rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per francesca palazzi arduini

Pedofilia: la Chiesa irlandese in cerca di cavilli

english translation

Nell’ottobre del 2010 il sito irlandese Count Me Out, che sino ad allora aveva distribuito il modulo per effettuare la Defezione formale dalla Chiesa cattolica (“actus formalis defectionis ab Ecclesia Catholica”), sospende la distribuzione dei moduli e la sua attività a causa di un comunicato della Chiesa cattolica irlandese sull’accoglimento delle richieste di defezione.
“CountMe Out” aveva ottenuto un grande seguito a causa dell’ indignazione suscitata dai casi di pedofilia (531mila email al sito e migliaia di moduli compilati) venuti all’attenzione pubblica dopo sconcertanti denunce, fino ad allora passate sotto silenzio dalla Chiesa irlandese e dalla Congregazione per la dottrina della Fede, .
L’atto di defezione, per voce della Chiesa cattolica stessa, è da intendersi come una rinuncia totale ai sacramenti e intende operare quella che viene definita la “rottura dei vincoli della comunione ecclesiastica”, esso è equiparabile allo Sbattezzo italiano (promosso prima dalla Associazione per lo sbattezzo e in seguito dalla Unione Atei, agnostici razionalisti, Uaar), non è quindi un mero “giustificare” il non pagamento di una tassa di religione ma un “atto di vera apostasia”, per il quale il codice canonico prevede dure conseguenze (inclusa la scomunica) e che, più concretamente, se esternato per iscritto e con chiarezza alle autorità ecclesiastiche, consente l’annotazione della defezione sul registro battesimale, così come prescritto dal Decreto Generale della Conferenza Episcopale Italiana del 30 ottobre 1999 recante “Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e alla riservatezza”. Questo Decreto ha riconosciuto per la prima volta il diritto d’ottenere la correzione dei dati sui registri battesimali, una sentenza del Tribunale di Padova del 2000 non ne autorizza invece la loro cancellazione. Inutile dire che questi pronunciamenti sono stati fortemente richiesti dalle attività per lo Sbattezzo e dal ricorso, fatto in Italia nel 1999 da un socio Uaar, al Garante per la privacy, istituto allora appena inaugurato.
Ma perché questa improvvisa decisione della Chiesa cattolica irlandese di sottrarsi, forse temporaneamente, alle dichiarazioni di defezione? Nel 2010 entra in vigore il già emanato Motu proprio “Omnium in mentem” (26 ottobre 2009, traducibile con un “All’attenzione di tutti”), da tempo allo studio dei giuristi canonici vaticani, che reca modifiche a tre articoli del Codice di Diritto Canonico riguardanti la possibilità di defezionare dalla Chiesa, i tre articoli però, riguardano solamente il matrimonio. I riferimenti alla defezione formale vengono lì soppressi dopo lunghe consultazioni per: “la convenienza di non avere in questi casi un trattamento diverso da quello dato alle unioni civili dei battezzati che non fanno alcun atto formale di abbandono; la necessità di mostrare con coerenza l’identità “matrimonio-sacramento”; il rischio di favorire matrimoni clandestini; le ulteriori ripercussioni nei paesi dove il Matrimonio canonico possiede effetti civili, e così via” (Pontificio consiglio per i Testi Legislativi, 15 dicembre 2009).
Il Pontificio consiglio spiega inoltre che la modifica riguarda “l’ambito matrimoniale” circa gli obblighi dei battezzati di non sposare non-battezzati o non cattolici, e cita a conferma l’iter delle consultazioni durante le quali, anzi, si ritenne necessaria l’emanazione di una Lettera che invece chiarisse la modalità della defezione, riconosciuta la mole delle richieste poiché “Nel frattempo, la soppressione di questo inciso riguardante la disciplina canonica del Matrimonio è stata messa in collegamento con una questione del tutto diversa, che richiedeva però opportuno chiarimento, e riguardava esclusivamente alcuni Paesi centro-europei: si trattava dell’efficacia ecclesiale dell’eventuale dichiarazione fatta da un cattolico davanti al funzionario civile delle tasse di non appartenere alla Chiesa cattolica e, in conseguenza, di non essere tenuto a versare la cosiddetta tassa per il culto”. Di qui l’emanazione della Lettera che il Ponticio consiglio cita: “A questo concreto proposito e, quindi, in ambito diverso da quello strettamente matrimoniale al quale faceva riferimento il summenzionato inciso nei tre canoni del Codice, venne avviato uno studio da parte del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi in collaborazione con la Congregazione per la Dottrina della Fede per precisare quali siano i requisiti essenziali della manifestazione di volontà di defezione dalla Chiesa cattolica. Tali condizioni di efficacia sono state indicate nella Lettera Circolare ai Presidenti delle Conferenze Episcopali” che il Pontificio consiglio inviò il 13 marzo 2006 e che quindi non c’è ragione di ritenere non più valida poiché scritta durante lo stesso iter della Omnium in Mentem e contemplante la possibilità di defezionare e il riconoscimento dell’apostasia, storicamente ormai avvalorate.
La Chiesa cattolica irlandese ha invece dichiarato e tutt’oggi non integrato che: “… Non sarà più possibile la defezione formale dalla Chiesa Cattolica. Ciò non toglie che molte persone possano defezionare da essa, e possano continuare a farlo, però non tramite un procedimento formale. Questo cambiamento riguarderà la Chiesa in tutto il mondo. L’Arcidiocesi di Dublino conta di mantenere un registro di nota di chi esprime il desiderio di distaccarsi dalla Chiesa. I dettagli verranno comunicati a coloro che sono coinvolti nel procedimento quando essi saranno definiti.” (RTE). Pare più che altro che sia in atto il tentativo di temporeggiare sulle dichiarazioni di defectio (non per fini matrimoniali ma di coscienza) che continuavano a pervenire, non tenendo conto delle delucidazioni del Pontificio consiglio di cui sopra, da tempo pubblicamente consultabili sul sito del Vaticano, e causando perplessità e frustrazione nei ricorrenti.
Altri silenzi, altre nebbie si stendono sull’Irlanda? E’ d’obbligo che la Chiesa cattolica smentisca l’uso strumentale della Omnium in mentem a scopo … riparativo delle fughe di fedeli.

Francesca Palazzi Arduini.
http://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_per_lo_Sbattezzo
http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/356/dossier_anticlericale.htm


Posso?/ Non posso?

Posso?/Non posso?
Giovani generazioni, mercificazione, virtualità.
Caffè filosofico con Laura Piccioni (Università di Urbino), Francesca Palazzi Arduini (Femminismi).
Presso il Centro sociale Oltrefrontiera, Pesaro,
venerdì 22 ottobre ore 21.

Il Caffè Filosofico è uno spazio partecipato in cui poter sperimentare l’opportunità di fare filosofia, un incontro pubblico tra individui che, indipendentemente dalla provenienza culturale e formativa, si confrontano su un tema che possa essere condiviso e su cui poter esprimere una riflessione argomentabile.
E’ presente un animatore (o facilitatore) che ha la funzione di “esperto” non dell’argomento ma degli strumenti con i quali far procedere la discussione nella direzione di un progressivo approfondimento attraverso il dialogo e la problematizzazione dei contributi.
E’ una pratica filosofica attivata nel ’92 al Café des Phares (Parigi) da Marc Sautet e diffusa in diversi Paesi europei ed extra-europei
Sarà presente un banchetto informativo con materiale, magliette e buffet di Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino

http://femminismi.wordpress.com

Pedofilia: la doppia morale del maschio vaticano


Abusi sessuali e morale clericale.
Riflessioni su norme e dichiarazioni vaticane.

Il fenomeno della pedofilia è stato sia in passato che oggi presentato dal Vaticano come un incidente di percorso, pur trattandosi di una presenza percentuale molto alta che certo indica un problema grave e diffuso.

La grande frequenza di pedofilia omosessuale dimostra semplicemente che un alto numero di persone sceglie la strada del sacerdozio per vivere in un ambiente omo-sessuale, contemporaneamente reprimendo il proprio naturale orientamento gay.

Ma i pochi dati a disposizione dimostrano che il “celibato” è anche, con una considerevole percentuale, “turbato” da molestie sessuali verso donne,e non solo bambine. Tutto ciò invita a tener conto che in realtà ogni soggetto mantenuto passivo, e considerato incapace di testimoniare a se stesso e agli altri la lesa dignità, può essere attraente per persone che vivono in stato di repressione sessuale.

Non è mio interesse discutere delle possibilità di sublimare o meno le energie dell’Eros, da parte di quei “sacerdoti-asceti” o “angeli” che Papa Ratzinger vorrebbe al suo servizio. Forse questo invito, per l’Occidente, ricorda più gli osceni martiri auto-inflitti e le punizioni sadiche dei conventi, che la serenità Gandhiana, l’astrazione invece che l’esperienza.

Voglio invece sottolineare quello che secondo me è il nodo di questo scandalo che agita i tabloid internazionali. Il fatto che ora, più che in passato, si sia creata un’onda mediatica su queste denunce è perché parte del clero, soprattutto quello minore, ha smesso di tacere i casi. Di fronte al disinteresse del Vaticano per questi episodi e per il disagio creato dalle pubbliche denunce, alcuni hanno deciso di smettere di portare solo su di sé il peso sia morale che giudiziario delle vicende.

Perché, si chiedono, siamo noi a dover pagare i danni dell’imposizione del celibato e delle scelte delle gerarchie romane di gestire il clero pedofilo con i trasferimenti?

Su ciò, nonostante il Vaticano abbia in queste settimane ricordato come Papa Ratzinger, anche come Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede avesse imposto regole più ferree che in passato rispetto alla pedofilia, occorre sottolineare come in realtà queste regole appartengano sempre e comunque al contesto del processo inquisitorio interno, e non riguardino affatto né la necessità del ricorso alla giustizia civile né la considerazione piena del danno esistenziale inferto alla vittima.
Paolo Flores d’Arcasi pone su Micromega delle domande retoriche a Federico Lombardi, autore della Nota sugli abusi pubblicata in sei lingue sul sito del Vaticano: è vero che in realtà la “Guida alla comprensione delle procedure della Congregazione riguardo alle accuse di abusi sessuali” diffusa di recente dal Vaticano riporta la frase “Va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte.” Ma questa non è presente nel documento cardine che dispone il comportamento delle gerarchie dal momento in cui esse vengono informate di un abuso, il “De Delictis Gravioribus” redatto dalla Congregazione stessa e ad essa riservato, pubblicato dapprima solo in latino e poi in italiano e latino su www.vatican.va .
In esso si precisa che le cause aperte dalla Congregazione sono soggette al segreto pontificio e non si fa minimamente accenno alla denuncia alle autorità civili. Il documento è stato redatto dall’allora Prefetto ed ora Papa, e siglato come fondamentale da Papa Giovanni Paolo II nel 2001.
La Congregazione per la dottrina della fede, in questo documento, viene indicata come l’unica dirigente i tribunali costituiti per affrontare questi casi di violenza, i quali vengono definiti “Delicta contra mores” (Delictum contra mores, videlicet: delictum contra sextum Decalogi praeceptum cum minore infra aetatem duodeviginti annorum a clerico commissum), contro la morale e non contro la persona, nel filone che aveva ispirato anche il Codice penale italiano a considerare la violenza sessuale contro le donne… delitto contro la morale, per fortuna eliminato grazie alle battaglie femministe. La similitudine tra la violenza sessuale tout court, condotta contro le donne, e gli abusi sessuali del clero è lampante: le vittime non sono/non erano il soggetto della giustizia ma l’oggetto di un regolamento di conti interno al patriarcato.
Ciò conferma ciò che scrive sul Washington Post da Sinéad O’Connor rispetto alla Chiesa Irlandese, lasciata sola dal Vaticano con la patata bollente, “Nell’ottobre del 2005 un rapporto del governo ha raccolto più di cento accuse di abusi sessuali commessi da sacerdoti tra il 1962 e il 2002. la polizia non ha aperto un’inchiesta: fu detto che i sacerdoti accusati soffrivano di “problemi morali
“Non posso che condividere lo sgomento e il senso di tradimento che molti di voi hanno sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati”. Scrive il Papa il 19 marzo scorso ai cattolici irlandesi, senza nominare la Congregazione che, unica, viene indicata quale responsabile della gestione dei casi secondo regole da lui stesso scritte, e poi ai sacerdoti rei : “Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti.” Alludendo quindi ai tribunali ecclesiastici.
Federico Lombardi, ora, si dissocia dalla linea della “giustizia separata” tenuta dai suoi confratelli rispetto ai casi di pedofilia, ma dà preminenza al problema morale interno alla Chiesa, come il gesuita Gianfranco Ghirlanda che nel suo “Doveri e diritti implicati nei casi di abusi sessuali perpetrati da chierici” nel 2002 ricordava: “certamente non ci sembra un comportamento pastorale quello di un vescovo o di un superiore che, ricevuta la denuncia, informano del fatto l’autorità giudiziaria civile…”.Ora Lombardi afferma nella sua Nota che “Accanto all’attenzione per le vittime bisogna, poi, continuare ad attuare con decisione e veracità le procedure corrette del giudizio canonico dei colpevoli e della collaborazione con le autorità civili per quanto riguarda le loro competenze giudiziarie e penali, tenendo conto delle specificità delle normative e delle situazioni nei diversi paesi.” Ma dopo aver parlato di “collaborazione” coi civili, insiste a considerare prioritaria la cura morale non solo dei colpevoli ma anche delle stesse vittime, riducendo alla sola comunità ecclesiale (separata) il problema, nella convinzione che alle vittime stesse debba per forza interessare la permanenza nella religione e la guida spirituale del clero.
Capire quanto la mentalità del Maschio Vaticano sia chiusa in un universo solitario, nel quale conta solo la propria obbedienza alle regole della corporazione e non quanto i propri gesti danneggiano gli altri, è capire come sia debole ora l’invito alla penitenza di questo Papa, perché a nulla serve la penitenza se non a gonfiare ancora il Super-io, se non si cambiano davvero le regole e si accetta di prendere in considerazione il punto di vista altrui, e ci si rende capaci di un diverso approccio alla realtà, al di fuori dei sacri recinti e da quella presunzione di immunità (e de-responsabilità) tanto comune anche alla classe politica e funzionale, anzi necessaria, al potere gerarchico.

Francesca Palazzi Arduini.
22 aprile 2010.

30 novembre: a Urbino si parla di omofobia


L’Associazione Universitaria “FuoriKorso” presenta una conferenza su :

“ L’ITALIA TRA OMOFOBIA E LOTTA PER I DIRITTI CIVILI”

Urbino, Facoltà di Sociologia, Sala D1,

                            Lunedì 30 Novembre 2009 , ore 17.00

    Programma

- SPIEGAZIONE  DEL  FENOMENO “OMOFOBIA” :  CAUSE E SOLUZIONI;

- ANALISI DEL DDL PRESENTATO E BOCCIATO IN  PARLAMENTO
CONTRO L’OMOFOBIA  (“DDL CONCIA”), RAGIONI PER IL
RICONOSCIMENTO DELLE  COPPIE  CONVIVENTI  E NECESSITA’ DI UN
ADEGUAMENTO  NORMATIVO E  GIURIDICO;

- DIFFERENZE  DI GENERE,  INGERENZE CLERICALI, IMMOBILITA’
CULTURALI  IN  TEMA  DI  SESSUALITA’ E  BIOPOLITICA,  LAICITA’
COME AGGREGATORE;

- LA LOTTA  CONTRO  L’OMOFOBIA  ALL’INTERNO DELLA FAMIGLIA.

 Intervengono :

✔ Valerio Mezzolani, Presidente di ArciGay Pesaro;
✔ Dott. Ivan Scalfarotto, Vice Presidente del Partito Democratico;
✔ Francesca Palazzi Arduini, ArciGay Agorà, Pesaro Urbino;
✔ Rita de Santis, Presidente Agedo (Associazione Genitori di Omossessuali)

 ASSOCIAZIONE Fuorikorso E-Mail: fuorikorso@gmail.com

Per aggiornamenti e interventi sulla vicenda del rifiuto di far svolgere un’assemblea studentesca sull’omofobia al Liceo Raffaello di Urbino (si sarebbe dovuta tenere sabato 28-11): http://www.arcigayagora.it

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