rimarchevole…
meglio riassumere…Archivio per piano nobile
Resistenza locale contro la crisi globale!
Noi non siamo in debito!
Partono questa settimana le iniziative sulla crisi organizzate a Fano dal 15 al 22 dicembre dalle realtà che animano l’Infoshop di via da Serravalle 16 a Fano, in collaborazione con la rete di attivisti sindacali “Rete 99%” (che prende nome dal fatto che l’1% della popolazione mondiale detiene il 40% delle ricchezze del pianeta):
- mostra “Ma che cos’è questa crisi?” (allestita dal 15 al 22 dicembre presso l’InfoShop, con materiali che illustrano le origini della crisi economica in atto, dati e interpretazioni)
- incontro sullo SCEC – la moneta della solidarietà con Andrea Gianni (giovedì 15, ore 21, presso la sede dell’Ass. Argonauta)
- incontro su comunità, cibo locale ed alternative alla grande distribuzione con Francesco Piobbichi e Paolo Carnaroli (venerdì 16, ore 21, presso la sede dell’Ass. Argonauta)
“Cambiare tutto per non cambiare niente” questa frase del Gattopardo ci sembra quella che più sintetizza la fase politica che stiamo attraversando. Da mesi a questa parte ormai siamo sottoposti ad un bombardamento mediatico senza precedenti, volto ad un solo ed unico obiettivo: far percepire la macelleria sociale già in atto, che aumenterà nei prossimi mesi, come unica via di uscita dalla crisi e come unico modo per rimanere aggrappati all’Europa dei “grandi”.
L’uscita di scena (o presunta tale) di Berlusconi si sta rivelando per quello che è veramente: la necessità dei potentati economici e finanziari di accelerare l’applicazione dei dettami della BCE e delle banche. Operazione conclusasi con l’ insediamento del governo Monti, diretta emanazione dei poteri forti e dell’1% della popolazione, che detiene potere e ricchezza, come dimostra la composizione di questo esecutivo: personaggi di spicco della finanza, rettori di università private, grandi affaristi.
Attraverso la retorica della responsabilità nazionale le forze politiche di centro-destra e centro-sinistra (seppur con calcoli e tatticismi diversi) perseguono insieme un obiettivo comune, che da sole non riuscirebbero a perseguire: far pagare i costi della crisi al 99% della popolazione, per garantire all’ 1% di conservare gli enormi profitti accumulati a nostre spese; ma soprattutto conservare un sistema socio-economico fondato sulla logica del profitto e dello sfruttamento, un sistema che è l’unico vero responsabile di questa crisi.”
Vi aspettiamo!
Alternativa Libertaria/FdCA, Fano in Transizione, Femminismi, Gruppo Cohousing, con la collaborazione di Rete 99%
MOSTRA: dopo il 22 dicembre su questo blog i testi ed i grafici della mostra anche in versione pdf.
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Come evitare che 500mila persone restino ostaggio di qualche gladiatore.

La lotta politica si può fare anche con la forza, per difendersi, per riprendersi il maltolto, e si decide nei luoghi delle lotte, sul posto di lavoro, sul territorio. Ma il teppismo non è lotta politica, è a-politico, è autoritarismo verso chi non lo sceglie e se lo ritrova alle spalle negli spazi di manifestazione, è spettacolo per le videocamere, è il solito avanguardismo di merda.
Assistiamo all’eterno spettacolo dell’Italia maschilista: bande contrapposte che si insultano dagli spalti del parlamento, tifoserie incarognite, teppisti che scorrazzano lungo un corteo con la polizia che da vita ai soliti teatrini e blocca un corteo di 500mila persone, maschi imbelli che applaudono altri maschi che mettono in scena il teatro della devastazione, quella che cova dentro le frustrazioni di un paese razziato in cui sopravvive ormai chi è più svelto a correre o a usare il joystick della Playstation.
Non possiamo addossare agli organizzatori della manifestazione la responsabilità di non aver saputo gestire il corteo, perché faremmo il gioco dei provocatori. Possiamo chiederci come mai i teppisti abbiamo ancora buon gioco a usare simboli anarchici e dei centri sociali, mentre la maggior parte del movimento non li ospita e però tace invece di dire una chiara parola, quella che finalmente anche su Indymedia ieri molti hanno scritto: “stronzi, basta”.
Occorre che tutto il movimento antagonista, anarchico, dei centri sociali, del sindacalismo di base dica chiaramente che il teppismo non deve essere tollerato, esattamente al pari delle violenze della polizia.
Già dai tempi del G8 di Genova noi donne abbiamo criticato duramente l’assetto da guerriglia e l’intento di “fare territorio” di parte del movimento, che ha emulato così il gioco tutto maschile della partita e della battaglia campale lasciando spazio simbolico a chi poi, scatenandosi sulle strade, ha fornito alle forze repressive un alibi per massacrare la gente.
Abbiamo visto la fascinazione dei media, che si sono concentrati quasi esclusivamente sulle scene di guerriglia, e sappiamo quanto l’odore del sangue scateni la curiosità morbosa di chi assiste da sempre fuori dalle scene, come privilegiato, ai tentativi politici delle masse.
La realtà è LAMPANTE: è stata tolta voce al corteo, che è rimasto muto, i media si sono scelti come interlocutori coloro che hanno saputo, o col teppismo o con la simbologia, caricarsi di significato di Brand meglio vendibile, e per essere vendibili oggi occorre essere ripetitivi, monotoni, concisi, sterili e fumosi come il lacrimogeno CS si cui le forze dell’ordine si servono. Ma il fumo negli occhi non può confonderci anche oggi.
La manifestazione autoconvocata, così partecipata e multiforme, ha dimostrato che i partiti in Italia non contano più nulla, non esistono più come interlocutori politici ma solo come portavoce delle lobbies economiche dominanti. L’avevamo capito anche in occasione dei cortei femministi del 13 febbraio, il cui successo, che il Pd come sempre ha tentato di foraggiare e poi cavalcare, è stato dovuto alla partecipazione della base cittadina e femminista di tutte città e non certo ai soli spot delle organizzatrici. Un evento limitato era diventato una grandiosa manifestazione di massa.
Il corteo del 15 ottobre ha portato con sé un’altra Italia, alla quale si può restituire la voce solo con pochi chiari mezzi:
-definire la fine dei meccanismi di delega nello stile partitico, sempre e ovunque, e attuare un sistema di rappresentanza dei movimenti e di coordinamento tra di essi che fornisca garanzie sulla orizzontalità e apertura, trovare il tempo per capirne i meccanismi facendo un salto di qualità nell’organizzazione politica trasversale.
-uscire dalla trappola della “lotta alle banche” ed trovare una precisione in obiettivi politici che ostacolino i veri protagonisti di questa “crisi”, che non è crisi del ‘capitale mondiale’ (i cui colori, e i cui strumenti di autoregolazione sono comunque e sempre nocivi per le popolazioni) ma della democrazia. Il capitalismo va combattuto nelle scelte politiche del governo, dei capitalisti e delle multinazionali e non davanti ai bancomat.
-dare più voce alle donne, le uniche che possono farsi garanti con metodi femministi per una espressione di lotta che sia non violenta
-organizzare la presenza territoriale delle voci del 15 ottobre dandosi obiettivi politici concreti definiti non dai soliti leader partitici, parolai, ideologi improvvisati ma da chi lavora nei movimenti stessi e da chi mette a disposizione le proprie competenze. E’ ora che chi sa usare il cervello e le mani, e non solo la bocca e la penna, prenda l’autorevolezza che ha.
-così in ogni comune d’Italia: coordinamento del sindacalismo di base, coordinamenti cittadini dei movimenti e delle organizzazioni politiche per i bilanci comunali socializzati, coordinamenti ambientalisti che non siano l’espressione delle etichette di partito ma che lavorino concretamente sulle vertenze in atto rispetto ai beni comuni, presenza femminista organizzata sui problemi del territorio che coinvolgono la differenza di genere,coordinamenti territoriali sul problema della casa, del mutuo soccorso, degli spazi sociali.
Verso il 15 ottobre… e dopo
E’ indetta per MARTEDI’ 18 ottobre, alle ore 21.00 (dalle ore 20 con cena condivisa), presso il Centro Salomone a Fano in Piazza Capuana 4 (Fano2), la riunione per una rete di attivisti sindacali e sociali contro la crisi (provinciale ed interprovinciale).
Dopo 3 riunioni, di cui una preparatoria alla assemblea dell’Appello Dobbiamo Fermarli (Roma 1 ottobre), una di dibattito sulle questioni del debito ed una preparatoria alla manifestazione nazionale del 15 ottobre sempre a Roma, la prossima riunione intende fare una valutazione delle inziative di resistenza in corso ed esperire le possibilità per la costituzione di una rete provinciale (ed eventualmente interprovinciale) di attivisti sindacali e sociali, sulla base del no al pagamento del debito, del no alle spese militari, della difesa dei beni comuni, della giustizia e diritti per tutti nel mondo del lavoro, di una rivoluzione democratica e di una sperimentazione di forme sociali di eco-solidarietà sul territorio. Tutt* gli/le interessat* sono invitat*.
Per contatti 3296180304
Si è tenuta il 5 ottobre nella sede del Centro Salomone a Fano, la seconda riunione degli attivisti sindacali e sociali scaturita dai firmatari dell’appello “Dobbiamo Fermarli”. Erano presenti esponenti della CGIL che Vogliamo, dell’Unicobas, del Collettivo Femminismi, di Alternativa Libertaria/FdCA, più individualità fanesi, anconetane ed ospiti riminesi (in particolare, il prof. Savino Frigiola), invitati su iniziativa dei delegati andati a Roma.
La riunione si è articolata in
a) resoconto dell’assemblea dell’1 ottobre a Roma dell’appello “Dobbiamo Fermarli”, con lettura dei 5 punti contenuti nel documento finale
E’ stata nuovamente stigmatizzato il punto che prevede la “nazionalizzazione delle banche”
b) dibattito sul punto 1 del documento finale di Roma, per quanto riguarda il non pagamento del debito
Il dibattito ha visto emergere posizioni (Frigiola) che puntano soprattutto alla responsabilità delle banche e quindi ad una battaglia per il ritorno ad uno Stato che batte moneta propria e dall’altra posizioni che allargano invece al sistema capitalistico globale ed al ruolo degli Stati le responsabilità della crisi in atto.
c) manifestazione nazionale del 15 ottobre a Roma
si comunica che ci sono pullman per Roma organizzati dalla FIOM di Ancona e Urbino.
d) costruzione di una rete territoriale rivendicativa, vertenziale e per la sperimentazione di nuove forme di eco-solidarietà
la prossima riunione è convocata a tutti gli interessati per MARTEDI’ 11 ottobre alle ore 21.00, presso il Cento Salomone di Fano.
per contatti 3296180304
In coda alla riunione è giunta la notizia della costituzione di un Comitato per la difesa delle scuole di Fano, contro le ipotesi di riorganizzazione e smantellamento dei plessi scolastici in città
…
Giovedì 30 settembre nella sede del “Centro Franco Salomone” a Fano (Piazza Capuana, Fano2), su iniziativa dei firmatari dell’Appello nazionale Dobbiamo Fermarli, si sono incontrati una ventina di attivisti sindacali e sociali di varie realtà locali: CGIL che Vogliamo, Unicobas, Collettivo Femminismi, Transition Town, Campagna Palestina Solidarietà, Coordinamento Precari della Scuola delle Marche, FdCA, individualità fanesi ed anconetane per discutere di
1. contenuti e partecipazione all’assemblea dei firmatari dell’Appello Dobbiamo Fermarli dell’1 ottobre a Roma (a cui sono resi disponibili a partecipare tre delegati)
2. percorso verso la manifestazione nazionale ed europea del 15 ottobre
3. possibilità della costruzione di una rete provinciale di mobilitazione e di creazione di alternative sostenibili contro la crisi.
Dopo un dibattito ampio ed animato che ha toccato alcuni temi della crisi a livello nazionale/europeo ed a livello locale, l’assemblea si è riconvocata per mercoledì 5 ottobre sempre presso la sede del Centro Salomone, alle ore 21.00.
L’assemblea è aperta a tutt* coloro che sono interessat*.
per contatti 3296180304
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Rabbia…

Rabbia.
Un prologo d’attualità all’articolo “Solipismi e leaderismi” di prossima uscita (prima parte già su xxdonne.net)
Chissà quanti avranno sentito dentro di sé e sugli occhi una sensazione di godimento dal sapore di rivincita, dal tremendo spessore dell’ombra di se stessi, piccoli Mister Hyde, quella nostra ombra che non perdona, che si ribella, che pensa male, che si divincola, che urla, guardando le immagini dei fumi e fuochi del 14 dicembre romano.
E non parlo solo delle persone frustrate da anni di impegno, scioperi, proteste, umiliazioni, passati a contrastare questo Governo che ormai, è chiaro anche dagli schieramenti definiti, rappresenta la riedizione aggiornata dell’assolutismo pre-mediatico: LORO contro Tutto il mondo. Parlo anche del gusto a guardare la guerriglia provato da persone anche già disilluse dalla politica, inattive ma egualmente sature di questo Impero della chiacchera e dello sberleffo di Chi Puo’.
Vedere quella rabbia scatenata da sconosciuti (come al solito i maschi sono protagonisti), quel fuoco che di recente avevamo visto a Terzigno, quei fumogeni e quei razzi lanciati contro una polizia già pronta a picchiare, per chi ormai è abituato alla dose massiccia di violenza inoculata dalla tv pareva un Grande Fratello degli sfigati, di quelli che altrimenti le prendono e basta, e le prendono davanti alle fabbriche, nei cortei troppo affollati per piacere a chi Governa, le hanno prese a Genova e dentro i luoghi sgomberati… .
Ma qualcosa puzza, e non si tratta tanto del fumo, o delle ipotesi alla Porta a Porta su di chi siano o se ci siano gli “agenti provocatori”. Puzzano le frasi di sfida vicendevole degli “uomini” della sinistra istituzionale e non, in un corri corri a gareggiare per vincere il ruolo di portavoce sedativi della rabbia popolare: puzzano le riapparizioni di D’Alema, l’uomo che ha svenduto le tv e le elezioni a Berlusconi credendo di poterne essere la controparte e che adesso muore dalla voglia di tornar su grazie all’ondata di casino. Puzza anche il Nichi della Fabbrica, che dichiara di essere disposto, e contemporaneamente di non esserlo, a stare assieme ai moderati per il bene del Paese. Puzzano i video di Blob che rappresentano quelle barricate incendiate come momenti estetici con sottofondo di canzoncina del Panettone “si puo’ fare di più”, puzzano le dichiarazioni fasciste sui pre-arresti, puzza tutta questa retorica di destra e di sinistra.
Quello che penso è quel che ho pensato anche dopo i fatti di Genova: nessun movimento che giustifichi in qualsiasi modo la violenza e che ammetta seppure marginalmente di poter offendere, oltre che il sacrosanto diritto a difendersi, è vincente né porta con sé modalità che possano rinnovare la sua forza, compresa l’inclusione a pieno titolo di noi donne. Le battaglie sociali che abbiamo vinto in questi decenni sono state svolte giorno dopo giorno nelle città, dentro le case, in giro per l’Italia a prezzo di grandi sacrifici personali di tanti compagn*. A volte le abbiamo prese, sia simbolicamente che tramite violenza morale, verbale, fisica.
Ma solo un fesso (e qui offendo anch’io) può pensare che la retorica degli anni ’70 sulla violenza delle manifestazioni abbia prodotto qualcosa se non grassi panzoni che ora al massimo giocherellanno con un Iphone convinti che sia importante per sé per il mondo rispondere per strada a una email .
Quello che serve a questo Paese è quello che ha implicitamente chiesto Monica Lanfranco dopo i fatti di Genova: la fine di ogni tipo di violenza, anche di quella dei maschi “alternativi” e tribali (anche nei modi) che giocano a chi conquista il territorio delle Zone rosse. La fine della politica fatta dalle battaglie per il potere di maschi anziani e di maschi giovani, di padri e di fratelli, la fine dell’arroganza, delle parate, degli “uomini simbolo”, dei leader.
Pure certi cattolici ci sono arrivati a capire il concetto di Rete. Quella vera e non quella degli enfant terrible e riccotti che svelano “tremende verità” facendo venire a tutti la fregola di essere hacker (con modella a tacco 12 di contorno).
Massimo Recalcati in un suo recente articolo su Il Manifesto spiega come i periodi politici del nostro Paese possano leggersi attraverso la psicanalisi come “pre-edipico” (il Duce), edipico (i Padri moderati alla De Gasperi e Berlinguer) e post edipico, o “perversa”, con Berlusconi e la legge dell’individualismo sfrenato (godimento senza limiti versus angoscia della morte).
La rabbia dei figli e dei fratelli di costoro non serve a spostare di un centimetro l’economia di tale politica. Che patriarcato è e rimane. Nemmeno quando momentaneamente si esprime con qualche scaramuccia a suon di bottiglie, bastoni e benzina. Solo la comprensione della profondità morale e dell’utilità anche strategica della non violenza servirà a qualcosa.
Ma proprio i ritmi vitali e la trasformazione dei luoghi che ci circondano paiono impedirci la possibilità di non soffrire di una rabbia e frustrazione profonda e incontrollabile, vittime di una nevrosi simile alla malattia “incurabile” la quale, non prevenuta e con conosciuta, può portare chi ne soffre a cure peggiori del male stesso, autostrade sulle quali passa solo ciò che è cruento, volgare, spaventoso, oppressivo, minaccioso, improvviso, cieco.
Qualche decennio fa, in un film in cui i due protagonisti devono fuggire da una grande villa circondata da un parco, sulle Montagne rocciose, si svolge la scena del loro fermare l’auto di fronte al grande portone che chiude l’uscita dalla proprietà. Gli inseguitori sono alle spalle, loro scendono dall’auto e si avventurano in fuga, a piedi, sfidando angoscia e morte. Oggi quello stesso film non avrebbe visto quegli ultimi minuti di confronto ma l’auto sfondare il portone e sfasciare chissà cos’altro.
Se la nostra mentalità attuale è ormai così abituata al diktat Berlusconiano del “tutto e subito”, la strada da percorrere a piedi sarà ben poca. E se non la si percorre a piedi questa strada non è strada.
Francesca Palazzi Arduini
Posso?/ Non posso?
Posso?/Non posso?
Giovani generazioni, mercificazione, virtualità.
Caffè filosofico con Laura Piccioni (Università di Urbino), Francesca Palazzi Arduini (Femminismi).
Presso il Centro sociale Oltrefrontiera, Pesaro,
venerdì 22 ottobre ore 21.
Il Caffè Filosofico è uno spazio partecipato in cui poter sperimentare l’opportunità di fare filosofia, un incontro pubblico tra individui che, indipendentemente dalla provenienza culturale e formativa, si confrontano su un tema che possa essere condiviso e su cui poter esprimere una riflessione argomentabile.
E’ presente un animatore (o facilitatore) che ha la funzione di “esperto” non dell’argomento ma degli strumenti con i quali far procedere la discussione nella direzione di un progressivo approfondimento attraverso il dialogo e la problematizzazione dei contributi.
E’ una pratica filosofica attivata nel ’92 al Café des Phares (Parigi) da Marc Sautet e diffusa in diversi Paesi europei ed extra-europei
Sarà presente un banchetto informativo con materiale, magliette e buffet di Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino
http://femminismi.wordpress.com
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L’anti-finanziaria, strumento indispensabile

da un omaggio a Susan George all'interno della mostra "Csi. A feminist investigation" di Dada Knorr e Saverio Feligini
Cari amici ed amiche, per chi non l’avesse letta, allego note%20rapide%204-%20contromanovra finanziaria redatta da sbilanciamoci.org
Non è inutile dire che, se in Italia esistesse una opposizione politica seria, e non composta da galli e galletti, questo tipo di lavoro, molto più dettagliato, andrebbe fatto in ogni realtà locale. In questo modo ci sarebbe la possibilità di confrontarsi su una strategia economica di medio periodo anche sui territori, e soprattutto si attuerebbe una politica della responsabilità, poiché criticare chi si è preso il potere di fare le scelte è facile, scoprire l’uovo di Colombo altrettanto, però occorre sapere proporre concretamente, e con forza, alternative comprese in una visione non parziale, che tengano conto di più esigenze possibile, e che vengano selezionate con la logica del consenso, né cioè col leaderismo, lo scandalismo, la bramosia del potere mediatico, il populismo ed il maschilismo che ammorbano il nostro Paese.
Francesca Palazzi Arduini
ps: per Susan George leggi su Wikipedia
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Il leader odiato…ci ha trasmesso il suo virus.

Considerazioni sul berlusconismo e sulla crisi dei movimenti.
Sabato 5 dicembre 2009, un’altra manifestazione a Roma, dopo quella bella e rappresentativa dei movimenti femministi del precedente week end.
Stavolta a scendere in campo è un’altra fetta di mondo reale, quello dei movimenti e delle basi dei partiti, della gente comune che si consulta e scambia messaggi nel web. Quelli che vogliono che Berlusconi non rappresenti più il nostro Paese.
Eppure permane la sensazione che la capacità di fare politica dal basso, di ripartire a fare politica, non sia migliorata in Italia. E che il “super leader”, padrone delle televisioni e di un nuovo modo di azzerare il discorso con il non-sense, abbia contagiato anche i movimenti.
Guardiamo ad esempio al panorama locale: ci sono le associazioni di base, c’è il volontariato, ci sono persone che continuano a fare attività nelle fabbriche, nelle scuole, nei servizi, per impedire l’azzeramento delle regole democratiche. Eppure tutta questa energia non riesce a influenzare se non in una minima, ridicola parte, le scelte della politica istituzionale. Le grandi lobby cattoliche, che comprendono anche i movimenti e le associazioni più critiche verso questo Governo, sono rette da una politica di spartizioni e, quindi, anche silenzi. E a questo silenzio tutti si adeguano. Coloro che, nel mondo cattolico, poi, si permettono di protestare e di affrontare l’inaccettabile deriva autoritaria (promossa, prima con la compiacenza dei d’alemiani, e poi direttamente, dal Pdl) non riescono a liberarsi della loro conformazione culturale integralista e quindi azzerano con le loro posizioni critiche verso i diritti civili, il femminismo, le battaglie più urgenti, ogni possibilità di rappresentare realmente un qualche cambiamento allo status quo. Status che si regge naturalmente sulla sistematica patriarcale. Come si può in questo Paese rappresentare concretamente un’alternativa al centro destra se si è favorevoli ai diritti degli immigrati… ma ostili alla legge 194? Questo impasse fa sì che l’Italia si ritrovi agli ultimi posti tra i paesi europei sia per presenza e autorevolezza delle donne in politica, e nell’economia, che per quanto riguarda i diritti civili.
Pensiamo poi a quanto, senza che ce ne rendessimo conto, Berlusconi, contagiato dal fotogenismo e dal sensazionalisno dai tempi della sua scalata alle frequenze, sia Padre per modi e forme espressive a coloro che dicono di contestarlo in tutto, in primo luogo i fan di Beppe Grillo. Lo abbiamo già fatto notare: stesso leaderismo, addirittura politica-spettacolo. Un modo simile di annunciare scoperte e verità sensazionali basandosi in realtà su frammenti di realtà irrisori:
qualche giorno fa mi è pervenuta una email nella quale un noto attivista fanese, fan di Grillo e molto attivo nell’organizzare conferenze di denuncia su mille argomenti differenti, annunciava di essere il “cittadino zero”, il primo che, coraggiosamente, aveva rinunciato a pagare il canone Rai, spento la tv e devoluto la stessa cifra al blog di Claudio Messora. Se tutti facessimo la stessa cosa Messora diverrebbe certo abbastanza ricco… ma rimarrebbe sempre una persona che fa informazione e opinione, una persona sola.
La email era anche corredata da una foto del “cittadino zero” in atteggiamento eroico e sorridente.
Incredibile però che, nella stessa cittadina, Fano, nella quale si mostrano questi fenomeni, nonostante vi sia al potere da due mandati una compagine di centro destra, nessuno sia riuscito a creare uno strumento di informazione collettiva che possa essere piattaforma di scambio e di conoscenza basata su criteri comuni, e non sulla iniziativa di tizio o caia.
Abbiamo ceduto definitivamente alla fame del leader. Voi direte: cosa c’è di differente dal ’68?
Molte cose: la massa di informazioni è enormemente aumentata, le competenze si sono ristrette, la superficialità è ormai il modello cui siamo tutti costretti ricorrere perché dobbiamo occuparci in pochi di troppe cose, di una complessità che ha del gigantismo.
Inoltre la possibilità di ritagliarsi nel web degli spazi propri, individuali o virtual-collettivi, delle zone di nicchia, delle pagine personali, dei loghi, degli avatar, ha schiacciato il nostro tempo e la nostra capacità di relazione e la volontà di affrontare il dibattito all’aperto, dal vivo. Ci ritroviamo in un mondo di “amici”, nel quale ci parliamo addosso, ci battiamo le mani a vicenda, ci diamo il voto in Facebook, mentre siamo incapaci, nella vita reale, di deviare di un centimetro dalla strada, ben transennata ai lati, che percorriamo, a velocità stabilite dal flusso.
Avremmo bisogno di creare spazi collettivi amplissimi, dibattiti pubblici con chi non la pensa come noi, strumenti di comunicazione sul territorio che aggreghino contenuti, di riavvicinarci alle generazioni più giovani per ripensare la politica degli ultimi decenni e continuare dignitosamente a farla.
E se spegnessimo tutti il nostro pc, per un pò, e tornassimo a vederci in faccia, qua e là, tutte le sere, per esserci? Abbiamo bisogno di un presidio permanente, di meno virtualità.
Francesca Palazzi Arduini.







