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La convenienza governa la città: ma quella di chi?

In un articolo su Il Corriere Adriatico, il 19 febbraio Lorenzo Furlani titolava: “Pierini si schiera contro massoneria e Cl: “Esercitano pressioni che condizionano le scelte. Occorrerebbe affrontare di petto questi gruppi”.
potremmo credere che si tratti di un assessore di una giunta laica e di sinistra, che osa criticare il potere di Cl, e invece appartiene alla giunta Aguzzi, di centro destra… E continuava:
“E’ stato primario ospedaliero e presidente dell’ordine provinciale dei medici, ora è assessore comunale alla salute. La sua conoscenza della sanità, dunque, è privilegiata come potrebbe essere quella della massoneria, visto quanto è radicata questa associazione iniziatica nell’ambiente socio-ospedaliero di Fano, secondo la lista della rivista La Voce delle Voci ripresa ieri dal Corriere Adriatico.
“Non sono iscritto alla massoneria né lo sono mai stato – afferma l’assessore fanese Giovanni Pierini, già primario di neurologia del San Salvatore di Pesaro, per tacitare le voci che lo riguardano – Lavorando nella sanità conosco alcuni massoni ma non sono mai stato iniziato ai loro metodi. Del resto ho già dichiarato pubblicamente che sarebbe ora di affrontare di petto la presenza nella sanità di associazioni massoniche e paraclericali, come Comunione e Liberazione”.
Quale effetto producono?
“Esercitano pressioni, come fa ogni gruppo portatore di interessi, che possono condizionare per esempio la nomina di un primario o l’acquisto di attrezzature sanitarie”.
L’inchiesta di Lorenzo Furlani, con gli articoli apparsi il 17, 18 e 19 febbraio ha il merito di aver segnalato un problema che sta al nocciolo della politica: il legame quasi “tribale” tra convenienze e amicizie e le scelte di governo delle città.
E non è questione di “massoneria” ma di “massonerie”, poiché ormai le cordate sono estese e trasversali, e lo vediamo bene a livello nazionale, dove le Famiglie (anche quelle legali oltre che a quelle…metaforiche) contano così tanto che quasi sempre gli accordi che che contano per l’economia si fanno nei salotti, alle cene, e continuano con telefonate e chiaccherate informali che servono a impostare affari miliardari (ecco perché le intercettazioni telefoniche danno fastidio).
Citiamo dall’articolo di Furlani del 18 febbraio:
“Nel settore della cultura spiccano due figure: Franco Battistelli, storico e membro del Cda della Fondazione teatro della Fortuna, e Francesco Milesi, presidente dell’Accademia fanestre. Ci sono anche il segretario provinciale della Uil Riccardo Morbidelli (Marotta) e il vicequestore Fernando Briganti, consulente per la sicurezza del candidato sindaco del Pd Federico Valentini, incorso a ottobre in una condanna a due anni di carcere da parte del Tribunale di Bergamo per presunte tangenti sui permessi di soggiorno quando comandava la polizia stradale bergamasca.”
E poi, prosegue Furlani, vi sono  le alleanze e gli scambi decisi dagli uomini forti, massoni e no:
“Nella lista anche Giuliano Foligna, ex direttore della Coofin, l’imprenditore Marco Talevi e il costruttore Alfredo Lungarini. Quest’ultimo è socio e membro del Cda della Madonna Ponte spa, la società controllata dai più grandi costruttori di Fano, che ha convinto la giunta comunale ad azzerare il progetto di conversione urbanistica della zona industriale dell’ex zuccherificio.
“Tra i proprietari della Madonna Ponte anche Fabio Tombari che non è in odore di massoneria né è politicamente sodale dell’amministrazione comunale eppure presenta il più rilevante conflitto di interessi noto come presidente della Fondazione Carifano, finanziando con tre milioni di euro la nuova casa di riposo a San Lazzaro da affidare in gestione al Comune, che sarà inaugurata ad aprile. A riprova di quanto il rischio di condizionamenti sia esteso e trasversale.”
La scissione quindi, tra cittadini e politica, non è causata solo dalla questione della rappresentanza e della delega, è anche frutto di un modo di fare fare politica che dipende praticamente in toto da chi sa e puo’ piazzare gli uomini giusti al posto giusto. Non bastano le nuove liste, da quelle ” a cinque stelle” di Grillo (a bene vedere poi, anch’esse costituite con metodi spesso oscuri e poco partecipati), e tantomeno servono le nuove campagne elettorali che puntano alla faccia ed al leaderismo. E  non è un caso che le donne manchino così tanto dai luoghi della politica istituzionale: prendiamo come sempre l’esempio di Fano.
Abbiamo una popolazione di 30237 maschi e di 31962 femmine. Ci si aspetterebbe che in consiglio comunale sedessero perlomeno, su 30 consiglieri, almeno 15 donne. Invece (e in altre parti d’Italia è pure peggio):
il centro destra ha 4 consigliere su 20, la sinistra ne ha una su 10.
I candidati sindaci della prossima tornata elettorale sono tutti maschi.
Dove sono le donne? A fare volontariato, a badare alla famiglia, a insegnare, a curare… perché non si impegnano in politica? Perché è una questione di sensibilità e di metodo: se qualcuno vi chiede di giocare, e sapete già che non vi darà mai la palla, e che comunque le regole sono tutte scritte per lui, voi che fate? Accettate un posto di Cariatide (vi ricordate Rosy Bindi, alla quale venne rifilata la patata bollente della Sanità, o Simonetta Alfassio a Fano, alla quale venne rifilata la patata bollente della viabilità, o l’attuale presidente del consiglio comunale, Maria Antonia Cucuzza, che ha dovuto parare ai suoi colleghi maschi che non volevano essere ripresi dall webcam?)… o vi tenete alla larga?

 Dada Knorr.

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