rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per piano nobile

Resistenza locale contro la crisi globale!


Noi non siamo in debito!

 

Partono questa settimana le iniziative sulla crisi organizzate a Fano dal 15 al 22 dicembre dalle realtà che animano l’Infoshop di via da Serravalle 16 a Fano, in collaborazione con la rete di attivisti sindacali “Rete 99%” (che prende nome dal fatto che l’1% della popolazione mondiale detiene il 40% delle ricchezze del pianeta):

- mostra “Ma che cos’è questa crisi?” (allestita dal 15 al 22 dicembre presso l’InfoShop, con materiali che illustrano le origini della crisi economica in atto, dati e interpretazioni)

- incontro sullo SCEC – la moneta della solidarietà con Andrea Gianni (giovedì 15, ore 21, presso la sede dell’Ass. Argonauta)

- incontro su comunità, cibo locale ed alternative alla grande distribuzione con Francesco Piobbichi e Paolo Carnaroli (venerdì 16, ore 21, presso la sede dell’Ass. Argonauta)

“Cambiare tutto per non cambiare niente” questa frase del Gattopardo ci sembra quella che più sintetizza la fase politica che stiamo attraversando. Da mesi a questa parte ormai siamo sottoposti ad un bombardamento mediatico senza precedenti, volto ad un solo ed unico obiettivo: far percepire la macelleria sociale già in atto, che aumenterà nei prossimi mesi, come unica via di uscita dalla crisi e come unico modo per rimanere aggrappati all’Europa dei “grandi”.

L’uscita di scena (o presunta tale) di Berlusconi si sta rivelando per quello che è veramente: la necessità dei potentati economici e finanziari di accelerare l’applicazione dei dettami della BCE e delle banche. Operazione conclusasi con l’ insediamento del governo Monti, diretta emanazione dei poteri forti e dell’1% della popolazione, che detiene potere e ricchezza, come dimostra la composizione di questo esecutivo: personaggi di spicco della finanza, rettori di università private, grandi affaristi.

Attraverso la retorica della responsabilità nazionale le forze politiche di centro-destra e centro-sinistra (seppur con calcoli e tatticismi diversi) perseguono insieme un obiettivo comune, che da sole non riuscirebbero a perseguire: far pagare i costi della crisi al 99% della popolazione, per garantire all’ 1% di conservare gli enormi profitti accumulati a nostre spese; ma soprattutto conservare un sistema socio-economico fondato sulla logica del profitto e dello sfruttamento, un sistema che è l’unico vero responsabile di questa crisi.”

Vi aspettiamo! :-)

Alternativa Libertaria/FdCA, Fano in Transizione, Femminismi, Gruppo Cohousing, con la collaborazione di Rete 99%

MOSTRA: dopo il 22 dicembre su questo blog i testi ed i grafici della mostra anche in versione pdf.

Come evitare che 500mila persone restino ostaggio di qualche gladiatore.


La lotta politica si può fare anche con la forza, per difendersi, per riprendersi il maltolto, e si decide nei luoghi delle lotte, sul posto di lavoro, sul territorio. Ma il teppismo non è lotta politica, è a-politico, è autoritarismo verso chi non lo sceglie e se lo ritrova alle spalle negli spazi di manifestazione, è spettacolo per le videocamere, è il solito avanguardismo di merda.

Assistiamo all’eterno spettacolo dell’Italia maschilista: bande contrapposte che si insultano dagli spalti del parlamento, tifoserie incarognite, teppisti che scorrazzano lungo un corteo con la polizia che da vita ai soliti teatrini e blocca un corteo di 500mila persone, maschi imbelli che applaudono altri maschi che mettono in scena il teatro della devastazione, quella che cova dentro le frustrazioni di un paese razziato in cui sopravvive ormai chi è più svelto a correre o a usare il joystick della Playstation.
Non possiamo addossare agli organizzatori della manifestazione la responsabilità di non aver saputo gestire il corteo, perché faremmo il gioco dei provocatori. Possiamo chiederci come mai i teppisti abbiamo ancora buon gioco a usare simboli anarchici e dei centri sociali, mentre la maggior parte del movimento non li ospita e però tace invece di dire una chiara parola, quella che finalmente anche su Indymedia ieri molti hanno scritto: “stronzi, basta”.
Occorre che tutto il movimento antagonista, anarchico, dei centri sociali, del sindacalismo di base dica chiaramente che il teppismo non deve essere tollerato, esattamente al pari delle violenze della polizia.
Già dai tempi del G8 di Genova noi donne abbiamo criticato duramente l’assetto da guerriglia e l’intento di “fare territorio” di parte del movimento, che ha emulato così il gioco tutto maschile della partita e della battaglia campale lasciando spazio simbolico a chi poi, scatenandosi sulle strade, ha fornito alle forze repressive un alibi per massacrare la gente.
Abbiamo visto la fascinazione dei media, che si sono concentrati quasi esclusivamente sulle scene di guerriglia, e sappiamo quanto l’odore del sangue scateni la curiosità morbosa di chi assiste da sempre fuori dalle scene, come privilegiato, ai tentativi politici delle masse.
La realtà è LAMPANTE: è stata tolta voce al corteo, che è rimasto muto, i media si sono scelti come interlocutori coloro che hanno saputo, o col teppismo o con la simbologia, caricarsi di significato di Brand meglio vendibile, e per essere vendibili oggi occorre essere ripetitivi, monotoni, concisi, sterili e fumosi come il lacrimogeno CS si cui le forze dell’ordine si servono. Ma il fumo negli occhi non può confonderci anche oggi.
La manifestazione autoconvocata, così partecipata e multiforme, ha dimostrato che i partiti in Italia non contano più nulla, non esistono più come interlocutori politici ma solo come portavoce delle lobbies economiche dominanti. L’avevamo capito anche in occasione dei cortei femministi del 13 febbraio, il cui successo, che il Pd come sempre ha tentato di foraggiare e poi cavalcare, è stato dovuto alla partecipazione della base cittadina e femminista di tutte città e non certo ai soli spot delle organizzatrici. Un evento limitato era diventato una grandiosa manifestazione di massa.
Il corteo del 15 ottobre ha portato con sé un’altra Italia, alla quale si può restituire la voce solo con pochi chiari mezzi:
-definire la fine dei meccanismi di delega nello stile partitico, sempre e ovunque, e attuare un sistema di rappresentanza dei movimenti e di coordinamento tra di essi che fornisca garanzie sulla orizzontalità e apertura, trovare il tempo per capirne i meccanismi facendo un salto di qualità nell’organizzazione politica trasversale.
-uscire dalla trappola della “lotta alle banche” ed trovare una precisione in obiettivi politici che ostacolino i veri protagonisti  di questa “crisi”, che non è crisi del ‘capitale mondiale’ (i cui colori, e i cui strumenti di autoregolazione sono comunque e sempre nocivi per le popolazioni) ma della democrazia. Il capitalismo va combattuto nelle scelte politiche del governo, dei capitalisti e delle multinazionali e non davanti ai bancomat.
-dare più voce alle donne, le uniche che possono farsi garanti con metodi femministi per una espressione di lotta che sia non violenta
-organizzare la presenza territoriale delle voci del 15 ottobre dandosi obiettivi politici concreti definiti non dai soliti leader partitici, parolai, ideologi improvvisati ma da chi lavora nei movimenti stessi e da chi mette a disposizione le proprie competenze. E’ ora che chi sa usare il cervello e le mani, e non solo la bocca e la penna, prenda l’autorevolezza che ha.
-così in ogni comune d’Italia: coordinamento del sindacalismo di base, coordinamenti cittadini dei movimenti e delle organizzazioni politiche per i bilanci comunali socializzati, coordinamenti ambientalisti che non siano l’espressione delle etichette di partito ma che lavorino concretamente sulle vertenze in atto rispetto ai beni comuni, presenza femminista organizzata sui problemi del territorio che coinvolgono la differenza di genere,coordinamenti territoriali sul problema della casa, del mutuo soccorso, degli spazi sociali.

Verso il 15 ottobre… e dopo

E’ indetta per MARTEDI’ 18 ottobre, alle ore 21.00 (dalle ore 20 con cena condivisa), presso il Centro Salomone a Fano in Piazza Capuana 4 (Fano2), la riunione per una rete di attivisti sindacali e sociali contro la crisi (provinciale ed interprovinciale).
Dopo 3 riunioni, di cui una preparatoria alla assemblea dell’Appello Dobbiamo Fermarli (Roma 1 ottobre), una di dibattito sulle questioni del debito ed una preparatoria alla manifestazione nazionale del 15 ottobre sempre a Roma, la prossima riunione intende fare una valutazione delle inziative di resistenza in corso ed esperire le possibilità per la costituzione di una rete provinciale (ed eventualmente interprovinciale) di attivisti sindacali e sociali, sulla base del no al pagamento del debito, del no alle spese militari, della difesa dei beni comuni, della giustizia e diritti per tutti nel mondo del lavoro, di una rivoluzione democratica e di una sperimentazione di forme sociali di eco-solidarietà sul territorio. Tutt* gli/le interessat* sono invitat*.
Per contatti 3296180304

Si è tenuta il 5 ottobre nella sede del Centro Salomone a Fano, la seconda riunione degli attivisti sindacali e sociali scaturita dai firmatari dell’appello “Dobbiamo Fermarli”. Erano presenti esponenti della CGIL che Vogliamo, dell’Unicobas, del Collettivo Femminismi, di Alternativa Libertaria/FdCA, più individualità fanesi, anconetane ed ospiti riminesi (in particolare, il prof. Savino Frigiola), invitati su iniziativa dei  delegati andati a Roma.
La riunione si è articolata in
a) resoconto dell’assemblea dell’1 ottobre a Roma dell’appello “Dobbiamo Fermarli”, con lettura dei 5 punti contenuti nel documento finale
E’ stata nuovamente stigmatizzato il punto che prevede la “nazionalizzazione delle banche”
b) dibattito sul punto 1 del documento finale di Roma, per quanto riguarda il non pagamento del debito
Il dibattito ha visto emergere posizioni (Frigiola) che puntano soprattutto alla responsabilità delle banche e quindi ad una battaglia per il ritorno ad uno Stato che batte moneta propria e dall’altra posizioni che allargano invece al sistema capitalistico globale ed al ruolo degli Stati le responsabilità della crisi in atto.
c) manifestazione nazionale del 15 ottobre a Roma
si comunica che ci sono pullman per Roma organizzati dalla FIOM di Ancona e Urbino.
d) costruzione di una rete territoriale rivendicativa, vertenziale e per la sperimentazione di nuove forme di eco-solidarietà
la prossima riunione è convocata a tutti gli interessati per MARTEDI’ 11 ottobre alle ore 21.00, presso il Cento Salomone di Fano.
per contatti 3296180304
In coda alla riunione è giunta la notizia della costituzione di un Comitato per la difesa delle scuole di Fano, contro le ipotesi di riorganizzazione e smantellamento dei plessi scolastici in città

Giovedì 30 settembre nella sede del “Centro Franco Salomone” a Fano (Piazza Capuana, Fano2), su iniziativa dei firmatari dell’Appello nazionale Dobbiamo Fermarli, si sono incontrati una ventina di attivisti sindacali e sociali di varie realtà locali:  CGIL che Vogliamo, Unicobas, Collettivo Femminismi, Transition Town, Campagna Palestina Solidarietà, Coordinamento Precari della Scuola delle Marche, FdCA, individualità fanesi ed anconetane per discutere di

1. contenuti e partecipazione all’assemblea dei firmatari dell’Appello Dobbiamo Fermarli dell’1 ottobre a Roma (a cui sono resi disponibili a partecipare tre delegati)

 2. percorso verso la manifestazione nazionale ed europea del 15 ottobre

3. possibilità della costruzione di una rete provinciale di mobilitazione e di creazione di alternative sostenibili contro la crisi.
Dopo un dibattito ampio ed animato che ha toccato alcuni temi della crisi a livello nazionale/europeo ed a livello locale, l’assemblea si è riconvocata per mercoledì 5 ottobre sempre presso la sede del Centro Salomone, alle ore 21.00.

L’assemblea è aperta a tutt* coloro che sono interessat*.

per contatti 3296180304

Rabbia…


Rabbia.
Un prologo d’attualità all’articolo “Solipismi e leaderismi” di prossima uscita (prima parte già su xxdonne.net)

Chissà quanti avranno sentito dentro di sé e sugli occhi una sensazione di godimento dal sapore di rivincita, dal tremendo spessore dell’ombra di se stessi, piccoli Mister Hyde, quella nostra ombra che non perdona, che si ribella, che pensa male, che si divincola, che urla, guardando le immagini dei fumi e fuochi del 14 dicembre romano.
E non parlo solo delle persone frustrate da anni di impegno, scioperi, proteste, umiliazioni, passati a contrastare questo Governo che ormai, è chiaro anche dagli schieramenti definiti, rappresenta la riedizione aggiornata dell’assolutismo pre-mediatico: LORO contro Tutto il mondo. Parlo anche del gusto  a guardare la guerriglia provato da persone anche già disilluse dalla politica, inattive ma egualmente sature di questo Impero della chiacchera e dello sberleffo di Chi Puo’.

Vedere quella rabbia scatenata da sconosciuti (come al solito i maschi sono protagonisti), quel fuoco che di recente avevamo visto a Terzigno, quei fumogeni e quei razzi lanciati contro una polizia già pronta a picchiare, per chi ormai è abituato alla dose massiccia di violenza inoculata dalla tv pareva un Grande Fratello degli sfigati, di quelli che altrimenti le prendono e basta, e le prendono davanti alle fabbriche, nei cortei troppo affollati per piacere a chi Governa, le hanno prese a Genova e dentro i luoghi sgomberati… .

Ma qualcosa puzza, e non si tratta tanto del fumo, o delle ipotesi alla Porta a Porta su di chi siano o se ci siano gli “agenti provocatori”. Puzzano le frasi di sfida vicendevole degli “uomini” della sinistra istituzionale e non, in un corri corri a gareggiare per vincere il ruolo di portavoce sedativi della rabbia popolare: puzzano le riapparizioni di D’Alema, l’uomo che ha svenduto le tv e le elezioni a Berlusconi credendo di poterne essere la controparte e che adesso muore dalla voglia di tornar su grazie all’ondata di casino. Puzza anche il Nichi della Fabbrica, che dichiara di essere disposto, e contemporaneamente di non esserlo, a stare assieme ai moderati per il bene del Paese. Puzzano i video di Blob che rappresentano quelle barricate incendiate come momenti estetici con sottofondo di canzoncina del Panettone “si puo’ fare di più”, puzzano le dichiarazioni fasciste sui pre-arresti, puzza tutta questa retorica di destra e di sinistra.

Quello che penso è quel che ho pensato anche dopo i fatti di Genova: nessun movimento che giustifichi in qualsiasi modo la violenza e che ammetta seppure marginalmente di poter offendere, oltre che il sacrosanto diritto a difendersi, è vincente né porta con sé modalità che possano rinnovare la sua forza, compresa l’inclusione a pieno titolo di noi donne. Le battaglie sociali che abbiamo vinto in questi decenni sono state svolte giorno dopo giorno nelle città, dentro le case, in giro per l’Italia a prezzo di grandi sacrifici personali di tanti compagn*. A volte le abbiamo prese, sia simbolicamente che tramite violenza morale, verbale, fisica.
Ma solo un fesso (e qui offendo anch’io) può pensare che la retorica degli anni ’70 sulla violenza delle manifestazioni abbia prodotto qualcosa se non grassi panzoni che ora al massimo giocherellanno con un Iphone convinti che sia importante per sé per il mondo rispondere per strada a una email .

Quello che serve a questo Paese è quello che ha implicitamente chiesto Monica Lanfranco dopo i fatti di Genova: la fine di ogni tipo di violenza, anche di quella dei maschi “alternativi” e tribali (anche nei modi) che giocano a chi conquista il territorio delle Zone rosse. La fine della politica fatta dalle battaglie per il potere di maschi anziani e di maschi giovani, di padri e di fratelli, la fine dell’arroganza, delle parate, degli “uomini simbolo”, dei leader.
Pure certi cattolici ci sono arrivati a capire il concetto di Rete. Quella vera e non quella degli enfant terrible e riccotti che svelano “tremende verità” facendo venire a tutti la fregola di essere hacker (con modella a tacco 12 di contorno).
Massimo Recalcati in un suo recente articolo su Il Manifesto spiega come i periodi politici del nostro Paese possano leggersi attraverso la psicanalisi come “pre-edipico” (il Duce), edipico (i Padri moderati alla De Gasperi e Berlinguer) e post edipico, o “perversa”, con Berlusconi e la legge dell’individualismo sfrenato (godimento senza limiti versus angoscia della morte).
La rabbia dei figli e dei fratelli di costoro non serve a spostare di un centimetro l’economia di tale politica. Che patriarcato è e rimane. Nemmeno quando momentaneamente si esprime con qualche scaramuccia a suon di bottiglie, bastoni e benzina. Solo la comprensione della profondità morale e dell’utilità anche strategica della non violenza servirà a qualcosa.

Ma proprio i ritmi vitali e la trasformazione dei luoghi che ci circondano paiono impedirci la possibilità di non soffrire di una rabbia e frustrazione profonda e incontrollabile, vittime di una nevrosi simile alla malattia “incurabile” la quale, non prevenuta e con conosciuta, può portare chi ne soffre a cure peggiori del male stesso, autostrade sulle quali passa solo ciò che è cruento, volgare, spaventoso, oppressivo, minaccioso, improvviso, cieco.
Qualche decennio fa, in un film in cui i due protagonisti devono fuggire da una grande villa circondata da un parco, sulle Montagne rocciose, si svolge la scena del loro fermare l’auto di fronte al grande portone che chiude l’uscita dalla proprietà. Gli inseguitori sono alle spalle, loro scendono dall’auto e si avventurano in fuga, a piedi, sfidando angoscia e morte. Oggi quello stesso film non avrebbe visto quegli ultimi minuti di confronto ma l’auto sfondare il portone e sfasciare chissà cos’altro.
Se la nostra mentalità attuale è ormai così abituata al diktat Berlusconiano del “tutto e subito”, la strada da percorrere a piedi sarà ben poca. E se non la si percorre a piedi questa strada non è strada.

Francesca Palazzi Arduini

Matteo Ricci, vola basso!


Paolo Barnard, già collaboratore della nota trasmissione di giornalismo investigativo Report, ha diffuso recentemente un suo dossier, intitolato “Il più grande crimine”, nel quale illustra il percorso fatto dagli Stati europei dal possedere ognuno le loro monete “sovrane” (legate cioè alle decisioni governative circa la svalutazione e i rapporti coi mercati) all’Euro, che non è moneta sovrana ma indissolubilmente legato ai capitali privati. A questi ultimi è stata svenduta in questi ultimi decenni tutta la ricchezza pubblica.

Suona veramente strano, mentre i telegiornali ci parlano di Prodotto interno lordo, spacciandolo per indicatore di stabilità economica (in realtà legato perlopiù ai profitti del capitale, appunto, privato internazionale), sentire il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino che giacula di Fil (indicatore di benessere: la felicità interna lorda) indicando se stesso come “tra Sarkozy e Cameron”, paragone certo esagerato per il presidentino però anche smodato nelle pretese: perché lanciare un amo, da Pesaro, a colui che ha fatto della ghettizzazione degli immigrati un vessillo, o a colui che sta smantellando tutto il Welfare inglese? Si fa presto a parlare di felicità quando si è invece deputati a seguire, coda tra le gambe, i destini di chi lavora per far pagare, con sempre maggiori intenzioni, la spesa pubblica ai cittadini.
Avevamo parlato già del suo Festival della felicità… due giorni fa anche gli studenti fanesi, al suo saluto, hanno risposto dicendo che se deve paragonarsi a Cameron è meglio che lasci perdere, visto che il prèmier inglese sta smantellando praticamente il diritto allo studio.

 La crisi finanziaria del 2007-2010, scrive Barnard, ha sottratto all’Italia 433 miliardi di euro di ricchezza. Dove sono finiti questi soldi? Non sono quelli cui allude Tremonti, che mentre taglia e riduce sul lastrico, dice “i soldi ci sono”. Sì, ci sono, nelle banche che amministrano imponenti capitali privati che circolano per il mondo lucrando sui lavoratori-consumatori.

-         la disoccupazione nel nostro Paese è oggi oltre il 12%, con punte del 23% nel Sud

-         i fallimenti delle aziende italiane sono aumentati nel 2009 del 40% – il 30% degli italiani è costretto a ricorrere al prestito

-         il 38% è in seria difficoltà economica

-         il 76% è costretto alla flessibilità sul lavoro,

-         Il lavoro a chiamata, anche detto ‘intermittente’, è aumentato del 75% dal 2007. Chi lavora a queste miserabili condizioni sono soprattutto operai, e lavorano un settimo degli altri dipendenti.

-         un milione e 650 mila italiani se perdessero il lavoro non avrebbe alcuna copertura o sussidio.

-         il 50% delle pensioni italiane non raggiunge i 1000 euro, il 27% delle pensionate arriva a meno di 500 euro. Siamo sotto al livello ufficiale di minima sussistenza per la metà di tutti i pensionati italiani.

-         il 10% più ricco degli italiani ha il 44% di tutta la ricchezza, mentre il 50% più povero ha il 10%

-         1 italiano su 5 rimanda le visite specialistiche urgenti per mancanza di mezzi

-         – l’11,2% non ha neppure il denaro per le spese mediche ordinarie

-         il 31% non potrebbe trovare 750 euro per una spesa d’emergenza in famiglia, 3 italiani su 10 che vedi in strada se gli si spacca un ponte stanno senza denti.

-         l’11% degli italiani non si riscalda d’inverno, è un cittadino su 10 che vedi in strada

 Questa catastrofe è fra noi, già ora, dice Barnard, “e dietro ai numeri ci sono persone vere, … Ma come al solito dovremo arrivare alle code in strada con i bollini per un pasto caldo al giorno, come accade già oggi in USA, per credere a quanto avete finora letto”.

Il Vero Potere (il Capitale finanziario privato) ha sottratto all’Italia fra il 2008 e il 2009 quattrocentocinquantasette (457) miliardi di euro, sono circa trentadue (32) finanziarie scomparse dalla vita dei lavoratori italiani.

 Il signor Ricci, invece di preventivare i conti degli alberghi dei suoi vip-invitati, farebbe meglio a dirci, per fare un esempio, dove sono finiti quei poveracci sgombrati qualche tempo fa da un edificio fatiscente perché non “italiani” e senza lavoro, buttati per strada alle 5 di mattina come stracci, dal “sorridente” comune di Pesaro.

“Di chi sono i nostri soldi?”, “Chi decide sul territorio?”, “Come possiamo difendere i diritti umani sanciti dall’Unione europea ma opporci ai piani oligarchici, sempre da essa sanciti, che ci danno in pasto alle multinazionali?”, queste sono domande da porsi, e per queste vale sì la pena di fare dibattito, non “festival”, quelli lasciamoli a Sanremo.

Posso?/ Non posso?

Posso?/Non posso?
Giovani generazioni, mercificazione, virtualità.
Caffè filosofico con Laura Piccioni (Università di Urbino), Francesca Palazzi Arduini (Femminismi).
Presso il Centro sociale Oltrefrontiera, Pesaro,
venerdì 22 ottobre ore 21.

Il Caffè Filosofico è uno spazio partecipato in cui poter sperimentare l’opportunità di fare filosofia, un incontro pubblico tra individui che, indipendentemente dalla provenienza culturale e formativa, si confrontano su un tema che possa essere condiviso e su cui poter esprimere una riflessione argomentabile.
E’ presente un animatore (o facilitatore) che ha la funzione di “esperto” non dell’argomento ma degli strumenti con i quali far procedere la discussione nella direzione di un progressivo approfondimento attraverso il dialogo e la problematizzazione dei contributi.
E’ una pratica filosofica attivata nel ’92 al Café des Phares (Parigi) da Marc Sautet e diffusa in diversi Paesi europei ed extra-europei
Sarà presente un banchetto informativo con materiale, magliette e buffet di Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino

http://femminismi.wordpress.com

L’anti-finanziaria, strumento indispensabile

da un omaggio a Susan George all'interno della mostra "Csi. A feminist investigation" di Dada Knorr e Saverio Feligini

Cari amici ed amiche, per chi non l’avesse letta, allego note%20rapide%204-%20contromanovra finanziaria redatta da sbilanciamoci.org

Non è inutile dire che, se in Italia esistesse una opposizione politica seria, e non composta da galli e galletti, questo tipo di lavoro, molto più dettagliato, andrebbe fatto in ogni realtà locale. In questo modo ci sarebbe la possibilità di confrontarsi su una strategia economica di medio periodo anche sui territori, e soprattutto si attuerebbe una politica della responsabilità, poiché criticare chi si è preso il potere di fare le scelte è facile, scoprire l’uovo di Colombo altrettanto, però occorre sapere proporre concretamente, e con forza, alternative comprese in una visione non parziale, che tengano conto di più esigenze possibile, e che vengano selezionate con la logica del consenso, né cioè col leaderismo, lo scandalismo, la bramosia del potere mediatico, il populismo ed il maschilismo che ammorbano il nostro Paese.

Francesca Palazzi Arduini

ps: per Susan George leggi su Wikipedia

Il leader odiato…ci ha trasmesso il suo virus.


Considerazioni sul berlusconismo e sulla crisi dei movimenti.

 Sabato 5 dicembre 2009, un’altra manifestazione a Roma, dopo quella bella e rappresentativa dei movimenti femministi del precedente week end.
Stavolta a scendere in campo è un’altra fetta di mondo reale, quello dei movimenti e delle basi dei partiti, della gente comune che si consulta e scambia messaggi nel web. Quelli che vogliono che Berlusconi non rappresenti più il nostro Paese.
Eppure permane la sensazione che la capacità di fare politica dal basso, di ripartire a fare politica, non sia migliorata in Italia. E che il “super leader”, padrone delle televisioni e di un nuovo modo di azzerare il discorso con il non-sense, abbia contagiato anche i movimenti.
Guardiamo ad esempio al panorama locale: ci sono le associazioni di base, c’è il volontariato, ci sono persone che continuano a fare attività nelle fabbriche, nelle scuole, nei servizi, per impedire l’azzeramento delle regole democratiche. Eppure tutta questa energia non riesce a influenzare se non in una minima, ridicola parte, le scelte della politica istituzionale. Le grandi lobby cattoliche, che comprendono anche i movimenti e le associazioni più critiche verso questo Governo, sono rette da una politica di spartizioni e, quindi, anche silenzi. E a questo silenzio tutti si adeguano. Coloro che, nel mondo cattolico, poi, si permettono di protestare e di affrontare l’inaccettabile deriva autoritaria (promossa, prima con la compiacenza dei d’alemiani, e poi direttamente, dal Pdl) non riescono a liberarsi della loro conformazione culturale integralista e quindi azzerano con le loro posizioni critiche verso i diritti civili, il femminismo, le battaglie più urgenti, ogni possibilità di rappresentare realmente un qualche cambiamento allo status quo. Status che si regge naturalmente sulla sistematica patriarcale. Come si può in questo Paese rappresentare concretamente un’alternativa al centro destra se si è favorevoli ai diritti degli immigrati… ma ostili alla legge 194? Questo impasse fa sì che l’Italia si ritrovi agli ultimi posti tra i paesi europei sia per presenza e autorevolezza delle donne in politica, e nell’economia, che per quanto riguarda i diritti civili.
Pensiamo poi a quanto, senza che ce ne rendessimo conto, Berlusconi, contagiato dal fotogenismo e dal sensazionalisno dai tempi della sua scalata alle frequenze, sia Padre per modi e forme espressive a coloro che dicono di contestarlo in tutto, in primo luogo i fan di Beppe Grillo. Lo abbiamo già fatto notare: stesso leaderismo, addirittura politica-spettacolo. Un modo simile di annunciare scoperte e verità sensazionali basandosi in realtà su frammenti di realtà irrisori:
qualche giorno fa mi è pervenuta una email nella quale un noto attivista fanese, fan di Grillo e molto attivo nell’organizzare conferenze di denuncia su mille argomenti differenti, annunciava di essere il “cittadino zero”, il primo che, coraggiosamente, aveva rinunciato a pagare il canone Rai, spento la tv e devoluto la stessa cifra al blog di Claudio Messora. Se tutti facessimo la stessa cosa Messora diverrebbe certo abbastanza ricco… ma rimarrebbe sempre una persona che fa informazione e opinione, una persona sola.

La email era anche corredata da una foto del “cittadino zero” in atteggiamento eroico e sorridente.

Incredibile però che, nella stessa cittadina, Fano, nella quale si mostrano questi fenomeni, nonostante vi sia al potere da due mandati una compagine di centro destra, nessuno sia riuscito a creare uno strumento di informazione collettiva che possa essere piattaforma di scambio e di conoscenza basata su criteri comuni, e non sulla iniziativa di tizio o caia.

Abbiamo ceduto definitivamente alla fame del leader. Voi direte: cosa c’è di differente dal ’68?
Molte cose: la massa di informazioni è enormemente aumentata, le competenze si sono ristrette, la superficialità è ormai il modello cui siamo tutti costretti ricorrere perché dobbiamo occuparci in pochi di troppe cose, di una complessità che ha del gigantismo.
Inoltre la possibilità di ritagliarsi nel web degli spazi propri, individuali o virtual-collettivi, delle zone di nicchia, delle pagine personali, dei loghi, degli avatar, ha schiacciato il nostro tempo e la nostra capacità di relazione e la volontà di affrontare il dibattito all’aperto, dal vivo. Ci ritroviamo in un mondo di “amici”, nel quale ci parliamo addosso, ci battiamo le mani a vicenda, ci diamo il voto in Facebook, mentre siamo incapaci, nella vita reale, di deviare di un centimetro dalla strada, ben transennata ai lati, che percorriamo, a velocità stabilite dal flusso.

Avremmo bisogno di creare spazi collettivi amplissimi, dibattiti pubblici con chi non la pensa come noi, strumenti di comunicazione sul territorio che aggreghino contenuti, di riavvicinarci alle generazioni più giovani per ripensare la politica degli ultimi decenni e continuare dignitosamente a farla.

E se spegnessimo tutti il nostro pc, per un pò, e tornassimo a vederci in faccia, qua e là, tutte le sere, per esserci? Abbiamo bisogno di un presidio permanente, di meno virtualità.

Francesca Palazzi Arduini.

E se Grillo fosse un personaggio di Collodi?

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E se Grillo fosse un personaggio di Collodi?

Abbiamo seguito con attenzione l’evolversi delle campagne di comunicazione dell’attore comico Beppe Grillo, condividendone alcuni contenuti. Ma l’evolversi in figura politica, addirittura con la proposizione leaderistica nel da lui tanto criticato Pd, e nelle liste cosiddette “A 5 stelle”, ci impongono alcune riflessioni.
PARTECIPAZIONE:
Come già succede coi “Meetup”, esiste un problema di partecipazione nella formazione di queste liste civiche, che rivela come in realtà le Liste in genere non siano espressione di una politica discussa, partecipata e condivisa della maggioranza iscritti ai Meetup. La stessa piattaforma politica nazionale è stata creata, molto frettolosamente, sulla base delle indicazioni di Grillo e del suo staff. Si può presumere che queste indicazioni siano aderenti alla volontà degli iscritti ma di certo non esprimono la partecipazione ai processi ma una semplificazione e direzione di essi.
Questo processo è simile alla costruzione dei Circoli berlusconiani (anch’essi molto partecipati localmente ma del tutto a traino di indicazioni della nomenklatura nazionale), e affida alla “volontà di cambiare” una generica etichetta di bontà. Ciò al di là degli obiettivi delle Liste proposte, che paiono fin troppo semplici e semmai condivisibili o organizzabili tramite un più ampio parterre di persone, movimenti e formazioni politiche.
Il risultato è che le Liste Beppe Grillo dividono e non uniscono, e si appropriano di alcuni argomenti propri dei movimenti lasciando vuote ed affidate all’improvvisazione le altre richieste della politica: la critica all’organizzazione sociale, a quella finanziaria, la libertà femminile, le scelte etiche. Argomenti che meritano ben più di generici lanci pubblicitari di libri e dvd spesso diffusi dai Meetup. Altro risultato è quindi quello che il voto di protesta per queste liste conduce ad una delega in bianco su molte altre scelte, banalizzando o riducendo ad un silenzio – assenso la propria possibilità di scelta politica.
Questo è un problema comune alle Liste civiche, ma nel momento in cui viene proposto a livello nazionale come “nuova politica” merita attenzione e di certo è sospetto.
BANALIZZAZIONE:
La banalizzazione della politica è già stata vissuta in maniera radicale dal nostro Paese nel ventennio, e tutt’ora è una forma comune di traino delle masse passive a rimorchio di visioni sociali e politiche ispirate da “leader”. Fa impressione vedere come Grillo, seppur denunciando con argomenti calzanti il malaffare nazionale, l’illegalità, l’inquinamento, la casta politica, preferisca, esattamente come Berlusconi, risposte ed attacchi indiretti, spesso spettacolari. Si tratta qui dell’uso della capacità retorica a fin di bene? Ma quanto il fine può giustificare i mezzi possiamo impararlo dalla storia.
Se le Liste ispirate a Beppe Grillo, in alcuni contesti e con alcune persone, hanno dato il risultato di rafforzare l’impegno civile ed aprire più spazi di dibattito, nella maggior parte dei casi hanno creato una forma di politica-spettacolo in più, fatta da persone assuefatte al contatto virtuale più che a quello reale e che soprattutto ritengono normale che il loro stesso ispiratore sia un uomo-simbolo, il quale, senza ovviamente consultarli, faccia sparate e dichiarazioni alle tv ed alla stampa nazionale cambiando strategia a sua discrezione.
EMULAZIONE E PERSUASIONE:
Si dirà: “cosa c’è di male? Ormai la politica è implosa generando una infinità di correnti agganciate a leader mini leader che fanno il bello ed il cattivo tempo”. Ma il problema è che questa emulazione è ancor più negativa se fatta da chi pretende di presentarsi come una alternativa, riproponendo in realtà gli stessi vetusti schemi sia nei metodi di consultazione, che di decisione, che di presentazione degli argomenti: Questi ultimi, ricchi di punti esclamativi, di incontri coi personaggi del “dissenso” purché visti in tv e letti sulla grande stampa, rifiniti con trovate pubblicitarie (alle quali del resto anche la nuova destra, nella sua demagogia, è affezionata), spesso rispecchiano solo il gettarsi in politica di persone non preparate nemmeno culturalmente, che mettono al primo posto la frequenza della comunicazione ed i suoi risultati (apparire sulla stampa, fare incontri affollati, essere ripresi in tv) per far girare al massimo, anche se a vuoto di risultati a causa della frammentazione, la loro politica-spettacolo.

Francesca Palazzi Arduini

Da radicalsocialismo.it  il commento di Giancarlo Iacchini:

Questo affondo critico, severo ma circostanziato e puntuale, è quanto di meglio i “grillini” possono aspettarsi da parte della cultura democratico-radicale e di sinistra. La crescita e maturazione dell’interessante Movimento dei meet-up, infatti, passa per la presa d’atto e la risoluzione dei problemi indicati con grande chiarezza e lucidità dall’amica e compagna Francesca.
In effetti solo chi riconosce e apprezza il valore di questo esperimento di potenziale democrazia dal basso, che in molti casi è stata o comunque potrebbe essere la creazione di gruppi locali ispirati al programma “5 stelle”, può (e deve!) rimarcare la clamorosa contraddizione con il ruolo salvifico e quasi mitologico del capo (che può decidere tutto, compreso il lancio di un’…Opa sull’odiato PD, senza consultare nessuno dei suoi militanti-seguaci, e che non è mai disposto a confrontarsi democraticamente con alcun interlocutore, politico o giornalistico o “popolare” che sia), con la struttura piramidale e leaderistica dei meet up, con un “format” elettorale calato dall’alto (le liste “a 5 stelle” tutte uguali) o ancora con alleanze proibite o indotte sempre dal vertice dell’organizzazione (la sinistra non va bene in toto, IdV va bene a prescindere, indipendentemente dal personale politico effettivo nelle varie realtà territoriali!). 
In questo senso, la realtà fanese (che ho seguito più da vicino) è emblematica: un gruppo attivo e inizialmente pieno di partecipazione e potenzialità (sia su internet che “di persona”, con forum ricchi di post e assemblee affollate) che in barba allo schema verticale e (per ammissione stessa dell’organizer) “dittatoriale” dei meet up accetta di costituirsi in associazione “orizzontale e democratica (Res Publica), poi torna ad appiattirsi sulla “linea” calata dall’alto, decidendo di allestire una lista “5 stelle” che prende il 3% dei voti (in alleanza con una lista cattolica aperta al sociale ma chiusa sul piano etico e dei diritti civili), spaccando l’opposizione alla giunta di destra proprio alla vigilia delle elezioni e dividendo così l’ampio fronte comune che aveva dato vita alla stessa Res Publica, salvo dover tornare giocoforza a discutere e collaborare con le altre opposizioni dopo la batosta elettorale. E adesso questo schema, per volontà arbitraria di Grillo, rischia di ripetersi anche alle regionali dell’anno prossimo, col primo risultato di danneggiare proprio i partiti più vicini a detta dello stesso Grillo (come l’IdV). 
Ecco perché il fine non giustifica i mezzi. Noi non siamo certo fra quelli che sparano a zero sul “qualunquismo” di Grillo perché interessati a difendere ciò che Grillo critica (dalla “casta” agli inceneritori…): in queste battaglie siamo non solo al fianco dei grillini, ma anzi ancora più radicalmente indichiamo loro la base capitalistica e affaristica che produce tutta l’immondizia che essi giustamente denunciano; perché è un sistema fondato sul profitto di pochi anziché sugli autentici bisogni umani – come denunciato non da Grillo oggi, ma da un certo Marx 150 anni fa! – quello che produce le speculazioni finanziarie, gli sprechi, le irrazionalità e la devastazione dell’ambiente.
Ma proprio perché ci è caro il “fine”, abbiamo il dovere di far notare che i mezzi non sono adeguati a questo nobile fine; e che mezzi sbagliati e controproducenti – come insegna quel grande democratico statunitense che fu Jonh Dewey – sono destinati a mettere in dubbio la bontà dei fini stessi. Proprio perché coi grillini vogliamo collaborare (e recuperarli anche alle questioni della laicità laddove le loro alleanze elettorali hanno imposto una sorta di censura su questi temi!), bisogna essere molto chiari: la libertà è partecipazione, cantava Giorgio Gaber, non attesa di ordini e input da un Capo che non consulta nessuno! Grillini, siate liberi, e liberatevi (emancipatevi) da Grillo stesso. Il quale una volta ipnotizzava gli yogurt: siate uomini e non… latticini! (Poi, al prossimo irresistibile show del comico, andremo tutti insieme al palasport a ridere e applaudire!). 
G. Iac.

rovesciare la piramide della politica, 2

La sinistra italiana è vittima, internamente, della stessa “balcanizzazione” che vive la società e sulla quale prosperano i padroni dello spettacolo mediatico della politica. Anzi, proprio il fenomeno Beppe Grillo, portavoce unico dell’opinione di tanti, seppure positivo, simboleggia la nuova abitudine di fare politica in maniera frammentaria, come se la politica potesse consistere solo nel lancio periodico di questa o quella battaglia. Mentre i movimenti, i comitati, i centri sociali, i meet up, le associazioni però fanno le loro piccole battaglie, infinite e spesso presto dimenticate, la nomenklatura politica continua a tramandare gli stesso sistemi ed anzi mina il meccanismo stesso della rappresentanza e molte delle garanzie costituzionali che ritenevamo inattaccabili.
Occorre concentrarsi sui metodi della politica, per uscire dall’impasse degli schieramenti che si confrontano a suon di slogan e frasi senza in realtà modificare nulla del meccanismo della delega e della non-partecipazione e non-informazione degli elettori.
Di recente si è aperto il dibattito sulle piccole liste: è giusto che si aggreghino ad uno dei due poli, invece di correre da sole?
E’ ben difficile dare una risposta sensata, visto che il meccanismo della rappresentanza politica non dà comunque agli elettori alcuna garanzia circa il rispetto degli obiettivi prefissati nei programmi e non offre nessuno spaziodi partecipazione ai teatrini della politica, al di là delle liste elettorali, né nelle piccole né nelle grandi liste. A voto concluso, la politica non è più decisa dai cittadini ma dai professionisti della politica.
Per riflettere su questo abbiamo pubblicato il documento propositivo
contro le liste elettorali in Piano nobile
http://rimarchevole.wordpress.com/2/
Di recente, vista la crisi del sistema democratico, molti comitati, circoli e associazioni sono tornati a interessarsi attivamente di politica, proponendo Carte programmatiche su cui confrontarsi con i partiti. Anche i comitati per la difesa dell’ambiente presenti sul territorio, e associati nel Coordinamento dei comitati, hanno deciso di chiamare a confronto i candidati alle elezioni amministrative della provincia di Pesaro con una Carta dei diritti e delle rivendicazioni.
Ciò è segno della volontà della gente di proporre programmi di governo meno scipiti e vaghi di quelli elettorali. Sarebbe bello anche se i cittadini
organizzassero la lettura ed analisi dei bilanci consuntivi e di previsione dei comuni per confrontarsi concretamente sulle possibilità di realizzazione dei programmi, … a proposito, abbiamo cercato sui siti istituzionali ma non ne abbiamo trovato traccia.
Il bilancio partecipato comunale, sull’esempio di quello nazionale scritto tutti gli anni da Sbilanciamoci, dovrebbe essere la base di ogni discussione sulle scelte politiche proposte. 

Per leggere  il complesso documento scritto collettivamente dal Coordinamento provinciale dei comitati:
http://www.comitatinrete.it

sulla questione morale in provincia: http://www.spettatorimaipiu.it/2008/12/questione-morale-a-pesaro-esiste-2/

per leggere il bilancio di Sbilanciamoci:
http://www.sbilanciamoci.org

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