rimarchevole…

un blog di provincia…

Tutto il bello su di me

Dopo la foto patinate sue con la famigliola ad Arcore, spedite a tutti gli italiani, le dichiarazioni di santità (tali da farlo soprannominare ForzaPapa primo, o PioTutto), Silvio Berlusconi ha invece dichiarato di non essere “un santo”, e di essere tentato da tutte quelle “belle figliole” che gli si aggirano attorno…
chissà perché. Ri-pubblichiamo quindi un breve racconto sulla cosmesi augurando alle malcapitate di trovare una scappatoia e la crema adatta.

muller

Tutto il bello su di me.

Ecco cosa mi consigliano per oggi gli esperti della bellezza femminile: una crema lucidante.
Rende l’epidermide setosa, e le dona “i riflessi naturali che valorizzano l’abbronzatura”. Picchiettare delicatamente me stessa. Ormai ogni elemento naturale che sia stato sperimentato nella cosmesi non ha più segreti per me. La mia pelle si nutre tutti i giorni. Assorbe linfa vitale nelle sue forme più varie.
Nessuna ragazza che sia sopra i trent’anni ignora questo singolare fenomeno: quando la tua pelle s’esprime. Te ne accorgi all’improvviso: ti guardi allo specchio e noti che adesso la tua pelle si esprime al di là della tua volontà, di come sei cosciente. Un giorno, pronta ad uscire, convinta che sarà una bella serata e che tu farai ogni sforzo per brillare e star bene, ti vedi di sbieco allo specchio mentre sei in corridoio. Eccoti, di sfuggita: la tua pelle è opaca, grinzosa, se ne fotte di te e della tua cena con gli amici, se ne sbatte, ed hai una borsa sotto un occhio.
Conosco le superfici dell’alchimia. Tempo fa ho visto in tv immagini di operaie dagli occhi a mandorla vestite con eleganza di camici e cuffie verdi. Si muovevano elegantemente, la pelle bianca, in ambienti asettici, con bracci meccanici. Stavano producendo la mia crema per la notte con ingredienti quasi osceni, come la placenta bovina. Altre volte ho visto mani che raccoglievano fiori tropicali dai petali così spessi, vellutati e gonfi da sembrare stoffe. Da quelli, a migliaia, distillano il mio siero vitale per il giorno, che la pelle beve avidamente.
Anche la materia oscura, quella di cui siamo fatte noi donne, beve con una sete infinita come poppando. Nessuno la vede , si chiama oscura apposta, ma affinché si mostri un attimo e brilli occorre nutrirla di spezie speciali, di succhi preziosi, di piccole microscopiche particelle luminose, ricavate dai metalli.
La frutta viene colta e spremuta, dagli alambicchi passa alle mie labbra, per coprire le piccole crepe del mio disgusto. L’argento viene polverizzato, diviene nanopolvere, una sostanza impalpabile e insidiosa che si stende sulle mie guance, coprendo i solchi delle mie notti di noia.
A volte mi sembra di stare seduta sotto la classica palma tropicale, nell’atollo deserto. Mi riparo dal sole e guardo il mare. E’ così sterminato che potrebbe sterminarmi anche ora se volesse, invece lambisce, sornione, la sabbia grigia. L’orizzonte è immenso, mi giro e non vedo che nulla tutt’intorno. Chiudo gli occhi. Immagino la mia vita che scorre portando lontano da me, da quest’isola, tutte le cose più care, gli oggetti della mia quotidianità. Galleggiano piano e si allontanano da me in quest’oceano. Rimango qui sola e senza cose. La luce mi invecchia pian piano. Non ho il filtro solare e la crema do agar-agar ma me ne frego. Poi mi sveglio ma sto sempre sognando. Mi vedo come dal di fuori, eccomi: scura e coperta di collane come una madonna blasfema, gli occhi neri, la bocca aperta che mostra al suo interno il vuoto, nero. Sono morta? Sono io?
Quale voglia irresistibile di essere giovane, bella, le labbra chiuse carnose e ammiccanti, le spalle lisce che si mostrano nel loro trionfo. Invece no, quella non sono io.
Io sono questa oscurità che vive nel tempo notturno che scorre e mi addebita la vita vissuta. Sono nuda nel mio buio, e se me ne accorgo posso essere libera finalmente, e orribile. Come la vecchia di quella poesia, che gira con le sporte di plastica, sdentata, ciba i gatti e ride. Come la prostituta che uccide i clienti in un mare di sangue violetto, facendo tintinnare i suoi bracciali. Come la segretaria che di colpo al mattino va a lavorare spettinata e puzzolente di caffè o di brandy, o di entrambi.
In bagno ho un armadietto di vetro molto bello, su di una mensola ho tutte le creme da giorno. Più in alto prodotti speciali, dall’antirughe filler al fondotinta. Una mia amica invece tiene tutto alla rinfusa, decine di barattoli e stick, mischiati a pettini, collane, orecchini e forcine. A volte sbaglia a pescare quel che le serve. E ride. 

Dada Knorr,
dedicato ad Alice Ostriker.

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