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Bohème alla Corte Malatestiana: una serata da dimenticare

puccini-la-bohemeE pensare che di Bohème a Fano ne ho viste parecchie, senza citare l’edizione a cura di Pavarotti, ho assistito a diverse serate in questi anni, qualcuna più riuscita di altre, ma tutte a modo loro genuine e toccanti. Invece ieri sera alla Corte Malatestiana è andata in scena una Bohème che ha avuto pochi spettatori alla sua prima e pochi applausi  a fine spettacolo, una edizione che non è generalmente  piaciuta . Questa edizione si presentava senza la partecipazione del coro, che effettivamente non ha uno spazio importante a livello quantitativo ma che tuttavia ha una fondamentale funzione proprio per sottolineare l’intreccio tra i personaggi in un’opera che è quasi un dipinto impressionista sulle belle speranze purtroppo tradite di  giovani intellettuali e artisti ma anche artigiani, alla fine dell’ottocento nella capitale francese. In questo modo il secondo atto dell’opera, che è tutto dedicato alla presentazione della vita bohèmien, e all’ introduzione di Mimì nella cerchia degli amici di Rodolfo, con la gente delle strade di Parigi a Natale che diventa la protagonista assieme ai personaggi principali, è andato quasi completamente perduto. Per il resto l’opera, che aveva quale unico punto di forza la bella direzione del maestro Agiman alla guida di una orchestra Rossini che ha saputo regalare una piacevole esecuzione, non ha retto dal punto di vista vocale e registico. Tra gli interpreti spicca in maniera negativa l’interpretazione del tenore che non è riuscito a cantare il ruolo di Rodolfo in maniera accettabile, la voce non era a posto, risultava priva di grazia e troppo spesso scivolava in stonature davvero sgradevoli. Da notare in positivo l’interpretazione della soprano che, pur facendo una Mimì sfacciata quasi come Musetta, una Mimì che non ha mai avuto un accesso di tosse (e qualcuno si è chiesto anche di cosa sia poi morta visto che era così solare e in piena salute), almeno ha saputo reggere a livello vocale la parte principale dell’opera. Non è poi il caso ricordare le parti d’assieme che erano davvero poco precise e a tratti così scoordinate da far risultare l’opera di Puccini addirittura noiosa e a tratti soporifera. Per quanto riguarda la regia si può dire solo che sembrava di assistere ad un’altra opera, niente dell’atmosfera dolce e intimista, spensierata ma anche triste e tragica di Bohème era presente. I cantanti si muovevano in maniera meccanica e leziosa, il contesto del mordente freddo parigino era completamente scomparso, scomparsa la scena di neve con cui si apre il terzo atto e scomparsi tutti gli esterni, i cantanti erano tutti poco vestiti e allegri come se stessero benone e non morissero, invece, di freddo e di fame … L’unica trovata scenica è stata quella di far morire Mimì in piedi, trasformandola così in una specie di Sonnambula vestita di bianco un po’ fantasma evanescente … con tutto il contesto di tragico commiato degli amici che non si capiva affatto. A fine della serata ho sentito persone che hanno sottolineato come questa fosse la peggiore opera da loro mai vista.

 E così mi vengono alla mente alcune semplici domande da ascoltatrice: se lo scopo degli organizzatori era risparmiare ma anche fare un’opera di qualità, valorizzando le potenzialità del Coro del Teatro della Fortuna Mezio Agostini e dell’ orchestra Rossini, perché imbarcarsi in una Bohème in cui è stato sacrificato il coro a favore magari di una regia controproducente e di una scenografia quasi inesistente? Perché non puntare sulla qualità dei cantanti e  fare un’opera in forma di concerto con coro e orchestra, invece di una edizione di basso livello e senza il coro? Credo che, ancora di più rispetto alla Lirica sotto le stelle, dove Dulcamara cantava la sua aria senza l’intervento della tromba “obbligata” e senza il coro, tutti questi tagli un po’ qua e là con pessimi risultati dovrebbero essere spiegati al pubblico scontento.

Monia Andreani

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2 commenti su “Bohème alla Corte Malatestiana: una serata da dimenticare

  1. mayo78
    luglio 16, 2009

    Io me ne sono andato dopo l’aria di Rodolfo (ma era l’aria di Rodolfo?). Mai più l’opera a Fano.

  2. moscadelamberti
    luglio 18, 2009

    A malincuore devo dire che Mayo ha le sue ragioni. Non c’ero e Bohème ma visto i prodromi posso solo immaginare…

I commenti sono chiusi.

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