rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per Stefania Donzelli

Per chi suona il Campanello?

Al Teatro della Fortuna di Fano, per la Rassegna Lirica Torelliana, il 4 e 6 febbraio è andato in scena Il Campanello di Donizetti, deliziosa farsa in un atto, rappresentata nella versione napoletana con i dialoghi parlati. La scelta di questo gioiello di ironia rientra nell’alveo di un percorso già intrapreso da alcuni anni – e con molto successo – dalla Sovrintendenza e dalla Direzione artistica del teatro, la prima nelle mani di Simone Brunetti, la seconda affidata in questa stagione alla Soprano di fama internazionale, Fiorenza Cedolins. Prima ci fu il Don Gregorio (2008), poi Le Convenienze e inconvenienze teatrali (2009) e adesso il cerchio si chiude con Il Campanello. La storia per cui Donizetti ha scritto in pochi giorni sia libretto che musica, facendone omaggio ad una compagnia di cantanti in difficoltà, proviene da una vaudeville francese ed è semplice e perfetta per divertire ancora oggi. Don Annibale, un vecchio speziale napoletano alla vigilia di un lungo viaggio che lo porterà lontano dalla sua città, ha sposato la giovane e bella Serafina. Ma nel bel mezzo della festa di matrimonio, arriva a rompere le uova ne paniere, Enrico il cugino ed ex fidanzato della giovane che ne è ancora innamorato e intende mandare a monte la prima notte di nozze per riconquistare la sua amata. Finita la festa, tutti vanno a dormire, ma il vecchio Don Annibale non riuscirà a trascorrere neanche un minuto con la bramata mogliettina perché durante tutta la notte il campanello della farmacia suonerà. Enrico, infatti, cercando di impedire che il matrimonio venga consumato, si camuffa abilmente e impersona, di volta in volta, tre improbabili viandanti notturni in cerca di una miracolosa cura. Il regista dello spettacolo, Mauro Avogadro ha deciso di trasporre la scena negli anni cinquanta e di mettere in primo piano un lungo e psichedelico scaffale di farmacia, attorno a cui ruotano tutte le situazioni. Il centro dell’opera è infatti costituito da due elementi esistenziali, del tutto necessari all’uomo borghese di metà ottocento e, vorrei dire ancora oggi: il primo è il lavoro – l’opera prende il nome dal campanello della farmacia – e Don Annibale è un famoso e zelante speziale; l’altro elemento è il matrimonio e la fedeltà d’amore, che sono il motore di tutta la farsa … Ma se Don Annibale vecchio scapolo è in cerca di un matrimonio di stabilità ed invece, Enrico, giovane dongiovanni, vuole rimediare ai tradimenti riconquistando la sua amata, il vero mistero dell’opera è proprio il personaggio femminile, la non proprio serafica Serafina… Perché infatti, se lei ama Enrico come sembra, decide di sposare Don Annibale? Per semplice ripicca di fronte ai tradimenti dell’amato? Di certo Serafina non è una Norina del Don Pasquale – una donna furba e smaliziata che usa la sua bellezza per gabbare il vecchio e raggiungere lo scopo di sposare il suo amato – anche se all’interno della produzione fanese la bravissima Stefania Donzelli interpreta un’aria di Norina, facendo intendere che questa Serafina del tutto angelica non è mai … Tuttavia questo personaggio è più vicino, all’Adina dell’Elisir, una ragazza che sa il fatto suo ma che non deve per forza rompere le convenzioni per dimostrarlo … e alla fine canta un’ aria tutta dedicata all’amore coniugale, strizzando però l’occhio al giovane Enrico … Infatti, mentre tutti sanno chi vuole finire tra le sue braccia, nessuno viene a sapere da quali braccia lei desidera essere circondata  Serafina è quasi sempre assente dalla scena, anche se è lei che tutti vogliono, è lei per cui tutto viene strumentalizzato dai due contendenti, ma è proprio lei che forse nessuno avrà completamente, un po’ come l’eterno femminino, che sfugge sempre perché sta solo nella testa di chi lo cerca … Ecco perché il campanello continua a suonare … L’allestimento di Fano è stato impreziosito dalla presenza di tre professionisti di gran calibro: Don Annibale era Alfonso Antoniozzi – perfetto in scena anche se con qualche imperfezione dal punto di vista vocale, Enrico, vero mattatore dell’opera era il bravissimo Roberto De Candia che ha cantato la parte in tono e ha regalato a Fano una serie di La naturali, davvero preziosi. Serafina era Stefania Donzelli, che è riuscita a trasformare con grande intelligenza e capacità attoriale, un personaggio secondario, nella star della serata, esibendo una voce sempre molto bella e carismatica, supportata da grande tecnica. Bravissimi anche Elena Bresciani, nella parte della mamma di Serafina, e Martino D’Amico in quella di Spiridione, il domestico dello speziale. Molto bene il Coro del Teatro della Fortuna – Mezio Agostini e l’orchestra Rossini, ormai presenze solide e mature della Rassegna Torelliana. Per finire un’annotazione speciale è dedicata ad un raffinato inserto jazz nella partitura donizettiana, giusto un cammeo firmato da Roberto Molinelli, che è servito a rendere ancora più accattivante lo spettacolo. In tutto questo successo suona stonato solo un campanello, quello della pubblicità che è stata fatta per presentare l’opera … una produzione così importante per una città provinciale e con scarsa produzione culturale doveva essere considerata la priorità assoluta, un mezzo per promuovere la Fano che produce eccellenza, una sinergia perfetta con le sfilate di Carnevale … e invece scialbi manifesti bianchi con minuscole scritte che richiamavano allo spettacolo, potevano essere intercettati solo da occhi allenati in mezzo a selve indecenti di bell’imbusti che si pubblicizzano per le prossime elezioni …. E’ che dire? Forse un giorno, quel campanello che non dà pace a Don Annibale suonerà anche per loro …

Monia Andreani

Scandalo a Corte: la Bohème riserva altre “brutte” sorprese

Le convenienze teatrali di Fano con Stefania Donzelli

Le convenienze teatrali di Fano con Stefania Donzelli

E’ con stupore che leggo oggi la critica del Corriere Adriatico in merito alla Bohème del 15 luglio alla Corte Malatestiana, o meglio, sull’opera c’era poco da dire e anche il giornale ha convenuto che che non tutti l’hanno apprezzata (i motivi per cui non è piaciuta li ho già ampiamente illustrati anch’io) … Ma la singolarità della notizia sta tutta nell’episodio narrato dal giornale in cui emerge che la Soprano Stefania Donzelli seduta ad assistere all’opera insieme al Sovrintendente del Teatro della Fortuna Simone Brunetti, sia stata invitata al silenzio per “alcuni segni interpretati come plateale dissenso” dal Presidente dell’Orchestra Rossini, e che questo episodio ha fatto poi decidere alla medesima di lasciare la platea. Mi stupisco perché non mi sembra di aver mai sentito che una Soprano sia stata ripresa oppure sgridata ad uno spettacolo a cui stava assistendo, mi sembra un episodio surreale e degno della scuola di altri tempi e non di un teatro. E non mi riferisco tanto alla Soprano, che conosco come interprete di fama, che ha lavorato in Italia e all’estero con nomi quali T. Pinnock e che ha cantato nei teatri di tutto il mondo tra cui: il Comunale di Firenze, La Fenice di Venezia, il Comunale di Bologna, il Regio di Torino, il Regio di Parma, il S. Carlo di Napoli, il Festival della Valle d’Itria, eseguendo opere in prima esecuzione mondiale in epoca moderna, il Verdi di Trieste, l’Arena Sferisterio di Macerata, il Rossini di Pesaro, il Comunale di Cagliari, il Piccinni di Bari e le sale concertistiche di Hannover, Adelaide, Melbourne, Berna, Seoul, Parigi, Tokio (Suntory Hall), Amsterdam (Concertgebouw), Amburgo (Musikhalle) , Bruxelles (Palais des Beaux Arts)… Non credo infatti francamente che una professionista di questo calibro, che insegna Musica vocale da camera al Conservatorio di Foggia ed ha lavorato con l’Orchestra Rossini nell’edizione delle Convenienze e inconvenienze teatrali di Donizetti al Teatro della Fortuna nella passata stagione, sia caduta in atteggiamenti di “dissenso plateale” di fronte agli orchestrali suoi colleghi. Trovo che l’episodio sia molto spiacevole soprattutto per Fano e per la cultura musicale di questa città, infatti la presenza in sala di una cantante che ha interpretato anche la stessa Bohème (nel ruolo di Musetta), dovrebbe valorizzare un’iniziativa musicale e sarebbe già un peccato lasciare che se ne vada prima della fine dello spettacolo, incoraggiarla ad andarsene, poi, mi sembra proprio un autogol…

Monia Andreani

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.