rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per marche ambientalismo

La civiltà nei giardini: guerrilla gardening a Fano

Il Guerrilla Aperitivo del 27 aprile all'Infoshop di via da Serravalle, Fano.

E’ il gruppo Fano in Transizione, che aveva già portato negli interessanti incontri sui vari aspetti della  Transizione  e la città a Casa Archilei (ad esempio sulla moneta locale) il metodo partecipativo del World Cafè che permette la discussione e l’analisi di temi anche complessi ad un livello orizzontale (non posizione orizzontale, livello!) tra le persone. E sono i Cittadini Attivi del quartiere San Lazzaro. Da questa realtà nasce il lavoro per recuperare aiuole disastrate e spazi pubblici comunali incolti nel quartiere, coinvolgendo chiunque voglia partecipare attivamente per riprendere in mano un discorso di civiltà urbana.

Il lavoro a San Lazzaro in mostra all'Infoshop...

Il movimento di protesta Occupy dal basso che si è sviluppato in questi anni nel mondo, ha sperimentato metodi di confronto e di presa di decisione totalmente democratici, che richiedono l’attività di ciascuno e si basano sul metodo del consenso. Ciò significa che si fa solo ciò che tutti condividono pienamente e si va avanti.

Da notare i crostini con caprino e fiori di borragine...

Il metodo della Transizione dal canto suo ha riassunto tutta una serie di esperienze nel campo dell’interazione sociale e dell’ambientalismo, dando anche a chi ne era digiuno la possibilità di capire come cambiare modello di sviluppo a partire da sé, dalla propria casa, con progetti come Uncredible Edible, dal proprio quartiere, dalla propria città. Vengono messi in discussione metodi gerarchici e autoritari, la passività di modelli di gestione urbana che ormai sono gestiti da “Dirigenti” raramente in feedback con i cittadini, si propone invece un modello di gestione che parte dal basso, dai tavoli di discussioni nelle circoscrizioni, o addirittura nelle vie.

Manifestazione a Fosso Sejore: mettiamoci trasversali!

Crica 400 persone, forse più.  In bici, autobus, auto… . Poche bandiere di partito, molte di associazioni. Cartelli, cartellini. “Volessi, potessi, avessi, erano tre fessi”. Zaffini della Lega con un cartello su cui è magistralmente raffigurata una piovra (ex vaticana?) che andrebbe bene ora anche per la “famiglia” padana. Una signora rivestita da una bandiera di Rifondazione. Fernanda Marotti e Carlo De Marchi, femmina e maschio alfa, col megafono. Una atmosfera interessante.
La statale adriatica bloccata per qualche minuto per consentire al gruppo di sfilare per giungere all’area, stupenda incorniciata tra le colline a pochi passi dell’ostello Sejore. Uno schieramento trasversale alla politica, manifesta l’assenza di sindaci, amministratori, evidente la presenza di persone di schieramenti politici opposti. Finalmente assieme per fronteggiare la scandalosa pratica oligarchica che vede il progetto sanitario deciso a colpi di mano, sindaci acquiescenti, da pochi avvezzi alla managerialità “di scala” anche sulla salute dei cittadini.

Oltre all’associazionismo ambientalista presenti anche esponenti di quello culturale, tra i quali quella di Paolo Venturelli, che ha ricordato durante una istruttiva chiaccherata come le aree non edificabili a fianco dell’Ospedale Santa Croce di Fano, che sarebbero dovute servire, nell’auspicio dell’illuminato architetto Selvelli (colui che aveva progettato l’ospedale-giardino Santa Croce) a eventuale ampliamento nel rispetto del patrimonio urbano esistente, siano state trasformate dalle giunte  fanesi che si sono susseguite, in aree edificabili.
Ora paghiamo decenni di malgoverno e cazzate in urbanistica, di politici incapaci di vedere oltre il proprio naso e la convenienza del giorno.

Prossima manifestazione, ci auguriamo, DENTRO il palazzo regionale, DENTRO i comuni a chieder conto ai sindaci della loro cessione a progetti che distruggono il patrimonio dei presidi ospedalieri territoriali, DAVANTI ai presidi medici per dar modo a tutti i cittadini di dire la loro.

OCCUPYAMOCI DI NOI!


Occupyamoci di NOI! Apre a Fano l’Infoshop. Inaugurazione-aperitivo sabato 19 novembre dalle 19.30,
via G. da Serravalle 16.

Apre a Fano in Via Serravalle INFOSHOP, uno spazio dove far circolare libri, arte, cultura, proposte con cui costruire una società più  giusta, più libera, più solidale.

Il tam tam della stampa sulle recenti proteste globali di piazza ha sottolineato come Occupy Wall Street e gli altri appuntamenti nel mondo abbiano usato la pratica dell’assemblea generale come spazio in cui  discutere e decidere. L’assemblea è un laboratorio: una discussione di gruppo, nella quale le decisioni non sono prese da pochi leader né a maggioranza, ma si stabiliscono con il consenso di tutti . Ogni questione su cui non si riesce a prendere una decisione viene sottoposta a un gruppo di lavoro scelto dall’assemblea, ma alla fine tutti devono essere d’accordo.

Mai come in questo momento, in cui soggetti politici tradizionali e schemi sindacali  non rappresentano una risposta organica alla crisi, l’autorganizzazione e la difesa diretta di classe porta migliaia di persone a mettersi fisicamente in gioco nelle piazze, dimostrando che le uniche modalità di lotta che offrono  qualche speranza  sono quelle che partono dal basso:  le pratiche assembleari e non autoritarie, l’assenza di deleghe, la solidarietà. 

Pratiche che quando arriveranno a  confrontarsi con i bisogni materiali, potranno (ri)scoprire l’autogestione come stanno (ri)scoprendo la federabilità delle lotte. Queste pratiche  sono i nostri Eurobond, sulle nostre capacità di lotta dovremo misurare  il nostro Spread, in questo investiamo  e (ri)costruiamo giorno per giorno il nostro futuro.

Per rafforzare il ritorno alla pratica dell’ autogestione, apriamo una vetrina, che è anche un laboratorio di contenuti libertari, femministi e dei movimenti: per la gestione aperta e consapevole del territorio, degli spazi urbani, della cultura. Questo spazio ospiterà micro-mostre d’arte, mostre politiche e workshop, anarco-letture e performances, sarà un punto di diffusione della stampa di movimento, un luogo grazie al quale le nuove spinte dal basso troveranno ancor più visibilità

Infoshop è gestito da: Alternativa libertaria-FdCA, Campagna Palestina solidarietà, gruppo co-Housing, Femminismi, anarchici Valcesano, ‘Fano in transizione’-Transition network.

 

Per info su iniziative e mostre: dadaknorr(at)gmail.com

 La grafica del flyer, con il volto di V, è di Dada Knorr, l’immagine di sfondo, che sarà il logo dell’Infoshop, è disegnata per noi da Patrizia Diamante. Grazie Pralina!

 

Marche: contro i nuovi predoni


Affari, lucro, competizione economica a vantaggio di pochi: è questa la cifra di lettura dei progetti di “rigassificazione” portati avanti da poche holding dei carburanti con l’alibi della sicurezza di approvigionamento che questi enormi barconi garantirebbero, in realtà garantendo solo il profitto sulla compravendita del gas ai suoi speculatori. L’energia in Italia è un affare miliardario, i danni per l’ambiente restano a carico dei cittadini gabbati due volte: coi costi economici e l’inquinamento. Falconara, zona ad alto rischio ambientale, è l’esempio lampante di una politica comunitaria nelle parole (e anche in ciò retorica, coi suoi afflati catto-comunisti) e dirigista nei fatti: si vuole imporre un rigassificatore al largo di Falconara, i cittadini,nel generale silenzio delle istituzioni, si attivano per far sentire la propria voce:

E’ stata approntata la petizione collettiva al Parlamento Europeo contro il progettato rigassificatore di Falconara. Coloro che volessero aderire possono firmare online:

http://www.firmiamo.it/portiamo-il-caso-rigassificatori-al-parlamento-europeo

o rivolgersi alla nostra segreteria (segreteria@comitatinrete.it)  inviando nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza, telefono ed email e chiarendo nel testo della email che si intende aderire alla Petizione contro il progetto di centrale turbogas di Falconara come segue:

Io sottoscritto/a…  sottoscrivo la  Petizione collettiva al Parlamento Europeo contro il RIGASSIFICATORE PROPOSTO DA “API NÒVA ENERGIA” IN MARE ADRIATICO, A 14 KM. DALLA CITTA’ DI ANCONA E A 16 KM. DALLA CITTA’ DI FALCONARA MARITTIMA (REGIONE MARCHE, ITALIA) .
La Regione Marche, dopo aver utilizzato un finanziamento del fondo europeo per la collaborazione transnazionale, per lo “Studio per il Governo del Mare Adriatico e delle Coste: inizio di un processo di Gestione Integrata” redatto dalla DAMAC, iniziativa Italo – Croata per la “Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazione”, ne ha ignorato e disatteso i risultati ed ha autorizzato, unitamente al Ministero per le Attività Produttive, la costruzione e l’esercizio di un rigassificatore offshore a 14 Km. dalla citta’ di Ancona e a 16 Km. dalla citta’ di Falconara Marittima (Regione Marche, Italia). L’infrastruttura energetica non è prevista nel PEAR – Piano Energetico Ambientale Regionale, non è strategica a livello nazionale, non è stata sottoposta a V.A.S. – Valutazione Ambientale Strategica, costituisce pericolo per l’ambiente, l’ecosistema marino, il territorio, la sicurezza e la salute dei cittadini.

nb: chi avesse già firmato la petizione in cartaceo, non invii la sottoscrizione online.

Gente in Transizione…


9 aprile, “Una giornata alla scoperta della Transizione” con Deborah Rim Moiso – facilitatrice di Transition Italia.

Il modello proposto dalle Transition Town, nate in Inghilterra dal 2005, è un entusiasmante esempio di innovazione sociale, che chiama a raccolta le energie di tutti i cittadini per affrontare la doppia sfida del picco petrolifero e del cambiamento climatico, costruendo insieme una visione condivisa di un futuro di abbondanza e creatività.

Per cominciare, vorremmo passare una giornata insieme ad informarci sullo stato del nostro pianeta, confrontarci sul presente del nostro territorio e divertirci ad immaginare insieme cambiamenti possibili.

Programma ore 10.30 – 12.30 : “Cosa sono le Città di Transizione” ore 12.30 pranzo condiviso (“ognuno porta qualcosa” e proviamo a fare rifiuti zero!) ore 14.15 – 16.30 : proiezioni di documentari, momenti di incontro, dibattito e gioco… “Immaginando un futuro condiviso… e senza petrolio”

Inizia il 21 aprile il cineforum “Home”:Home 3.0

e Fu chusscì…


Solidarity for all citizens and all the Japanese  that in all these years have tried to block the  nuclear nightmare. Clean energy, sharing choices, for the redistribution of resources, for the production to measure of collectivity.

Ultime notizie ufficiali dai reattori di F.: ormai non rimangono che dieci tecnici maschi a fare la guardia ai 432 reattori nipponici di Fukushima andati in avaria come pop corn a causa del violento terremoto.  Grazie a loro l’indice Nikkei è risalito in queste settimane del 14%, dopo essere sceso prima del 10, poi del 9, poi del 25, e quindi risalito e 16, poi a 17 e insomma chi se ne frega, tanto con la finanza ci guadagnano gli investitori e non certo noi.

Ai dieci coraggiosi sono state lasciati in stoccaggio 14 ettolitri di sakè, che essi bevono e poi pisciano sui noccioli fusi cantando canzoni sulla fioritura dei ciliegi. La proverbiale dignità e capacità tecnica giapponese è salva.
Nell’area attorno alle centrali si registrano ogni ora dosi di radiazioni pari a 1000 lastre ai polmoni all’ora per abitante, l’assessore alla sanità annuncia che il Centro unico di prenotazioni ha 1000 posti liberi all’ora per lastre ai polmoni a Fukushima, l’aereo è gratis. 
Non si capisce quali danni possano essere fatti alla salute, tra 80 anni, alla fine delle indagini epidemiologiche, verrà reso pubblico un grafico a torta.
Sembra quindi che la anche la favolosa ripresa economica giapponese sia salva.

I ministri francesi, tedeschi e russi annunciano intanto che faranno svolgere meticolose ispezioni ai loro impianti nucleari, i  risultati delle quali verranno comunicati in caso di incidente, al momento di scindere i contratti con le ditte costruttrici, quelle del Forum nucleare con lo spot pubblicitario dei gemelli radioattivi che giocano a scacchi in una stanza grigiastra.

I ministri italiani Prestigiacomo e Sacconi intanto dichiarano che il progetto italiano di ritorno al nucleare va avanti: l’Italia è un Paese ad alto rischio sismico, hanno dichiarato, e proprio per questo vogliamo dimostrare che i nostri reattori di terza generazione sono migliori di quelli, uguali, degli infidi orientali. La costruzione dei reattori andrà avanti di pari passo con la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina e con il federalismo, infatti essi saranno tutti localizzati a Sud.

Un esperto del CNR, alla sua ottantesima apparizione televisiva (non ci sono solo certe Veline…), vestito come il conte Dracula dopo una visita da Armani, aveva dichiarato: le esplosioni non hanno coinvolto il nocciolo, ora abbiamo capito di che nocciolo parlava, quello di pesca.

Nonostante le minacce di tradimento rivolte del dittatore Gheddafi al suo collega italiano, ha sottolineato la ministra, ci sentiamo di tranquillizzare tutti, i missili libici non giungeranno ad Arcore e se incocceranno in Sicilia no problem, i reattori saranno opportunamente schermati.

Intanto continua a Lampedusa lo Sbarco dei mille, in ottemperanza ai festeggiamenti dell’unità d’Italia. Formigoni ha dichiarato: cosa volete che sia, 70 secondi di inno di Mameli e 70 giorni di carcerazione temporanea non hanno mai fatto male a nessuno.

…e se tutto andasse bene? Se i cittadini dell’area attorno alle centrali nucleari di Fukushima si salvassero da quello che purtroppo sembra diventare di ora in ora un incubo sarcastico nato per smentire la presunzione di onnipotenza tecnologica di noi umani, ormai pare interessati solo al guadagno ed ai titoli di borsa, indifferenti verso i rischi e incapaci di considerare il valore del benessere corporeo,sociale, mentale, spirituale?

Siamo disposti/e ancora a tollerare gli incubi che ci somministrano goccia a goccia quando tutto va bene? Siamo disposti/e a tollerare gli inceneritori e le loro polveri, la continua produzione di materiali non riciclabili, il dispendio e spreco di energie, i trasporti pubblici sempre più costosi o inefficienti, la scuola pubblica a pezzi, la ricerca scientifica ammazzata, la Giustizia a misura di Governi, l’avvocato di Berlusconi che ci fa lezione di diritto in tv, D’Alema che fa il riformista, il popolo libico bombardato? Non siamo forse esposti/e a una dose non sopportabile di indignazione?

Solidarietà a tutti i cittadini nipponici e a tutti gli antinuclearisti del sol levante che in tutti questi anni hanno cercato di bloccare l’incubo nucleare giapponese. Energia pulita, condivisione delle scelte, per la redistribuzione delle risorse, per la produzione a misura di collettività.
 
 
 
 

 

Nuove forme per abitare, l’incontro sul co-housing

Presentato sabato 26 febbraio a Casa Archilei, a Fano il libro “Famiglie, reti familiari e cohousing” con l’autrice Antonella Sapio.
L’iniziativa è stata organizzata dal Gruppo di Acquisto Solidale di Fano e da Alternativa libertaria.

L’autrice ha mostrato come i cambiamenti sociodemografici, avvenuti negli ultimi decenni, abbiano trasformato la qualità delle relazioni sociali (riduzione di socialità, frequente povertà di reti amicali e familiari socio affettive di sostegno, scarsa qualità delle relazioni di vicinato…) e come conseguentemente si sia modificata la domanda abitativa oggi incentrata su costi accessibili, presenza di servizi e di luoghi d’interazione sociale e vicinato elettivo.
Reti familiari e cohousing rappresentano una risposta a tali necessità.

Il cohousing è una forma di vicinato dove famiglie, coppie e singoli, ognuno nel proprio appartamento, decidono di condividere alcuni spazi comuni (sala da pranzo con cucina, giardino e/o orto, lavanderia, spazio per bambini,…).

In questo modo viene salvaguardata la privacy di ognuno e allo stesso tempo anche il bisogno di socialità.
Niente è rigidamente prefissato: la dimensione e l’uso degli spazi comuni, l’organizzazione interna, vengono decisi collegialmente.

La casa comune non solo permette la creazione di una comunità affiatata, ma  rappresenta un valore aggiunto anche per il resto del vicinato: può essere utilizzata per incontri, laboratori, feste, …

Il cohousing può inoltre costituire un’ esperienza “ecosostenibile”: un gruppo di residenti può accedere più agevolmente rispetto ai singoli a tipologie costruttive a basso impatto ambientale, può organizzarsi per un uso razionale di elettrodomestici e mezzi di trasporto ottenendo un notevole risparmio energetico e una riduzione dei costi.
Nel nord Europa il fenomeno è ormai radicato e diffuso e in alcuni casi sostenuto dalle amministrazioni pubbliche, in Italia il fenomeno si sta diffondendo.

 A chi fosse interessato al “progetto cohousing”: no-matrix(at)libero.it.

Il FORUM nucleare ci vuole tutti gemelli…

Ci associamo allo spot alternativo  a quello originale diffuso urbi et orbi per Natale dai nuclearisti del Forum nucleare.

NEWS: il 18 febbraio 2011 l’Istituto dell’ autodisciplina pubblicitaria ha dichiarato lo spot del Forum nucleare ingannevole e ne ha ordinato, seppure in grande ritardo, la cessazione.

Piacerebbe ai soci fondatori del Forum nucleare (non SUL nucleare ma proprio NUCLEARE) – e cioè Alstom power, Ansaldo nucleare, Areva, Confindustria, E.On, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Flaei-Cisl (ebbene sì, anche i sindacati), Gdf Suez, Politecnico di Milano, Sapienza – Università di Roma, Sogin, Stratinvest Energy, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Uilcem, Università di Genova, Università di Palermo, Università di Pisa, Westinghouse,… tutte società o gruppi che già investono sul nucleare nel mondo o che hanno interesse economico a sostenerlo -
che tutti ci facessimo infinocchiare dalla  pubblicità ingannevole che presenta varie persone IDENTICHE giocare a scacchi in una asettica e grigiastra sala, … forse costruita sopra un deposito di scorie radioattive, visto l’umore ed i coloriti.
Invece, consapevoli che in Italia è già stato svolto un referendum, nel 1987, che ha decretato l’uscita dell’Italia dal nucleare, riflettiamo non solo sui vari escamotage (non per niente la parola è francese) che i Governi italiani hanno adottato, assieme ad Enel, per compartecipare comunque alle “imprese” nucleari francesi e fare incassare gli utili di questi scempi agli azionisti… ma ricordiamo anche che la Commissione europea ha confermato che il nucleare NON può essere considerato una fonte di energia rinnovabile. Quindi l’incipit della voce nuclearista dello spot pubblicitario è almeno 5 volte mentitore, quando afferma che il nucleare va scelto perché “i nostri figli” non potranno contare su altre forme di energia:
1) perché l’uranio non è rinnovabile
2) perciò semmai lasceremmo ai nostri figli tutte le scorie radioattive e non smaltibili di questi decenni
3) perché gli lasceremmo i tumori comunque casuati dall’attività delle centrali
4) perché il nucleare viene scelto come investimento da chi ha interesse a diversificare ed aumentare l’offerta ed il consumo di energia, e non a razionalizzarli, basti vedere l’attività di alcuni dei soci del Forum, dai soci del progetto nucleare francese, come Alstom Power, a società di ingegneristica come la Techint o la Tecnimont, che progetta ovviamente anche raffinerie di petrolio. Per questi signori l’importante è offrire strumenti di guadagno agli investitori, per i quali i consumatori di energia sono vacche da mungere.
5) perché esistono le vere fonti di energia rinnovabile che possono garantire molto di più in termini di sicurezza, gestione democratica, risorse (e su questo dovrebbero riflettere Flai-Cisl e Uilcem…).
Sul sito Informare per resistere    troverete una raccolta molto più vasta di spot “alternativi”  e l’invito a protestare con il Garante per questo spot pubblicitario che presenta come una discussione alla pari quello che è invece solo propaganda. Insinuosa proprio come radiazioni.

Politica: votaBetòn.


In un commento riferito alla Sanità Regionale ed alla scelta di un nuovo Ospedale per Fano-Pesaro, pochi giorni fa l’Assessore regionale Mezzolani (PD) si domandava: “Se non siamo noi a guardare al futuro piuttosto che al passato qual è la differenza tra noi ed il centrodestra?”.
Nessuna! La risposta alla sua domanda è: nessuna differenza.
Ce ne accorgiamo ogni giorno nella provincia Pesaro ed Urbino soprattutto, ma non solo, per le vicende urbanistiche. Varianti come Xanitalia, Selva Grossa, a Pesaro, Outlet a Marotta di Mondolfo, Ex Zuccherificio a Fano, Terme di Carignano tra Fano e Pesaro, dimostrano come non ci sia differenza tra le Giunte di diverso “colore” che amministrano i territori. Tutte sono orientate a favorire interessi particolari, specialmente quelli di grossi imprenditori, e se ne fregano del bene comune, della salvaguardia del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.
Altro esempio eclatante sono le modifiche al Piano Casa della Regione Marche, votate il 14/12 da uno schieramento trasversale che parte dal PD fino a tutto il PDL.
Da Viventi (UDC) a Ricci (PD) a Massi (PDL) a Pieroni (PSI) ad Acacia Scarpetti (IDV) è tutto un coro di entusiasmi per aver eliminato vincoli, autorizzato interventi in deroga ai P.R.G. al P.A.I. al P.P.A.R. ai regolamenti edilizi, aver ridotto gli obblighi di efficienza energetica, ed aver esteso i termini per la presentazione delle domande. L’ennesima aggressione al territorio viene giustificata con la necessità di ridare slancio al settore edile, con la volontà di superare le impostazioni ideologiche (date dai troppi vincoli ambientali e urbanistici), ed evitare nuove costruzioni in territori “vergini”.
Ovviamente non c’è nulla di vero, ma d’altronde l’edilizia e le grandi infrastrutture sono i principali settori con cui partiti possono facilmente ottenere consensi e trovare ancora risorse con cui finanziare costosissime campagne elettorali.
Quindi da domani si potrà ampliare del 20% ogni singola unità abitativa e non più solo l’edificio,con possibilità di superare il limite del 200mc (60 mq) per gli edifici residenziali, i 400 mq quelli non residenziali e i 100 mq per la sopraelevazione di questi ultimi. L’altezza media utile sarà diminuita da 2,7 a 2,4 metri, e saranno ridotti gli obblighi di efficienza energetica. Saranno ammessi interventi anche negli ambiti di tutela integrale del Piano Paesistico Ambientale Regionale (PPAR), come es. i centri storici, cioè nelle aree a più alto valore paesaggistico.
Saranno permessi ampliamenti nella fascia di territorio inondabile in zone già ad elevato rischio idrogeologico e sarà data la possibilità agli edifici residenziali in zona agricola
di cambiarne la forma architettonica, modificarne la sagoma e addirittura spostarne l’area di sedime originaria.
Questa legge fa uno sberleffo alla programmazione urbanistica e al paesaggio, ignora la sicurezza dei cittadini e se ne frega del loro benessere fisico.
Solo Verdi, Sel e Federazione della Sinistra si sono opposte alle politiche di sfascio del territorio dell’alleanza bipartisan tra destra e sinistra, passando per il centro.
Il partito unico del cemento è virtualmente nato.

Federica Tesini – ITALIA NOSTRA – Pesaro

Claudio Orazi – LA LUPUS IN FABULA

I tranelli nella “Green Economy”

In questi anni termini come “sviluppo sostenibile” e “green economy” per quello che riguarda il rapporto umanità/ambiente, al pari di “responsabilità sociale” e “partecipazione” per quel che riguarda i rapporti di potere nella società, hanno contribuito ad alcuni cambiamenti ma anche preparato grandi trappole:
usati da persone, associazioni e mondo industriale e finanziario senza scrupoli, pronto a venire a patti col proprio comportamento distruttivo e sfruttativo solo per “imbiancare” la propria immagine con quei pochi accorgimenti che gli consentissero di sfuggire alle critiche, perlomeno sulla carta patinata. Così tutto è diventato “ecologico”, anche il comportamento radicalmente dannoso. Pensiamo alla Tetrapack, che ha riverniciato il proprio prodotto di verde, e che attualmente è presente su tutti i banchi delle nostre Coop, le Coop adriatiche, coi suoi contenitori fatti di carta-plastica-alluminio, molto più difficili da riciclare (pochi comuni hanno anche questa raccolta differnziata e spediscono i contenitori all’unico centro italiano che ne separa i materiali!)  ma che bruciano tanto bene negli inceneritori di Hera. Inaudito: siamo ancora a metà con gli obiettivi della differenziata e già ci propongono nuovi imballaggi da differenziare, sempre più complessi! La strategia del gambero: un passo avanti e TRE indietro!
Pensiamo poi alle campagne del tipo “mille tetti fotovoltaici”, che forniscono alle utenze il fotovoltaico in cambio di uno sconto sulle fatture, incentivando quindi in molti casi il maggior consumo (e spreco) di energia elettrica… (tra parentesi: ma i mille tetti qui in Provincia che fine hanno fatto? sono due anni che aspettiamo di leggere una proposta di contratto).
Anche nel mondo dell’hardware esiste una tendenza a compattare le macchine e ad usare materiali riciclati, ma si producono però sempre nuovi congegni ad un ritmo tanto veloce che il riciclo dei pericolosi componenti, zeppi di metalli rari e nocivi, è diventato una tragedia. Non solo, la complessità della composizione dei prodotti elettronici è tale che riciclarli richiede uno sforzo pari se non maggiore che produrli.
Quanti di noi non si trovano nel panico quando devono mettere le mani nel processo di separazione dei materiali da riciclare che accumuliamo in casa? Per questo il video spagnolo sul “Book” ci fa riflettere non solo sulla necessità di riconvertire seriamente, e non di facciata, i processi produttivi ma sui nostri gesti quotidiani.
Per questo è ad esempio necessario che tutti i soci Coop della provincia facciano una riflessione sulla scelta di riconvertire in imballaggi Tetrapack i prodotti fatta dalla Coop ed intervengano in merito!

Francesca Palazzi Arduini

Nucleare: Berlusconio non può sfoggiare…


Centrali nucleari:niente sfoggio per Berlusconio… e tutto per merito di 3 Regioni.
Umbria, Emilia Romagna e Toscana. Queste le regioni che, oltre alla Provincia autonoma di Trento, hanno fatto ricorso presso la Corte costituzionale affinché venissero dichiarati costituzionalmente illegittimi i commi del decreto legge 78/2009 che affidavano al Governo il diritto di imporre i siti nucleari.
Nel luglio del 2009 il Ministro Scajola e Berlusconi invocavano l’esercito: “I siti nucleari saranno considerati di interesse strategico per il Paese. Se non ci sarà la condivisione, il Governo potrà in via eccezionale utilizzare strumenti sostitutivi previsti dalla Costituzione a difesa dell’interesse generale del Paese”. La Corte costituzionale ha invece dichiarato, con sentenza del giugno di quest’anno, che le norme governative contrastano con gli articoli 117 (competenze dello Stato) e 118 della Costituzione (art. 118: Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza).
Predominante nella sentenza il giudizio sugli attori principali dell’impresa nucleare: gli investitori privati. Già era stato espressa dal Governo l’intenzione di coinvolgere grandi gruppi industriali sia italiani, che francesi che Usa. Ma la Corte ha difeso l’interesse pubblico: “è agevole osservare che, trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime.

… Si aggiunga che la previsione, secondo cui la realizzazione degli interventi è affidata ai privati, rende l’intervento legislativo statale anche sproporzionato. Se, infatti, le presunte ragioni dell’urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell’esecuzione immediata delle opere, non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi”.

Così ciò che non è stato possibile evitare con la Campania riguardo i rifiuti, l’uso dell’urgenza per abbattere i processi decisionali democratici, è fallito con la previsione dei siti nucleari.

La nostra Regione, troppo impegnata a diffondere nel mondo l’immagine di Dustin Hoffman, non ha partecipato al ricorso pur fregiandosi della fama di regione “denuclearizzata”, e pur essendo previsto a San Benedetto in provincia di Ascoli Piceno uno dei siti. Del resto, a proposito di partecipazione democratica dei cittadini al processi decisionali in materia di ambiente e salute, un pool di comitati ha chiesto nel febbraio di quest’anno importanti modifiche ad un disegno di legge regionale 367/10 sulla Via -Valutazione di impatto ambientale che altrimenti avrebbe messo in dubbio la consultazione dei cittadini nei procedimenti.

Il Coordinamento dei comitati inoltre si è adoperato contro provvedimenti antidemocratici simili, quali le “riperimetrazioni” arbitrarie delle Zone a protezione ambientale effettuate dalla Regione (delibera 1868/2009) con effetti autorizzativi per il futuro di attività dannose alla sussistenza di preziosi ecosistemi, risorse ambientali non replicabili.

Se consideriamo anche la tendenza legislativa regionale (disegno 269/2008) che spinge sulla soluzione Grandi Holdings per la gestione dei rifiuti, e liberalizza l’incenerimento di questi su base provinciale, otteniamo uno scenario inquietante, nel quale a gestire e a creare politiche del territorio e bisogni dei cittadini sono i magnati della finanza ed i grandi gruppi industriali. Sancendo così il passaggio dal capitalismo tradizionale di marxiana memoria (lo sfruttamento della forza lavoro) a quello moderno che sfrutta anche i bisogni ed i corpi (leggi “biopolitica”).

Tornando all’energia, ripetiamo quanto detto: la regione Marche ha un deficit energetico di circa 455 MW elettrici. Attualmente sono in iter approvativo impianti per un totale di 3010 Megawatt, oltre sei volte il necessario! A questi si affiancano grandi opere per il trasporto dell’energia, a scopo evidente di commercializzare il prodotto di impianti fortemente nocivi per la salute ed il territorio. Se uniamo a questa strategia le grandi opere di viarie, a misura delle esigenze dei gruppi industriali preminenti, e l’edilizia sanitaria selvaggia (priva di fondamenti strategici che si basino su necessità censite ed epidemiologicamente ragionate), abbiamo un quadro devastato anche della politica: i cittadini sono solo numeri elettorali e piccoli gruppi manipolabili. E soprattutto fonti di bisogni che li rendono ricattabili e sfruttabili all’infinito, se necessario con la creazione di emergenze.

Se, lavorando come comitati trasversali ai partiti tradizionali, abbiamo dimostrato di non essere dei “comitati del no” ma dei “comitati per i sì”, sì a politiche differenti che producano benessere per tutti, la strada è ancora lunga. Innanzitutto perché l’esempio del nucleare ci mostra come sia fragile la linea delle possibilità di difesa, e come il baratro della “legge marziale”, dell’eccezionalità che ammette il fucile, dell’emergenza che approva il manganello, sia sempre dietro l’angolo.

In secondo luogo perché l’ambientalismo mostra come non mai necessità di nuova analisi, per dar vita a nuove proposte che coniughino alternative economiche reali e precise, a una cultura dell’azione collettiva partecipata, il più possibile priva di leaderismi, non influenzata da interessi partitici (come nel caso dei formidabili comitati per l’acqua pubblica del Forum nazionale che hanno evitato le manovre accentratrici di Idv), ma multicolore e non anonima e non digiuna delle culture politiche legate all’ambientalismo. Per cambiare strada all’economia e alla politica occorre uscire dalle nostre virtuose nicchie individuali e pestare con forza i piedi ai poteri forti.

 Francesca Palazzi Arduini

…e buona caccia a tutti :-)

apertura della caccia italiana: da stamattina sembra un pochino di più di abitare al fronte grazie al calendario venatorio. un po’ di spari in lontananza (per fortuna) echeggiano nelle campagne, a volte sembra di udire un mitra, altre uno schioppo, oppure una bombarda…
quando l’anziana gatta domestica esce per fare un giretto tra le siepi non si è più tanto tranquille. ai bambini si raccomanda di non allontanarsi troppo di casa…
uno “sport” per il quale raccomandiamo ai più giovani di non avvicinare, a costo di doversi dedicare alle discoteche, certo il ballo è più sano ed aereobico e si rompono meno le balle al prossimo, ed alla natura in genere. Fantozzi docet.

Giardini, confini e fagioli magici nella grigia città.

(Un omaggio scritto in stile Libro Cuore ai fautori del Guerilla Gardening, segnalato anche  a Fano ma spesso vittima di un “romanticismo di riporto” di chi vi assiste che cela la cattiva coscienza. L’immagine del Foro Boario, oggi trafficato parcheggio di auto, è tratta dall’archivio del sito La valle del Metauro)

Passando lungo ogni strada, da quelle più riservate e strette ai trafficati raccordi, non c’è casa che non mostri nei suoi spazi esterni la sua cornice di verde. Può essere angusta, e polverosa, riservata a striminzite e secche falde di cactus, oppure, egualmente, riservarsi a palle di spine che sembrano essere state poste a guardia su finestre troppo esposte al condominio. Oppure può essere pazza, singolare teoria di verdi esotici e misti, dagli alberelli contorti che ricordano pagode alle siepi scure che si staccano con incredibili fioriture di piume rosse. Altri, più pratici, hanno deciso di avere ulivi di fronte a casa, alcuni, ignobili e spropositati, enormi tronchi contorti che nel viaggio dalla loro terra al marciapiede avranno subito troppe potature, al mite ulivello, sorretto da opportuna spalliera, che cresce speranzoso accanto al portone, fornendo già il primo secchiello di olive che poi, nere e guarnite di scorza d’arancio, faranno bella nostra nei vasetti esposti al fresco autunnale sulla finestra. Lo spazio spesso è poco, e proprio dove è poco assistiamo alle fantasie più audaci ed agli accostamenti più raffinati, rivelanti come l’Arcimboldo manie e sogni degli abitanti.

I pochi fortunati possessori di grandi giardini e di parchi hanno gioco facile, generazioni di giardinieri a disposizione, oppure architetti che suggeriscono mute e signorili oasi di betulle, altri, meno altolocati, ricorrono alle disposizioni industriali dei supermarket del verde, e piantano anche tutto ciò che, secondo le ricorrenze e le stagioni, gli capita in casa,giungendo a far conoscere tra loro piante di ogni origine in un multietnico universo verde; osceni cestelli di piantine carnivore pendono dai terrazzini e lungo i vialetti. Anche le piante viaggiano, lavorano, sono consumate.

La pazienza di un signore che ha creato per sé, in pieno centro, come veranda una spalliera di actinidie dalle larghe foglie esotiche. La meticolosa signora che, giorno dopo giorno, non solo spazza la strada pubblica di fronte a casa, ma colleziona una fila di gerani di tanti colori da distrarre ogni passante-farfalla. L’occhio si perde, si riposa,su questi cuscini colorati a volte esposti sfacciatamente, efficienti con la loro irrigazione e concimazione, altre celati in minuscoli giardini che si nascondono agli occhi stranieri. “Hortus conclusus”, sono questi i fazzoletti verdi più difficili da scorgere, da noi trascinati dal traffico, sono esperimenti personali di estetica e vitalità fatti come esercizio e rito da chi non potrebbe rinunciare al verde, al vedere crescere, al veder rinsecchire e cambiare con le stagioni, alla soddisfazione di vedere le sue creazioni cambiare. E’ il giardino fintamente incolto quello più bello, che riserva ogni genere di sorpresa, a volte il capo di una piccola tartaruga di terra che all’improvviso fa capolino da una selva di edere, o fontane di erba che, da un prato orgoglioso e leopardato dall’estate, si alzano rigogliose coi loro pennacchi.

E’ così che il verde cittadino viene coltivato in proprio, e sopperisce al verde pubblico arido e proporzionalmente inesistente. Mentre i grandi alberi spariscono dai viali pubblici ed i parchi e giardini comunali sono decimati, mentre i kaki su via Garibaldi sono solo un fantastico ricordo, e le grandi pioppe di viale Battisti ,con le loro nevicate di soffici semi, sono state sostituite da cùltivar che producono solo secche obbedienti palline color vomito, un esercito di ulivi e magnolie guarda fiducioso il confine e spera nuovi orizzonti.

Qualche mano pietosa, intanto, fa uscire alla chetichella le berberis e le primule dai loro nascondigli e le sistema negli spartitraffico. Riecheggia il sogno selvaggio dei Pitura Freska che vive in tutte le province: la città “sarìa più sana, coltivata a pomodori e marijuana”.

L’invocazione di Patrizia Cavalli “Perdo il respiro,/ Dio, fatti valere, distruggi i giardinetti/ curati e fioritissimi. Vieni, foresta!” Pare dedicata solo a coloro per i quali l’erba del vicino è sempre più verde, ma, diciamolo, sono pochi ormai quelli che vogliono far crescere il verde solo nei loro limiti: la fame di fogliame è evidente, la sete di colori, la rabbiosa ostinazione della massaia e del suo finocchio strabordante, la pignola dedizione dell’impiegato pensionato, diventato orticultore al chiuso dei miseri recinti concessi dalle amministrazioni… Il verde impolverato scalpita. Il ciglio del canale, disboscato dai canneti e dagli orti cresciuti selvaggi da omini indomiti, si ribellerà, zappatori e piantatori folli usciranno allo scoperto, alla conquista di nuovi territori, requisendo pianure instoppite e sottraendo cigli all’asfalto. E’ il momento dei fagioli magici. Chi li ha li semini!

Francesca Palazzi Arduini

Anche a Pesaro fanno la “festa” agli alberi


In questi giorni sulla stampa locale sono apparsi articoli in merito alla possibilità che vengano abbattute le piante (Lecci, Ippocastani e altre) in Piazzale Carducci e Viale della Liberazione (Pesaro) per costruire dei parcheggi sotterranei. Legambiente, le altre associazioni ambientaliste e non solo, sono contrarie all’abbattimento anche di una sola pianta per far posto alle automobili. Ci sarà una forte lotta e presa di posizione al riguardo ma in questa fase, oltre a dare la notizia, è interessante leggere le riflessioni che ha fatto l’amico naturalista Andrea Fazi…

Per Legambiente Pesaro Enzo Frulla

“Certamente ci verrà detto che era indispensabile, necessario, inevitabile, certamente l’azione è legale oltre dubbio, certamente l’interesse collettivo e le ragioni superiori depongono a favore dell’ennesimo sacrificio, ma nessuno potrà negare che a rimetterci, siano, sempre sempre sempre, gli alberi, le aiuole, gli spazi verdi, gli animali…. Un naturalista piange dal cuore quando vede un albero di quelle dimensioni abbattuto, per una serie di ragioni che vanno da quelle più crudamente utilitaristiche a quelle della poesia….

Un grande albero è una grande chioma. Quindi ricambio dei gas atmosferici, abbattimento delle polveri, minore irraggiamento del suolo quindi effetto climatizzante, assorbimento delle onde sonore quindi silenzia mento dei rumori urbani…

Anche il meno sensibile alla bellezza di un albero si dovrebbe convincere cheè suo interesse averne tanti, e tanto grandi.

Per un animo più sensibile ci sono le relazioni con la bellezza, la tranquilla nobiltà di chi cresce senza darlo a vedere, senza schiamazzo, senza chiedere, fino alla particolare gioia di riconoscere nelle foglie e nelle cortecce la specie di appartenenza, di comprendere il valore di un diametro, che nel caso di un leccio, racconta di molte decine di anni per giungere a poche decine di centimetri. Per un naturalista poi c’è il mondo di esseri che trova rifugio, nutrimento e nascita tra le fronde di un grande albero….

Per un conteggio arido ma reale c’è la considerazione che alcuni di noi non avranno il tempo per rivedere un albero con 30-40 cm di diametro, perché non saranno più in vita…

La città sta sacrificando le sue parti migliori per il feticcio su ruote, quegli autoveicoli, dall’auto ai camion che spostano in questo paese acqua siciliana alla val d’aosta ed acqua trentina in calabria….mentre si parla di effetto serra si tagliano alberi per lasciar passare meglio veicoli produttori di gas serra, mentre si dedica quest’ anno alla biodiversità, la natura è solo un impiccio facilmente eliminabile…..che follia, che ipocrisia, che scala di valori anti biologica.

Altri alberi dovranno essere sacrificati, altri elementi naturali dovranno cedere alla necessità di costruire, di guidare, di fare cose che oggi sembrano utilissime…ma noi avremo sempre bisogno di alberi, mentre forse la “civiltà” dell’auto tramonterà, pur se oggi si preferisce il gas di scarico alle fronde dei lecci….”

Andrea

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http://www.legambientepesaro.it

Fuochi …artificiali


Tradizioni popolari e godimento degli altri … a proposito dell’entroterra fanese

Per l’Altro la legge si applica, per “noi” si interpreta.
Il filosofo Slavoj Zizek sostiene che il problema che ci pongono le altre tradizioni culturali diviene esplosivo nel momento in cui il nostro modo di vivere viene a trovarsi vicino a quello di altri, che si divertono in maniera diversa dalla nostra. Faccio alcuni esempi, fino a quando la cultura altrui è un’innovazione gastronomica – e io vado a mangiare il kebab turco che è buono e costa poco – va bene – ma quando mi trovo ad avere vicini di casa turchi che cucinano in terrazza e fanno feste domenicali con tanti invitati, allora non va bene, c’è la puzza del cibo che ristagna, confusione, troppa gente, schiamazzi ..… e mi lamento, ci lamentiamo e cominciamo ad additarli come gli altri, quelli che fanno cose poco civili e che sono di sicuro appartenenti ad una cultura inferiore alla nostra …  E di queste banalità si riempiono la bocca le persone che non riflettono su di sé, sulle proprie tradizioni fastidiose e soprattutto sul fatto che, con il vivere civile le cose poi si modificano, le tradizioni diventano meno fastidiose, si discute e insieme si cambia … mai è tutto uguale a sé stesso, e chi non è d’accordo su questo punto, è di sicuro qualcuno che la storia non la conosce bene, oppure la strumentalizza deformandola … Il risultato è che molti si incaponiscono contro le tradizioni culturali degli altri, esasperano le situazioni in cui le diverse culture non sono conciliabili nella vicinanza e si chiudono nel rifiuto o nell’appoggio a visioni politiche comunitariste ed escludenti o del tutto criminalizzanti l’altro…

“Si è sempre fatto”
D’altra parte la storia della nostra unificazione italiana, incompiuta culturalmente, ci insegna che i primi altri siamo proprio noi stessi, e il divario tra nord e sud, città e campagna è molto forte ancora oggi … Ma d’altra parte sappiamo benissimo quanto l’emigrazione del sud abbia fatto modificare le tradizioni torinesi, e quando gli emigranti sono cambiati diventando piano piano torinesi … secondo la legge della convivenza civile e del rispetto dell’altro che – piano piano – si è imposta sulla violenza dell’esclusione e del rifiuto… Ma io vorrei parlare di quanto oggi nel 2010 sia difficile poter raggiungere proprio quella legge della convivenza civile, nel centro di un paese smarrito e del tutto rinchiuso dentro una narrazione delle proprie radici e un rincorrere le tradizioni locali – anche le più incivili e becere … Si sa che il popolo è bue ma non si è ancora raggiunto il limite più basso … anche se oggi – piano piano – con un’inversione di tendenza, ci allontaniamo dalla civiltà democratica del confronto e della modificazione delle tradizioni fastidiose, per andare a serrare i confini, e chiuderci dietro tradizioni a volte assurde …, alla balla del “si è sempre fatto”.

Porto la mia esperienza personale. Quando ero piccola, in un borgo di Perugia, un vicino che veniva dalla campagna mangiava buttava dalla finestra del quarto piano le ossa del pollo dopo averne mangiato le carni e queste finivano sul parcheggio, rischiando di cadere su chi si trovasse sotto e di rovinare le auto in sosta … Insieme, con pazienza, i miei genitori e altri inquilini, fecero capire a quel signore che, quello che faceva non andava bene, perché ciò infastidiva gli altri e poteva essere anche pericoloso …

La festa? Sì, delle diossine e delle ceneri
Adesso nell’entroterra fanese, tra Calcinelli e Fossombrone mi trovo nella stessa condizione dei miei genitori 30 anni dopo, ma con risultati diversi … Ci sono quelli che allevano dei maialini che poi sgozzano facendoli morire con atroci sofferenze date le urla che si sentono – senza alcun riguardo per nessuno e forse senza controllo di ASUR e altri organismi preposti … Ci sono altri che bruciano le potature ogni mese dell’anno e dentro un centro abitato e, nonostante la campagna per la diffusione di un corretto smaltimento dei rifiuti e contro l’incenerimento – portata eroicamente avanti dal Coordinamento dei Comitati – si mettono a bruciare assieme a questi rifiuti biologici, anche plastica di ogni genere fino a divani interi e altre suppellettili che non usano più. Alla faccia delle diossine! Non possono gli amministratori informare più frequentemente sulle attività nocive vietate, sensibilizzando di più la popolazione affinché tutti evitino comportamenti nocivi del genere?

Ricordo a questo proposito che un gruppo di nomadi, fermi in un’area dell’entroterra, fu fatto sgomberare perché bruciava i rifiuti, mentre altri vennero esclusi dagli alloggi a Fano perché uccidevano i capretti sgozzandoli … Mi chiedo allora: le regole della civile convivenza valgono solo per gli altri, e noi italiani, magari amici di e conoscenti di, possiamo fare qualsiasi cosa???? Inoltre, chi vive dalle mie parti si trova a subire durante tutta l’estate il supplizio delle feste di ogni borgo e tutto ciò significa: fuochi d’artificio e botti che si susseguono tutta la domenica, in centri a pochi chilometri di distanza gli uni dagli altri. Le feste spesso consistono solo in processioni, o , qualche sfilata e qualche pastasciutta …e botti, in “bombe” che esplodono a salve a tutte le ore … e sembra sempre di stare sotto un bombardamento, in guerra. Il fastidio è massimo sia per le persone che devono lavorare – e c’è anche chi lavora la domenica – sia per chi è malato o anziano e ha bisogno di riposo, ma soprattutto per gli animali, che terrorizzati impazziscono e mettono a repentaglio loro stessi e chi viaggia sulle strade di campagna … Per non parlare di cani e gatti domestici, che a loro volta terrorizzati, distruggono le suppellettili in casa o si fanno del male nel tentativo di scappare da cancelli e reti, provocando anche danni economici di notevole entità …  .Un po’ come a Capodanno, solo che questo succede tutte le domeniche di primavera e d’estate per almeno quattro mesi … Ci pensate a un Capodanno che si ripete per quattro mesi?

Più cultura e arte, meno polvere da sparo
Si tratta di una situazione indecente e profondamente incivile. Perché, come avviene ormai in posti meno chiusi e tradizionalisti, forse più commerciali e devoti al business, non si trasformano queste festicciole per quattro persone in feste vere e proprie con proposte culturali, dove qualcuno oltre alle enclaves familiari del posto è davvero interessato ad andare? Ad esempio perché non si promuove il teatro popolare, le animazioni per i bambini, attività di altro genere come mostre o qualcosa che possa elevare gli spiriti e non accontentare solo le rimembranze belliche del passato? Perché le nostre amministrazioni comunali – che hanno sempre pochi soldi da dedicare alla cultura, non smettono di sostenere le continue richieste di fare i fuochi d’artificio (migliaia di euro in cenere) e propongono qualcos’altro ai loro interlocutori dei paesi? Perché – in alternativa – non si fa un regolamento che ponga un freno concordato a questo continuo stillicidio di domeniche di guerra?

E’ ora di pensarci, altrimenti qui la campagna sarà sempre meno popolata da persone che sanno cosa è il vivere civile … e continuerà a essere preda di tutti coloro che la vivono come un Far West senza rispetto.

Joan, e Rimarchevole si associa.

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