rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per otto marzo 2009

otto marzo: mandiamo i califfi a scuola da Rossini!

Se l’8 marzo deve proprio essere “musicato” al maschile, e perché no, le donne devono parlare tutti gli altri giorni da protagoniste, scrivere ed eseguire la loro musica e i loro testi senza spazi concessi da altri, solo così infatti il giorno della loro festa possono davvero gradire l’omaggio dell’altra metà del cielo … Allora se proprio così deve essere, perché non prendere per mano la nostra cultura musicale e lasciarci guidare fino a fermarci a quel capolavoro di leggerezza e allegria che è l’Italiana in Algeri di Rossini???
Ma andiamo per ordine … per l’8 marzo 2009 a Roma una destra sempre più in imbarazzo sul fronte culturale invita Franco Califano, cantautore maledetto, ma non per quello che scrive, bensì per come vive … a parlare di sé, forse in qualità di grande maschio italiano che sa come soddisfare  le donne (buon per lui!!!) e si esprime tranquillamente così: «Eppoi, diciamolo sinceri, una donna, anche la più raffinata e delicata d’animo, quando è il momento giusto vuole sentirsi presa e ingrop… come un animale» … Questa idea di invitare Califano, autocompiaciuto supermacho ormai vecchio e impudico, è il fulcro della proposta culturale per la festa della donna promossa dall’amministrazione della città dove sono successi i fatti di violenza sessuale più eclatanti degli ultimi mesi …  tra cui lo stupro della Caffarella il giorno di San Valentino, con la conseguente caccia ai rumeni indagati, arrestati, che poi forse saranno scagionati perché non sono stati loro ma qualcun altro, chissà …
La domanda che sorge spontanea di fronte all’insieme di fatti che si accavallano nella capitale è certamente questa: ma quale è la morale indicata dal governo della città? Forse che le donne italiane le possono toccare solo i maschi nostrani, magari alla maniera del Califfo??? A suffragare questa ipotesi ci sarebbe anche il fatto sconcertante del terribile stupro della notte di Capodanno, sempre a Roma, dove chi ha agito con una violenza omicida, si è rivelato il solito “bravo ragazzo”, un artigiano di Ostia che ha ricevuto per tutto ringraziamento la solidarietà dalla gente della sua città, perché in fondo in fondo si è sempre comportato bene … e bravo, complimenti! Magari lui come Califano sapeva come si trattano le donne italiane … sulle quali gli altri, invece, non devono permettersi di alzare la mano …

 

Ma in materia di Califfi e di donne italiane, cosa c’è di meglio che lasciare queste orride faccende di cronaca di un paese sprofondato nel baratro e affidarci alla voce della nostra sorella Isabella, l’Italiana in Algeri?  
Con il suo aiuto potremo farci venire delle idee su come affrontare le pesantezze culturali di oggi … Infatti la povera Isabella si ritrova naufraga e prigioniera in Africa, pronta a subire il destino della schiava sessuale nell’ harem del Béi di Algeri – che si chiama… Mustafà, ed è uno che non è italiano, uno che è un po’ califfo, un po’ strano … ma per davvero, tanto che la nostra canta “
Oh! Che muso, che figura!” come se vedesse qualcuno che la stupisce per quanto è diverso, qualcuno che è straniero nel vero senso della parola … Costui viene presentato come il maschio isterico, stanco delle donne d’Algeria e intento a cercarsi una italiana per diletto, ed è annunciato così dal coro di eunuchi “Viva, viva il flagel delle donne,Che di tigri le cangia in agnelle. Chi non sa soggiogar queste belle Venga a scuola dal gran Mustafà” … proprio questo portento si muterà in pasciuto agnello di fronte all’intelligenza dell’Italiana, la quale non ha intenzione di farsi mettere i piedi in testa da nessun béi o rumeno che sia, come da nessun califfo nostrano (infatti tiene a bada le insinuanti avances dell’italiano Taddeo, che nella migliore tradizione dello stalking  le sta alle calcagna per tutto il tempo)…
Ma come agisce Isabella? Con chi cerca di stringere alleanza per riportare il maschio impertinente al suo posto? Proprio con un’altra donna, con Elvira la moglie del béi, che era in procinto di essere ripudiata … ed Elvira sarà spinta a imporsi e ad educare il marito recalcitrante e forse in preda ad una crisi di andropausa (visto che lei se lo vuole tenere, almeno che sia educato bene)… Così, con buona pace di tutti i califfi che si vantano delle loro prodezze sessuali, il grande soggiogatore di donne diventa, in mezzo ad una scaltra e originale manovra ordita da Isabella, un semplice “Pappataci” … uno di quelli che “ mai non sanno disgustarsi col bel sesso” a cui “ In Italia vien concesso questo titol singolar” di PAPPATACI …  Ma cosa deve fare un uomo per diventare un pappataci??? Ecco la risposta “Ei dee dormire, mangiare e bere, dee dormire, e poi mangiar”… E felice e contento proprio Mustafà, educato dalle donne, se ne infischia anche di perdere la sua avventura esotica italiana e si mette in pace con se stesso e con l’altro sesso …

 Ecco forse se qualcuno l’8 marzo si ricordasse di Rossini, farebbe un favore agli uomini italiani e non, di sicuro anche alle donne, alla facciaccia di tutti i califfi sciovinisti e a quella di chi li imita!

 

 

buon 8 marzo!

 

Monia Andreani

 
segnaliamo su califano e c.: http://www.loredanalipperini.blog.kataweb.it

otto marzo 2009: cambiamo copione!!!

Diciamocelo: quest’anno meno che mai abbiamo voglia di festeggiare l’otto marzo, quella che dovrebbe essere una data che ricorda il passato di sfruttamento e avvilimento psicologico e sessuale di noi donne occidentali…
valentino
(la recente immagine della campagna Valentino, con l’occhio-pesto).
Sono passati molti anni dall’otto marzo 1908, il Diritto di famiglia è cambiato, il delitto d’onore è stato cancellato, la Legge 194 dovrebbe garantire l’accesso alla contraccezione e la possibilità di rinunciare per tempo ad una gravidanza, c’è la parità (perlomeno presunta) di salario tra uomini e donne, c’è la libertà di divorzio, le donne accedono a tutti i gradi di istruzione… però. Però basta vedere la scarsa presenza di donne nei ruoli chiave della società (primarie, giudici, ordinarie all’università, ministre, dirigenti d’azienda) per capire che qualcosa non va. Si tratta da un lato del forte lavoro della massoneria maschile, che tende a svalutare o al massimo a sfruttare le idee e i talenti femminili, tenendole in ombra, o a rifilar loro, come fossero eternamente sguattere, i compiti più ingrati e irresolubili in politica, ad esempio. Dall’altro lato si tratta della ritrosia femminile a occuparsi della società con mezzi e sistemi ancora tipicamente maschili. Come se dovessimo impegnarci a usare strumenti forgiati con una ergonomia a noi estranea. E di qui le “donne di ferro”, le “virago”, le “condottiere” che si impegnano, con dosi inumane di coraggio, a svolgere ruoli creati per i maschi, circondate da maschi. Le divise con molte stellette sembrano proprio non interessarci, così come le cariche politiche e mediatiche che richiedano sovraesposizione, non ci omologhiamo..

E in questo momento di galli in battaglia, col vecchio gallo dalla cresta riportata che si vanta della sua attività sessuale tra un Consiglio dei Bargigli e un altro… ci stiamo veramente rompendo le uova.
Ma non facciamoci distrarre dai rimproveri di essere troppo combattive, di tentativi di rimetterci al nostro posto quando ci permettiamo anche semplicemente di prenderci lo spazio che ci spetta. Sostituiamo l’incazzatura con l’ironia, la rassegnazione con la sagacia e andiamo avanti, ragazze.
Non lasciamoci descrivere dagli altri, raccontare, legiferare, normare, ridurre: abbiamo subito il grave colpo della legge 40/2004 sulla procreazione assitita, attraverso la quale ancora una volta il mondo cattolico più tradizionalista ha voluto limitare la nostra libertà. Ora assistiamo ad un florilegio di retorica sulla Famiglia (come se ce ne fosse solo una tipologia…) e al ritorno della caccia allo straniero come capro espiatorio degli stupri. Ma guardiamo in faccia la realtà: è vero, molte situazioni di degrado hanno contribuito a rendere alcuni luoghi meno sicuri, ed anche l’arrivo di culture più giovani dal punto di vista dell’emancipazione femminile creano problemi di integrazione. Ma la realtà è che le violenze psicologiche, sessuali, fisiche contro noi donne avvengono per lo più ad opera di maschi italiani, di partner, e nelle famiglie.
Una breve occhiata ai dati della ricerca Istat “La violenza ed i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia”, compiuta durante l’arco del 2006 su di un campione di 25mila donne di età compresa tra i 16 ed i 70 anni.
Oltre il 31,9% delle donne hanno subito una forma di violenza nel corso della loro vita:
il 23,7% (quindi oltre 5 milioni di donne) violenza di tipo sessuale, il 18,8% violenza fisica, il 4,8% stupri o tentati stupri.
Nella quasi totalità le violenze non sono state denunciate: il 96% delle donne che subisce violenza dal partner non lo denuncia. Il 91.6% degli stupri non sono stati denunciati. Nel 33,9% le donne vittime non ne hanno parlato con nessuno.
Il 69,7% degli stupri è opera di partner, il 17,4% di un conoscente, il 6,2 % di estranei.

Le molestie sessuali sono per la maggior parte opera di estranei e non del partner (nel 20,4% contro il 6,1%) ma la violenza fisica è più spesso opera del partner che non di un estraneo (12% contro 9,8%). Quindi sono i rapporti sentimentali, il matrimonio e la famiglia il covo della maggior parte dei pericoli per le donne, e delle angherie, perché ci sono gli atti di violenza fisica domestica:

dei quali il 34,5% è grave e il 27,2% causa ferite e contusioni, ed il 12,3% fa sì che le donne chela subiscono tentino o il suicidio o l’autolesionismo. C’è poi la violenza psicologica, con il tentativo di isolare la donna (46,7%), di controllarla (40,7%), di lederne i diritti economici (30,7%), di s-valorizzarla agli occhi altrui e propri (23,8%), di intimidirla (7,8%).
Il 43,2% di queste forme di violenza sono opera dei partner. Due milioni e 77 mila donne hanno subito persecuzioni (stalking)dopo la separazione
Le donne separate o divorziate nel 63,9% dei casi dichiarano di aver subito violenza in più di una occasione nella loro vita.
Un milione e 400 mila donne hanno subito violenza prima dei 16 anni ad opera di parenti (23,8%) ed amici. Nel 53% dei casi non ne hanno parlato con nessuno.
Quindi non solo uscire da sole, ma anche semplicemente spostarsi per lavorare o per svago, o pretendere la libertà sentimentale dal partner sono rischiosi per le donne, ed è ancora purtroppo diffusa l’abitudine di attribuire alle vittime delle colpe. Si potrebbe partire dalle cose più essenziali : ad esempio spegnere la tv quando, come sempre, ci propina l’ennesimo sceneggiato poliziesco nel quale la prima vittima è una donna. Ecchecavolo! Cambiamo il copione.

non_abbassare_lo_sguardo

News: dopo la violazione del corpo e della mente, la violazione della privacy:
Da: Alessandra Vincenti
Inviato: giovedì 12 marzo 2009 22.05
A: ‘tg3net@rai.it’

Gentile Redazione,
nell’edizione delle 14,10 di oggi, durante il servizio sull’oramai così conosciuto “stupro alla Caffarella” parlando
del non certo riconoscimento di uno dei due rumeni fermati da parte di un’altra donna vittima di stupro è
stato detto dal giornalista (letteralmente):
“risulta sui tamponi il dna di un egiziano con cui la vittima ha avuto rapporti consenzienti la mattina dello
stupro”.
Mi e vi chiedo, questa informazione cosa aggiunge alla notizia?
Dal mio punto di vista, aumenta il grado di morbosità e toglie ulteriormente privacy a colei che già ha subito
una violenza terribile. Viene raccontato su un tg nazionale che la mattina di una giornata che non
dimenticherà mai ha avuto rapporti sessuali consenzienti e, udite, con un egiziano!
Devo,io donna di sinistra e che sceglie il tg3 per la qualità maggiore del suo giornalismo (ahimè qualità
relativa), ricordare il richiamo del Presidente della Camera Fini a non guardare al “carattere etnico” degli
stupri?
Grazie per aver rivelato a tutti particolari intimi di una donna che già ha subito una violenza terribile e ora si
trova sbattuta senza alcun rispetto, sulla cronaca televisiva nazionale, la sua vita privata.
Cordiali saluti
Alessandra Vincenti

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