rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per laicità

Dove andrà Zaffini?

Una interpretazione delle nuove radici biblico-padane

Pensavamo che la destra locale si sarebbe interessata delle emergenze riguardanti i servizi sul territorio, visto che terra, radici, tuberi e sabbioni sono il loro cavallo di battaglia (e il cavallo ha sempre le zampe anteriori rampanti peggio di Furia).
Invece, dopo un iniziale attivismo orgoglioso in difesa degli interessi locali (ricordiamo gli interventi di An e Lega in difesa dell’ospedale Santa Croce e la manifestazione dell’aprile scorso) ora tutto tace. Non si sa più nulla.
Silenzio totale, come accade prima del taglio di grosse e impegnative torte.
Ma come? Lo stesso sindaco Aguzzi del resto, che si presentava alfiere delle comodità sanitarie locali, firma un pattino di tolla, un patto di stagno, dal valore zero, e si ritira… e i focosi Padani che fanno? Tacciono, non intervengono: il recente convegno di “quelli di sinistra” sull’ospedale unico ha visto una platea molto silenziosa (oltre che purtroppo l’assenza di rappresentanti della politica locale, amministratori, personale della sanità), e Zaffini? Taceva.
Eccolo invece riprendere la carica su questioni, diciamolo, di lana caprina come le ostilità alla proposta del presidente Napolitano di facilitare l’acquisizione della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati qui. Si perché grazie alla legge numero 91 del 1992 ciò è possibile ma occorre una più chiara legislazione.
In tutta Italia si sono sentiti tuonare coloro che si dichiarano “Padani” e bruciano Costituzione e Bandiere ma poi parlano di “ius sanguinis” come se fossero dei dottor Azzeccagarbugli veri e propri, anche se al latino (Roma ladrona?) preferiscono la parlata del Trota.
Anche Zaffini sale sul carrozzone dei protestatari ed elenca i suoi  motivi:
primo, non bisogna facilitare l’accesso alla cittadinanza perché “altrimenti le donne partorienti del Nord Africa verrebbero tutte qui”, agognando forse a guadagnare per i figli la preziosa cittadinanza… ma va là! Qui si coglie il tono antifemminista, misogino, del maschio che pensa veramente che le donne siano pronte a scodellare figli ovunque. Interessate a farsi mantenere dallo Stato italiano? Ma se non abbiamo neanche una legislazione decente per le spese di maternità e gli asili!
Il secondo motivo riguarda l’islamofobia: l’Europa secondo Zaffini è piena di arabi cattivi (tranne che a Oslo) che vogliono minare (coi mina…reti?) la nostra cultura. Ma come minano? Zaff cita l’Olanda come punta di iceberg della Eurabia.
Il caso che cita  fa tendenza: a Rotterdam, nel  Theatre Zuidplein “dove sono stati divisi i maschi dalle femmine”, scrive. Ma che dice? Se è lo stesso Teatro che ha chiarito che è stata semplicemente accolta la richiesta di riservare 5 file a uno spettacolo alle donne musulmane più osservanti, perché “I musulmani sono un gruppo difficile da far venire in teatro, per questo siamo pronti ad adattarci”.
Sarà che qui il Zaffini tende ad esasperare, alla ricerca di conferme per le sue idee? Certo, anche l’esempio della richiesta di alcuni portavoce della sparuta comunità musulmana svizzera (un 5% della popolazione di quel paese) di togliere la croce dalla bandiera, che pare abbastanza scaduto. E come ha rispose nel 2009 proprio un ministro della Lega, Castelli, a quella provocazione? Ma proponendo di inserire la croce… nella bandiera italiana! …ma non era quella che la Lega bruciava in piazza?
E persone laiche come noi, che criticano fortemente la pretesa del Vaticano di continuare a ingerire nelle scelte politiche sulla libertà femminile e che criticano la vecchia regola di affiggere migliaia di crocefissi di plastica in tutte le aule pubbliche , cosa siamo… “senza radici”? Il fatto è che anche in Italia c’è chi usa il tema delle “radici” cristiane per costruirsi un passato da baciapile che non ha. Si chiama anche “Sindrome della Sentinella”.
Lo ha fece anche Gheddafi di recente, sì, proprio il dittatore che sino a poco tempo fa andava a braccetto col Berlusconi, felice del tanto denaro avuto per “bloccare i barconi” degli immigrati con i suoi metodi diciamo sbrigativi. Pure Gheddafi tuonò nel 2009 contro la decisione della Svizzera, optata per referendum, di sospendere la costruzione di minareti “Guerra santa contro la Svizzera!” tuonò, mettendosi in prima fila tra i santi difensori dell’Islam… eppure, proprio su Gheddafi Il nuovo mufti della Libia, lo sheykh al-Sadeq al-Gharyan, ha espresso una “fatwa” dichiarandolo… un miscredente!
Sempre a proposito di radici, vorremmo ricordare a Zaffini e a tutti gli zaffatori che di solito gli alberi hanno più radici, e non un unico fittone da carota, e che occorre saperle coltivare certe radici, capendo le situazioni personali e la cultura altrui, cercando di favorire le libere scelte e di tenere a freno l’ignoranza e la facile voglia di separazione propagandata dai galletti del proprio pollaio.
Per questo molti di noi si sono battuti contro l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, discrimine tra credenti e non, tra cattolici e non, optando invece perché la ralgiione venisse contenuta all’interno dei programmi di storia e filosofia, senza finanziamenti pubblici a docenti scelti dai vescovati!
A proposito di radici “cristiane” invece, ricordiamo che sino al 1965 è esistito in Italia il sant’Uffizio, poi riformato da Paolo VI e trasformato in Congregazione per la dottrina della fede, quell’ufficio, che si è macchiato nei secoli precedenti dei gravi delitti dell’inquisizione, fa parte della storia del nostro paese ma nessuno vorrebbe rivendicare in quello le proprie “radici”, anche perché non potrebbe leggere i libri messi all’indice da quegli inquisitori, tra i quali le opere di autori come Vittorio Alfieri, Cesare Beccaria, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giacomo Leopardi, Niccolò Machiavelli, Ada Negri, Luigi Settembrini, Niccolò Tommaseo, Pietro Siciliani, Pietro Verri e Antonio Rosmini, Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre, Alberto Moravia, Aldo Capitini … tutta gente che non voleva i suoi ritratti appesi nelle aule pubbliche e che certo anche qualche musulmano integralista condannerebbe al silenzio.
Difficile dividere i buoni dai cattivi quindi, il grano dal loglio come direbbe il pio Zaffini, le partorienti africane e quelle italiane dagli amanti della retorica e delle guerre sante, le persone di buona volontà dagli strombettatori… e se dovessimo farne proprio due elenchi, cosa che detestiamo perché preferiamo analizzare e criticare senza liste, dove andrebbe Zaffini?

La Chiesa pietrificata


La Chiesa Pietrificata.

Il pontificato di Karol Wojtyla visto attraverso i meeting anticlericali.

Pesaro, Libreria Il Catalogo, via Castelfidardo,

giovedì 26 maggio, ore 18.45

presentazione de “Mini-storia dei meeting anticlericali, 1984-2003”- A rivista anarchica

con l’autrice Francesca Palazzi Arduini.

Presenta Donato Romito (Alternativa libertaria).

Segue aperitivo.

La chiesa pietrificata. Il pontificato di K.Wojtyla visto attraverso i meeting anticlericali.
Presentazione di “Ministoria dei meeting anticlericali 1984-2003” con l’autrice Francesca Palazzi Arduini (A rivista anarchica), presentazione di Donato Romito (Alternativa libertaria), PESARO, giovedì 26 maggio, ore 18.45 Libreria Il Catalogo, via Castelfidardo 60. Seguirà aperitivo.

Dopo la beatificazione in pompa magna di Karol Wojtyla, è d’obbligo per i laici, credenti e non, una riflessione sul ruolo politico della Chiesa cattolica nel mondo di oggi, e sul suo sensibile irrigidimento gerarchico voluto proprio dal papato di Wojtyla. Esiste la “papolatria”? Quali sono i  “beati” e quali i “dannati” nella chiesa di oggi? Che valore ha l’anticlericalismo nella critica della religione come strumento di potere temporale e politico?
L’emanazione del nuovo Codice di diritto canonico (1983), l’imposizione del giuramento di fedeltà ai vescovi nel 1988, la redazione del Nuovo Catechismo (1992-97), l’Istruzione sulla vocazione del teologo nel 1990, che nega libertà di insegnamento, … Wojtyla ha attuato una strategia volta a uniformare e a compattare la Chiesa come un esercito sottomesso e omogeneo. Ha voluto anche emanare un’ enciclica, la Ut unum sint (1995) sull’unità delle chiese cristiane e le forme dello stesso papato, dimostrando una vocazione totale per la definizione dei ruoli gerarchici ma anche un abile ricorso alla retorica, presentando il papato come catalizzatore di una Chiesa unita in realtà grazie ad epurazioni e diktat contro i teologi non allineati, e con “il Vescovo di Roma perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità”.
Così in questi anni abbiamo visto la palese e al contempo misteriosa consistenza terrena della Chiesa baluginare nei suoi risvolti più oscuri: la morte di Calvi nel 1982 e gli irrisolti enigmi finanziari, le bombe della mafia nel 1993 contro le cattedrali romane, i ricatti della nuova nomenclatura pidiellina al clero, mentre nuove organizzazioni massoniche e nuove associazioni  interpretano ognuna a suo modo la loro “missione” nel mondo,  creando un “antistato” fiorente e diviso.
Presentando la “Ministoria dei meeting anticlericali 1984-2003” abbiamo l’occasione di riflettere su questi temi con un’ottica libertaria, al di fuori cioè dalle convenienze e da fallaci dogmatismi, a prescindere dalle fedi, semplicemente proponendo una analisi politica e un interrogativo sulla spiritualità.

L’anticlericalismo dei meeting fanesi, che ha occupato per anni le pagine della stampa nazionale e lanciato in Italia la pratica dello sbattezzo,è anche un interessante modello di attivismo sociale,  il quale tappa dopo tappa ci ricorda come il controllo sui movimenti sociali e sulla possibilità di organizzare eventi pubblici “dal basso” si sia tragicamente esteso, in parallelo con la definitiva trasformazione della politica istituzionale in “impresa” ibrida tra pubblicità e lucro.

Per info: altlib@altraofficina.it

Testamento biologico: una vertenza legale contro la giunta Aguzzi.

Testamento biologico: una vertenza legale contro la giunta Aguzzi.

Ci risiamo, la giunta Aguzzi, esteriormente paladina dei diritti dei cittadini ma a bene vedere succube della  volontà del Pdl nazionale, fa marcia indietro sui diritti dei cittadini.
Come ha giustamente fatto notare il consigliere Mascarin, sono passati nove mesi da quando a larga maggioranza è stata approvata a Fano l’istituzione del registro Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario), su proposta dell’assessore Silvestri, eppure non è servita neanche la presa di posizione dell’associazione nazionale dei comuni (Anci) che ne ha sancito la legittimità, a rendere effettivo presso l’ufficio anagrafe il servizio.
Paurosa di disobbedire, la giunta si uniforma quindi ai pietosi tentativi della maggioranza in Parlamento di imporre con la forza dei seggi (anche di quelli comprati) una legge nazionale che impedisca alla gente di far rispettare le proprie volontà di andarsene serenamente.
Una grande protesta civile, che unisce sinistra e destra, è in atto nel nostro Paese per chiedere solo una cosa: che sul proprio corpo e, per chi ci crede, la propria anima, siano i pazienti a decidere, opponendosi semmai  all’imposizione, ideologica o superficiale che sia, di cure inutili e al prolungamento artificiale della vita oltre i limiti di dignità scelti dal paziente. Non si tratta di dibattito sulla eutanasia  ma semplicemente di far rispettare la parole dell’articolo 32 della Costituzione:  …”Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Come esseri umani è nostro dovere resistere a leggi incivili, seppure in futuro dovessimo sopportare  quella proposta  dal Disegno di Legge Calabrò, che prevede l’obbligo del sondino gastrico anche a pazienti ormai cerebralmente inattivi, “… l’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.”
E’ giusto opporsi anche ad azioni formalmente antidemocratiche, come quella di un Sindaco che sconfessa la volontà stessa di un intero consiglio comunale. Occorre farlo, assieme agli operatori sanitari consapevoli del problema ed ai cattolici sensibili, assieme alla società laica, in memoria di tutti coloro che sono stati costretti ad andarsene tra inutili sofferenze e per  difendere la nostra dignità nostra. Per questo invitiamo tutti a organizzare assieme una protesta civile ed una immediata diffida, seguita da vertenza legale per ottenere l’applicazione della Delibera consiliare.

Vogliamo il registro Dat, e lo avremo.

Rimarchevole, redazione.

Un Paese piccolo piccolo… omaggio a Mario Monicelli

Domenica 20 febbraio, presso il Centro di documentazione ‘Franco Salomone’, dalle ore 18.30 in poi omaggio a Mario Monicelli con proiezione delle interviste, visione del documentario da lui girato sul suo quartiere “vicino al Colosseo… c’è Monti” e altre sorprese, più apericena. Il Centro Salomone è in piazza Capuana 4, nel quartiere Fano2. Organizza Alternativa libertaria, altlib@altraofficina.it
 

The Monicelli Window. The Binetti Wall.

Abbiamo ricevuto la notizia a fine novembre. Uno dei più grandi registi italiani si era gettato da una finestra dell’ospedale in cui era ricoverato, in attesa di una morte per tumore.
Il tempo è fuggito, il finale è giunto repentino, le immagini grigie di una sagoma su di un marciapiede in una fredda alba si sono schierate dietro le nostre palpebre, confuse, squallide, repentine, evanescenti. Noi non sapevamo, non potevamo giudicare le scelte fatte nell’anzianità da un uomo che di fronte alla morte si trova un giorno da solo e decide di non prolungare nessuna agonia, di sfuggire alla sorte anticipandola.
Certo, potevamo giudicare il nostro Paese, “un Paese piccolo piccolo”[1], nel quale si osteggia l’idea che le persone malate terminali possano pianificare le proprie cure finali e la propria morte. Degnamente, senza obblighi, senza pressioni. Assieme agli amici e allo stesso personale sanitario. Una “fine” sociale?
Forse per Monicelli l’idea di morire con attorno varie facce era insopportabile, oppure avrà immaginato ironicamente una morte con cerimoniale: la sfilata delle autorità per l’estremo saluto, i giornalisti sotto le finestre, i fiori ed i servizi pronti da prima, i salamelecchi anche di chi non sopportava. Sarebbe stato questo, nell’Italia della Vita in diretta, l’onirico scenario della morte programmata di un noto regista?

La capacità d’ immaginare i tempi, le sequenze, e di architettare le scene è propria del regista.
Ma illusi noi, se credevamo che solo gli amici veri e i suoi affetti avrebbero potuto giudicare questo finale e giudicarsi anche. No, qualcun’altra c’era che doveva giudicare: l’onorevole Paola Binetti[2], dagli scranni del Parlamento.
Per lei nessuna morte che non sia quella della persona deposta su di un letto d’ospedale, circondata da cure obbligatorie, profuse sino allo stremo, è degna dell’essere umano. Occorre vivere. E’ d’obbligo, sino a che il male generato da cause innaturali e spesso umane (non è la morte per cancro in ascesa?) ci porti, aiutato dalla medicina che ne prolunga le spire, a esalare l’ultimo respiro.
Quel gesto di disperazione è un gesto di solitudine ed è un gesto che è maturato in ospedale … e forse non ci si è accorti di quanto era depresso. Non ci si è accorti di quanto fosse profondo questo senso di smarrimento esistenziale …” proclama Binetti decidendo che la morte in sé non deve contenere disperazione, … e se ce l’ ha ci sono gli psicofarmaci e la contenzione?
Evidentemente lei deve avere già personalmente vissuto la morte molte volte, si è reincarnata e lo ricorda. In base a quale esperienza può altrimenti affermare con tanta sicurezza che di fronte alla morte si prova o no disperazione o che il regista fosse disperato quando ha scelto di morire? Di-sperare: non avere speranza, non è forse disperazione l’annuncio stesso della stimata impossibilità di curare oltre un male oltre il suo, il nostro limite?.
Anzi di più: non ha forse determinazione chi vuole porre fine al dolore e all’angoscia e decide di prendere in mano la sua sorte? Non è forse una determinazione questa, pari in dignità a quella di chi invece attende, per non perdere anche un secondo, un attimo di uno sguardo, di un barlume di lucidità?
Nella memoria armata di Binetti sono accuratamente cancellati tutti i dati che dicono che nel mondo vi sono tante esperienze di aiuto alla morte, i suicidi assistiti che lei più avanti includerà sbrigativamente nel termine “eutanasia”. E tanti, tanti altri casi, di persone assistite, amorevolmente o no, sino ad una conclusione penosa e artificiale che proprio non volevano. Forse nella sua mente marziale è cancellato anche il gesto di fastidio o di disperazione del suo vecchio Papa, che si dice, sussurrò al chiuso del Vaticano “lasciatemi morire”.

M. è morto solo, perché lo abbiamo lasciato solo, perché lo hanno lasciato solo i suoi amici.” Ecco la sentenza di Binetti, la sua è una condanna degli amici (Amici Miei o suoi?) e del regista stesso che non ha voluto, secondo lei, o saputo tenerseli per le evenienze.
Ma non è oscenità, disumanità, questo sentenziare pubblicamente, dai banchi del maggior palcoscenico politico del Paese, sulla vita privata di un uomo? A quali servizi segreti, gossip o chiacchiere da Buvette si affida Binetti per decretare sulle scelte amicali di Monicelli? Che ingiustizia che sia proprio una donna, in questa istituzione maschilista e con questi parlamentari, a dover dare spettacolo!
“Per piacere finiamola, finiamola, questi sono uomini disperati, non sono un gesto di libertà, è un gesto di solitudine, è un gesto di smarrimento, è un gesto che condanna tutti noi.”
E qui sta il punto: per Binetti il corpo è pubblico, ecco perché tanto esercizio di impudicizia.
Se qualcuno la sciocca con decisioni che lo Stato cattolico di cui è portavoce non ha potuto controllare, per lei si tratta di una disfatta. Non è una questione di amicizia né di umanità, di quelle cure e quel “esser vicini agli anziani” a cui poi accenna per vestirsi di compassione, è una questione di controllo.
Passa in secondo piano quindi (ma già si capiva) l’uomo Monicelli, quello che conta è che si ribadisca che nessuno può morire come vuole in un Paese dove fino a qualche tempo fa la Resurrezione dei morti era credo ufficiale. Si vede che occorre mantenerli in buono Stato per la Gloria di Dio, ecco perché il Prèmier è un vero credente, sotto sotto è lui il cattolico di ferro coi suoi capelli tinti pronti per il Giudizio … divino .

“… questi sono uomini disperati”, se Binetti credesse nell’esistenza dell’anima, parlerebbe così di Monicelli? No di certo, e nemmeno lo includerebbe al plurale in una lista di illustri suicidi, così il regista è veramente morto per lei, come un nome privato di una sua personalità e del quale si può parlare come fosse roba vecchia, così Binetti oggettiva Monicelli, senza timore di essere giudicata da lui in quello che dovrebbe credere essere un Al di là. E’ incredibile come l’immaginario di certi credenti rispetto all’anima e al post-mortem sia così arido, non per niente i migliori film sull’Al di là sono stati fatti da registi materialisti.
E come l’umanità, della quale i cattolici come Binetti si fanno campioni, sia meglio rappresentata nell’arte come nella vita dai suddetti peccatori, che un tempo andavano seppelliti in “terra sconsacrata”.
Pare quasi che la Fede sia un appretto congelante. E’ Binetti stessa a riconoscere freddamente in Monicelli la capacità di rappresentare l’umanità “facendoci sorridere dei nostri limiti e probabilmente spingendoci anche a una sorta di critica auto costruttiva …”, ma è chiaro che per lei il fine della cinematografia deve essere … “edificare”. C’è stato un tempo in cui gli italiani erano anche mentecatti, emigranti, ladruncoli, vendi-patacche, zingari … nelle storie di De Sica, come in quelle di Monicelli vedevamo gli italiani di tutti i giorni. Ora invece è calato lo spettro della distanza, della paura, del giudizio, dell’italiano da reality. Si badi bene: non che non si debba giudicare, soprattutto se stessi, ma qui il fine ha di gran lunga eclissato i mezzi, ormai si giudica per interposto gossip, e si è parlato (o urlato) ancor prima di aprir bocca.
La stessa “compassione” ha assunto una tinta gelida e si adorna di un tono alienante.  “Basta credere che morire sia libertà perché qualcuno non ti dà una mano. Io credo che noi dobbiamo recuperare in questo una diversa sfida ad andare incontro a chi soffre …”, è così:
si tratta di un andare incontro della Binetti verso il muro, quello tra lei e i sentimenti delle persone, che saranno sempre mediati dai Credo, dai Pater, e soprattutto da una Fede di cemento. Perché lei NON è quella che soffre, lei è quella che va incontro.
La retorica Pro-laica in quella discussione parlamentare non ci è bastata: troppo sbrigativi, troppo convinti di un eroismo ipotizzato alcuni, troppo preoccupato il Pd del voto cattolico per dire veramente come stanno le cose in questo Paese di ipocriti nel quale, è vero, i veri amici spesso li riconosci proprio quando ti danno una mano in ospedali fatti di corridoi come incubi. E magari ti danno proprio una mano a morire in pace. Non ci stupiamo che Binetti costruisca il suo muro di sentenze su questi silenzi.
Sarebbe stato bello vedere la scena parlamentare rovinata da un filo da bucato che, lento lento, da una qualsiasi finestra scorreva fino a impedire la vista, grazie ai panni stesi ad asciugare.

Francesca Palazzi Arduini.


[1][1] Alternativa libertaria ha dato questo azzeccato titolo ad una rassegna di film e documentari di Monicelli.

[2] Paola Binetti (UdC), intervento del 1 dicembre 2010.

Regione Marche e Stato Pontificio: da esattori …a donatori


Tutti conosciamo l’infausta nomea degli esattori pontifici marchigiani di oltre 150 anni fa.
Ma con la Giunta di monsignor Spacca, e l’avvento del “pentecostale” assessore Luca Marconi, la spesa regionale per le attività del clero cattolico trova la conferma dell’avanti tutta, nonostante la recessione ed i tagli alle spese sociali, e questa Giunta può esser pienamente definita Donatrice pontificia.
Nei fatti, mentre i centri di aggregazione ed i centri sociali (laici) languono in miseria e vengono ridotti di numero, in nome dell’austerity, gli oratori parrocchiali si vedono confermare cospicui finanziamenti:
grazie alla legge regionale n.31-2008 infatti, che sanciva “l’importanza sociale” di queste strutture, e incurante del fatto che la Chiesa cattolica pubblicizza l’uso di un discreto tesoretto, quello raccolto con l’otto per mille Irpef (quasi un miliardo di euro all’anno), per gestire queste attività… la Regione Marche aveva dedicato un totale di 900mila euro al finanziamento degli oratori tra 2008 e 2009, ed ora, come annunciato da Marconi, ne devolve per il 2010 altri 450mila, per un totale in tre anni di ben un milione e 350mila euro.
Senza escludere, ovviamente, i contributi all’edilizia del clero che fanno capitolo a parte, ed altri ingenti finanziamenti che il ramo sociale della Chiesa cattolica riceve tramite i fondi per l’associazionismo (quote del resto anche dell’otto per mille scelto per lo Stato vengono devolute a associazioni confessionali).
Per fare un confronto: dal bilancio 2009 la Regione ha tratto circa due milioni di euro che dovrebbero servire, per destinazione dei fondi Fas 2007/2013, alla riqualificazione degli oltre 250 centri di aggregazione giovanile esistenti in Regione… in questo ambito pare quindi che la Regione abbia una spesa religiosa pari al 68 per cento di quella civile e laica!
Non solo, l’assessore Marconi dichiara che quest’anno l’ammontare della somma, non toccata da inflazione e crisi, servirà al “funzionamento degli oratori già esistenti”, sottolineando quindi come la Regione ecclesiastica marchigiana (Res), che deve concertare con la Regione i progetti che finanzierà, possa stare tranquilla: non serve fare nulla di nuovo o spremersi le meningi … tanto i soldi ci sono già e vanno spesi nelle strutture esistenti, utilizzando magari il lavoro gratuito dei fedeli.
Del resto, negli oratori non c’è nulla da aggiornare: gli insegnamenti pontifici ai giovani sono sempre gli stessi da un bel po’ e non è servita la recente finta apertura di Ratzinger sull’uso del profilattico a rinnovare la dottrina sociale in merito di educazione sessuale!
Piovono soldi dal cielo: ci piacerebbe che succedesse anche a tutti i ragazzi che sono invece stati privati del loro centro sociale, o del loro assegno per il diritto allo studio, con grave degrado della loro condizione.
Ma forse, per far piovere quattrini, occorre avere Marconi in paradiso, ai “pellegrini laici”, come i ragazzi dell’Assemblea permanente dell’Università di Urbino giunti ad Ancona a piedi, la Regione risponderà “meglio un oratorio in Chiesa che uno studente al suo posto”.

Scovati per voi in anteprima i vincenti del concorso: “Cristo oggi”!


La prima mostra-concorso di arte sacra “Cristo oggi” promossa dall’Assessorato alla Cultura in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano… la Carifano Spa, la Curia Vescovile  e Gastone Mariani, direttore dell’Accademia “Brera” di Milano si è conclusa ma ancora i fanesi non hanno avuto il privilegio di ammirare le sacre opere premiate, la prima delle quali si vocifera sia guarda caso proprio di un’allieva dell’Accademia di Brera, quella diretta da un giurato, sarà vero?
 Le opere premiate saranno esposte nel costituendo Museo di Arte Sacra a cura della Curia Vescovile, quale esempio di laicità per l’Assessorato fanese! In attesa di sapere quali altri entusiasmanti, innovative e pie iniziative ci riserva questa fucina di ideee, abbiamo in anteprima le prime tre opere classificate (la redazione non si assume alcuna responsabilità sulla veridicità delle immagini giunte a noi da anonimo collaboratore).
Una news: pare che a Fano nel 2011 non ci sarà l’ormai ritrita Fano romana ma  che in aprile il noto regista italiano Ammazzacurati giungerà per proporre, in collaborazione con il Comune e l’Assessorato, una “Passione” animata da personaggi locali in vesti nazarethiane, con un corteo che sfilerà dal CUP dell’ospedale Santa Croce alle Terme di Carignano, sulle cui colline verrà innalzato il Golgota. Il discorso dell’ultima cena sarà interpretato dai componenti della Fondazione Carifano nel caveau della banca cittadina. Sono aperte le iscrizioni per il ruolo di flagellatore romano, centurione con frusta, e, ovviamente, Cristo.
L’ OPERA seconda premiata è qui riprodotta in testa all’articolo: La passione di Rat, di Raz Degas  (ps: la passione è quella di dirigere le anime)
OPERA seconda premiata: Pio Io di Patrizia D’ Adda, dipinto iper realista
che mette in luce le capacità facciali del nuovo pastore e martire, qui sotto:

e, infine, la TERZA OPERA che tra molti tormenti e corone di spine i giurati hanno scelto, Il Profilo di Giuda, che stava per essere scartato in quanto un componente della giuria affermava gli somigliasse (accapigliamenti rappacificatisi alla cena offerta dall’Assessorato)

sarà vero? Mah!

La Redazione perplessa.

Consultori pubblici: De Marchi vuol pagare la volpe per mangiare il pollo


ah! che ridere! a Fano il consigliere di Bene comune è finalmente riuscito nel suo intento: far approvare una mozione che, segnalando le “gravi carenze” del consultorio pubblico… faccia entrare gli antiabortisti e baciapile delle associazioni cattolico-integraliste come supporter (ovviamente dietro ci sarà qualche gioco di finanziamenti pubblici… ).
certo, pagare la volpe per mangiare il pollo (consultorio) pubblico sembra una bella mossa da parte di chi, altrimenti, non fa altro che predicare contro la privatizzazione dell’acqua (ma anche quella non è forse motivata dalla “grave carenza” della gestione pubblica? dicono i furboni del Governo), contro le “ronde leghiste” che pretendevano di supplire (con le loro belle maniere) alle “gravi carenze”  della sicurezza pubblica…

segnaliamo noi una “grave carenza”, quella di coerenza di De Marchi e degli ecologisti-devoti di Bene comune

seguite tutti i commenti e i materiali sulla vicenda sul blog locale  femminismi

L’Arcidiocesi si sveli!


Una domanda ci è sorta spontanea: di quanti soldi e agevolazioni usufruisce l’Arcidiocesi di Pesaro per l’organizzazione dell’evento “Vespri d’organo a Cristo Re”? Ed esiste un amministratore pesarese che abbia il coraggio di vederci chiaro fino in fondo?
Dalla vicenda Komos una sola proposta: che comune, Provincia e Regione finanzino per pari importo la realizzazione di opere e rassegne culturali laiche ed Lgbt, subito!
Dopo l’indignazione per la vicenda del coro Komos, c’è un solo politico che, oltre a sprecare parole e a offrire contentini ai cattolici indignati, ai laici incavolati, alla comunità Lgbt (che costituisce almeno il 10% della popolazione), passi ai fatti garantendo equità di risorse e scoperchiando il pentolone delle risorse incontrollate devolute alla Chiesa?
Da Matteo Mainardi, infatti, giunge questo comunicato, che svela altri fatti poco chiari:

Interrogazione a risposta scritta presentata dall’On. Turco alla Camera sui finanziamenti all’”Arcidiocesi di Pesaro”
“I Radicali ci vogliono vedere chiaro nei conti pubblici ed in questa operazione di trasparenza c’è finita anche la l’”Arcidiocesi di Pesaro”.
Nessuna accusa, ci teniamo a precisare, ma soltanto una richiesta di chiarimenti è venuta da parte dell’Onorevole Maurizio Turco (radicale eletto nelle liste PD) con un’interrogazione a risposta scritta presentata alla Camera il 08.07.2010.
Andando cronologicamente con ordine, dobbiamo ricordare che nel mese di febbraio 2004, con atto del Ministro per i beni e le attività culturali, è stata costituita Arcus, società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo spa, ai sensi della legge 16 ottobre 2003, n. 291. Il capitale sociale è interamente sottoscritto dal Ministero dell’economia e delle finanze, mentre l’operatività aziendale deriva dai programmi di indirizzo che sono oggetto dei decreti annuali adottati dal Ministro per i beni e le attività culturali – che esercita altres ì i diritti dell’azionista – di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Arcus può altresì sviluppare iniziative autonome.
Relativamente ai progetti, ai contraenti ed agli importi necessari nel periodo 2004-2012 sul sito della società vi è un aggiornamento datato «maggio 2010» dal quale si evince che tra i contraenti/destinatari di fondi dell’Arcus spa vi è l’«Arcidiocesi di Pesaro» inserita nell’«Aggiornamento Piano Interventi D.I. 16 marzo 2007» per un importo di 250.000 Euro e nell’«Aggiornamento Piano Interventi D.I. 9 aprile 2008 (Progetti deliberati e contrattualizzati)» per un importo di 600.000. Quindi l’“Arcidiocesi di Pesaro” ha beneficiato dei fondi statali dell’Arcus per un totale di 850.000 euro per la realizzazione del progetto «Polo museale di Pesaro».
E’ doveroso precisare che, in rispetto alla legge 20 maggio 1985 n.222, la Repubblica Italiana ha trasferito nel periodo 1990-2009 una quota di 13 miliardi 811 mila euro alla Conferenza Episcopale Italiana (fonte www.sovvenire.it). La stessa ha speso 1 miliardo e 617 milioni di euro per edilizia di culto e 740 milioni di euro per tutela e restauro dei beni ecclesiastici non essendo chiaro però per quali progetti.
Dato che per l’”Arcidiocesi di Pesaro” si potrebbero essere sommati due finanziamenti (uno da 850.000 euro ed uno di cui non si conosce l’entità derivante dai trasferimenti fatti alla Conferenza Episcopale Italiana), l’Onorevole Turco, insieme ad altri 5 cofirmatari, chiede al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro dell’interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti:
• se ed eventualmente quali siano gli edifici di proprietà dello Stato gestiti dal «fondo edifici di culto» del Ministero dell’interno che abbisognano di interventi, se il Ministero abbia presentato dei progetti ed eventualmente se e quali non siano stati approvati;
• se risulti al Governo a che punto siano i lavori ovvero quali siano le società che devono realizzare il progetto descritto, come siano state selezionate e con quali procedure; chi abbia controllato la congruità delle offerte e la rispondenza degli eventuali lavori eseguiti;
• se risulti al Governo, se e quanto abbia ricevuto l’«Arcidiocesi di Pesaro» dalla Conferenza episcopale italiana a titolo di redistribuzione di quanto incassato dalla stessa a norma dell’articolo 47 della legge 20 maggio 1985, n. 222 e per realizzare quali progetti;
se prima di finanziare il progetto descritto sia stato appurato se detto progetto abbia ricevuto altri finanziamenti a qualsiasi titolo erogati da soggetti pubblici.
Con osservanza”

Matteo Mainardi
Presidente Radicali Marche

Galileo al Balì


Giovedì 1 luglio, alle 21 (ingresso euro 5) il cineforum del Museo del Balì (Saltara) proietta il film di Liliana Cavani “Galileo”, prodotto nel 1968.

“Liliana Cavani mette in scena la vita di Galileo Galilei (Cyril Cusack) da quando, all’età di 28 anni, dopo l’incontro con Giordano Bruno e il regalo di un cannocchiale olandese, comincia a nutrire i primi i primi dubbi sulla veridicità del sistema tolemaico, fino a convincersi che è il sole e non la Terra il centro dell’universo. Minacciato di eresia dal cardinale Bellarmino e dal papa Urbano VIII, lo scienziato persevera nelle sue idee, fino a quando, nel 1633, all’età 69 anni, sotto minaccia di tortura è costretto all’abiura.

Il film, presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia nel 1968, abbandona quasi completamente gli schemi convenzionali del cinema biografico utilizzando la ricostruzione del passato in funzione del presente. Nella lettura di Liliana Cavani, Galileo Galilei diventa un campione della Chiesa rinnovata dal concilio Vaticano II contro il vecchiume della curia reazionaria. E dunque il suo film suona come un fermo atto d’accusa contro l’intransigenza e l’ignoranza del potere clericale. Inevitabile all’epoca la reazione della censura, che ne impose il divieto ai minori di 18 anni. Prodotto dalla RAI, il film non è stato mai trasmesso dalla televisione pubblica.” da cinemaesessantotto

Sosteniamo chi dà libertà: sul testamento biologico

Testamento biologico: sosteniamo chi ci dà libertà di scelta e non chi vuole scegliere per noi
L’istituzione dei registri delle Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario consentirebbe più chiarezza in merito alle cure di fine vita. Il registro è uno strumento utilissimo a tutti, in primis alle persone sole, a coloro che non intendono delegare a occhi chiusi la decisione in caso di malaugurata impossibilità a decidere, alle persone legate da vincoli affettivi ma non parenti né coniugi.

I registri istituiti già in oltre 40 città d’Italia, potrebbero anche diventare una parte importante di quella banca dati, che le Asur dovrebbero coordinare, comprensiva della volontà di donare o no gli organi, volontà teoricamente già esprimibile presso le Sedi delle anagrafi sanitarie.
I Comuni, anche i singoli Assessori come il fanese Silvestri, che si attivano per avviare queste procedure e dare a tutti la possibilità di tutelarsi, vanno sostenuti.

Se pensiamo che nel frattempo in Parlamento sosta arenato un disegno di legge illiberale che negherebbe, se attivato, la possibilità di opporsi alle decisioni del personale medico in materia di interruzione di idratazione e alimentazione forzata, possiamo capire che è semmai quella del Governo una scelta ideologica e rigettabile, di una sottrazione di libertà di cura sancita da Costituzione e giurisprudenza.

Erano giunte alcune risposte al nostro appello pre-elettorale sulla creazione nei comuni della provincia dei Registri di dichiarazione anticipata di trattamento sanitario (Testamento biologico).

- Luca Bartolucci - esponente del PD pesarese e presidente del Consiglio provinciale – che, rifacendosi al recente dibattito con  Beppino Englaro a Pesaro, espone una complessa riflessione che conclude così: “ho compreso le diverse posizioni e le ho giudicate rigorose, ma francamente  mi sembrano ancora insufficienti per determinare un processo giuridico che inevitabilmente creerà cultura e che potrebbe aprire la strada ad aberrazioni future. Ho bisogno di tempo !”. … Segno che all’incontro non sono state fornite chiare e sufficienti spiegazioni circa l’utilità del Testamento biologico per la salvaguardia delle volontà individuali, qualsiasi sarà il progresso della scienza medica o di qualunque orientamento sia chi sceglie.

- Pietro Dini, di Sinistra Ecologia e Libertà, che si dichiara favorevole all’istituzione dei registri.
- Tonino Matteacci, di Sinistra Ecologia e Libertà, che egualmente si dice favorevole
- Massimo Binci, consigliere regionale Sel, che dichiara: “Ho già presentato una mozione sul testamento biologico alla fine di questa legislatura, che però non è stata discussa . Si può consultare su: consiglio reg.marche, atti ispettivi e controllo mozioni Binci. Quindi la riproporrò anche nella prossima o la farò riproporre a  sinistra ecologia liberta se non verrò eletto, visto che condividiamo il diritto alla scelta sulle cure in caso di impossibilità di esprimere il  proprio desiderio tramite il testamento biologico.”
-Anche Lara Rapone di Sel si dichiara favorevole.

Ma anche liberali, cattolici non integralisti, esponenti di Italia dei Valori si erano dichiarati favorevoli ai Registri.

Diamo nota della posizione di Samuele Mascarin, consigliere comunale fanese di Sinistra unita, che ha già presentato, però unico e solo, una mozione al consiglio comunale fanese sull’istituzione dei registri. E dell’assessore fanese Michele Silvestri che ha annunciato di voler istituire al più presto il Registro. Per il resto, a parte i fondamentalisti della “vita” obbligatoria (da L’Avvenire ai laici-devoti più ligi alla dottrina cattolica, tra i quali Luca Marconi, nuovo assessore regionale, spicca per devozione), si levano voci anti-garantiste:

è importante quindi scendere in campo come cittadini e cittadine per sostenere gli amministratori come Silvestri i quali, al di là di ideologie e dietrologie, vogliono fare in modo che siano garantite le libertà individuali, in primis riguardo la salute e la dignità umana.

Rimarchevole, 24 aprile 2010.

Chi è Luca Marconi, lo “smeraldo” della corona di Spacca


La giunta regionale è pronta, la coalizione rappresentata da Gian Mario Spacca, dopo aver svenduto la laicità per questioni di comodità (neanche di voti, visto che la sinistra espulsa dalla maggioranza è stata  votata quanto l’UdC -e in molti casi di più- che si sono scelti come nuovo partner…), la giunta inizierà a lavorare. Ma chi è Luca Marconi, il gioiellino di questa giunta?

Senatore nella XV Legislatura (eletto in Puglia), ha cofirmato il Disegno di legge Buttiglione che prevede il divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali, il disegno di legge sulle festività religiose, per l’istituzione dell’essenziale (tutti ne sentivamo la mancanza) “Giorno della patria”, quello per l’incentivazione delle famiglie numerose con l’introduzione del “contributo di genitorialità” (leggi assegni in più a chi fa più figli…).

Recanatese, dell’Unione di Centro, il senatore possiede un fervente spirito “evangelizzatore”, seguace della dottrina Ratzingeriana che vuole che non esista laicità, ha organizzato nel novembre 2008 a Loreto l’incontro dal titolo privo di equivoci: “Non c’è laicità senza fede”, chiara espressione della volontà di revisionismo storico, perlomeno nella politica, controtutti coloro che non si riconoscono nella dottrina sociale del sunnominato Papa.

Con Lorenzo Cesa , segretario Udc, ha firmato la convocazione dell’incontro come responsabile per l’Udc dei rapporti col Mondo Cattolico.

Con Cesa ha scritto, citando l’enciclica Gaudium et Spes che occorre:
“Una nuova generazione, quindi, di laici cristiani impegnati, caratterizzati da competenza e rigore morale, perché “il futuro dell’umanità è riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza”

Peccato che lo stesso Cesa sia stato più volte indagato, e abbia subito una condanna per corruzione: nel 1992 indagato per abuso d’ufficio, nel 1993 si è sottratto all’arresto nel corso di indagini su un episodio di corruzione (tangenti), poi si è consegnato spontaneamente e condannato per corruzione aggravata nel 2001 (35 miliardi di lire per tangenti tra 1986 e 1993). Nel 2006 indagato per truffa ed associazione a delinquere. (Fonte confermata: Wikipedia).

Marconi invece, devoto e attivista nell’associazione Rinnovamento nello spirito santo, ora retto dal musicologo Salvatore Martinez, autore di “Cristoterapia della gioia”, d’ispirazione pentecostale, si richiama ad un movimento carismatico che vuole, dice, tornare all’attività politica dei “servi di dio” alla Don Sturzo. Martinez è uno dei boss organizzatori delle gigantesche “giornate mondiali delle Gioventù” che hanno trasformato i Papi in leader del palcoscenico. Entrambi sono quindi direttamente interessati ad una forte presenza di lobby nelle Marche per incentivare le attività di finanziamento pubblico alle iniziative organizzate a Loreto.

L’associazione italiana Rinnovamento nello spirito è per fortuna immune dalle pesanti critiche di coercizione psicologica verso i neo adepti con problemi che invece sono state rivolte in Francia verso organizzazioni di simile ispirazione “carismatica”, che spesso usano canti ed imposizione delle mani per creare un’ondata emotiva nei fedeli, tipo new age.

La giunta Spacca, già convertita al creazionismo e avendo buttato ogni fantasma di reale laicità alle ortiche (vedi il programma della coalizione nel quale l’ambiente naturale viene definito “il Creato”), calate le brache, è pronta per finanziare scuola privata, iniziative ecclesiali, progetti per la costruzione ideologica di un modello di “Famiglia” consono all’ideologia dello Spirito Santo della colomba UdC. Le Marche, Regione da sempre papalina, hanno già espresso con la Giunta Spacca una tendenza a confondere i principi della laicità con i servizi confessionali, basti pensare al fallimento dell’Isituto di Ricerca-Centro di cura Inrca di Ancona, ora retto da un sacerdote, e al progetto di sostegno economico integrato agli anziani soli e non autosufficienti, sperimentato però da Inrca… per i sacerdoti cattolici. Si tratta di un esempio lampante di mancanza di imparzialità e di concessione di privilegi su base confessionale.

Aveva già destinato molte perplessità, nel luglio 2007,  la designazione di don Vinicio Albanesi a presidente  dell’Istituto di ricerca Inrca, l’ istituto noto come polo  di studio e cura regionale per le persone in età avanzata.  Molti si sono chiesti, che necessità c’era di un sacerdote per la  guida nelle sue scelte, forse la preghiera avrebbe potuto  sanare il bilancio deficitario dell’istituto?  E soprattutto, con che spirito di laicità ed  imparzialità sia la giunta di centro sinistra, che l’allora ministra Turco, hanno preso questa decisione?  E’ sembrata poi strana l’approvazione da parte della Regione, lo scorso luglio,  del bilancio Inrca ma “con riserva”, e senza che nella deliberazione  fossero riportate cifre.  Invece, dopo aver assistito alla firma di un’intesa tra Vescovi  marchigiani, Regione Marche e Inrca per il finanziamento di  un cospicuo fondo (600 mila euro) per garantire l’assistenza  domiciliare a 140 sacerdoti anziani, queste domande tornano a  galla con maggior rilievo. Molta importanza è stata data, nella stipula, al “patrimonio storico” che gli anziani sacerdoti  costituirebbero per i luoghi dove abitano, ed al fatto  dunque che è importante lasciare che  continuino a vivere nelle loro comunità.  Si dà il caso, però, che questo provvedimento  contrasti col principio di parità di trattamento dei cittadini,  sancito dalla Costituzione.
La condizione dei sacerdoti  anziani infatti non è diversa da quella di tanti anziani soli.  Anzi, i sacerdoti sono già privilegiati in genere: oltre ad usufruire  infatti  di residenze parrocchiali nelle quali il clero non paga affitto, ogni  sacerdote ha a disposizione spesso ben più di ciò che  un altro anziano ha per vivere, oltre le remunerazioni Inps previste  comunemente. Non si capisce quindi perché Inrca e Regione debbano  riservare  a questi, e non ad altri , più attenzioni.  Un sacerdote, dai dati pubblici che è possibile  consultare, riceve dalla Cei una mensilità di poco meno di  900 euro all’inizio della sua ordinazione, quota che aumenta  col tempo, sino ad un massimo di circa 1300 euro per un  vescovo.  Esistono poi le spesso cospicue rendite dei beni  diocesani e gli stipendi per l’insegnamento dell’ora di  religione.  Per dimostrare la sua imparzialità, la Regione Marche dovrebbe  riservare da subito lo stesso trattamento a tanti altri anziani, importanti per  i loro vicini ed amici ma che invece, non avendo familiari o  agio economico per permettersi assistenza domiciliare  fissa, vivono tra gli stenti o attendono di essere  trasferiti in un istituto lontano dai luoghi della loro  vita.

Il corpo delle donne, proiezioni

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FANO, venerdì 23 ottobre 2009
, Sala Santa Maria Nuova, via Da Serravalle, ore 21.

PESARO, mercoledì 28 ottobre, Sala ex V Circoscrizione, Vismara, via Basento, ore 21.
Promuovono l’iniziativa: Cooperativa sociale Labirinto, la Scintilla nel Vento, i ragazzi del C’entro Dentro

PESARO, Sezione femminile Casa circondariale di Villa Fastigi: proiezione non aperta al pubblico.

URBINO, mercoledì 11 novembre, Sala Serpieri, Collegio Raffaello, Piazza della Repubblica, ore 21, patrocina l’iniziativa il Comune di Urbino – Assessorato alle Pari Opportunità.

Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino
http://consultalaica.wordpress.com

Il corpo delle donne. Sulla scomparsa del femminile nella tv attuale. Documentario di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi (2009).

Dice Lorella Zanardo, autrice del documentario: «IL CORPO DELLE DONNE

è il titolo del nostro documentario di 25′ sull’uso del corpo della donna in tv. Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti». Il lavoro mette anche in rilievo la cancellazione dei volti adulti in tv, il ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e le conseguenze sociali di questa rimozione.
L’opera ha ottenuto in questi mesi un grande successo nel web per poi far approdare la tematica a varie trasmissioni su reti televisive, radiofoniche e quotidiani nazionali.
La Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino propone il documentario ed un dibattito con la filosofa Monia Andreani (che si occupa di Gender studies e di Filosofia della differenza sessuale) e la sociologa Emanuela Ciuffoli (studiosa di linguaggi visivi e di fenomeni del web).

 

Anziani soli: ognuno per sé… e l’Inrca per i parroci

chiesetta
Aveva già destinato molte perplessità, nel luglio 2007,  la designazione di don Vinicio Albanesi a presidente  dell’Istituto di ricerca Inrca, l’ istituto noto come polo  di studio e cura regionale per le persone in età avanzata.  Molti si sono chiesti, che necessità c’era di un sacerdote per la  guida nelle sue scelte, forse la preghiera avrebbe potuto  sanare il bilancio deficitario dell’istituto?  E soprattutto, con che spirito di laicità ed  imparzialità sia la giunta di centro sinistra, che l’allora ministra Turco, hanno preso questa decisione?  E’ sembrata poi strana l’approvazione da parte della Regione, lo scorso luglio,  del bilancio Inrca ma “con riserva”, e senza che nella deliberazione  fossero riportate cifre.  Ora, dopo aver assistito alla firma di un’intesa tra Vescovi  marchigiani, Regione Marche e Inrca per il finanziamento di  un cospicuo fondo (600 mila euro) per garantire l’assistenza  domiciliare a 140 sacerdoti anziani, queste domande tornano a  galla con maggior rilievo. Molta importanza è stata data, nella stipula, al “patrimonio storico” che gli anziani sacerdoti  costituirebbero per i luoghi dove abitano, ed al fatto  dunque che è importante lasciare che  continuino a vivere nelle loro comunità.  Si dà il caso, però, che questo provvedimento  contrasti col principio di parità di trattamento dei cittadini,  sancito dalla Costituzione.
La condizione dei sacerdoti  anziani infatti non è diversa da quella di tanti anziani soli.  Anzi, i sacerdoti sono già privilegiati in genere: oltre ad usufruire  infatti  di residenze parrocchiali nelle quali il clero non paga affitto, ogni  sacerdote ha a disposizione spesso ben più di ciò che  un altro anziano ha per vivere, oltre le remunerazioni Inps previste  comunemente. Non si capisce quindi perché Inrca e Regione debbano  riservare  a questi, e non ad altri , più attenzioni.  Un sacerdote, dai dati pubblici che è possibile  consultare, riceve dalla Cei una mensilità di poco meno di  900 euro all’inizio della sua ordinazione, quota che aumenta  col tempo, sino ad un massimo di circa 1300 euro per un  vescovo.  Esistono poi le spesso cospicue rendite dei beni  diocesani e gli stipendi per l’insegnamento dell’ora di  religione.  Per dimostrare la sua imparzialità, la Regione Marche dovrebbe  riservare da subito lo stesso trattamento a tanti altri anziani, importanti per  i loro vicini ed amici ma che invece, non avendo familiari o  agio economico per permettersi assistenza domiciliare  fissa, vivono tra gli stenti o attendono di essere  trasferiti in un istituto lontano dai luoghi della loro  vita. 

Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino. 

4 settembre 2009

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