rimarchevole…
meglio riassumere…Archivio per donne in politica
Rosy Bindi è più bbona di Silvio!

Non so chi di voi ricorda Adele Faccio, la paladina dei diritti delle donne e dell’aborto nelle strutture sanitarie pubbliche, bene, Adele che non era certamente una miss Italia, ma una donna libera e molto combattiva (la bellezza interiore è sempre quella meno apprezzata) era chiamata dai compagni comunisti “Adele Faccio Paura”. Davvero, questi compagnucci dei circolini che lasciavano a casa la moglie a fare le tagliatelle, non avevano altro da dire, della bella Adele, che fosse uno spauracchio.
Come se la scena dei politici maschi italiani fosse già popolata da Brad Pitt e da Arnold Schwarzenegger, così com’è oggi, con questo premier “bellissimo” che ci ritroviamo, dai capelli implasticati color melanzana e il colorito arancione cerone. Tanto i maschi sono sempre belli, lo è James Bondi e Altissimo Brunetta, sono belli per diritto acquisito, no?
Che Berlusconi sia un maschilista dei peggiori, di quelli per intendersi da Bar Sport, di quelli che stanno a guardare le donne che passano per dar loro un punteggio, anzi, di quelli che nei secoli scorsi discutevano in Conclave sul fatto che la femmina potesse avere un’anima dopo 40 giorni dal concepimento (mentre ai maschietti l’anima veniva spedita subito) è ormai cosa risaputa. Non stupisce la battuta a Rosy Bindi, che cos’altro avrebbe potuto dire di più succulento e di più “a buon mercato” un signore di siffatta specie. Da sempre noi donne siamo valutate soprattutto per l’aspetto fisico, si dice che non è vero, si dice che le virtù interiori valgono di più di quelle esteriori, ecc. però quando una donna si mette in mostra per le sue capacità, e si espone ai giudizi di tutti, l’unica accusa, quella immediata, è quella di non corrispondere ai canoni di bellezza vigenti. Sarà per questo che al posto di una Rosy, altre ministre più navigate avrebbero ricorso al bisturi (le plastificate Carlucci, la Santanché) mentre quelle più giovani si sarebbero accontentate della bellezza fatta da mamma, fintanto che si è giovani, la “bellezza dell’asino” per poi dare anche loro ricorso al responso del giudice padre dio in terra sciamano chirurgo plastico. Noi donne questo lo sappiamo bene, ed è perciò che anziché ribellarci, tentiamo con ogni mezzo e artificio di adeguarci. Sono secoli, anzi millenni, che veniamo valutate soltanto e unicamente per l’aspetto fisico, suddivise nelle due categorie di “brutte e belle”, categorie talmente drastiche che non c’è spazio per la donna normale, discreta, belloccia, piacevole, simpatica d’aspetto, nooo! si dev’essere per forza… o brutte o belle, e in queste due categorie assolute si gioca il ricatto maschilista. Essere riconosciute nella categoria belle, per noi significa avere amore e comprensione, non solo, ma non essere esposte al pubblico bersaglio di offese e battute ogni qual volta si apre bocca per esprimere un’opinione, cose che per ogni donna, per tutte le donne, hanno un’importanza basilare, per alcune significa ottenere la ricchezza e il successo, e il modo più efficace di essere accettate è di piacere tout court sul piano fisico.
La televisione ci ha rese caricature di noi stesse, come dice il bellissimo documentario “Il Corpo delle Donne”, caricature perché la iper-bellezza è un gioco al massacro, è una gara ottenuta anche slealmente, a forza di diete estenuanti, palestra a manetta e integratori, silicone, botulino, lifting, unghie finte, ciglia finte e persino lenti a contatto che cambiano il colore degli occhi, extension, tacchi di venti centimetri, ritocchi con il photoshop (pensate che anche le foto delle modelle più perfette vengono “ritoccate” dopo ogni posa), ecc. ma soprattutto è una gara dalla quale non possiamo mai uscirne vincenti. Come l’atleta che ormai è costretto a doparsi per raggiungere traguardi sempre più inumani e il culturista quasi ci lascia le penne per gonfiarsi come un tacchino il Giorno del Ringraziamento. Questo modello estetico dominante, questo voler coprire non solo la bruttezza ma addirittura le imperfezioni naturali di ciascuna donna, come hanno già scritto, è il BURQA delle donne occidentali “liberate”. Ed è la radice della nostra sofferenza e di tanti disturbi alimentari e “sindrome del dismorfismo corporeo” dei quali soffrono milioni di donne.
Pensate quanto erano belle le attrici una volta, basse (Wanda Osiris e Mae West erano due “tappe”… 1,66 era Marylin Monroe) taglia 44-46 con le loro ciccette, un velo di cellulite, giunoniche oppure un po’ mascoline (come Greta Garbo) oppure magrissime esili come libellule, il naso non proprio “sui generis”, gli occhioni da ipertiroidea, ma diversa una dall’altra… la “biodiversità” esisteva anche al cinema! mentre ora sono tutte uguali, sono tutte cloni di un unico modello. E invecchiare pare che sia diventata, la peggiore offesa.
Perciò viva Adele Faccio e viva Rosy Bindi, almeno hanno avuto il coraggio di mostrar e la loro vera faccia, sincera, pulita, “non a disposizione” del galletto di turno, al contrario di tanti politici maschi, che dovrebbero soltanto nasconderla.
le rose son sfiorite… su donne e politica

Dopo l’intervento di Christina Cesaretti sulla composizione liste elettorali del Pd in provincia di Pesaro e Urbino, sono intervenute, sulla mailing list del coordinamento provinciale dei comitati (comitatinrete.it), due donne preoccupate della questione del grave ritardo politico e culturale italiano che vede una scarsa presenza delle donne in politica, fenomeno che, aggiungerei io, è ora affiancato da un nuovo trend, quello del posizionamento a titolo meramente promozionale, di donne “fantoccio” in politica, persone cioè completamente manipolabili che non esprimono nessun retroterra ma solo la loro figura di “hostess” di schieramenti politici prefabbricati.
Basti pensare alle recenti dichiarazioni della consorte del primo ministro, sulla composizione delle liste elettorali del Pdl, rispetto alle quali dichiarazioni Berlusconi replica direttamente dai quotidiani (suoi e non suoi): “sei stata manipolata“. eh, sì! Le donne, per l’antiquato prèmier, o gli danno ragione o sono state manipolate… teoria propriamente detta anche delle “sotto tutela“, per cui noi donne dobbiamo essere sempre o tutelate o educate (o ambedue le cose) da qualcuno.
“Roma, 29 apr. (Adnkronos/Ign) – “Ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere“. Con queste parole la moglie del premier Silvio Berlusconi, Veronica Lario, critica duramente le candidature di ‘veline‘ e show-girl che si stanno preparando nel Pdl per le elezioni Europee. “Voglio che sia chiaro – aggiunge – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”.
Francesca Palazzi Arduini.
Ecco qui di seguito gli interventi:
“ Mi sento profondamente presa in causa da questo discorso, non perché io sia una candidata o una candidabile o appartenga ad un partito politico, ma semplicemente perché sono una femminista che si occupa a livello professionale e con tanta passione di filosofia politica. La questione della incompleta emancipazione è una spina nel fianco, ma oggi si sta andando nella direzione di un backlash veramente grave il quale si scontra con la mancanza di una risposta femminista … i motivi sono moltissimi e non me la sento di cominciare un discorso in merito … è dalla mia maggiore età che lavoro con donne di ogni età e credo politico e soprattutto estrazione economica e sociale su questo tema, adesso soprattutto con le giovani studentesse … del resto il panorama italiano è davvero peculiare, una specie di femminismo della differenza sessuale diffuso ma concettualmente molto rozzo e tipico delle signore della politica dei partiti di sinistra e adesso di destra … ha adoperato linee strategiche perdenti sul lungo periodo ( ma stessa cosa è successa all’università, mondo dove lavoro e dove le femministe teoriche della differenza rozze a livello strategico-politico, nel loro non volersi immischiare nelle pratiche maschili, hanno deciso di non appoggiare strumenti come i gender studies e i contratti alle giovani e le carriere delle donne che lavoravano su tematiche di gender, con il risultato che oggi per trovare un corso di studi di genere in Italia occorre fare una ricerca da esploratori …) le donne della politica invece di pretendere soldi dai partiti per strutture di crescita politica delle donne (scuole di politica e di formazione quadri, strumenti di diffusione delle tematiche femministe e bioetiche, lavoro con le straniere ad esempio …) … ma il PDS era partito bene negli anni 80/90 … e anche rifondazione, hanno fatto lobby con gli uomini o hanno pensato agli affari propri o di cordata e alla fine hanno perso potere contrattuale del tutto … quindi è scandaloso che le donne oggi non ci siano nelle liste dei partiti in queste elezioni ma è anche un tragico segno dei tempi e forse è meglio che non ci siano donne se quelle che devono esserci sono donne solo a livello biologico ma pensano come un patriarca qualsiasi …. Le strategie adottate hanno decretato la fine di un periodo … adesso occorre cambiare pagina e ricostruire dal basso con tanta fatica e concetti nuovi e soprattutto senza separazioni, in modo tale che le signore evergreen della politica locale o nazionale che sia, capiscano che o lavorano per le donne (e non solo per qualche amica e/o moglie di qualche altro politico di partito) oppure vanno a casa loro e i loro amici portatori di un messaggio maschilista e patriarcale …
Ciao a tutte/i, Joan”
“Sì, alla fine degli anni ’80, con la segreteria Occhetto, ci fu un’ondata innovatrice sia di forma che di contenuto, e il movimento femminile ebbe una particolare attenzione nei dibattiti, tanto che si arrivò alla determinazione di una quota minima di rappresentanza femminile, da un terzo a un quinto, negli organismi di partito. Non molto, ma più di quello che concedevano gli altri partiti italiani e la maggior parte di quelli europei…
Non saprei dire se poi il consociativismo in versione femminile abbia mantenuto basse le percentuali, o se è¨ stato il non volersi immischiare in pratiche tipicamente maschili, che, come è successo per l’università, ha fatto sì che si sono perse delle occasioni uniche, quel che resta è¨ però la situazione ambigua attuale, nella quale ancora le donne in politica sono poche, senza potere contrattuale, delle quali si farebbe pure a meno, ma che bisogna mettere, per maquillage di pari opportunità/smo, in qualche collegio, magari, normalmente perdente. Un post femminismo senza la coscienza e le conquiste del femminismo… difficile uscirne… anche perché le giovani generazioni femminili, beneficiarie di diritti ormai acquisiti, non ha pressoché coscienza di questo… e, come abbiamo visto anche in recenti referendum, facilmente manipolabili… credo comunque, pur non essendo mai stata una partigiana delle quote rosa, né delle etichette, troppo spesso solo ghettizzanti, che l’immissione massiccia delle donne in politica sarebbe utile a ogni livello, e a questo punto me se con le quote rosa o con una strategia contrattuale mi pare di importanza secondaria, anche correndo il rischio che alcune o molte portino messaggi patriarcali, anche correndo il rischio che alcune o molte portino altrettanto insidiosi messaggi matriarcali, ma dando una possibilità ad altre, poche o molte, di portare messaggi per una cultura della cittadinanza, per una qualità sociale attiva, creativa e rispettosa delle differenze individuali e delle molteplici culture, cioè dell’ambiente – naturale e artificiale – nel quale viviamo e agiamo. Credo che sia un rischio che potremmo correre, visto che l’alternativa la conosciamo già… peggio di così… ma è pur vero che arrivati al fondo si potrebbe pure scavare… ecco, cerchiamo di evitarlo… ma hai ragione, le donne non hanno una strategia politica capace di formare una rete resistenziale o propositiva che sia nella società come nei partiti… hanno visto con diffidenza la cultura dell’uguaglianza nella differenza… avvallando ancora il maschile pensiero… e il maschile potere… e hai ragione: senza educazione, senza cultura nessun cambiamento sarà possibile… e vediamo dove stiamo andando… è un cane che si morde la coda… eppure è al domani che dobbiamo guardare e per il domani che dobbiamo lavorare… ciao, Ilaria.”
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