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Donne e salute sessuale nel mondo: il punto di Aidos

africa
L’associazione Aidos, associazione italiana donne per lo sviluppo, risponde alle gravi affermazioni del  Papa e ci dà alcuni dati essenziali per capire la gravità della strategia delle gerarchie vaticane contro l’uso dei contraccettivi.
Spiega Daniela Colombo, presidente di Aidos: “…là dove l’Aids è una pandemia che miete vittime quotidianamente e rende orfani migliaia di bambini, il preservativo è una necessità, l’unico modo per esercitare il proprio diritto alla salute ed alla vita”. Ricordiamo infatti che per molte donne africane non è prevista la possibilità di decidere se avere rapporti sessuali o no, come abbiamo sottolineato citando il documentario The silent partner. “… i preservativi maschili e femminili sono uno strumento essenziale e sicuro per prevenire la trasmissione dell’Hiv/Aids, oltre che per consentire alle coppie di pianificare le gravidanze e distanziare le nascite”. Mentre il Papa visita l’Africa e si esprime sull’uso del preservativo.mettendone in dubbio l’efficacia, le donne africane continuano a morire di Aids, di aborto e di parto.
In Botswana ad esempio, paese nel quale gli adulti con Hiv e Aids sono il 23,9 per cento, e le donne dai 15 ai 49 anni sposate che pur volendolo non possono avere accesso ai contraccettivi sono il 44, 7 per cento.
Delle 529mila morti che avvengono ogni anno per motivi legati alla gravidanza ed al parto, ben 79mila sono dovute ad aborti clandestini.
Il Fondo delle nazioni unite per la popolazione (UNFPA) segnala che, a causa del taglio dei fondi per i contraccettivi (viene stanziato non più di un settimo di quello che servirebbe!), si moltiplicano le gravidanze indesiderate, gli aborti, i decessi di donne, i decessi infantili.
Quest’anno, in marzo, si sono riuniti i governi e la società civile presso le Nazioni Unite per discutere di “Condivisione paritaria tra donne e uomini nel lavoro di cura, compreso il contesto dell’Hiv/Aids”. Gli sforzi fatti dagli Usa (finalmente con una nuova amministrazione più disponibile e aperta), il Canada e la Nuova Zelanda, appoggiati da Svizzera, Argentina, Brasile, Colombia, Cuba, Niue (isole del Pacifico) e Turchia si sono diretti verso l’approvazione di un testo che aumentasse la visibilità dei problemi in Africa, e garantisse sempre più la salute sessuale e riproduttiva di donne e bambine. Purtroppo il Gruppo dei rappresentanti dei paesi africani è stato guidato verso il rifiuto di alcune delle frasi più innovative del documento, con l’appoggio di Egitto, e, udite udite, Unione Europea (Malta ha svolto un ruolo determinante in questo equilibrio verso posizioni di rifiuto). Siria, Iran, Qatar, Yemen si sono egualmente schierati per boicottare le formulazioni più progressiste del documento. Alla fine è stato comunque ottenuto che nel teso figurasse la frase “salute sessuale e riproduttiva e servizi”, cosa importante perché con quel “servizi” si dà comunque riconoscimento alla necessità di fornire i presidi medici e gli strumenti della contraccezione.
http://www.un.org/womenwatch
http://www.aidos.it

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