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Famiglie: come sono cambiate!

In margine all’iniziativa “Diverse normalità: famiglie, unioni, affetti, diritti nell’Italia di oggi”, riportiamo alcuni  dati e  semplici considerazioni molto utili a capire l’iniziativa, a partire dal testo che ci è in parte servito per le discussioni organizzative: “Diverse normalità. Psicologia sociale delle relazioni familiari” di Laura Fruggeri, del quale riportiamo una recensione anche in https://rimarchevole.wordpress.com/cocktail-damore
Perché famiglie al plurale:
in Italia vi sono oltre 22 milioni di nuclei familiari, dei quali le coppie con figli costituiscono il 44,3%, e le coppie senza figli il 19,6% (dati 2001).
Il dato in evoluzione è quello delle famiglie composte da una sola persona, che pare rappresentino quasi il 25% dei nuclei familiari. Nel 2001 questi rappresentavano già quasi 5 milioni e mezzo di nuclei.
Le libere unioni, o coppie di fatto, sono già segnalate nel 2002 come 544mila e coinvolgono quindi oltre un milione di persone, queste persone convivono ma non sono unite in matrimonio.
Tra le varie tipologie di famiglie abbiamo quelle monogenitoriali (ad esempio una madre coi figli), quelle plurinucleari (quelle in cui i partner provengono da una precedente separazione), quelle ricomposte (in cui il partner è già genitore), quelle con affido o con figli adottivi, quelle omosessuali, con o senza figli biologici o no, quelle autoctone o quelle immigrate, quelle a etnia minoritaria oppure prevalente. C’è poi il fenomeno LAT, living apart together, nel quale i partner vivono in due residenze distinte per scelta o per necessità.
Come si lega l’evoluzione economica e della libertà femminile a quella delle famiglie:
la famiglia non è più considerata un’entità fissa e immutabile, o con la retorica che la vede come nucleo produttivo di prole, come ai tempi delle dittature fascista e nazista.
In effetti, la stessa etimologia della parola ci richiama ad un significato meno ideologico: da Faam, che in osco significa casa, a Fanel, che in italico significa casa, la Famiglia rende il significato di luogo della vita e degli affetti ma anche in senso ampio, non necessariamente legato a legami di sangue tra le persone (come per il famiglio, famulus, degli antichi romani).
In Italia molto è cambiato, nella libertà di scelta coniugale e affettiva delle persone, e nell’organizzazione sociale e familiare, con la legge sul divorzio (1970), che fu anche sottoposta a referendum nel 1974.
Il numero dei divorzi segnava nel 2003 quota 43mila.
Ed è aumentata anche la percentuale delle persone che, prima del matrimonio, decidono di convivere: 4,6 %.
Le persone si organizzano quindi in maniera più elastica, e ciò significa anche una necessità di maggiore organizzazione sociale e mobilità. I tempi in cui lo stato di necessità materiale obbligava a mantenere nuclei familiari di tipo patriarcale allargato sono finiti, anche se la necessità economica costringe ancora i giovani a restare a lungo tempo in casa coi genitori.
L’evoluzione degli stili di vita si misura con le date dei cambiamenti sociali in favore delle donne:
nel 1919 le donne italiane hanno visto il riconoscimento del loro diritto di poter disporre dei loro beni patrimoniali,
nel 1955 è sparito l’obbligo di indicazione della paternità sui documenti (il famoso nn),
nel 1975  le madri si sono viste, con la riforma del diritto di famiglia, riconoscere la patria potestà sui minori.
Altre leggi hanno poi riconosciuto un allargamento del concetto di famiglia:
nel 2001 la legge 149 (concetto di Casa famiglia) e nel 2000 la legge 328 (comunità di famiglie).
Tra le famiglie “invisibili” al diritto ci sono ancora quelle omosessuali:
una ricerca del Censis segnala in Italia una percentuale tra il 6 ed il 12 % di omosessuali e bisessuali. Si tratta quindi di una cifra che va dai 3,6 ed i 7,2 milioni di persone.
In Italia una ricerca Arcigay seguita dall’Istituto superiore di sanità segnala che vi sono almeno 100mila bambini di coppie omosessuali, e che il 17.7% dei gay ed il 20,5% delle lesbiche italiane oltre i 40 anni ha figli.
http://www.modidi.net
La lega italiana delle famiglie arcobaleno conta oltre 400 famiglie iscritte,
http://www.famigliearcobaleno.org
La lega italiana delle famiglie di fatto fa atività di promozione di tutti i tipi di famiglie prive di riconoscimento civile, http://www.liff.tv
Laura Fruggeri, ordinaria di psicologia sociale a Parma, segnala nelle famiglie omosessuali c’è una buona distribuzione dei compiti domestici ed una negoziazione dei ruoli familiari dinamica e positiva.
Quali proposte e quali diritti per le unioni civili in Italia:
Vi sono state varie proposte di legge per il riconoscimento dei diritti civili alle coppie di fatto. Alcune più articolate e dettagliate, altre molto scarne e tendenti a concedere solo alcuni diritti (patrimoniali, spesso solo in parte, alla casa – riguardo la successione nel contratto di locazione e gli alloggi popolari-, all’assistenza sanitaria da parte del convivente…).
La più nota è la proposta Grillini e c. del 2002: i cosiddetti PACS, c’è poi stato il disegno di legge del 2007 (Dico) e quello di Rotondi e Brunetta, veramente scarno e privo del riconoscimento di nucleo familiare (Didorè, 2008). Nessuno è stato mai approvato.
vedi anche http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_civile
Eppure già in Italia vi sono due categorie di persone che usufruiscono di diritti specifici se conviventi: i giornalisti ed i deputati. I primi in campo previdenziale e assicurativo, i secondi anche per quello che riguarda la possibilità di adottare! (Togliatti e Jotti ad esempio adottarono una bimba pur essendo solo conviventi).
La legge 53/2000 ha comunque permesso ai conviventi di usufruire dei permessi retribuiti per la cura del convivente.
La legge 142/1990 sulle autonomie locali ha invece lasciato alle Regioni ed ai comuni la possibilità di istituire un registro delle unioni, certo non troppo utile vista l’assenza di una legge nazionale.
In Europa moltissimi paesi prevedono già invece riconoscimento e tutela delle famiglie di fatto:
– in Olanda, Belgio, Spagna, Norvegia (matrimonio)
– in Danimarca, Finlandia, Islanda, Regno Unito, Svezia (stessi diritti del matrimonio)
– in Andorra, Repubblica Ceca, Francia, Lussemburgo, Slovenia, Svizzera (unioni domestiche)
– in Austria, Croazia, Portogallo, Ungheria (alcuni diritti, senza bisogno di registrazione).

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