rimarchevole…
meglio riassumere…Archivio per politica locale
Sanità pubblica: bisogna saper chiedere!

“Abbiamo firmato il documento sull’Ospedale unico ma non pensavamo proponessero un unico ospedale” (un Sindaco).
Fossombrone, venerdì 17 maggio, ennesima assemblea sulla questione dei tagli alla sanità pubblica operati da Regione Marche. L’assemblea è indetta dal Coordinamento La salute ci riguarda, già attivo nella mobilitazione contro il progettato Ospedale unico Marche nord di Fosso Sejore, ora in forse (?) per mancanza di finanziamento, e infatti lo spauracchio è che questo mastodontico progetto può essere finanziato con l’intervento dei privati tramite un Project Financing (detto anche da alcuni ‘Provet Finacig’).
Ora, con la ristrutturazione prevista al totale ribasso del presidio di Fossombrone, però, si palesano i dubbi sull’ utilità fattiva di assemblee, cortei, sit-in, se privi di reale peso politico in una trattativa: il giorno precedente, infatti, lo stesso coordinamento La salute ci riguarda, che avrebbe dovuto incontrare ad Ancona l’assessore Mezzolani per presentargli i suoi Punti, non è stato nemmeno ricevuto. Cortei, lettere, consiglio dei consigli…tutto inutile se non a mantenere la mobilitazione e a riempire qualche pagina di stampa. La stanza dei bottoni resta ben chiusa e a prova di contaminazione. E’ una vera camera …operatoria.
La ristrutturazione totale della sanità pubblica marchigiana, insomma, è già in fase avanzata: i Piani di area vasta sono stati approvati, i tagli stabiliti, la Provincia di Pesaro è fortemente penalizzata per strutture e numero di posti letto, l’entroterra fanese è stato già depauperato della sua autonomia con la costituzione degli ospedali riuniti Marche nord. La guerra continua soprattutto col tirare la coperta corta sui piedi si questo o quel primario, con trattative fatte nei corridoi sul mantenimento di questo o quel servizio (vedi Cagli, che è riuscita a strappare delle promesse).
Ma cosa serve realmente ai cittadini? Quali sono nella realtà dei dati dell’uso dei servizi sanitari, dei flussi da un presidio ad un altro (anche extra provincia e regione), come si può garantire un servizio migliore anche migliorando l’economia della sanità? Il coordinamento La salute ci riguarda ha proposto ragionevolmente anche l’eliminazione dei doppi reparti ma non basta i buoni consigli per fermare una macchina, quella regionale, che intende comunque accentrare le cure.
Pensiamo all’ospedale di Fossombrone, questo ciò che resterebbe secondo la volontà di Mezzolani:
-Presenza delle funzioni extraospedaliere con posti letto territoriali (40)
-Funzione di Hospice
-Integrazione di cure primarie con ambulatori di MMG/PLS
-Presenza del medico di continuità assistenziale
-Presenza del mezzo di soccorso avanzato (M.S.A.) h 24, che assicura gli interventi di emergenza urgenza, con possiiblità di erogare, durante lo stand by, prestazioni ambulatoriali per patologie minori nella fascia diurna
-Punto di prelievo
-Presenza attività ambulatoriali.
Dunque nessun posto letto se non quelli extra-ospedalieri già attivi spettanti al comune per suddivisione (es. RSA).
Nessun Pronto soccorso vero e proprio ma solo la presenza del medico sull’ambulanza, delega ai medici generici (non si sa con quali costi!) della continuità assistenziale.
Una visione d’insieme sarebbe necessaria per stabilire quali sono invece i servizi necessari sul territorio: un signore lamentava con toni apocalittici, ad esempio, che una persona è deceduta per “infarto” durante il trasporto dall’ospedale di Fossombrone a quello di Urbino… ma l’unità UTIC a Fossombrone non c’è mai stata! i pazienti gravi con problemi coronarici sono SEMPRE stati trasportati a Fano o a Urbino perché una UTIC deve avere per questioni non solo economiche ma anche gestionali un flusso di pazienti adeguato!
Però, in mancanza della volontà dei dirigenti sanitari, lautamente pagati, di fornire ai cittadini delucidazioni sui flussi di cura (dai codici dei pronto soccorsi al numero delle prestazioni ambulatoriali) nei presidi, tanto da capire come e quanto funzionano le strutture, dove e come servono o servirebbero, OCCORRE FARSI CARICO DI QUESTA INDAGINE per fare richieste ragionate e CONCRETE.
Qui giunge l’intervento politico provvidenziale del Coordinamento dei comitati, che, nella persona di Alfredo Sadori e Adriano Mei, hanno annunciato di aver provveduto a fare richiesta intanto dei bilanci della sanità agli uffici competenti, e di voler procedere per vie legali per bloccare l’iter della riforma e costringere gli amministratori regionali a sedersi a un tavolo di concertazione, dopo aver verificato non solo le incongruenze dal punto di vista finanziario (strutture che si vogliono chiudere e sulle quali intanto si fanno lavori anche molto costosi) ma anche lo stato della delega a aziende private del servizio sanitario pubblico, con maggiori oneri per i cittadini e per lo stesso bilancio pubblico.
Ha un bel dire il dottor De Marchi, che ‘le azioni politiche vanno fatte dagli amministratori e dalle istituzioni e non dai comitati, che devono solo informare’ ( qualche accenno di irritazione nel momento in cui Sadori propone di percorrere anche le vie legali). Smentito, il De Marchi, dalle dichiarazioni confuse e contraddittorie dei sindaci presenti, del tipo “abbiamo firmato il documento sull’Ospedale unico ma non pensavamo proponessero un unico ospedale”, sfociate nella proposta iperbolica di dimissioni collettive.
La certezza c’è: occorre capire i problemi e la situazione dei nostri servizi sanitari, e sapere cosa chiedere. E quindi sapere anche non solo come farsi “ascoltare” ma come ottenere ciò che è lecito e giusto, il diritto ad una assistenza sanitaria efficiente, lo stop al vampirismo del privato sul pubblico nel quale i professionisti del settore hanno grandi responabilità, e che contribuisce a impoverire le persone e a privarle della loro dignità di cittadini.
Appuntamento a Fossombrone il 30 maggio presso la Sala della Croce rossa
col Coordinamento dei comitati (comitatinrete.it) per discutere le azioni legali da intraprendere.
Francesca Palazzi Arduini
Politica: chi è “dentro” le istituzioni e chi è “fuori”?

Se ne è parlato tanto nel femminismo italiano, sullo stare dentro le istituzioni o su invece starne fuori, e soprattutto se ne parla nel movimento anarchico e libertario da quando essi esistono, sviluppandosi nel tempo la critica alla forma STATO come struttura di alienazione e controllo dei e sui cittadini.
Diciamolo chiaramente, ripetiamolo: il discorso odierno sulla “Casta” non dice niente di nuovo di quello che nei secoli si è detto. Lo sclerotizzarsi delle forme di potere è comodo perché sussume la tendenza alla delega e alla passività, anche quella attiva (cioè quella di chi dice o crede di “ordinare” a qualcun’altro di agire qualcosa, di realizzare un disegno).
Il discorso anarchico e libertario sulla delega è di certo troppo raffinato in tempi in cui sembra “rivoluzionario” il discorso grillino sui compensi ai politici, discorso solo amplificato dalla recessione che rende appetibile la spinta al taglio più che reali intendimenti paritari tra cittadini. Il cittadino e la cittadina, cioè dovrebbero vedere nel delegato, nella persona che dà il suo tempo per il confronto politico istituzionale, la redazione di regole e la loro attuazione, una persona che mette il suo impegno per attuare linee dettate dalle assemblee cittadine. Un sistema complesso di momenti e deleghe, che diventa sempre più complesso quando il confronto deve attuarsi tra molte persone e molti interessi.
Il concetto di RETE, insomma, non è neanche esso esente da difetti, nel momento in cui alcuni nodi di questa sono troppo attivi rispetto ad altri, o si interrompe il flusso delle informazioni.
Anche il delirio, perché altrimenti non potremmo chiamarlo, di Casaleggio et c. sulla democrazia digitale, è solo una forma applicata alla politica della condivisione internet di progetti ampiamente praticata, che però è ridicolo voler applicare in toto alla politica, ad un ambito cioè in cui sono interessi concreti e potere a doversi confrontare, per i quali non si può prescindere dal contatto reale, pratico e continuo, e dalla sedimentazione della esperienza nei vari ambiti: dagli interessi e le pratiche sui luoghi di lavoro, nei luoghi della salute, in quelli della educazione eccetera. Non si può cioè delegare a un insieme di “opinioni” espresse con un televoto il contatto con le forme reali delle necessità umane e delle espressioni umane, compresi i diritti.
La pratica della “maggioranza” che decide sui diritti, ad esempio, è pratica che porta alle forme del nazionalsocialismo, per cui è l’ipotetica ‘unanimità della stirpe’ che decide sui diritti umani e civili. E’ invece, perlomeno, conquista democratica il principio che tutte le minoranze hanno diritti a prescindere dalla sensibilità della maggioranza, e che i diritti non sono o non dovrebbero essere patrimonio del 100% delle persone prima di essere applicati. Altrimenti ci ritroveremmo (e, oddio… ci ritroviamo), a discutere sul diritto a rifiutare cure invasive, al riconoscimento legale delle coppie di fatto, alla cittadinanza, alla interruzione di gravidanza et c.
Una democrazia digitale, quindi, che illude tutti della loro partecipazione alla “politica”, diviene gioco disabituato alla comprensione dell’altro quando si esprime con parole e modi astratti in omaggio alla “massa”.
Il discorso sullo “stare dentro” la politica, è spesso usato in maniera retorica in questi giorni anche da chi, abituato a vivere dentro un partito, e avendo assunto tanti incarichi istituzionali in questi anni, ora si sente ingiustamente criticato per la sua appartenenza a un sistema politico fradicio, corrotto, ormai votato all’ipocrisia più pura come sistema di potere al servizio delle lobby capitaliste sia finanziarie che industriali e commerciali.
Noi invece, donne e uomini dei movimenti, rispondiamo alla facile accusa di irresponsabilità, ricordando le tante volte in cui abbiamo chiesto alla politica “istituzionale” il confronto continuo e aperto su tanti temi che invece venivano trattati dall’alto senza più rispondere alle esigenze dei cittadini e dei territori. Le tante volte che siamo stati lasciati fuori dalle porte di quelle che molti comitati hanno chiamato “le segrete stanze”, le tante volte che siamo stati tenuti fuori dalle consultazioni, o costretti a ricorrere ai Tribunali per far applicare con correttezza leggi che già c’erano.
La sudditanza della sinistra marchigiana agli interessi nazionali, che volevano la nuova alleanza democristiana tra PD e Udc, il voltafaccia dei burocrati regionali con compiacimento dei politici, e addirittura il costituirsi legalmente degli Enti pubblici, contro i cittadini, nella Aule di giustizia, con avvocato pagati con soldi pubblici.
Non siamo cioè noi dei movimenti (quello per l’acqua pubblica, per Rifiuti zero, per il paesaggio, per una diversa programmazione logistico-economica dei presidi sanitari) a voler stare FUORI dalle istituzioni, sono i poteri forti a volerci tenere ai margini, non siamo noi ad essere “irresponsabili” ma coloro che decidono senza più voler tenere conto della volontà popolare espressa sul territorio ove si vive.
Sappiamo bene noi stessi come è facile “criticare chi fa”, o “dire NO”, senza però avere proposte alternative e senza scontrarsi con la realtà della attuazione di una ALTERNATIVA. Per questo ci serve una critica serrata al leaderismo nei movimenti e abbiamo bisogno di approfondire la nostra conoscenza del governo dei territori stessi. Queste due esigenze…salvifiche, si scontrano con la realtà del maschilismo nel nostro Paese, della voglia di leaderismo e di voci forti, anche se blateranti, e con la devastante altra realtà della mancanza di possibilità per i cittadini di accedere a dati VERI (per primi i BILANCI) che diano finalmente la visione dello stato di salute e possibilità di governo delle Polis. Il ri-governo delle città e dei territori riparte dal fare i conti, e dal mettere al primo posto la politica non delle grandi masse del televoto ma dei bisogni e dei desideri.
Francesca Palazzi Arduini
vedi anche:
Animus a Anima, Beppe e Maria tra Jung e Collodi, su Nazione Indiana.
Berlu is a virus su A rivista anarchica.
Rovesciare la piramide della politica su Rimarchevole.
PiU CULTURA: soddisfatti o rimborsati?

E’ stato chiamato “Bilancio partecipativo” ed è partito con la presentazione dei progetti su una piattaforma online (http://www.piucultura.org), sulla quale poi è stato accettato il voto dei residenti nella provincia di Pesaro e Urbino sino al 2 dicembre 2012, e per il quale è stata congiuntamente organizzata la possibilità di votare tramite coupon ritagliabili dal quotidiano Il Resto del Carlino. Al voto potevano partecipare i residenti nella nostra provincia.
Su 74 progetti presentati, 64 sono stati ammessi alla selezione, per la quale sono stati messi in palio in totale 70mila euro. La soglia del budget da richiedere era stata fissata in diecimila euro. Troppi concorrenti per una posta che potrebbe “accontentare” solo 7 od 8 progetti, al massimo una dozzina?
Fin da subito sono emerse perplessità da parte delle associazioni concorrenti:
-la denominazione stessa dell’ iniziativa, “bilancio partecipativo”, dà per scontata l’informazione ed il dibattito sul bilancio del settore cultura delle Provincia di Pesaro e Urbino, anche se non è stato fornito alcun dato sul bilancio cultura nel suo complesso, non è stata adeguatamente spiegata la decisione di mettere in palio quella cifra né è stato detto se si tratta di fondi regionali o altro.
-nel regolamento dell’iniziativa inoltre si legge: “ Il bilancio partecipativo “PiÙ Cultura! La cultura partecipa, partecipa alla cultura!“è rivolto a tutti i residenti della Provincia di Pesaro Urbino e agli enti e realtà associative operanti sul territorio provinciale”, e infatti hanno partecipato al bando molti enti locali, oltre a molte associazioni che già usufruiscono di altre forme di finanziamento. Si capisce come competere con progetti sostenuti da comunità locali, o con soggetti già finanziati, può essere una battaglia impari.
-e proprio sulla “battaglia”, alcune associazioni hanno commentato negativamente: perché tanti hanno avuto la sensazione, stante la bassa percentuale di voto online raccolta, che si stesse facendo una battaglia tra poveri, e che ci si stesse leggendo e votando solo tra soci di associazioni (1000 voti online raccolti, una media di 16 voti a progetto).
-l’alta percentuale di coupon compilati invece (oltre 5000), ha fatto pensare ad un attivarsi dell’interesse dei cittadini o in alternativa alla mobilitazione di varie associazioni ed enti nella raccolta, e compilazione delegata, dei coupon da parte di chi poteva accedere alle copie de Il Resto del Carlino o da chi ne ha incrementato l’acquisto.
-oltre a ciò, nel regolamento è anche specificato che “ L’Amministrazione Provinciale ha altresì facoltà di proporre agli enti ed organizzazioni che non dovessero ricevere contributi per i propri progetti presentati nell’ambito della procedura “classica” (dopo la concertazione e i relativi riparti), di presentare quei progetti nella procedura di bilancio partecipativo”. Dunque il sistema che vedrà la classifica dei progetti redatta sui voti ricevuti in proporzione al budget richiesto, potrà essere ridefinita facendo accedere al contributo, per “facoltà” decisionale dell’amministrazione, altri soggetti!
Tutto questo, in una società che vede ormai i cittadini sottoposti a diversi tipi di “esperimenti” partecipativi (primarie, referendum, sondaggi) tutti basati in realtà su decisioni già prese a monte o con risultati ignorati, non ci è parso negativo ma di certo nemmeno positivo. Sarebbe interessante sapere cosa sanno e cosa pensano tutte le associazioni coinvolte.
Francesca Palazzi Arduini.
Commenti disabilitati
Contestata la sfilata di Bersani a Fano…
Venerd’ 16 novembre, Bersani a caccia di voti fanesi, contestato dai docenti della scuola pubblica:
A nome di tutti i docenti della provincia che si stanno attivando attraverso mozioni espresse dai collegi delle varie istituzioni scolastiche, abbiamo manifestato preoccupazione e profondo dissenso per le politiche scolastiche dei Governi dell’ultimo decennio, caratterizzate da ingenti tagli di risorse umane e finanziarie alla scuola pubblica – dalla riduzione di 87.000 cattedre a quella di quasi altrettanti posti del personale ATA, dal blocco dei contratti alla ‘riforma’ delle pensioni, dai vari provvedimenti contro i precari alla minaccia di aumentare le ore di insegnamento frontale.
Quando tale provvedimento entrasse in vigore, non solo peggiorerebbe sensibilmente la qualità delle prestazioni didattiche agli studenti, ma vanificherebbe le aspettative di migliaia di docenti precari che, già abilitati all’insegnamento e regolarmente inseriti nelle graduatorie, svolgono da anni un lavoro insostituibile per il funzionamento della scuola italiana, in attesa che venga loro assegnato un incarico definitivo.
Questo insieme di scelte evidenzia l’aspetto puramente ragionieristico della governance del sistema istruzione nel nostro Paese: la scuola pubblica vista come un settore in cui ‘fare cassa’ in un momento di crisi del bilancio statale, mentre il Ministero trova i fondi per i recenti stanziamenti a beneficio delle scuole private.
Altri Paesi, di fronte alla crisi di questi ultimi anni, hanno effettuato tagli al bilancio statale, ma hanno aumentato gli investimenti in istruzione, ricerca e infrastrutture, proprio come risposta alla crisi globale. Consapevoli del fatto che gli investimenti in istruzione e ricerca rappresentano un fattore strategico per il superamento della crisi economica e per la crescita, richiediamo che, in tali settori, si operino non tagli, ma un aumento delle risorse proprio in funzione dello sviluppo e della competitività del nostro paese in un mondo globalizzato.
Le scuole del territorio in collaborazione fra loro e collegate ad una rete nazionale attiveranno ogni forma di contrasto e di resistenza di fronte a scelte politiche e a tagli indiscriminati, in funzione di un progetto educativo complessivo, strategico per la scuola pubblica del nostro Paese, sostenute dalla profonda convinzione che senza scuola pubblica non può esserci vera democrazia.
Commenti disabilitati
Effetto giovane… pioggia di quattrini
Mercoledì 17 ottobre a partire dalle ore 18.30 si svolgerà il Consiglio comunale: il secondo punto all’ordine del giorno sarà l’interrogazione sul progetto “Effetto Giovane” (Mascarin-Aiudi), che dovrebbe quindi essere discusso verso le 18.45.
Questa volta – la terza – l’Assessore competente sarà presente…?
Alle domande rivolte dai consiglieri nell’interpellanza, possiamo già in parte rispondere:
NO, l’amministrazione fanese non ha informato la Consulta delle associazioni culturali degli sviluppi della sua decisione di affidare comunque i beni monumentali ad una gestione senza bando.
L’ass. Work in progress, costituitasi poco prima che le venisse concessa le gestione per l’estate 2012 della Rocca Malatestiana, non aveva alcuna esperienza in questo tipo di incarico, e si è relazionata con le realtà culturali presenti sul territorio usandole come mero riempitivo per il contenitore, presentandosi come associazione con scopo puramente ricreativo, mentre ora salta fuori tanto denaro. Oltre 120mila euro.
La proposta che in passato l’assessore Mancinelli fece ad una riunione della Consulta, che prevedeva che le associazioni della città si prendessero l’incarico dell’apertura della Rocca, non prevedeva rimborsi e nemmeno tutela per la sicurezza, ma solo obblighi! Per questo non se ne fece nulla.
Ora invece: concerti svolti all’interno dell’area quando prima a nessuno era stato concesso svolgerli, attività remunerate, addirittura posti di lavoro creati ad hoc, mentre le figure professionali sul territorio, quali la coop. Comedia e la coop.Crescere, che prima sembravano escluse e penalizzate, vengono fatte rientrare dalla porta di servizio per ovvi motivi di necessità.
In una atmosfera che vede l’amministrazione comunale gestire i fondi pubblici senza rapportarsi alla pari con tutte le realtà ma scegliendone alcune, imponendo addirittura un regolamento per la gestione degli spazi che prevede un punteggio regolato anche dal voto della maggioranza consiliare… spazi e cultura nella città sembrano ormai totalmente gestiti dal gusto politico e dai rapporti personali di fiducia o gradimento.
Le associazioni si mettono dunque in lizza, in una guerra tra poveri, per ritagliarsi spazi e finanziamenti, mentre ancora attendiamo che la Giunta risponda alla domanda presentata due mesi fa che diceva: regole chiare e aperte a tutti per l’uso degli spazi, calendari definiti, basta coi personalismi.
All’ultimo incontro con la nuova assessora alla cultura, Cucuzza, c’è stata la promessa di incontri regolari per garantire il dialogo e l’accesso agli spazi, ma non basta, bisogna far chiarezza su: trasparenza, sicurezza, accesso, gratuità, competenze, libertà di espressione. Per tutti a prescindere dalle simpatie comunali. Perché ogni associazione fa un servizio, gratuito, alla società, con il proprio lavoro volontario.
Commenti disabilitati
Ma che succede a San Lazzaro?

San Lazzaro – sabato 6 ottobre – ore 15.00
Alcuni residenti del quartiere si ritrovano nel centro commerciale, davanti alla bacheca dei Cittadini Attivi.
Una locandina invita a pulire insieme un’area verde del quartiere.
Ore 15.15
Iniziano le “Grandi pulizie” dei giardinetti dietro al Cubo e al Conad.
Insieme si potano gli oleandri, si taglia l’erba, si differenziano i rifiuti trovati in terra, si zappa, si piantano bulbi, si spazza…
Alla fine merenda condivisa: ognuno ha portato qualcosa da far assaggiare agli altri e si chiacchiera insieme.
Se a pulire l’area verde fosse stato il solito gruppo di amici non ci sarebbe “nulla di strano”, ma questa volta siamo quasi trenta persone!
Ci sono genitori che “scambiano” il servizio di doposcuola offerto al quartiere pulendo gli spazi comuni, ci sono famiglie, ci sono residenti stranieri, ci sono giovani e meno giovani, donne, uomini e bambini, ci sono persone mai viste prima pronte a dedicare qualche ora a migliorare la vita nel quartiere…e tutto questo accade di sabato pomeriggio!!
Ma che sta succedendo a San Lazzaro?!
Succede che alle riunioni dei Cittadini Attivi ora vengono più di trenta persone, che in due mesi i volontari per il doposcuola sono raddoppiati, succede che ogni volta che ci s’ incontra e ci si confronta nascono nuove idee da realizzare, si creano collaborazioni (come quella con la parrocchia, con l’Auser ed alcuni negozianti compresi quelli del centro commerciale che appoggiano l’idea della bacheca per comunicare iniziative ed incontri).
Succede che qualcuno inizia ad avere la consapevolezza che un cambiamento dal basso sia davvero possibile, che pensare di autogestire spazi e servizi in modo gratuito non sia poi così folle e difficile, che confrontandosi, condividendo sogni e realizzando progetti si creano relazioni importanti che migliorano la qualità della vita di tutti!
Per contatti: cittadiniattivi(at)gmail.com
Commenti disabilitati
Sposi di guerra 2012:
Le foto più attese del 2012, oltre a quelle della povera Polverini che beve a gargarozzo da un bottiglione di champagna, mentre Er Batman si ricicla e lei si dimette … sono quelle del matrimonio di due noti politici rampanti, di aspetto piacente e ancor giovani entrambi, lei di più nella tradizione vetero cattolica paternalista (ma molti sessuologi/sessuologhe ammiccano compiacenti, per i particolari chiedete a Bene Comune che voleva essere invitato per sovrintendere) che vuole la sposa più giovane dello sposo.
Abituati a ricevere molti voti, è stata quisquilia per entrambi presentarseli a vicenda, nella prospettiva di votarsi all’unione per un matrimonio di squisito sapore strategico. Lui, infatti, in procinto di re immettersi nella politica da ex amministratore, lei già pluri-impiegata nelle amministrazioni locali ma sempre bisognosa, in quanto donna, di difendersi dalle pretese e dagli attacchi dei suoi colleghi di partito, uomini di destra, e quindi tutti di un pezzo anche quando ti fanno lo sgambetto, alla Bracardi, olé!
Ambiente semplice, ornato di fasci di fiori e impettite ma semplici piante verdi, la chiesa sconsacrata, appena riaperta al pubblico dopo i soliti secoli, ha rappresentato la volontà di entrambi di mantenere fede, seppur col solo matrimonio laico, alla diroccata realtà del sacro vincolo.
… Simbolismo alla Baudelaire tra i pilastri e i piccioni? L’arrivo di lei in maggiolone Wolkswagen nero faceva però pensare a una intenzione scenografica in linea con il gusto stilistico di destra, invece, colpo di genio, ecco arrivare il celebrante, anch’egli uomo dal pizzetto tutto Patria e Famiglia, in bicicletta … la città aveva bisogno di questo messaggio ecologista, e non l’aveva tirata fuori da un furgone poco prima ma aveva veramente rischiato la vita per arrivare su due ruote!
Sapiente saccheggio dei miti della sinistra anche nelle citazioni e nelle musiche: un saluto con le parole del noto poeta omosessuale americano Whitman, e le note dell’arrangiamento di Jeff Buckley, musicista neobeat di nicchia, di un “Alleluja” . Ma noi artisti di sinistra… non stavamo in serie D (disordine)?
Non abbiamo notizie sul viaggio di nozze, si sussurra di una visita in Lambretta anni ‘30 ad una lontana e inaccessibile tribù pigmea in lotta per l’indipendenza, una pausa per la caccia nelle tenute del Capo per lui, un saluto della sposa alle matrone in costume tradizionale per lei. La sobrietà fa chic, l’impegno sa di popolo, le elezioni s’avvicinano ed è meglio prepararsi al conflitto!
Ultime notizie: dopo la breve parentesi delle nozze, lo sposo già al lavoro, indefesso come Monti vuole…un fulgido esempio di impegno nella recessione.
Commenti disabilitati
Questo pazzo pazzo Corso (o questo corso del c.) 2
Fano: vietato a bici e pedoni il transito in vie troppo strette.
E’ incluso anche il Corso cittadino, intitolato a uno sconosciuto eroe, certo Mattacchiotti, che in tempi passati si era permesso di infastidire in Parlamento, nel divieto di circolazione a biciclette e pedoni, le prime anche se portate a mano o in valigia, comunque ingombranti.
Vietati anche i cavalletti degli artisti per occupazione abusiva di suolo pubblico e intralcio al comune circolare.
Le borse della spesa oltre ad essere compostabili dovranno inoltre, dal 24 dicembre, essere catarifrangenti.
Si tratta del nuovo corso sicurezzain linea con gli ordinamenti governativi.
“Per i bastoni dei vecchietti prepareremo apposita ordinanza – ha spiegato il vigile Nuti – perché c’è comunque anche per essi il rischio che facinorosi mascherati da vecchietti li usino per offendere”.
In arrivo anche il codice degli Ombrelli. Il nuovo Questore ha personalmente presidiato i resti di una pista ciclabile fanese d’origine augustea, con agenti in corsetto, per educare i ciclisti allo slalom tra i rimasugli di marciapiede, i paletti traditori e le sacre automobili.
“Stiamo pensando” ha detto “ad un altro corso educativo con multe preventive in vista delle decisioni del governo di fornire di targa e libretto anche i pedoni“. “Per le revisioni” ha aggiunto entusiasta l’assessore Mezzolani, “l’Ospedalone fornirà strutture in joint venture con la compagnia delle Opere, che fornirà gli amuleti e le benedizioni per tali scorribande su strade dissestate”.
Ma torniamo a noi: nelle vie troppo strette i PEDONI possono causare intoppi e, non essendo possibile controllare l’ingresso di borseggiatori di altri paesi, la troppa vicinanza delle mani alle tasche laterali ed alle borsette è indice di scarsa sicurezza. Niente pedoni quindi in vie ove si potrebbero creare strusci e calpestii, questi ultimi pericolosi soprattutto in estate a causa delle esecrabili e insicure infradito.
Le persone a piedi potranno circolare in fila indiana nelle apposite strisce pedonali verticali che verranno apposte a spese dei commercianti lungo tutte le vetrine del centro. Gli scout locali si sono offerti in alternativa come traghettatori da un capo all’altro del Corso. La Lega per ora non ha espresso trovate.
Per le biciclette invece, è scattato il semaforo rosso in tutte le vie meno larghe di 5 metri, anche se a un solo senso di marcia: dopo l’incredibile incidente di via Gasparoli, durante il quale è stato inforcato per qualche metro un turista tedesco su un parafanghi, i tutori dell’ordine (si vocifera anche la Merkel) e l’amministrazione hanno deciso per la tolleranza zero. I bicicli non potranno quindi circolare in vicoli e strade del centro storico ma andranno depositati nelle apposite rastrelliere blu, accanto alle quali sosteranno i gendarmi per la multa. E’ stato deciso infatti di multare sempre sia i ciclisti che coloro che posseggono carrozzelle e stampelle, nonché carrozzine e tricicli, a prescindere dal traffico, ed è annunciata anche un’inchiesta delle Fiamme gialle su bici dal costo o dal sedile troppo alto.
In questa società, ha esordito un noto opinionista locale, chi non è capace di avere quattro ruote o chi insidia gli altri coi pedali è inetto e quindi va sanzionato, tanto meno gli si può permettere di recarsi con tali mezzi agli happy hours serali! La Lega italiana riproduttiva sta intanto inoltrando una protesta contro le sanzioni alle carrozzine, è indubbio infatti che verranno fatte delle eccezioni, ma si vocifera dell’obbligo di casco per i neonati portati in marsupio da mamme non ancora trentenni.
Dalla vostra inviata
Dada Knorr
Commenti disabilitati
SPAZI sociali a Fano: vogliamo entrarci tutti!

31 organizzazioni firmatarie: A.Ge. Associazione Genitori Fano , Alternativa libertaria, ANPI Fano, Arcigay Agorà, Archivio-Biblioteca Enrico Travaglini, Comitato Ass. Argonauta, Ass. La stella cometa, Campagna Palestina solidarietà, Circolo S. Allende, Comitato Acqua Bene comune Fano, Circolo Polverari, Circolo XXV aprile, Circolo Culturale Napoleone Papini, Carignano Terme nostre, Coordinamento La Salute ci riguarda, Donne in Nero, Femminismi, ForBici, Forum del Paesaggio PU, Gruppo Cohousing, Ass. Il Gabbiano, La Lupus in Fabula, Liberamente di Montemaggiore, Movimento Agende Rosse, Movimento Radicalsocialista, Per fortuna c’è la luna, Rimarchevole blog (con il sostegno di Bene Comune, Fano a 5 stelle, IDV Fano e La Fano dei Quartieri ),
hanno sottoscritto il testo redatto dalla Rete per gli spazi della Cittadinanza Attiva nata spontaneamente per la richiesta formale di spazi per le attività culturali, di partecipazione e di cittadinanza attiva; la nota è stata consegnata al Comune di Fano sabato 28 luglio. Ma la raccolta di adesioni ed ilconfronto continuano.
Trentuno organizzazioni che chiedono ufficialmente agli amministratori comunali competenti di censire ed elencare pubblicamente tutti gli spazi disponibili per dibattiti, conferenze o altre attività di comunicazione e incontro a fini culturali, politici, ricreativi, sociali pubblici – compresi il Bastione Sangallo e la Rocca Malatestiana – e di concordare con tutte le realtà presenti sul territorio che necessitano di tali spazi nuove modalità di gestione basate sulla massima trasparenza degli atti, su calendari pubblici e tariffe accessibili.
Come è noto a riaprire il dibattito cittadino sulla necessità di regolamentare la concessione di spazi per la cittadinanza attiva sono state le modalità con cui è stato concesso l’utilizzo della Rocca Comunale ad una associazione di giovani fanesi creando di fatto un centro di aggregazione senza bando di concorso – e la successiva approvazione da parte del Consiglio Comunale del Regolamento per l’utilizzazione e la concessione di beni immobili disponibili di proprietà comunale.
Proprio una proposta di modifica del Regolamento per l’utilizzazione e la concessione di beni immobili disponibili di proprietà comunale sarà il prossimo obiettivodella nuova Rete per gli spazi della Cittadinanza Attiva che ne mette in discussione in particolare l’art. 6 sui criteri per la formazione delle graduatorie.
Secondo la Rete le norme appena approvate non promuoverebbero l’alternarsi di varie Associazioni perché non solo attribuiscono maggior punteggio ad attività già realizzate con l’Amministrazione comunale e ad Associazioni che abbiano già goduto di una precedente gestione dell’immobile con contratto di comodato, ma in caso di parità di punteggio attribuiscono titolo di preferenza all’Associazione che ha già gestito l’immobile con contratto di comodato. Inoltre i criteri danno troppa rilevanza al numero degli associati rispetto per esempio all’anno di costituzione del gruppo o alle l’attività svolte in precedenza, e favoriscono le attività di organizzazioni sostenute da eventuali mozioni del Consiglio comunale legando in questo modo le scelte culturali ai gusti della maggioranza consiliare.
Leggi il richiesta spazi sottoscritta.
Per aderire all’iniziativa: commenta questo post o l’ evento su FB http://www.facebook.com/#!/events/253214418121679/
oppure rivolgiti al 329/3981650.
Commenti disabilitati
Un appello per l’uso corretto degli spazi pubblici

La rete dei comitati di Fano propone questo testo sull’uso degli spazi pubblici a Fano. Chi volesse aderire può scrivere il proprio nome e quello della associazione che rappresenta, unitamente all’indirizzo, commentando questo post. Oppure può collegarsi all’evento su FB.
Chi volesse inoltre leggere il regolamento sul Patrocinio può farlo a questa pagina.
Questa è la bozza del testo su cui tutti/e sono chiamati ad aderire, commentare, proporre, dire la loro.
Fano, Luglio 2012
Al Sindaco del Comune di Fano /All’Assessore alla Politiche Giovanili e del Tempo Libero e alla Partecipazione Popolare /All’Assessore alla Cultura/All’Assessore per le Associazioni/All’Assessore agli Eventi e Manifestazioni/All’Assessore al Patrimonio
OGGETTO: Concessione degli spazi di proprietà comunale alla cittadinanza
I/le sottoscritti/e, in qualità di cittadini/e, operatori dei settori della cultura e dell’arte, gruppi di cittadinanza attiva, organizzazioni politiche, sindacali, ricreative e onlus
CHIEDONO
a) che l’Amministrazione comunale si impegni a censire ed elencare pubblicamente tutti gli spazi pubblici destinabili a dibattiti pubblici, conferenze, attività giornaliere, allo scopo di renderli fruibili tenendo un calendario pubblico delle disponibilità.
b) che l’Amministrazione comunale concordi con tutte le realtà presenti sul territorio che necessitano di spazi pubblici per attività di comunicazione e incontro a fini culturali, politici, ricreativi, sociali, nuove modalità di gestione di tutti gli spazi di proprietà comunale, compresi il Bastione Sangallo e la Rocca Malatestiana
c) che l’Amministrazione comunale si impegni, assieme alle Associazioni, a svolgere un lavoro di ricerca di nuovi spazi da recuperare all’uso pubblico
d) che le nuove modalità siano fondate sulla massima trasparenza degli atti, calendari pubblici e tariffe accessibili, eventualmente garantite da un plafond finanziario comunale apposito e dall’accesso ai finanziamenti regionali
e) che l’Amministrazione comunale indichi una risorsa interna che supporti le Associazioni negli adempimenti necessari per l’organizzazione di eventi pubblici in luoghi aperti o chiusi
f) la rielaborazione dell’art.7 del Regolamento sulla concessione di contributi pubblici riguardante il Patrocinio che, con l’attuale formulazione, potrebbe creare disparità tra i richiedenti.
None, cognome, nome dell’associazione.
Liberiamo la cultura dall’ingerenza del potere politico . 2

La vicenda dell’assegnazione estiva della Rocca Malatestiana ad una associazione costituitasi poco prima della delibera inerente del maggio scorso, inizia a chiarirsi anche grazie ai tentativi malriusciti dell’amministrazione comunale fanese di presentare la sua scelta come un innocente “via libera” ai giovani:
- l’assessore Serfilippi, nella sua replica ai consiglieri Mascarin ed Aiudi che chiedevano delucidazioni, svela il poco arcano gioco del “lo avete fatto anche voi”, presentando l’assegnazione della Rocca come creazione di un “Centro sociale” a persone di gradimento della Giunta, cosa a suo dire successa in passato e, quindi, lecita ad ogni amministrazione.
-le ripetute rassicurazioni di apertura a tutti e disponibilità a “prestare” lo spazio su richiesta, fatte in conferenza stampa e messe nero su bianco in delibera, sono in realtà già smentite da mesi nei fatti: se prima la Rocca Malatestiana veniva negata perché costoso bene monumentale la cui esosa tariffa comprendeva il pagamento di necessari addetti alla sicurezza forniti di patentino, ed era quindi sottratta al generico uso pubblico, già da mesi l’ass. Mancinelli presentava lo spazio come indisponibile perché destinato ad “altre iniziative estive”, ora sappiamo quali. E’ ovvio che, vista l’attività giornaliera già prevista dall’associazione gestrice, sarà ben difficile che lo spazio si apra a iniziative altre che non siano in “armonia” sia di date che di gusti … con quelli dell’amministrazione comunale.
-tra i più eclatanti dinieghi che possiamo registrare,e che dimostrano che lo spazio è sottratto a tutti coloro che non cadono o non permangono nelle grazie della politica, segnaliamo il clamoroso no alle iniziative del Moonlight Festival, importante kermesse costretta addirittura lo scorso anno all’esilio a Rimini, il diniego di quest’anno all’ associazione Colonia Julia Fanestris, e la chiusura anche all’ associazione in passato gradita alla giunta, Regresso Arti. Una sottrazione trasversale quindi, a favore dell’uso raffazzonato e improvvisato dello spazio in nome di una apertura giornaliera che tutti auspicavamo ..ma un’ apertura fatta con altri fini.
-le finalità nascoste non lo sono poi tanto, visto che l’associazione gestrice stessa nel suo progetto si augurava che l’attività alla Rocca potesse creare per i suoi soci “una proposta lavorativa”. Poiché, guarda caso, il Bando della Regione Marche “I luoghi dell’animazione” prevede l’assegnazione di fondi, ed anche l’inserimento di iniziative commerciali all’interno degli spazi gestiti.
La risposta quindi a tutti i nostri interrogativi sull’uso di uno spazio importante per la città come la Rocca è: questa è stata la soluzione della Giunta per fornire occupazione (remunerata) estiva ad alcuni giovani della città in luogo di tutte le altre associazioni che fanno richiesta d’uso, togliendosi anche l’onere delle spese … e risolvendo pare alla svelta il problema dell’ agibilità che veniva presentato a tutti “gli altri”, e che in questi anni ha impedito a tante lodevoli iniziative di poter far uso dello spazio.
-Stesso problema di trasparenza per il Patrocinio comunale, il quale andrebbe concesso “per iniziative o manifestazioni di notevole interesse pubblico e prestigio per la città” anche a soggetti che perseguono fini di lucro, definizione vaga che permette alla giunta di facilitare alcune iniziative, anche lucrative, a scapito di altre, senza che vi sia chiarezza sui criteri di scelta.
Per questo rinnoviamo l’invito a tutti coloro che operano nei settori della cultura e dell’arte, ed anche a organizzazioni politiche, sindacali, ricreative, onlus e cittadini/e singoli/e a mobilitarsi per PRETENDERE la fine dell’ingerenza del potere politico sulla cultura, perché si aprano spazi per respirare in una città nella quale ormai gli unici eventi culturali e artistici degni di tale nome, e che realmente costruiscono un tessuto culturale, vanno avanti grazie al sacrificio personale e rischiano nel tempo di svanire lasciando desolato e pieno solo di banalità un territorio altrimenti attivo e vivace.
Il nostro punto di vista ci suggerisce queste priorità:
a)L’amministrazione concordi col Tavolo della associazioni e tramite consultazione con tutte le realtà presenti sul territorio (bisognose di spazi pubblici per attività di comunicazione e incontro a fini culturali, politici, ricreativi, sociali) nuove modalità trasparenti per la gestione di Rocca Malatestiana e Bastione Sangallo, modalità che consentano l’apertura a progetti ed attività non precedentemente selezionati a discrezione dei gusti della politica.
b) Le nuove modalità siano fondate sulla massima trasparenza degli atti, su calendari pubblici, su tariffe basse garantite da un piccolo plafond finanziario comunale apposito e l’accesso ai finanziamenti regionali.
c)L’amministrazione si impegni a censire ed elencare pubblicamente tutti gli altri spazi pubblici minori destinabili a dibattiti pubblici, conferenze, attività giornaliere,e li renda disponibili tenendo un calendario pubblico delle disponibilità.
d)L’amministrazione disponga un facilitatore comunale che segua e aiuti le associazioni nella preparazione di eventi pubblici in luoghi aperti o chiusi, in modo da facilitare, e abbattere i costi, per la messa in sicurezza e l’espletamento delle misure di legge prescritte.
e)L’amministrazione si impegni assieme alle associazioni a svolgere un lavoro di ricerca di nuovi spazi da recuperare all’uso pubblico.
f)Infine, l’amministrazione cancelli il vago art.7 del Regolamento sulla concessione di contributi pubblici, riguardante il Patrocinio, strumento gestito poco chiaramente che crea una inaccettabile disparità tra manifestazione gradite e non al potere politico.
Rimarchevole, il meta-blog di provincia.
Fano: liberiamo la cultura dall’ingerenza del potere politico.
E’ ormai cattiva abitudine per gli amministratori fanesi indirizzare implicitamente le attività culturali e artistiche tramite la concessione o meno di spazi, patrocinio e contributi:
ottenere uno spazio comunale, sala o spazio pubblico, è praticamente impossibile se non si possiede un canale attivo per comunicare con la giunta comunale, e per chi non gode dell’interesse di questa il canale … non c’è.
Aree restaurate ed attrezzate come il Bastione Sangallo e la Rocca Malatestiana sono quasi sempre chiuse alle attività durante l’anno, e chi ne fa richiesta si sente però rispondere che sono occupate da “altre attività”, o si vede chiedere una tariffa giornaliera, atta a dire della amministrazione al rispetto delle norme di sicurezza, esorbitanti e al di là delle possibilità economiche di ogni associazione non lucrativa.
Le sale pubbliche per conferenze sono anch’esse, a parte quella del consiglio inadatta per disposizione e orari, non disponibili , come quella di San Michele, raramente concessa perché gestita dall’università, o quelle delle circoscrizioni, ormai chiuse.
Eppure per attività che la giunta giudica A SUA DISCREZIONE interessanti, vengono reperiti fondi e spazi ed interpretati meno restrittivamente i regolamenti: è il caso della Rocca Malatestiana, ora affidata a una associazione che vede come gran parte dei componenti i calciatori di una società sportiva.
Stessa cosa per il Patrocinio comunale, il quale andrebbe concesso “per iniziative o manifestazioni di notevole interesse pubblico e prestigio per la città” anche a soggetti che perseguono fini di lucro, definizione vaga che permette alla giunta di facilitare alcune iniziative, anche lucrative, a scapito di altre, senza che vi sia chiarezza sui criteri di scelta.
Se non è bastato lo scandaloso diniego di ospitalità lo scorso anno e questo al Moonlight Festival, manifestazione unica in Italia che richiama un bacino di un minimo di 2000 persone, perché i cittadini fanesi, soprattutto i più giovani, si rendessero conto dell’inaccettabile disparità di trattamento da parte della giunta comunale verso le associazioni, ora il caso Rocca Malatestiana rende evidente una situazione non più accettabile , per risolvere la quale occorre però non limitarsi ad obiettivi immediati, come la revoca della concessione dello spazio ad una singola associazione, MA CHIEDERE A GRAN VOCE NUOVE CHIARE REGOLE E UN TOTALMENTE DIVERSO METODO DI APPROCCIO AL SOSTEGNO DELLE INIZIATIVE CULTURALI.
Per questo rinnoviamo l’invito a tutti coloro che operano nei settori della cultura e dell’arte, ed anche a organizzazioni politiche, sindacali, ricreative, onlus e cittadini/e singoli/e a mobilitarsi per PRETENDERE la fine dell’ingerenza del potere politico sulla cultura, perché si aprano spazi per respirare in una città nella quale ormai gli unici eventi culturali e artistici degni di tale nome, e che realmente costruiscono un tessuto culturale, vanno avanti grazie al sacrificio personale e rischiano nel tempo di svanire lasciando desolato e vuoto un territorio altrimenti attivo e vivace.
Il nostro punto di vista ci suggerisce queste priorità:
a)L’amministrazione concordi col Tavolo della associazioni e tramite consultazione con tutte le realtà presenti sul territorio (bisognose di spazi pubblici per attività di comunicazione e incontro a fini culturali, politici, ricreativi, sociali) nuove modalità trasparenti per la gestione di Rocca Malatestiana e Bastione Sangallo.
b) Le nuove modalità siano fondate sulla massima trasparenza degli atti, su calendari concordati, su tariffe basse garantite da un piccolo plafond finanziario comunale apposito.
c)L’amministrazione si impegni a censire ed elencare pubblicamente tutti gli altri spazi pubblici minori destinabili a dibattiti pubblici, conferenze, attività giornaliere,e li renda disponibili tenendo anche un calendario pubblico delle disponibilità.
d)L’amministrazione disponga un facilitatore comunale che segua e aiuti le associazioni nella preparazione di eventi pubblici in luoghi aperti o chiusi, in modo da rendere facile, e abbattere i costi, per la messa in sicurezza e l’espletamento delle misure prescritte.
e)L’amministrazione si impegni assieme alle associazioni a svolgere un lavoro di ricerca di nuovi spazi da recuperare all’uso pubblico.
f)Infine, l’amministrazione cancelli il vago art.7 del Regolamento sulla concessione di contributi pubblici, riguardante il Patrocinio, strumento gestito poco chiaramente che crea una inaccettabile disparità tra manifestazione gradite e non al potere politico.
Rimarchevole, il meta-blog di provincia.
Commenti disabilitati
Mancinelli? DIMISSIONI
La Rocca Malatestiana, spazio restaurato ed imbalsamato, ora, dopo vari dinieghi a tante associazioni (“è già impegnata”, la “sicurezza” non ne consente l’utilizzo ecc.) ed un costo prefissato di svariati centinaia di euro al giorno per il suo improbabile utilizzo da parte di associazioni fanesi e non… è stata concessa , con delibera del maggio scorso, ad una associazione neonata (aprile 2012), sconosciuta, denominata “Work in progress”, per tutto il periodo estivo.
Senza temere il ridicolo la delibera cita anche incontri tra di loro per decidere i modi di questo “utilizzo gratuito” , incontri effettuati senza il coinvolgimento di nessuna altra realtà. Addirittura si parla di un futuro che potrebbe garantire lavoro a soggetti coinvolti!
Quant’è furbo l’assessore Mancinelli! Ora la Rocca è una sua dépendance: scrive infatti l’associazione che tra le tante attività che vi farà (?) inserirà certo anche quelle consigliate dall’assessore, magari sulla poesia…indovinate un pò?
Per usare questo spazio quindi non preoccupatevi più di presentare una semplice richiesta … sentite direttamente i ragazzi dell’assessore o lui stesso, e sperate che non gli giri storta. Altrimenti, di fronte alla vostra esposizione, un “Ma mé cu me frega” e un NO fantasiosamente argomentato non ve lo risparmia nessuno.
Grazie assessore per averci dimostrato che per lei il lavoro (gratuito) di tante associazioni culturali non conta niente, e che l’attività culturale (ma quale?) preferisce farsela da sé…
Del resto eravamo abituati/e alle decisioni di questa giunta rispetto al patrimonio (privato?) consistente di spazi, luoghi e denari pubblici: per gli amici la legge si interpreta, per tutti gli altri, e siamo tanti/e, si applica:
spazi concessi in cambio di attività varie a scelta e discrezione della Giunta, gratis a chi vuole, a pagamento per gli altri, come se ci fosse un lavoro volontario culturale di serie A ed uno si serie B…. chi è “patrocinato” e chi no. Sì, lo sappiamo, anche in passato con altre amministrazioni si creavano correnti favorevoli – patrocinii per alcuni e non per altri, i Pater non mancano mai, ma non sarà ora di finirla con questo condizionamento della cultura (del resto ne sa qualcosa Matteo “Kennedy” Ricci col suo oligarchico Festival della Felicità) e dell’uso dei luoghi pubblici?
Gli amministratori svolgano il loro ruolo di servizio ai cittadini, i Pater vadano a casa.
Quindi, poiché con questa amministrazione si è giunti ad un modo di operare che stronca qualsiasi concorrenza in materia di privilegi, e in attesa di sapere se la bellezza salverà il mondo, chiediamo di nuovo, dopo questa ennesima dimostrazione di mancanza di trasparenza, spregio della partecipazione alle scelte (alla faccia del Tavolo delle associazioni), le dimissioni di un assessore cui evidentemente interessa solo un gusto, il suo, e che non può rappresentare nessuno né tantomeno, visti i fatti, facilitare l’attività culturale spontanea nella città.
Qui di seguito l’annuncio della interpellanza comunale che è stata presentata sulla vicenda:
Fano, 21 giugno 2012 – SALA proiezioni per assistere agli europei o spazio culturale fruibile a tutta la cittadinanza? A chiedere all’amministrazione quale sia la destinazione più giusta per la Rocca Malatestiana è Samuele Mascarin, consigliere comunale di Sinistra Unita. Pare infatti che uno dei monumenti simboli della città, tra i meno accessibili a fanesi e turisti, sia ad oggi utilizzato come sala-proiezioni per le partite della nazionale ai campionati europei di calcio.
«Da diverse settimane — dice il consigliere nell’interrogazione presentata in consiglio comunale — gli spazi della Rocca Malatestiana sono utilizzati per alcune attività aggregative, tra le quali le proiezioni delle partite del campionato europeo di calcio, alle quali partecipano poche decine di persone». Un ruolo poco adeguato al suggestivo spazio storico-culturale della Rocca, soprattutto se si considerano gli interventi di ristrutturazione dell’importo di circa 1,5 milioni di euro, conclusi nel dicembre 2003.
«Chiedo di sapere — si legge nell’interrogazione di Mascarin — se la struttura e agli spazi della Rocca Malatestiana siano stati concessi e in che forma, a quali soggetti individuali o collettivi, con quali modalità questi siano stati individuati e autorizzati, se esista un progetto e quali ne siano eventualmente le articolazioni e le finalità, quali costi siano sostenuti dall’Amministrazione comunale per l’apertura e l’utilizzo del complesso».
IL CONSIGLIERE domanda inoltre «quale sia il programma delle attività e delle manifestazioni culturali e sociali che saranno ospitate nella Rocca Malatestiana nel corso dell’estate 2012 e quali siano per il futuro gli intendimenti dell’Amministrazione comunale per la gestione degli spazi interni ed esterni della Rocca Malatestiana».
Una serie di commenti molto chiarificatori estrapolati da Facebook:
La mia associazione, lo scorso anno ha portato alla rocca in quattro serate diverse migliaia di persone tra cui molti turisti (vi farei leggere i commenti entusiasti). Quest’anno, dopo la richiesta mandata all’Assessore alla “Cultura”, questi ci risponde che non era possibile perchè la rocca era stata assegnata per “eventi” ma eravano in marzo, qui c’è qualcosa che non mi torna.
Come precisato nei precedenti post la Associazione Culturale Colonia Iulia Fanestris ha presentato ad inizio Marzo come gli anni precedenti una regolare richiesta di utilizzo della Rocca Malatestiana per la Fano dei Cesari (ndr dal 11 al 15 Luglio). A fine Marzo una comunicazione dell’Assessore alla Cultura ne vietava l’uso nei mesi di Luglio ed Agosto perché già prenotata per grossi eventi appunto nel periodo citato. C’è qualche data che non coincide visto che solo ad Aprile viene dato l’utilizzo del monumento. In più voci che porta il vento dicono che comunque all’associazione che organizza l’accolta dei 15 la Rocca è stata concessa! Spiegatemi questo.
…per continuare: a noi dall’ufficio cultura suggerirono “caldamente” all’ edizione 2010 di Moonlight di non pensare alla rocca malatestiana, poichè aveva solo 100 posti di capienza: il fatto è che noi volevamo farci solamente delle letture pomeridiane, presentazioni libri etc…senza musica etc…e comunque anche se avessimo voluto avremmo dovuto pagare un affitto giornaliero e il personale, idem per la corte malatestiana) – No comment. E pure noi siamo un’ associazione, nata nel 2008. Va bè e non vi stiamo a raccontare le nuove vicende Moonlight 2012.
Acqua pubblica: rispettare il referendum
A un anno dal referendum del 12 e 13 giugno 2011 il Comitato Provinciale Acqua Bene Comune torna a mobilitarsi.
Parte oggi la campagna di sottoscrizione di una lettera alle autorità competenti per chiedere le motivazioni per le quali non è stata data piena, corretta e tempestiva esecuzione al referendum abrogativo, con particolare riferimento al calcolo delle tariffe del servizio idrico.
La lettera, sottoscritta dalle Associazioni, i gruppi, i movimenti, le cittadine e i cittadini del territorio provinciale, verrà consegnata il 12 giugno, a un anno esatto dal referendum, ai Sindaci e al Presidente dell’ATO 1, al Presidente della Provincia e per conoscenza anche al Prefetto.
Come tutti sanno a seguito del referendum popolare vi è stata l’abrogazione del c.1 dell’art. 154 del D.Lvo n. 152/06 per la parte relativa alla “adeguata remunerazione del capitale” nella determinazione della tariffa del Servizio Idrico Integrato. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 26 del 2011, ha chiarito che l’esito di detta abrogazione è direttamente applicabile, per cui la situazione come risultante dall’abrogazione referendaria è immediatamente operativa e non necessita di ulteriori interventi legislativi. Pertanto, dal 21 luglio 2011 il gestore non ha più titolo per esigere l’importo della tariffa corrispondente alla remunerazione del capitale investito.
La lettera con la richiesta di rispettare l’esito referendario: richiesta esito referendario
Chiunque voglia sottoscrivere la Lettera di richiesta di spiegazioni sulla mancata applicazione dell’esito referendario può recarsi ai banchetti organizzati in varie città della provincia, o contattare il referente territoriale:
- Fano: sabato 9 giugno dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30 in Corso Matteotti, e domenica 10 giugno dalle 16,30 alle 19,30 presso il ponte girevole del Lido (referente Fernanda Marotti – f.marotti2005@libero.it - tel. 329/3981650)
- Fermignano: sabato 9 giugno (nei pressi del Conad) dalle 15 alle 19 (referente Franco Perrone francoantonioperrone@gmail.com 348/0494142)
- Fossombrone: sabato 9 giugno dalle 16 alle 19 (gazebo dell’Associazione LiberaMente alla Festa del Volontariato)
- Mondavio: sabato 9 giugno dalle ore 16 alle ore 19 (piazza)
- Pesaro referente Roberta Lombardi – via.delle.tormentille@gmail.com – tel. 338/3949575
- San Michele al fiume: domenica 10 giugno dalle ore 9 alle ore 12 (piazza)
- Urbino: sabato 9 giugno (mercato) dalle 9 alle 13 (referente Alessandro Balestrieri info@rakuitalia.com 335/5428650)
- Villanova e Montemaggiore – Cristian Bellucci bellucci.cristian@yahoo.it – tel. 328/7213191
- altre zone della provincia referente Francesco Veterani wetooo@gmail.com – tel. 346/6737500
Francesco Veterani
Comitato Provinciale Acqua Bene Comune ATO 1 Marche nord
Commenti disabilitati
Mezzolani non ha la marcia indietro

Sissignore, un Assessore senza marcia indietro, che vanta il primato di gestione della industria più importante delle Marche, quella sanitaria, mentre noi cittadini figuriamo quali consumatori di cotanta catena di montaggio.
Gli investimenti sono ingenti: l’accordo Stato-Regione viene definito dall’Assessore “l’accordo tra Governo e Presidente Spacca”, il fine costruire una struttura da ben 600 posti letto (la quasi totalità dei posti necessari in provincia) a Fosso Sejore, tra Fano e Pesaro.
Sul nuovo giornalino dell’azienda sanitaria Ospedali Riuniti Marche Nord l’assessore è statuario: indietro non si torna.
Il sito individuato è quello, anche se non è di proprietà pubblica. E i proprietari? Incredibile la risposta: “Dopo aver ottenuto i finanziamenti cominceremo a trattare con i proprietari del suolo“…immaginiamo a che favorevoli condizioni, visto che questi ultimi si troveranno a trattare per un acquistodel quale la Regione NON POTRA ‘ fare a meno, visto che ha già indicato il sito come individuato al Governo, il quale secondo Mezzolani ha vincolato la scelta al finanaziamento.
Bell’affare!
Vabbè che a queste dichiarazioni di Mezzolani siamo abituati: non fu lui, Mezzolani padre, a dichiarare che non c’era da scandalizzarsi se la cooperativa nella quale lavora Mezzolani figlio aveva vinto l’appalto per la gestione del Centro unico Prenotazioni, Cup… perché ci lavorava da PRIMA!
E l’Assessore continua a rassicurare “I presidi di polo restano“, accennando a Pergola e Fossombrone, però… è chiaro il riferimento alla svendita di tutto il patrimonio immobiliare (leggi: tutto il possibile cercando di chiudere il più possibile di ciascun ospedale esistente per risparmiare), il Mezzo dichiara: “stiamo lavorando ad un censimento delle proprietà dell’azienda ospedaliera Marche Nord per rendere il patrimonio da indisponibile, cioè ad uso esclusivo ospedaliero, a disponibile. Secondo una valutazione del 2008 parliamo di 90 milioni di euro“. Quindi: svendere tutto non servirà a pagare che una parte del nuovo progettato “ospedalone”, il cui significato resta chiaro:
-chiusura di tutte le strutture possibili a livello locale, con ulteriore costrizione allo spostamento continuo dei cittadini sia per le emergenze che per i ricoveri classici che per un’altra marea di servizi
-resteranno i Pronto soccorso ma non c’è alcuna garanzia sull’assistenza a livello locale per i codici verdi e bianchi che li intasano
-privatizzazione ulteriore di molti servizi a causa del disagio dello spostamento verso l’Ospedalone unico.
“La costruzione del nuovo ospedale sarà un volano per l’economia locale…” dichiara mortifero Mezzolani, sì.. grazie! Se dobbiamo sperare nella salute per rilanciare l’economia …molte scelte del Pd, anche a livello ambientale, si rivelano più chiare… ecco perché volevano l’inceneritore!
Emblematico l’altro servizio sul giornalino, intitolato ” Interventi strutturali per -resistere- sino al nosocomio nuovo“, come se le strutture fossero tutte fatiscenti o in condizioni da dottor Zivago, e si fosse in condizioni così critiche da non poter più lavorare senza il nuovo parquet unico, i nuovi parcheggi unici, le nuove sale operatorie uniche!
In realtà le possibilità d’intervento sulle strutture già esistenti e sul loro tessuto urbano sono molteplici…per chi vuole guardare avanti, oltre il proprio naso, e non procede invece, come Mezzolani, guardando indietro e ripetendo il suo “indietro non si torna”.









