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Distrutta la comunità Rom a Pesaro/ Appello

Non in nostro nome

Al Sindaco di Pesaro, al Prefetto, alla città di Pesaro

Noi, associazioni, realtà cittadine, semplici abitanti e frequentatori di questa città, avuto notizia delle operazioni di polizia  contro le famiglie rom presenti a Pesaro il 25 febbraio,riteniamo quanto successo una grave sconfitta politica e sociale di una città come la nostra.

Una comunità rom di poco più di 30 persone tra adulti e bambini, che non si è mai fatta notare per atteggiamenti contrari alla legge ma cercava semplicemente di sopravvivere alla meno peggio, è stata sgombrata e costretta ad allontanarsi con la forza.  Donne, bambini, malati costretti ad andarsene. Dove?  Non importa,  l’importante è fuori dai confini comunali.

Si dirà: avevano occupato illegalmente una fabbrica, una casa abbandonata, ed è reato.
Noi diciamo: la fabbrica, la casa  erano vuote, fatiscenti, in vendita
da chissà quanto tempo e chissà per quanto tempo, e loro non avevano
una casa, un posto dove stare. E fa freddo, d’inverno.

Si dirà: non avevano un lavoro onesto.
Noi diciamo: è vero, ma lo hanno cercato, hanno bussato a tante porte
e nessuno ha dato loro una possibilità.

Si dirà: erano dei parassiti, volevano vivere sfruttando la carità della gente.
Noi diciamo: a chi non ha nulla, basta poco, meno del superfluo di chi ha troppo. Non amiamo la carità, ma la solidarietà sì.

Si dirà: erano sporchi, puzzavano, non sanno vivere.
Noi diciamo: provate a vivere senz’acqua, senza luce, e sapendo che vi
possono sgombrare in ogni momento, e vediamo che decoro siete capaci
di mantenere.

Si dirà ancora: i bambini non possono vivere in quelle condizioni.
Noi diciamo: E’ vero, non dovrebbero. Ma sono bambini amati, e  per
non perderli i genitori sono stati costretti a lasciare quel poco che
potevano avere qui. e adesso quei bambini vivono ancora peggio.

Si dirà: Pesaro adesso è più sicura.

Noi diciamo: NO, Pesaro adesso è meno civile, meno giusta, meno ricca. Meno nostra.
info e adesioni: altlib@altraofficina.it
329.6180304

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DISTRUTTA LA COMUNITA’ ROM DI PESARO

 LE AUTORITA’ AVEVANO L’ORDINE DI SGOMBERARE E DI SMEMBRARE LE FAMIGLIE

FOTO: http://www.everyonegroup.com/downloads/pesaro25.zip

Gruppo EveryOne: “Abbiamo vissuto momenti tragici. Una donna è caduta a terra. Madri e padri di famiglia in lacrime volevano darsi fuoco se avessero tolto loro i bambini. Proibita la mediazione umanitaria ai nostri attivisti e nessuna assistenza ai malati”. Inatteso il raid della forza pubblica, perché Sindaco e autorità si erano impegnati formalmente ad attuare un programma di integrazione casa-lavoro
 
Nella mattina del 25 febbraio, a Pesaro, circa 20 tra agenti della Polizia di Stato e della Polizia Locale sono intervenuti intorno alle 7.00 in via Fermo 49, all’altezza della fabbrica dismessa dove da quasi un anno si erano rifugiati 30 Rom romeni – tra cui pazienti cardiopatici e oncologici dell’ospedale San Salvatore, molte donne e 9 minori, compreso un bimbo di pochi mesi – con l’obiettivo di sgomberare lo stabile e sottrarre tutti i minori ai genitori. “Siamo accorsi sul posto e abbiamo assistito a scene strazianti” riferiscono gli attivisti del Gruppo EveryOne. “Madri e padri erano in lacrime e i bambini terrorizzati. Gli agenti avevano annunciato che i bambini sarebbero stati affidati ai Servizi Sociali e quindi sistemati in una comunità. Solo le mamme, però, avrebbero potuto restare con loro, mentre i padri sarebbero stati messi in mezzo alla strada”. Nico Grancea, uno dei più noti attivisti Rom in campo internazionale, faceva parte della comunità “nomade” che viveva a Pesaro. “I poliziotti ci hanno detto che il proprietario della fabbrica aveva denunciato l’occupazione dello stabile, ma sapevano che il Sindaco e tutte le Istituzioni pesaresi erano al corrente della nostra presenza nell’edificio, dove ci siamo rifugiati per sfuggire povertà e intolleranza in Romania. Molte delle persone sgomberate si trovavano sotto la tutela del Parlame nto europeo, perché avevano denunciato di aver subito gravi aggressioni, pestaggi e intimidazioni in Italia, sia da parte della Forza Pubblica che di razzisti”. Le autorità, però, non hanno ascoltato alcuna ragione, nonostante Roberto Malini e Dario Picciau di EveryOne spiegassero loro la delicata condizione di testimoni per l’Unione europea della comunità Rom che veniva invece smembrata e sgomberata. “Il nostro Gruppo aveva ottenuto un impegno formale da parte del Comune di Pesaro” proseguono gli attivisti, “che garantiva un programma casa-lavoro. Il programma avrebbe dovuto iniziare all’inizio di settembre 2008, ma è stato sempre rimandato. Il Messaggero e altri quotidiani locali riportano le dichiarazioni del Sindaco e di alcuni Assessori, riguardo all’impegno assunto dal Comune”. Il Gruppo EveryOne aveva già segnalato nomi, cognomi e caratteristiche della comunità Rom sia ai Servizi Sociali che alle Autorità. Il locale Ospedale San Salvatore, quando è stato informato della presenza di bambini, donne incinte e malati gravi, ha intrapreso un programma di assistenza che ha assicurato cure mediche alle famiglie. Disattesi i tempi in cui era previsto il progetto di inclusione e stremata dalla povertà e dall’inverno, la comunità si trovava ora di fronte al dramma umanitario contro cui si battono la Commissione europea, il CERD delle Nazioni Unite e le organizzazioni internazionali per i diritti dei Rom:  la sottrazione di mino ri da parte delle autorità. “Le famiglie Rom fanno dell’unione la loro stessa ragione di vita,” spiegano gli esperti EveryOne, “e in molti casi lo smembramento provoca tentativi di suicidio da parte dei genitori. Negli anni dell’Olocausto, i nazisti conoscevano questo aspetto della cultura Rom e infatti ad Auschwitz, a differenza delle famiglie ebree, quelle ‘zingare’ venivano tenute unite nello ‘Zigeunerlager’. Quando padre, madre e figli vengono separati, si creano situazioni di dolore e panico incontrollabili. Durante l’operazione di polizia, una giovane donna è stramazzata a terra, altre si lamentavano disperate, mentre una mamma nascondeva un coltello da cucina in una piega della gonna e sussurrava che si sarebbe sgozzata se l’avessero divisa dal marito. Nonostante il cordone di poliziotti, siamo riusciti a comunicare con la comunità Rom, evitando il peggio”. Non veniva garantita libertà di movimento e comunicazione con gli altri attivisti neanche a Nico Grancea, il giovane attivista protagonista di tante azioni a tutela dei diritti dei Rom perseguitati, testimone e consulente per il  Parlamento europeo e organizzazioni internazionali per i diritti umani. “Mia moglie aveva in braccio il nostro bimbo di quattro mesi,” racconta Nico, “mentre le altre madri erano terrorizzate da ciò che si stava prospettando. Gli agenti non ci ascoltavano, non vedevano famiglie davanti a loro, ma una pratica da sbri gare. (…)

Gruppo EveryOne
> http://www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
> Mobile: +39 334 8429527 – +39 331 3585406

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il febbraio 28, 2009 da in migranti con tag , , , , , , .
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