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“Udite, udite o rustici!”, note di lirica.

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Un commento alla tradizionale Lirica sotto le stelle, Fano 2009

Quest’anno la Lirica sotto le stelle ha dismesso i suoi amatissimi panni popolari per rivestirsi di una nuova patina ed entrare in un progetto più ampio e ambizioso, quello finanziato tra gli altri dal Comune di Fano Assessorato alla Cultura e diversi sponsor privati, e chiamato, forse con qualche accenno pomposo, Musica a Corte.
Ed è stata la deliziosa cornice della Corte Malatestiana ad accogliere la serata inaugurale di questo progetto che comprende anche l’esecuzione della Bohème e il Requiem di Mozart. Gli ingredienti della serata, conditi da un tutto esaurito, come tradizione della Lirica sotto le stelle, erano sostanzialmente composti da una selezione dell’orchestra Rossini, dal Coro lirico del Teatro della Fortuna Mezio Agostini e dai solisti: un soprano, un baritono e un tenore che debuttava. Il compito della piccola selezione di orchestra era quello di eseguire brani d’opera riscritti dal maestro Molinelli, nel quadro di un’idea in grande quella dell’opera pétite – che ha l’obiettivo di eseguire opere liriche con organico ridotto per piccoli spazi. Ma sin dall’inizio è stato come se la patina ambiziosa rendesse il tutto meno vero, meno popolare meno da “Lirica sotto le stelle”. In assenza di una presentazione della serata il Direttore ha assunto il singolare ruolo di presentatore e intrattenitore factotum alla Pippo Baudo, e si è profuso in generosi riferimenti alla sinergia tra coro e orchestra, a quella dei loro rispettivi Presidenti Salucci e Santinelli che erano organizzatori della serata e del progetto Musica a Corte….
Poi come di consueto ha espletato le funzioni di referenza istituzionale invitando a salire sul palco il nuovo Assessore Mancinelli che ha promesso di impegnarsi a promuovere questo tipo di iniziative.

La serata prevedeva selezioni d’opera dal Don Pasquale, dall’Elisir d’Amore, e dalla Traviata.

Dopo lunga introduzione è finalmente cominciato il concerto con una selezione del Don Pasquale, di cui i fanesi non possono aver dimenticato la bella e preziosa esecuzione della Rassegna Torelliana di qualche anno fa. Ebbene, dopo la sinfonia, che risultava comunque penalizzata dalla scarsità di organico dell’orchestra, e dopo l’esecuzione del coro sempre all’altezza della situazione, è accaduto l’ impensabile per una rassegna che nutre l’ambizione di presentarsi con il nome di “Lirica”. I cantanti sono entrati in scena e si sono piazzati diligentemente l’uno dopo l’altro di fronte a microfoni predisposti per loro. Da quel momento in poi tutto è crollato, le voci amplificate sono risultate brutte e troppo forti, i colori delle voci sono scomparsi e le sfumature dell’esecuzione svanite. Quindi le stecche tragiche del tenore – con punte massime nella serenata del Don Pasquale – hanno risuonato come le trombe dell’apocalisse. Il baritono, che di voce ne aveva pochina, ha usufruito dell’artificio per rendere accettabili le sue esecuzioni, tra cui la divertente aria di Dulcamara di cui ricordo una deliziosa proposta estiva proprio alla Corte Malatestiana in uno dei tanti Elisir d’Amore.
La soprano invece, che aveva una bella voce e sapeva cantare i diversi repertori proposti, ha subìto un appiattimento della voce dall’amplificazione fino a risultare quasi un totale artificio sonoro. In alcuni momenti ho pensato a quanto avrei fatto meglio a rimanere a casa e ad ascoltarmi qualcosa seduta in poltrona, invece di trovarmi stretta tra persone, alcune delle quali che emanavano odori di naftalina, ad ascoltare una versione artificiale di quello che amo di più, la musica lirica. Per non parlare poi della scelta della scaletta dei brani (è giusto chiamarli così per come sono stati trattati) che ha totalmente spostato la sequenza delle opere.

Quando mai si è vista una selezione di Traviata che comincia dal terzo atto per poi tornare al secondo atto e infine chiudersi con il primo atto e il brindisi con cui l’opera si apre? Cosa può mai aver capito di Traviata chi l’opera la conosce poco oppure qualcuno dei pochi giovanissimi presenti che non sanno ancora quasi nulla di Lirica? Che tipo di servizio si offre al melodramma e alla musica se si cambiano così tanto le regole della sua eterna e sempre giovane bellezza, mettendo un microfono di fronte ad un tenore che si esibisce dal vivo in un’opera?

Spero che l’organizzazione della rassegna Musica a Corte si ponga almeno qualcuna di queste domande per mantenere un certo livello di professionalità nella proposta musicale fanese, che è stata elevata dalla serietà e dall’innovazione dell’invernale Rassegna Torelliana del Teatro della Fortuna.

 Monia Andreani

4 commenti su ““Udite, udite o rustici!”, note di lirica.

  1. moscadelamberti
    luglio 6, 2009

    cara monia,
    hai ragione! che pena!
    da tanti anni vengo in vacanza a fano, pensa, dal 1978, e non ho mai visto cantanti lirici microfonati alla corte, tanto più con ensemble orchestrali così tanto, troppo ridotti. Anche il livello mi è sembrato bassino, in genere, come se fossero andati in scena con una prova e via… Una sorta di spedizione punitiva. Non si dovrebbero sprecare soldi così.
    meglio meno cose ma fatte bene.
    lamberto

  2. riccardo3
    luglio 12, 2009

    Cara Monia, da come scrivi (e da quante volte la citi) sembra proprio che tu voglia rimarcare l’esaltazione della Rassegna Torelliana a scapito altre manifestazioni fanesi. 😉
    Io c’ero al concerto, ed è strano che tu, oltre alle critiche legittime e personali, non abbia ricordato ai tuoi lettori il successo che ha avuto la serata, con prolungati applausi e richieste di bis al termine.
    Sono d’accordo con te circa alcune piccole defaillances soprattutto del tenore, presentato come debuttante, ma la serata era intitolata a “nuove voci per la lirica” ed è strano che tu ti aspettassi di trovare qui il novello Pavarotti in carriera. Anzi, ben vengano queste manifestazioni che offrono chances ai giovani debuttanti su palcoscenici importanti.
    Ti sei attaccata all’amplificazione e perfino alla “scaletta” della serata!!!
    Se è vero che sei un’amante di lirica, è strano che non ti sei ricordata che, nei concerti lirici fatti di arie e di selezioni, si dà sempre alternanza ai solisti, all’orchestra e al coro nella successione dei brani proposti, per far riposare le voci tra un brano e l’altro.
    Questo credo sia stato particolarmente importante in un concerto molto generoso come questo, durato più di un’ora e mezza senza intervallo.
    Per di più offerto gratuitamente alla cittadinanza, che ha premiato con copiosa presenza e molti applausi.
    Sembra qua e là di leggere un cosiddetto “dente avvelenato” tra le righe (e forse si capisce anche a sostegno di quale tesi 😉 ma nascondere la realtà dei fatti mi sembra totalmente inopportuno.

  3. admin
    luglio 12, 2009

    caro riccardo, mi pare che qui il “dente avvelenato” non ce l’abbia poprio nessuno. io c’ero a questa serata e mi pare che le critiche di monia siano pù che corrette, il discorso del “far riposare le voci” che dici, poi, a giustificazione della scaletta incomprensibile, è del tutto opinabile: qui più che altro le voci avevano da irrobustirsi e non da riposarsi. ognuno dice quel che crede ma far passare chi critica da superficiale o da ignorante mi pare sì, poco corretto. credo che gli organizzatori, che non conosco e di cui non so la storia professionale, dovrebbero accettare le sacrosante critiche a questa serata poco piaciuta per pensare meglio alle loro scelte future. a questo dovrebbero servire le critiche. trovo invece che a fano, da quello che ho visto dalla stampa, la “cultura” si faccia troppo spesso alla maniera del “vulon”: quell che si propone deve essere sempre poi magnificato, deve essere “eccezzzionale veramente”, deve essere niente da meno che roba da grandi città e grandi spazi (addirittura si sono giustificati i microfoni citando l’Arena di Verona!).
    mah!

  4. moscadelamberti
    luglio 12, 2009

    Beh, caro Riccardo, Monia è stata troppo buona. Sull’amplificazione guardati su Fanoinforma l’intervento del maestro Claudio Morosi. Ma ancora, e parlo da musicista o per lo meno da chi un po’ di musica l’ha fatta a suo tempo da professionista, il concerto di cui parliamo era amatoriale e basta, approssimativo, dilettantesco (con molto rispetto per i professori d’orchestra che non hanno responsabilità sul risultato finale). Se avessi pagato il biglietto, certo, avrei fischiato. Detto questo, fino al 2006 ho visto delle cose dignitose a teatro per la Rassegna Torelliana. Da due anni si è spostata di stagione e non so cosa sia diventata se non da Opera (mi pare una buona cosa stando alle critiche). Di certo, non può essere sostituita da concerti del livello di sabato scorso. Non è dignitoso. Se i soldi sono pochi, si faccia meno, si faccia meglio o si faccia altro. Mi sento fanese d’adozione e soffro molto quando Fano perde così miseramente il confronto con città vicine.

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