rimarchevole…

un blog di provincia…

Cara E.,

mi rivolgo a te ora che tutto è finito e che nessuna parola può essere sospettata di entrare nel gioco delle parti … Non scrivo il tuo nome per rispetto e per pudore, infatti di fronte all’orribile sciacallaggio di immagini e al continuo ripetere la tua vicenda, ho provato solo un grande dolore. Ti scrivo ricordando che nel 2004 firmai una petizione nella quale si chiedeva il rispetto delle tue volontà, proprio quella petizione che qualcuno al Governo dice di non aver mai ricevuto. Allora, segno di tempi più civili, di te conoscevo solo la lettera iniziale del nome e del cognome, e avevo accolto quel silenzio sulla tua vicenda personale come un segno positivo perché mi interessava sostenere la volontà di un soggetto e non intendevo conoscere i particolari di una storia dolorosa e privata. Ti scrivo da coetanea, nel 92 infatti ero una ventenne che faceva l’Università, che scopriva il mondo …  Iniziavo un percorso di maturazione che a te è stato impedito da un evento tragico che non ti ha uccisa ma ti ha lasciata intrappolata in una vita non più tua. E anche per questo le immagini bellissime dei tuoi sorrisi, in quei nostri anni della adolescenza, riproposte in ogni luogo a ricordare quello che non sei più stata dopo quell’evento, in una sovrapposizione di quello che eri con quello che non hai potuto essere, le ho trovate una terribile incursione nei ricordi della tua famiglia e un’appropriazione indebita del tuo passato, con la volontà precisa di mistificare il presente. Se provo a pensare, guardando indietro alla tua vita di questi anni che sono stati anche quelli della mia crescita, è nell’impossibilità di esperienza, nell’essere consegnata muta e immobile alle mani degli altri dentro le mura di un edificio, che il cuore mi si stringe in un grido soffocato. Ecco perché oggi scrivo, non per ricordare quella paura e quel dolore indicibili e forse inimmaginabili da chi non li ha vissuti, ma perché oggi tutto questo è ormai finito, e dal luogo della passività più assoluta, tu hai fatto valere la tua volontà attraverso l’atto estremo d’amore di chi ha sofferto le pene più atroci per far riconoscere la tua soggettività. La retorica paternalistica e patriarcale ha avuto facile gioco a mostrarti come un soggetto bisognoso di cure, privo di volontà, su cui poter scatenare i suoi peggiori fantasmi d’ipocrisia e la sua più tragica malafede, ha fatto di te un simbolo della vita da vivere ad ogni costo, anche quando non è più la vita di una persona che esperisce e comunica, anche quando non è più una vita che quella persona vorrebbe vivere, ed ha avuto facile gioco perché ha usufruito dello stereotipo della fragilità, della passività in cui è intrappolato ancora oggi il genere femminile, ha utilizzato la femminilità come simbolo del corpo della vita ma non di una vita vissuta da un soggetto che può decidere liberamente e completamente, che può scegliere di fronte agli eventi della vita. Ebbene, nonostante ogni tipo di strumentalizzazione, sei riuscita a non farti prendere sotto tutela, a non farti privare ancora una volta della tua volontà, a non essere più il simbolo della loro frustrazione. Tuttavia non occorre biasimarli tutti. Alcuni e sono i peggiori, hanno solo utilizzato la tua vicenda per fini politici, la tua come quella di chiunque altro, senza scrupoli. Altri, che non hanno mai visto un reparto di lungo-degenza, che non conoscono i luoghi dove si vive in coma e dove le persone possono non risvegliarsi, non sanno e pertanto non dobbiamo colpevolizzarli. Poi ci sono coloro che sostengono la vita ad ogni costo e si fanno paladini di un paradigma vitalistico dove la persona non ha più il posto centrale, dove l’incarnazione vissuta, la vita come esperienza di relazione e di amore cede il passo alla vita ad ogni costo, anche se spersonalizzata. Allora vorrei chiedere a queste persone se loro vorrebbero vivere ad ogni costo e se mai si sono chieste se davvero accetterebbero di stare senza una vita propria a dipendere dagli altri, ridotti ad essere solo un corpo che è nutrito e che è curato nei suoi bisogni fisiologici, per anni e anni senza la prospettiva di potersi riprendere, tenendo nella morsa del dolore senza speranza, i propri cari… Ma oltre a tutti questi ci sono anche quelli che sono vittime della tentazione dell’egoismo, e tra di loro ci sono stata anche io nella mia esperienza vissuta accanto a chi si è trovato nella tua situazione. E’ l’amore sconfinato per la persona che è immobile in un letto e che non potrà tornare a vivere che fa dire in modo egoistico «ancora è viva, ancora è con me» mentre si cede alla tentazione di vivere completamente per quella persona e ci si mette nella condizione di sacrificare tutto pur di mantenere un corpo in vita e di nutrire una speranza senza senso. Ma allora è bene che ci si chieda, anche guardando a te e al tuo esempio, se è davvero questo che quella persona vorrebbe e se è questo che noi stessi vorremmo … 

Ed oggi, dopo quello che è successo, mi viene da dirti che grazie a te e al coraggio titanico dei tuoi cari, anche se non abbiamo imparato niente, e soprattutto a rispettare le decisioni degli altri, almeno questo dubbio, questa riflessione, questa domanda, possiamo iniziare a farcela serenamente, senza vergognarci.

Monia Andreani

Con Eluana, con la sua famiglia.
Il governo italiano, nella persona di silvio berlusconi, ha spiegato pubblicamente come intende consumare il più grave attacco alla libertà individuale mai effettuato con questi mezzi, assolutamente propri di un regime assolutista.
Un governo che si mette a fianco del vaticano in una battaglia tesa semplicemente a togliere alla famiglia di Eluana Englaro il diritto di applicare la volontà della figlia, cioè di mettere la parola fine ad una vita in stato vegetativo.
 
Segnalo  l’articolo di Luca Sofri, giornalista della trasmissione Condor su Raidue, su Internazionale del 30 gennaio:
“Obiezione senza coscienza”.
“La vicenda di Eluana Englaro è una occasione per affrontare un discorso generale sull’obiezione di coscienza e sul suo significato per un paese civile e democratico. L’arcivescovo di Torino Severino Poletto ha suggerito ai medici che dovessero essere costretti ad occuparsi di Eluana Englaro di appellarsi all’obiezione di coscienza. Molti hanno cercato di restituire nobiltà a questo tipo di scelta, che negli ultimi anni è diventata soprattutto un alibi strumentale per dare dignità a delle semplici violazioni di legge.
Chi decide di violare una regola dell stato per rispettare un profondo convincimento “dovrebbe essere disposto a pagare un prezzo pur di non allontanarsi da quel convincimento. Una legge sull’obiezione di coscienza, in termini pratici, dovrebbe sancire una sorta di pena alternativa: lo stato rispetta le tue ragioni per violare alcune leggi, e attenua le conseguenze penali e civili della tua violazione (nel caso del servizio militare, l’obiettore accettava di svolgere il servizio civile che, in un primo tempo, durava perfino più di quello militare). Lo stato, però, si limita ad attenuare le conseguenze e mantiene un deterrente contro gli abusi strumentali. Non concede l’impunità.
A differenza di quanto vuole far credere chi ne parla con leggerezza, in Italia non esiste una legge sull’obiezione di coscienza. Esistono delle norme che prevedono la possibilità di fare obiezione di coscienza in relazione a violazioni della legge ben definite: il servizio militare obbligatorio (ormai abolito), l’aborto e la vivisezione.
E’ del tutto arbitrario e illegale estendere il concetto, dandogli una validità generale, per creare delle eccezioni ad altre leggi e sentenze. Queste eccezioni sarebbero dei reati, e come tali giustamente perseguibili.
E’ sbagliato dire che il cardinal Poletto ha suggerito ai medici di “fare obiezione di coscienza” nel caso di Eluana Englaro. L’arcivescovo gli ha suggerito di violare la legge. (…)”
http://www.wittgenstein.it

Come mai le gerarchie clericali sono sempre così sicure di poter scavalcare norme e regole quando gli fa comodo, rifugiandosi nella extraterritorialità e nella pretesa superiorità della loro etica?

Campagna nazionale  Fammi scegliere: http://www.fammiscegliere.com
Campagna nazionale sul testamento biologico lanciata da Ignazio Marino:
http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it

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