rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per testamento biologico

Lettera aperta ai candidati sul Testamento biologico


Lettera aperta ai candidati alle elezioni regionali 2010 nella provincia di Pesaro e Urbino.

Istituzione dei registri comunali delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento sanitario (Testamento biologico).

Cari candidati,
si sta attuando in questi giorni uno strano fenomeno: l’arrivo di Beppino Englaro in provincia ha creato un florilegio di conferenze, sia con la sua presenza che no, sul caso della figlia Eluana. A Urbino, Fano, Pesaro, per un totale di 7 conferenze in 4 giorni sul tema.*
A ciascuna di queste conferenze la parola “testamento biologico” verrà sicuramente nominata, però nelle settimane precedenti questi eventi nessuno si è preso la briga di coordinare gli sforzi di tutti per fare qualcosa di più in merito a quel che dovrebbe essere l’ispiratore di queste iniziative. Il fattore di cui parlo è la libertà individuale degli esseri umani. Basti citare l’art.32 della Costituzione che impone il rispetto delle volontà di cura.
Di fronte ai progressi della scienza medica l’unico modo di tutelare la libertà umana, le volontà individuali, che esse siano improntate alla laicità o alla dottrina religiosa, è l’espressione pubblica di queste.
Perciò sia i detrattori della scelta di Englaro di far rispettare la volontà della figlia, coloro che quindi non riconoscono né la famiglia né la magistratura come aventi giurisdizione sul corpo muto di un congiunto o di un cittadino, sia i laici, che invece si dicono a favore della libertà di scelta, dovrebbero comunque essere uniti nello stabilire CHE IN OGNI COMUNE SIA DA SUBITO ISTITUITO il registro delle Dichiarazioni anticipate di Trattamento sanitario.*
Vi chiedo quindi di destinare u po’ del tempo dedicato alla campagna elettorale ad esprimere, di qualsiasi coalizione facciate parte, il vostro impegno a favore dei Registri comunali, o di comunicare comunque agli elettori ed alle elettrici il perché di una vostra eventuale astensione o voto contrario qualora in Consiglio regionale venisse discussa una deliberazione in merito.
Parlo di una tematica che, come diceva Totò, tocca tutti e coinvolge in pieno le metodiche delle strutture sanitarie, il problema del consenso informato al trattamento sanitario, la bioetica. Non si quindi tratta solo di un argomento da talk show e nemmeno di una nicchia d’interesse di pertinenza di minoranze politiche.

Da cittadini, sapremo giudicare le vostre espressioni.

L’invito è esteso a tutti i Sindaci dei Comuni della provincia.

 Francesca Palazzi Arduini.

*Lo scrittore Mozzi a Urbino e Pesaro, Englaro a Urbino, poi a Pesaro per due conferenze, e a Fano per altre due conferenze.

**Grazie all’attività dell’Associazione Luca Coscioni in Italia sono già circa 40 i Comuni che hanno istituito il Registro, la lista si allunga ogni giorno. Acquapendente, Alba, Barile, Cagliari, Calenzano, Caserta, Cerveteri, Ciampino, Conza, Curti, Fiesole, Firenze, Francavilla, Genova, Giffoni, Gradisca, La Spezia, Lecco, Massa, Nettuno, Ottaviano, Parete, Pavullo, Penne, Pisa, Polistena, Quarto, Reggio Emilia, Rimini, Roma X, Roma XI, Rufina, San Biagio, Santarcangelo, Sesto f., Torre Orsaia, Turricao, Vicenza… .
Tra i Comuni ai quali è stata presentata da cittadini e consiglieri comunali la richiesta solo uno (Gorizia) non l’ha accolta.

Il Consiglio nazionale del Notariato ha invece deliberato nel giugno 2006 la possibilità di recepimento da parte degli studi notarili del modulo di testamento biologico predisposto dalla Fondazione Veronesi. Ciò però dipende dalla volontà a livello locale dei notai ed ha comunque un costo maggiore rispetto al recepimento da parte degli ufficiali anagrafici.

24 maggio: liberi/e di scegliere

Domenica 24 maggio 2009, Fano, piazza XX Settembre, ore 16.30
LIBERI/E di SCEGLIERE:
il punto di vista laico su Testamento biologico ed etica di fine vita.
 

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Altri materiali, ed il testo intergrale della Carta dei principi per la laicità, su
http://consultalaica.wordpress.com

Recenti avvenimenti hanno portato alla ribalta la discussione su queste due tematiche che toccano nel vivo la libertà individuale di tutti e di tutte. Un Parlamento visibilmente in difficoltà sta cercando di legiferare su questo tema, senza dare ascolto alle voci laiche che si levano dalla società civile  in difesa della libertà di scelta dei pazienti.
Eppure, in un quadro normativo internazionale e nazionale sono sanciti
in maniera chiara i DIRITTI delle persone in merito alle decisioni per la propria salute.
In particolare occorre ricordare la Convenzione di Oviedo del 1997, che rifacendosi alla Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948,
dichiara la necessità che ogni intervento medico deve presupporre il consenso della persona a cui è destinato.
Occorre ricordare l’articolo 2 della Costituzione Italiana che richiama i diritti inviolabili dell’essere umano, l’articolo 13 che dichiara la libertà personale come inviolabile e l’articolo 32 che sancisce “il diritto alla salute come diritto dell’individuo”.
Inoltre il Codice Deontologico dell’ordine dei Medici del 2006 dove all’art. 16 è dichiarata la necessità di astenersi da trattamenti e cure che non vadano nella direzione del beneficio della salute o del miglioramento della qualità della vita.
In merito a questa serie di fonti normative e in virtù di una esigenza sociale che riguarda l’invecchiamento della popolazione e il progresso della tecnologia medica, che porta sempre di più a situazioni di cronicità della malattia piuttosto che ad un esito di salute o di morte, e di fronte alla nuova legge sul testamento biologico che sta per essere approvata e che non tiene conto delle decisioni del singolo soggetto è utile interrogarsi su tre questioni fondamentali:
l’AUTODETERMINAZIONE delle scelte della persona che è titolare di
diritti inviolabili  ma che è allo stesso tempo titolare di decisione e di scelta sulla propria vita; la CENTRALITA’ della relazione tra persone che risulta fondamentale nella gestione di decisioni sulla vita e sulla morte di fronte a pazienti che non possono più prendere la parola in merito, il  RAPPORTO  tra gli operatori sanitari e la persona ammalata, tutto ciò per una visione complessiva della problematica ed una gestione che vada nella direzione di accogliere le volontà e rispettare le decisioni del singolo.

Il nutrito gruppo di associazioni che sta costruendo anche nella nostra provincia la Consulta per la laicità *, propone il dibattito con:
-Monia Andreani, docente di Diritti umani all’Università per Stranieri
di Perugia
-Paolo Bonetti, docente di Bioetica all’Università di Urbino
-Luciano Baffioni Venturi, medico, Pesaro.

per informazioni:  dadaknorr@infinito.it

*
Arcigay Agorà
Associazione Alternativa Libertaria
Associazione Omnibus
Bottega di resistenza globale
Centro sociale autogestito Oltrefrontiera
Centro donna – Urbino
Circolo libertario L.Polverari
Circolo A.Labriola
Circolo S.Allende
Cooperativa sociale Labirinto
Movimento Radicalsocialista

Le campagne sul Testamento biologico:
Mentre il Governo si appresta a far approvare un decreto sul testamento biologico che pare ribadisca che noi italiani siamo di proprietà dello Stato (e quindi andrebbe chiamato Te-Stato-mento),  aderiamo alla campagna FAMMI SCEGLIERE convinte che la maggioranza, anche quella silenziosa, non abbia mandato giù le ingerenze vaticane di questi ultimi mesi e la politica “dall’alto” di gente che crede solo in alcuni valori:  i suoi, e pretende di imporli a tutti.
E’ possibile aderire anche alla campagna lanciata da Ignazio Marino, medico chirurgo deputato del PD, che ha ormai raccolto oltre 300mila firme:

 

http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it

fammiscegliere
per aderire: http://www.fammiscegliere.com

“Vogliamo dare vita ad una campagna, durante queste settimane di dibattito parlamentare, per sostenere una buona legge sul testamento biologico: una legge che lasci piena libertà di scelta alla persona per quanto riguarda la fine della propria vita. Diciamo “fammi scegliere” perché ciascuno possa decidere liberamente quali trattamenti vuole che gli vengano somministrati e quali no in caso si trovi in stato d’incoscienza. Non diamo a questa iniziativa alcun segno di appartenenza partitica, ma ci rivolgiamo direttamente a tutte le persone che credono nella libertà dell’individuo e nella sua capacità di scelta. Mettiamo al centro l’esperienza personale, senza nessun altro riferimento ideologico. Vogliamo farci ascoltare da chi siede in parlamento e vota le leggi. L’adesione alla campagna si concretizza nell’esposizione di un semplice simbolo: una X che rappresenta la scelta, con due linee di diverso colore che si incrociano, perché ognuno è libero di prendere la strada che preferisce. Un simbolo da mettere su blog, social network, in casa, alle finestre, indosso, in luoghi pubblici e privati. Siamo convinti, al di là degli steccati ideologici, che la maggioranza degli italiani pensi che le persone siano in grado di decidere da sole quando si tratta della propria vita e che non vogliano delegare questa scelta a nessun altro. E allora facciamola vedere questa Italia diversa da quella che viene rappresentata in tv e in parlamento: un’Italia più libera e più umana.”

Cara E.,

mi rivolgo a te ora che tutto è finito e che nessuna parola può essere sospettata di entrare nel gioco delle parti … Non scrivo il tuo nome per rispetto e per pudore, infatti di fronte all’orribile sciacallaggio di immagini e al continuo ripetere la tua vicenda, ho provato solo un grande dolore. Ti scrivo ricordando che nel 2004 firmai una petizione nella quale si chiedeva il rispetto delle tue volontà, proprio quella petizione che qualcuno al Governo dice di non aver mai ricevuto. Allora, segno di tempi più civili, di te conoscevo solo la lettera iniziale del nome e del cognome, e avevo accolto quel silenzio sulla tua vicenda personale come un segno positivo perché mi interessava sostenere la volontà di un soggetto e non intendevo conoscere i particolari di una storia dolorosa e privata. Ti scrivo da coetanea, nel 92 infatti ero una ventenne che faceva l’Università, che scopriva il mondo …  Iniziavo un percorso di maturazione che a te è stato impedito da un evento tragico che non ti ha uccisa ma ti ha lasciata intrappolata in una vita non più tua. E anche per questo le immagini bellissime dei tuoi sorrisi, in quei nostri anni della adolescenza, riproposte in ogni luogo a ricordare quello che non sei più stata dopo quell’evento, in una sovrapposizione di quello che eri con quello che non hai potuto essere, le ho trovate una terribile incursione nei ricordi della tua famiglia e un’appropriazione indebita del tuo passato, con la volontà precisa di mistificare il presente. Se provo a pensare, guardando indietro alla tua vita di questi anni che sono stati anche quelli della mia crescita, è nell’impossibilità di esperienza, nell’essere consegnata muta e immobile alle mani degli altri dentro le mura di un edificio, che il cuore mi si stringe in un grido soffocato. Ecco perché oggi scrivo, non per ricordare quella paura e quel dolore indicibili e forse inimmaginabili da chi non li ha vissuti, ma perché oggi tutto questo è ormai finito, e dal luogo della passività più assoluta, tu hai fatto valere la tua volontà attraverso l’atto estremo d’amore di chi ha sofferto le pene più atroci per far riconoscere la tua soggettività. La retorica paternalistica e patriarcale ha avuto facile gioco a mostrarti come un soggetto bisognoso di cure, privo di volontà, su cui poter scatenare i suoi peggiori fantasmi d’ipocrisia e la sua più tragica malafede, ha fatto di te un simbolo della vita da vivere ad ogni costo, anche quando non è più la vita di una persona che esperisce e comunica, anche quando non è più una vita che quella persona vorrebbe vivere, ed ha avuto facile gioco perché ha usufruito dello stereotipo della fragilità, della passività in cui è intrappolato ancora oggi il genere femminile, ha utilizzato la femminilità come simbolo del corpo della vita ma non di una vita vissuta da un soggetto che può decidere liberamente e completamente, che può scegliere di fronte agli eventi della vita. Ebbene, nonostante ogni tipo di strumentalizzazione, sei riuscita a non farti prendere sotto tutela, a non farti privare ancora una volta della tua volontà, a non essere più il simbolo della loro frustrazione. Tuttavia non occorre biasimarli tutti. Alcuni e sono i peggiori, hanno solo utilizzato la tua vicenda per fini politici, la tua come quella di chiunque altro, senza scrupoli. Altri, che non hanno mai visto un reparto di lungo-degenza, che non conoscono i luoghi dove si vive in coma e dove le persone possono non risvegliarsi, non sanno e pertanto non dobbiamo colpevolizzarli. Poi ci sono coloro che sostengono la vita ad ogni costo e si fanno paladini di un paradigma vitalistico dove la persona non ha più il posto centrale, dove l’incarnazione vissuta, la vita come esperienza di relazione e di amore cede il passo alla vita ad ogni costo, anche se spersonalizzata. Allora vorrei chiedere a queste persone se loro vorrebbero vivere ad ogni costo e se mai si sono chieste se davvero accetterebbero di stare senza una vita propria a dipendere dagli altri, ridotti ad essere solo un corpo che è nutrito e che è curato nei suoi bisogni fisiologici, per anni e anni senza la prospettiva di potersi riprendere, tenendo nella morsa del dolore senza speranza, i propri cari… Ma oltre a tutti questi ci sono anche quelli che sono vittime della tentazione dell’egoismo, e tra di loro ci sono stata anche io nella mia esperienza vissuta accanto a chi si è trovato nella tua situazione. E’ l’amore sconfinato per la persona che è immobile in un letto e che non potrà tornare a vivere che fa dire in modo egoistico «ancora è viva, ancora è con me» mentre si cede alla tentazione di vivere completamente per quella persona e ci si mette nella condizione di sacrificare tutto pur di mantenere un corpo in vita e di nutrire una speranza senza senso. Ma allora è bene che ci si chieda, anche guardando a te e al tuo esempio, se è davvero questo che quella persona vorrebbe e se è questo che noi stessi vorremmo … 

Ed oggi, dopo quello che è successo, mi viene da dirti che grazie a te e al coraggio titanico dei tuoi cari, anche se non abbiamo imparato niente, e soprattutto a rispettare le decisioni degli altri, almeno questo dubbio, questa riflessione, questa domanda, possiamo iniziare a farcela serenamente, senza vergognarci.

Monia Andreani

- Con Eluana, con la sua famiglia.
Il governo italiano, nella persona di silvio berlusconi, ha spiegato pubblicamente come intende consumare il più grave attacco alla libertà individuale mai effettuato con questi mezzi, assolutamente propri di un regime assolutista.
Un governo che si mette a fianco del vaticano in una battaglia tesa semplicemente a togliere alla famiglia di Eluana Englaro il diritto di applicare la volontà della figlia, cioè di mettere la parola fine ad una vita in stato vegetativo.
 
Segnalo  l’articolo di Luca Sofri, giornalista della trasmissione Condor su Raidue, su Internazionale del 30 gennaio:
“Obiezione senza coscienza”.
“La vicenda di Eluana Englaro è una occasione per affrontare un discorso generale sull’obiezione di coscienza e sul suo significato per un paese civile e democratico. L’arcivescovo di Torino Severino Poletto ha suggerito ai medici che dovessero essere costretti ad occuparsi di Eluana Englaro di appellarsi all’obiezione di coscienza. Molti hanno cercato di restituire nobiltà a questo tipo di scelta, che negli ultimi anni è diventata soprattutto un alibi strumentale per dare dignità a delle semplici violazioni di legge.
Chi decide di violare una regola dell stato per rispettare un profondo convincimento “dovrebbe essere disposto a pagare un prezzo pur di non allontanarsi da quel convincimento. Una legge sull’obiezione di coscienza, in termini pratici, dovrebbe sancire una sorta di pena alternativa: lo stato rispetta le tue ragioni per violare alcune leggi, e attenua le conseguenze penali e civili della tua violazione (nel caso del servizio militare, l’obiettore accettava di svolgere il servizio civile che, in un primo tempo, durava perfino più di quello militare). Lo stato, però, si limita ad attenuare le conseguenze e mantiene un deterrente contro gli abusi strumentali. Non concede l’impunità.
A differenza di quanto vuole far credere chi ne parla con leggerezza, in Italia non esiste una legge sull’obiezione di coscienza. Esistono delle norme che prevedono la possibilità di fare obiezione di coscienza in relazione a violazioni della legge ben definite: il servizio militare obbligatorio (ormai abolito), l’aborto e la vivisezione.
E’ del tutto arbitrario e illegale estendere il concetto, dandogli una validità generale, per creare delle eccezioni ad altre leggi e sentenze. Queste eccezioni sarebbero dei reati, e come tali giustamente perseguibili.
E’ sbagliato dire che il cardinal Poletto ha suggerito ai medici di “fare obiezione di coscienza” nel caso di Eluana Englaro. L’arcivescovo gli ha suggerito di violare la legge. (…)”
http://www.wittgenstein.it

Come mai le gerarchie clericali sono sempre così sicure di poter scavalcare norme e regole quando gli fa comodo, rifugiandosi nella extraterritorialità e nella pretesa superiorità della loro etica?

Campagna nazionale  Fammi scegliere: http://www.fammiscegliere.com
Campagna nazionale sul testamento biologico lanciata da Ignazio Marino:
http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it

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