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Fano: difendiamo i consultori pubblici

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Difendiamo i Consultori pubblici: per il bene comune delle donne.

 Pochi giorni fa il candidato sindaco della lista Bene Comune Di Fano, richiamandosi a presunti interessi “comuni”, chiedeva ai  vincitori del confronto elettorale di fare comunque una scelta: permettere alle strutture private che egli sostiene… addirittura l’ingresso nei Consultori pubblici.

Finite le elezioni, noi interveniamo invece a favore della libertà femminile e della necessità di avere un servizio pubblico efficiente ed imparziale.

 La decisione più libera e consapevole è possibile se alla donna viene data, da una struttura pubblica e non inquinata da ideologie o fanatismi, la possibilità di scegliere il metodo contraccettivo migliore, di capire che è necessaria la responsabilità del partner, di sapere come e quando poter assumere contraccettivi d’emergenza.

E’ ovvio che far entrare a titolo di rimpiazzo o di “contorno” organizzazioni a sfondo religioso nei consultori significa minare profondamente la privacy ed il diritto al servizio pubblico delle donne, oltre che lo spirito della Legge 194 che assicura alle donne sovranità di giudizio sul proprio corpo.

 E come non definire “ideologicamente orientato” un consultorio privato, composto da persone che negherebbero ad una donna pure un aborto terapeutico, che sono contrarie alla contraccezione “non naturale”, che avversano l’interruzione di gravidanza sempre ed in ogni caso? Come presentare come imparziale una associazione che negherebbe ad una donna che ha subito un rapporto non protetto la pillola del giorno dopo?

Coloro che avversano la legge 194 hanno già le loro strutture private, le quali se vogliono possono far conoscere.

La richiesta da parte di queste associazioni di entrare nei consultori pubblici, come se queste fornissero un servizio necessario e altrimenti non offerto, è faziosa: le strutture pubbliche infatti sono in grado di indirizzare la donna che pone un problema a tutte le strutture sanitarie e di aiuto del caso, se la donna lo desidera.

L’esempio citato da De Marchi circa l’ingresso di associazioni cattoliche nell’Asur di Forlì, è emblematico proprio perché ha scatenato proteste, manifestazioni, interpellanze circa i metodi impiegati, ed è quindi un esempio fortemente negativo!

 Chiediamo quindi a tutti coloro che hanno voce in merito, siano politici, tecnici e amministratori, a prescindere dai propri convincimenti privati, di opporsi a una eventuale presenza nel servizio pubblico di associazioni di parte, che millantando di voler offrire  aiuto alle donne in difficoltà nascondono semplici interessi ideologici.

Il gruppo promotore della Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino. 11 giugno 2009.

http://consultalaica.wordpress.com

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