale, è quanto di meglio i “grillini” possono aspettarsi da parte della cultura democratico-radicale e di sinistra. La crescita e maturazione dell’interessante Movimento dei meet-up, infatti, passa per la presa d’atto e la risoluzione dei problemi indicati con grande chiarezza e lucidità dall’amica e compagna Francesca.
In effetti solo chi riconosce e apprezza il valore di questo esperimento di potenziale democrazia dal basso, che in molti casi è stata o comunque potrebbe essere la creazione di gruppi locali ispirati al programma “5 stelle”, può (e deve!) rimarcare la clamorosa contraddizione con il ruolo salvifico e quasi mitologico del capo (che può decidere tutto, compreso il lancio di un’…Opa sull’odiato PD, senza consultare nessuno dei suoi militanti-seguaci, e che non è mai disposto a confrontarsi democraticamente con alcun interlocutore, politico o giornalistico o “popolare” che sia), con la struttura piramidale e leaderistica dei meet up, con un “format” elettorale calato dall’alto (le liste “a 5 stelle” tutte uguali) o ancora con alleanze proibite o indotte sempre dal vertice dell’organizzazione (la sinistra non va bene in toto, IdV va bene a prescindere, indipendentemente dal personale politico effettivo nelle varie realtà territoriali!). 
In questo senso, la realtà fanese (che ho seguito più da vicino) è emblematica: un gruppo attivo e inizialmente pieno di partecipazione e potenzialità (sia su internet che “di persona”, con forum ricchi di post e assemblee affollate) che in barba allo schema verticale e (per ammissione stessa dell’organizer) “dittatoriale” dei meet up accetta di costituirsi in associazione “orizzontale e democratica (Res Publica), poi torna ad appiattirsi sulla “linea” calata dall’alto, decidendo di allestire una lista “5 stelle” che prende il 3% dei voti (in alleanza con una lista cattolica aperta al sociale ma chiusa sul piano etico e dei diritti civili), spaccando l’opposizione alla giunta di destra proprio alla vigilia delle elezioni e dividendo così l’ampio fronte comune che aveva dato vita alla stessa Res Publica, salvo dover tornare giocoforza a discutere e collaborare con le altre opposizioni dopo la batosta elettorale. E adesso questo schema, per volontà arbitraria di Grillo, rischia di ripetersi anche alle regionali dell’anno prossimo, col primo risultato di danneggiare proprio i partiti più vicini a detta dello stesso Grillo (come l’IdV). 
Ecco perché il fine non giustifica i mezzi. Noi non siamo certo fra quelli che sparano a zero sul “qualunquismo” di Grillo perché interessati a difendere ciò che Grillo critica (dalla “casta” agli inceneritori…): in queste battaglie siamo non solo al fianco dei grillini, ma anzi ancora più radicalmente indichiamo loro la base capitalistica e affaristica che produce tutta l’immondizia che essi giustamente denunciano; perché è un sistema fondato sul profitto di pochi anziché sugli autentici bisogni umani – come denunciato non da Grillo oggi, ma da un certo Marx 150 anni fa! – quello che produce le speculazioni finanziarie, gli sprechi, le irrazionalità e la devastazione dell’ambiente.
Ma proprio perché ci è caro il “fine”, abbiamo il dovere di far notare che i mezzi non sono adeguati a questo nobile fine; e che mezzi sbagliati e controproducenti – come insegna quel grande democratico statunitense che fu Jonh Dewey – sono destinati a mettere in dubbio la bontà dei fini stessi. Proprio perché coi grillini vogliamo collaborare (e recuperarli anche alle questioni della laicità laddove le loro alleanze elettorali hanno imposto una sorta di censura su questi temi!), bisogna essere molto chiari: la libertà è partecipazione, cantava Giorgio Gaber, non attesa di ordini e input da un Capo che non consulta nessuno! Grillini, siate liberi, e liberatevi (emancipatevi) da Grillo stesso. Il quale una volta ipnotizzava gli yogurt: siate uomini e non… latticini! (Poi, al prossimo irresistibile show del comico, andremo tutti insieme al palasport a ridere e applaudire!). 
G. Iac.

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3 commenti su “E se Grillo fosse un personaggio di Collodi?

  1. imbuteria
    luglio 26, 2009

    perfettamente concorde con testo e commento precedente, grillo ha un effetto sedativo: fa scaricare la rabbia dando l’impressione di ribellione, quando in realtà lo non ha interesse a modificare lo status quo.
    malgrado abbia anche pregevoli qualità il lavoro di travaglio, non faccio fatica ad associarlo alla dinamica di grillo.
    il precotto, il semipreparato non è l’eccellenza della gastronomia, e quando si comprano indignazione e denunce precotte si è lontani da un buon livello di impegno civile.

  2. Giovanni
    agosto 5, 2009

    Sono un cosiddetto grillino e mi permetto se mi consentite di fare un paio di osservazioni.
    Sull’effetto sedativo invocato da “imbuteria” direi che non è assolutamente vero, in quanto Grillo ha risvegliato in molti di noi (ed io sono uno dei più vecchi, ci sono molti ventenni nel nostro gruppo) la voglia di fare non dico la Politica con la P maiuscola, ma la voglia di fare di essere presenti sul territorio di cercare di fare qualcosa per evitare di completare la narcotizzazzione che stanno quasi completando, mi sono riavvicinato alla politica grazie a Grillo e non grazie al PD od ad altre forze politiche che in questi ultimi anni hanno contribuito all’annullamento delle nostre volontà.
    Poi leggendo i vostri commenti certo si può essere d’accordo su alcune argomentazioni ma comunque mi sembra di leggere vecchi discorsi scritti su polverosi tomi abbandonati su vecchi scaffali di qualche biblioteca di provincia, e quale sarebbe la vostra proposta di cambiamento, si forse Marx che nonostante abbia espresso i suoi concetti 150 anni fa e molti di questi sono ancora condivisibilissimi.
    Se secondo voi De Magistris, Sonia Alfano (europarlamentari) o Gallegati (consigliere comunale ad Ancona) o Travaglio sono dei precotti io preferisco condividere i miei pensieri e la mia voglia di fare con questi precotti e non con altri.
    Sicuramente siamo consapevoli che ci saranno dei problemi di crescita ma siamo fiduciosi ed ottimisti come lo sono dei bambini di fronte alla vita.
    Cordialmente

  3. admin
    agosto 6, 2009

    caro giovanni, nessuno mette in dubbio la validità delle critiche politiche di travaglio (che comunque fa la sua strada individualmente ) o di persone “grilline” molto impegnate e coerenti, come vedi nel post si criticano le modalità organizzative ed il leaderismo. ed anche il concetto stesso di “lista civica”, che spesso banalizza la politica restingendola dentro questioni locali o così particolari che sembra di stare ad una riunione di condominio. proprio perché in Italia si sta perdendo il valore stesso della parola “democrazia”, fare esempi citando persone valide non serve a cancellare il problema. grazie per il tuo contributo.

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