rimarchevole…

un blog di provincia…

Video riprese nei consigli comunali: quando la privacy diventa…vacancy!

Le riprese video in consiglio comunale vagano tra pre-censure e ipotesi d’appalto. Ecco una summa della situazione.
In tutt’Italia pare che i consiglieri comunali temano per la manipolazione della loro immagine da parte dei cittadini forniti di videocamera!

In tutt’Italia i comuni approvano regolamenti comunali che consentono la video sorveglianza delle strade e dei quartieri, e deliberano di far piazzare telecamere sugli snodi stradali e sui semafori… però, se l’immagine dei cittadini “per motivi di sicurezza” è catturabile, la loro, seppure nelle veste di pubblici rappresentanti, è difficile da diffondere!
In passato la giurisprudenza ammetteva solamente la presenza “dal vivo” alle sedute, considerando queste come un mero svolgimento di funzioni politiche e burocratiche dei quali i cittadini potevano, dopo, ed al massimo, richiedere trascrizione scritta. Scrive il consulente online di Asmenet Campania:
… la pubblicità della seduta non implica la facoltà di registrazione ma la libera presenza di chi abbia interesse ad assistere alle sedute. Tale posizione trova conforto nella giurisprudenza che, per esempio, con la Corte di cassazione, sez. I, n. 5128/2001, non ha rilevato profili di illegittimità in un regolamento che poneva il divieto di introdurre nella sala del consiglio apparecchi di riproduzione audiovisiva, se non previa autorizzazione, e ha rigettato, con il Tar Veneto, sez. II, n. 60/2002, il ricorso contro il diniego del rilascio di copia di una registrazione su nastro di una seduta consiliare, per il fatto che la stessa, «non costituendo un documento amministrativo, ma un mero ausilio riconducibile a semplici appunti», non rientra nell’ambito di applicazione della legge n. 241/90, che invece riguarda il verbale redatto dal segretario comunale, avvalendosi della registrazione (nello stesso senso il tribunale amministrativo regionale delle Marche n. 170/97).
Ora molto sta cambiando, grazie al pronunciamento del Garante per la privacy dell’11 marzo 2002 che ha stabilito la liceità di riprendere le sedute dei consigli comunali, in quanto per definizione aperti al pubblico. Certo, il Garante stabilisce che il consiglio comunale ha facoltà di
imporre un regolamento che garantisca la tutela della privacy, però il confine tra motivi di privacy e motivi di censura va ben chiarito. Altrimenti, in qualsiasi momento, ogni consigliere restio a voler far sapere come voterà e cosa dichiarerà in un consiglio comunale potrebbe appellarsi alla sua privacy, chessò, magari lamentando la sua contrarietà ad essere ripreso quel giorno per motivi personali.
Riguardo ciò non possiamo che essere d’accordo con la risposta al loro sindaco dei “grillini” del comune di Vigasio del 15 febbraio 2009:
…Appare poi inconsistente la motivazione che i consiglieri sarebbero intimiditi dalla video ripresa, in quanto il consiglio rappresenta un momento di discussione pubblica e un esercizio di democrazia e non una mera discussione tra privati. Se un consigliere è timido vuol dire che non è portato per esercitare pienamente il ruolo pubblico che riveste e non è obbligato da nessuno a fare politica!

Anche alcuni consiglieri comunali di Asti c’hanno provato, con la timidezza, che certo non manca quando si tratta di rilasciare dichiarazioni o attaccare gli avversari, ma… sembra spuntare coi suoi virgulti quando i cittadini chiedono di allargare il diritto di seguire le sedute consiliari usufruendo di riprese video: …appena il presidente del Consiglio Giovanni Boccia ha segnalato all’aula la loro presenza, il sindaco Giorgio Galvagno ha reagito duramente definendola situazione “illegale” e minacciando di abbandonare la seduta. Qualche consigliere, accusa Galvagno, potrebbe sentirsi inibito nel1a sua azione dalla presenza della telecamera(29 settembre).
Anche a Villafranca le cose non sono andate diversamente, leggiamo Da L’Arena di Verona di Giovedì 25 Settembre 2008: Ha tirato in ballo la legge sulla privacy, gli orari e, addirittura, la timidezza dei consiglieri. In questo modo, il sindaco Daniela Contri ha messo alla porta del consiglio comunale le telecamere di Beppe Grillo. Con una lettera di una paginetta, ha negato il permesso agli esponenti villafranchesi del gruppo di amici del comico genovese di riprendere e trasmettere in internet le sedute dell’assemblea civica”.

Alcuni sindaci e presidenti di consiglio comunale hanno cercato di riaffermare che i consigli comunali sono pubblici sì, che però Il cittadino, se veramente interessato, faccia il sacrificio di recarsi in Comune e assistere “dal vivo” al consiglio. Gli orari sono sempre fissati in ore serali o nella mattinata di sabato, quindi comodi per la cittadinanza (Daniela Contri, sindaco di Vigasio).
Quindi, pur esistendo ora la possibilità tecnica di far accedere una grande quantità di cittadini, anche in differita, ai lavori dei consigli comunali, c’è chi si appella al vecchio sistema negando pregiudizialmente… il progresso.
Quali possono essere le motivazioni inerenti la privacy cui si può richiamare un consigliere comunale per non essere ripreso? Eventuali condizioni personali del momento che non ritiene debbano essere conosciute da tutti? Certo, anche se in quel caso potrebbe semplicemente chiedere al presidente del consiglio comunale di visionare le riprese effettuate prima che siano pubblicate sul web e/o esigere di non comparire. I consiglieri ovviamente possono richiedere di essere avvisati prima dell’effettuarsi delle riprese, anche se non pare lecito richiedere un avviso preventivo con tempi lunghi, che limiterebbe la libertà di organizzativa chi vuole riprendere la seduta.

Non sembra lecita neanche la pretesa di vedere poi pubblicate per intero le riprese (affermando che altrimenti potrebbero essere manipolate) perché esistono già norme sulla diffusione delle notizie (anche video) che tutelano le persone da manipolazioni e quindi altre limitazioni eserciterebbero una censura suppletiva alla libertà garantita a tutti (anche ai non professionisti) di riportare frasi e avvenimenti nella loro peculiarità. Sarebbe giusto quindi anche ammettere la pubblicazione su web di parti delle sedute consiliari (votazioni, interpellanze e risposte ad esse ecc.) senza dover caricare sul web pesanti files omnicomprensivi.

A questo proposito di è espresso anche l’Ordine dei giornalisti del Veneto, che ha diffidato il comune di Creazzo per: Un provvedimento che limita pesantemente il dritto di cronaca e di critica sancito dalla Costituzione e che cerca di introdurre un pericoloso principio di censura preventiva all’attività dei giornalisti radio-televisivi e su web 

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori, a nome del Consiglio regionale, ha diffidato il sindaco del Comune di Creazzo, in provincia di Vicenza, invitandolo a revocare immediatamente il Regolamento per la disciplina delle video riprese e trasmissioni delle sedute del Consiglio comunale di Creazzo, approvato lo scorso 28 ottobre.

“Abbiamo già incaricato i nostri legali di valutare la possibilità di impugnare la delibera comunale in sede giurisdizionale – ha dichiarato Amadori – I consigli comunali sono pubblici e non è legittimo impedirne la trasmissione o prevedere, come ha fatto il Comune di Creazzo, l’obbligo di sottoporre a parere preventivo del sindaco la possibilità di trasmettere alcune o tutte le immagini di una seduta.”. ”Il regolamento vieta la “diffusione parziale delle riprese effettuate in quanto in contrasto con le finalità dell’informazione pubblica completa e trasparente”, e vieta di “esprimere opinioni o commenti durante le riprese”: esattamente il contrario di quanto stabilito dallo stesso Garante della privacy”.

Una soluzione pattizia, che non dovrebbe limitare comunque ai privati di effettuare delle riprese (e di assumersi la responsabilità dei modi della loro diffusione, in accordo con le norme sulla stampa e sulla privacy), è quella ad esempio del comune di Molfetta, che ha deciso un anno fa di garantire ad una testata giornalistica, Il Fatto, le video riprese, dopodiché ha ritirato la concessione ed ha bisticciato sulle norme per un regolamento per le riprese. Scrivono i redattori de il Fatto, il 14 marzo 2009:

Sembrava che le due parti, minoranza da una parte e maggioranza dall’altra, fossero in grado di discutere il regolamento e magari di addivenire ad una soluzione congiunta. Ed invece alla fine, messa ai voti l’approvazione del regolamento, la maggioranza …si è astenuta bocciando di fatto l’adozione del regolamento…Prima del voto Leonardo Scarigno, presidente della commissione affari generali, incaricata di analizzare la vicenda, aveva reso noto che il presidente del Consiglio, Camporeale aveva fatto sapere che era intenzione della presidenza assicurare il servizio di video ripresa utilizzando attrezzature e personale comunale e che nell’ambito del prossimo rifacimento dell’impianto audio della sala “Carnicella” con la spesa di circa 2000 euro si sarebbe provveduto ad installare anche telecamere e microfoni idonei a video registrare le sedute.

Le immagini saranno poi trasmesse sul sito web del comune ed eventualmente concesse anche alle testate giornalistiche. In tal modo l’amministrazione –monopolizza- il servizio di video ripresa delle sedute della massima assise cittadina”.

Così anche la vicenda di Fano cade nei contorni di una diffusa antipatia dei politici per i mezzi di comunicazione di massa, nel momento i cui questi sono gestiti dai cittadini, e prelude ad atteggiamenti pre-censori che ignorano volutamente l’esistenza di leggi che garantiscono comunque a tutti la tutela da manipolazioni o tentativi di diffamazione tramite l’uso di dichiarazioni ed immagini, volendo invece imporre norme in più per ostacolare l’esercizio del diritto di cronaca.
Va ricordato infatti che l’onore e la reputazione sono protetti dall’art. 595 del codice penale. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa -giornali, televisione, altri mezzi di informazione- o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità -tipo Internet-, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a lire un milione. Nel caso di diffamazione connessa col mezzo della stampa, televisivo o radiofonico, consistente nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è la reclusione da uno a sei anni e quella della multa non inferiore a lire 500.000. Peggio che per i bancarottieri!
Di cosa si preoccupa allora il consigliere Neumann, del consiglio comunale di Fano, che ha dichiarato di essere contrario alle video riprese degli Amici fanesi di Beppe Grillo perché teme che essi manipolino le sue dichiarazioni dandone una versione distorta?
…Mentre sembra che anche il Comune di Fano sia in procinto di approvare un regolamento, i grillini fanesi raccontano di strani episodi concernenti la presenza, già rilevata ma accettata, di persone con videocamera all’interno del Consiglio comunale. In seguito, oltre a rifiutare le riprese agli amici di Grillo (in ultimo il 12 febbraio 2009), il Comune ha rifiutato l’ingresso anche alle videocamere dell’emittente televisiva Fanotv.

Dopo aver richiesto ufficialmente al 1° dicembre 2008, con lettera indirizzata alla presidente Cucuzza, la possibilità di riprendere con videocamera le sedute del Consiglio Comunale, abbiamo atteso quasi due mesi per la risposta…. Ma nessuna risposta è giunta! Inoltre i Capigruppo hanno stabilito di rinviare una eventuale deliberazione a modifica del Regolamento del consiglio sulle riprese video a dopo le elezioni di giugno!
Armati di telecamera siamo allora giunti al Consiglio Comunale del 19 gennaio 2009, dove siamo stati accolti dal Vicepresidente del Consiglio Neumann che ci ha detto che non avevamo l’autorizzazione per motivi di privacy. Allora abbiamo chiesto gentilmente se poteva chiedere a inizio seduta se c’era qualche consigliere che si opponeva alle riprese per tutela della privacy. Se ci fosse stato anche un solo consigliere di questo avviso, avremmo sicuramente spento la nostra telecamera. Neanche questa cortesia è stata accolta!
Possiamo comunque ricordare che, per chi esercita la professione di giornalista, ma ciò è ipoteticamente estendibile a chi è responsabile di un sito o di una testata web, lo stesso parere del Garante per la privacy dispone che per quello che riguarda i consigli comunali: La diffusione delle immagini da parte della televisione locale può essere effettuata, ha chiarito l’Autorità, senza il consenso degli interessati (art. 25 l. 675/96 e codice deontologico sull’attività dei giornalisti)Recita infatti l’ Art. 25.sul trattamento di dati particolari nell’esercizio della professione di giornalista:
“1. Salvo che per i dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, il consenso dell’interessato non è richiesto quando il trattamento dei dati di cui all’articolo 22 e’ effettuato nell’esercizio della professione di giornalista e per l’esclusivo perseguimento delle relative finalità, nei limiti del diritto di cronaca, ed in particolare dell’essenzialita’ dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico. Al medesimo trattamento, non si applica il limite previsto per i dati di cui all’articolo 24. Nei casi previsti dal presente comma, il trattamento svolto in conformità del codice di cui ai commi 2 e 3 può essere effettuato anche senza l’autorizzazione del Garante.”
Ma ancora più interessante la nota degli amici di Beppe Grillo fanesi:

...il 10 gennaio 2009 sulle pagine del Resto del Carlino è apparsa una foto con il Consiglio Comunale composto dall’attuale giunta in fervida attività e tra il pubblico una bella telecamera piazzata a riprendere il tutto… noi non sappiamo chi era l’operatore ma ci chiediamo “se già è avvenuto che si potesse riprendere l’attività del Consiglio, come mai a noi questa possibilità vuole essere negata?
Il 12 Marzo 2009 la consigliera Serafini di Fano futura, nel momento del rifiuto anche a Fanotv di effettuare riprese, protesta pubblicamente. Anche il consigliere regionale Prc Michele Altomeni protesta, ipotizzando la possibilità del Comune di appaltare il servizio a Fanotv (o, dice, a RADIO locali)… alla faccia della garanzia dei diritti dei cittadini e pure del servizio pubblico!
Aprile 2009: è notizia pubblica che il Comune di Fano ha approvato un regolamento per le riprese video che consente solo alle emittenti televisive ed ai giornalisti accreditati di effettuarle.
Ultimissime luglio: la notizia è confermata, il consiglio comunale propone di permettere le riprese solo alle emittenti accreditate e la diffusione dei filmati dopo un placet formale. Intanto… la provincia di Pesaro e Urbino si impegna invece a trasmettere le sedute del consiglio provinciale su di un apposito sito.

Esiste già un suo canale Youtube
http://www.youtube.com/user/ProvinciaPU
ed un sito:

http://video.provincia.pu.it/

sul quale ci auguriamo vengano messe a disposizione le riprese integrali delle sedute consiliari.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: