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Amiantopoli: i dati di un disastro sanitario

Amianto: la Provincia di Pesaro al secondo posto nelle Marche per numero di mesoteliomi.
  Come molti di voi sapranno dal 1992 (legge 257) l’uso di materiali contenenti amianto è stato decretato fuorilegge in Italia, a causa dei danni mortali alla salute provocata dal contatto con le microscopiche fibre di questi minerali (crocidolite, amosite, tremolite, crisotilo) che causa uno dei tumori più letale a breve termine: il mesotelioma.
La giunta della Regione Marche ha steso nel 1997 (DG n.3496), a cinque anni dalla legge, un Piano di protezione, smaltimento e bonifica riguardante l’amianto ed ha poi dato il via, dopo altri cinque anni e cioè nel 2002, sulla base del DPR 8//94, ad un Censimento delle aree e degli edifici contenenti amianto nelle sue varie forme.
A tutt’oggi, anche se da quel censimento sono usciti dati sconvolgenti per la quantità di aree coinvolte da bonificare, non è stato preso nessun’altro provvedimento.
Di recente una interrogazione (n.1240 16 marzo 2009) del consigliere regionale D’Anna ha riportato in Regione sulla stampa l’attenzione sul problema, eppure anche questo intervento rischia di essere dimenticato tra breve.
Il problema è sempre lo stesso: né gli amministratori né i cittadini hanno la percezione del reale pericolo per la salute che si corre venendo a contatto con le fibre di amianto. E spesso preferiscono dedicare le loro attenzioni ed i loro fondi ad attività che diano risultati più tangibili, piuttosto che proteggersi e proteggere la collettività da un pericolo strisciante e nascosto, che si evidenzia solo dopo la contaminazione, al chiuso delle sale operatorie e degli ospedali.
Uno sguardo alle cifre degli ammalati ed alle cifre del censimento dell’amianto nella nostra provincia può aiutarci invece a capire la gravità, ed anche le cause, della situazione amianto a Pesaro, Fano, Urbino.
  Dal 1996 il Registro Mesoteliomi– Cor è aperto e gestito dalla Università di Camerino, provincia di Macerata (http://www.unicam.it/tumori). Il Registro tiene nota delle anamnesi dei pazienti colpiti da mesotelioma e riconduce i casi alla contaminazione da amianto nei suoi vari gradi di certezza (tenendo conto degli esami istologici ecc.), e riconducendoli alle possibilità di esposizione più probabili. Ricordiamo che dal DPR 336/94 il mesotelioma, sia alla pleura che non, è riconoscibile come malattia professionale.
I dati del Registro, aggiornati al febbraio 2008, segnalano la Provincia di Pesaro e Urbino come seconda per numero di mesoteliomi (74 casi dei quali 36 a Pesaro, 9 a Urbino e 29 a Fano), dopo Ancona (136 casi), e prima di Ascoli Piceno (48 casi) e Macerata (45). In percentuale per numero di abitanti, si situerebbe al terzo posto subito dopo la provincia di Ascoli. La Regione Marche ha avuto quindi un totale di 303 morti per mesotelioma al 2008.
Di questi casi, la dott.Cristiana Pascucci del Cor Marche, segnala riconducibile a esposizione professionale solo il 36% dei casi. (relazione al convegno “Amianto: il piano nella Regione Marche. Ottobre 2007).
Il 53% delle esposizioni, secondo anamnesi e interviste, è riconducibile all’edilizia.
Per capire meglio la pericolosità dell’amianto nelle sue varie forme (eternit, guarnizioni, linoleum ecc.), occorre ricordare che non esiste una dose minima di fibre per innescare il processo degenerativo: le fibre, la cui grandezza può variare a seconda del materiale da 0,001 micrometri a 0,5 micrometri (l’amianto è una nanopolvere) ed oltre, possono causare asbestosi, carcinoma polmonare, e mesotelioma in maniera del tutto variabile, sia che se ne siano assunte pochissime che molte a causa di esposizioni temporanee o lunghe.
Qualsiasi contaminazione ambientale, quindi, può causare la malattia, ed i tempi di latenza variano dai 10 ai 50 anni!
Nell’ottobre del 2007 proprio nella nostra Provincia si è svolto un corso di formazione per le imprese professionalmente interessate alla rimozione ed allo smaltimento dell’amianto. Ma nulla è stato fatto per provvedere a preventivare, richiedere, stanziare fondi per iniziare una campagna strategica di rimozione dell’amianto dagli edifici e dalle aree pubbliche e private.
Eppure in Italia qualcosa si è mosso nel frattempo: Province e Comuni hanno iniziato a fare delibere ed a stanziare fondi annuali e pluriennali per la messa in sicurezza, la rimozione e lo stoccaggio dell’amianto. E non sono pochi:si va dalla Provincia di Milano a quella del Medio Campidano, da quella di Udine a quella di Sassari, da quella di Massa Carrara a quella di Gallipoli, tutte realtà non più ricche della nostra, e che hanno operato a seguito di Delibere regionali, spesso stanziando anche fondi di sostegno ai privati e prevedendo, oltre a contributi a fondo perduto, anche detrazioni Irpef.
Responsabilmente,alcune prevedono anche, in caso di richieste in esubero, un aumento dei fondi: in modo da poter far eseguire più bonifiche.
Invece, il nostro Censimento amianto come è stato usato, nell’interesse di tutti? E’ stata fatta una presentazione dei dati. Ma a tutt’oggi non esistono delibere di sostegno alla bonifica ed i privati sono abbandonati alla loro iniziativa (e spesso le segnalazioni di amianto si risolvono con la “sparizione” dell’eternit o dei manufatti, operata da persone che non vogliono pagarne lo smaltimento e preferiscono buttare o seppellire abusivamente il materiale).
Eppure la base per una seria politica sanitaria (ed anche i Sindaci, sempre pronti a tagliare nastri, ricordino ogni tanto di essere le Autorità sanitarie dei loro Comuni) ci sono: le schede del censimento spedite nel 2002 hanno ricevuto una risposta nel 26% dei casi. Su 52.089 risposte gli edifici segnalati sono stati il 30%, cioè ben 15.442.
Nella sola Provincia di Pesaro 3156 edifici dei quali il 35% con amianto friabile, suddivisi in 5 classi di priorità a seconda della pericolosità e dell’accessibilità e dando la precedenza a quelli pubblici. Solo il 4% degli edifici censiti è stato bonificato (2002-2007).
Le schede compilate durante il Censimento prevedevano in calce queste possibilità di prevenzione: il controllo periodico dello stato del materiale segnalato, la corretta manutenzione, l’individuazione del responsabile per la gestione del problema, l’eliminazione della cause di danneggiamento del materiale, la dichiarazione dello stato di conservazione, la rimozione, l’incapsulamento ed il confinamento, la bonifica.
Praticamente niente è stato fatto in rapporto alla quantità e gravità dei casi segnalati.
Viviamo in una situazione che vede come unico “Tasso fisso” sicuro quello dell’aumento dei casi di tumore nella popolazione.
Il tumore al polmone ad esempio è cresciuto nella nostra Regione del 7,8 % negli uomini e del 9,2 nelle donne (e sono dati aggiornati al 2004!).
Cosa possiamo fare come cittadini? Manifestare, organizzare momenti di sensibilizzazione, coinvolgere gli amministratori locali per esigere iniziative concrete di prevenzione e di bonifica.
Come Coordinamento provinciale, nella nostra Carta dei diritti, abbiamo segnalato, oltre al grave problema delle polveri e nanopolveri da incenerimento, anche queste tre nocività: amianto, pesticidi, combustione delle plastiche (diossine), sulle quali agire come cittadini anche a livello comunale.
Chiediamo ai candidati sindaci e consiglieri, ad ai candidati alla provincia, di esprimersi proponendo piani di informazione, e di bonifica, valutando ed assicurando stanziamenti e se necessario sollecitando la Regione a farsi carico più seriamente del problema delle nocività.
 
 
 

 

Francesca Palazzi Arduini.

 

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