rimarchevole…
meglio riassumere…Archivio per io vorrei…
Ma che succede a San Lazzaro?

San Lazzaro – sabato 6 ottobre – ore 15.00
Alcuni residenti del quartiere si ritrovano nel centro commerciale, davanti alla bacheca dei Cittadini Attivi.
Una locandina invita a pulire insieme un’area verde del quartiere.
Ore 15.15
Iniziano le “Grandi pulizie” dei giardinetti dietro al Cubo e al Conad.
Insieme si potano gli oleandri, si taglia l’erba, si differenziano i rifiuti trovati in terra, si zappa, si piantano bulbi, si spazza…
Alla fine merenda condivisa: ognuno ha portato qualcosa da far assaggiare agli altri e si chiacchiera insieme.
Se a pulire l’area verde fosse stato il solito gruppo di amici non ci sarebbe “nulla di strano”, ma questa volta siamo quasi trenta persone!
Ci sono genitori che “scambiano” il servizio di doposcuola offerto al quartiere pulendo gli spazi comuni, ci sono famiglie, ci sono residenti stranieri, ci sono giovani e meno giovani, donne, uomini e bambini, ci sono persone mai viste prima pronte a dedicare qualche ora a migliorare la vita nel quartiere…e tutto questo accade di sabato pomeriggio!!
Ma che sta succedendo a San Lazzaro?!
Succede che alle riunioni dei Cittadini Attivi ora vengono più di trenta persone, che in due mesi i volontari per il doposcuola sono raddoppiati, succede che ogni volta che ci s’ incontra e ci si confronta nascono nuove idee da realizzare, si creano collaborazioni (come quella con la parrocchia, con l’Auser ed alcuni negozianti compresi quelli del centro commerciale che appoggiano l’idea della bacheca per comunicare iniziative ed incontri).
Succede che qualcuno inizia ad avere la consapevolezza che un cambiamento dal basso sia davvero possibile, che pensare di autogestire spazi e servizi in modo gratuito non sia poi così folle e difficile, che confrontandosi, condividendo sogni e realizzando progetti si creano relazioni importanti che migliorano la qualità della vita di tutti!
Per contatti: cittadiniattivi(at)gmail.com
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AAA cantastorie cercasi

CERCHIAMO CANTASTORIE, STORNELLATORI/TRICI per cantare in piazza e per la strada stornelli sulla “crisi”, accompagnati da questo testo che vorremmo distribuire.
Chi vuole rivestire per un po’ questo ruolo che ormai manca nella nostra società, può proporsi qui o sulla pagina facebook dell’evento, usufruire delle frasi-stornello già scritte in questo post e proporre se vuole anche su stornelli originali.
Crisi crisi crisi: ma cos’è?!?
in occasione della giornata europea anticapitalista,
European Day of Action against Capitalism
Sabato 31 marzo, Fano, Infoshop di via da Serravalle 16,
chiusura della mostra sulla crisi e per l’occasione…il “CantaCrisi”!
dalle 10.30 in poi in via da Serravalle e dintorni si stornella sulla crisi
con Riccardo Solari and co..
Nella mostra che chiude il 31 marzo all’Infoshop, intitolata “Ma cos’è questa crisi”, abbiamo cercato di spiegare come è stata creata, chi sta pagando/chi pagherà questa crisi e le possibili alternative per uscirne.
I dati di Cgil Marche sulla disoccupazione riguardanti anche la nostra provincia:
- una sola assunzione su 11 avviene con contratto a tempo determinato, il resto sono contratti provvisori che non danno alcuna sicurezza per il futuro, spesso malpagati, a fronte di una disoccupazione che ha raggiunto nella provincia il tasso di disoccupazione al 6,7 per i maschi, quello femminile dell’8,3%, il più alto degli ultimi 15 anni. Il lavoro interinale (praticamente il lavoratore in affitto), passa ad essere il 16,7% del totale nelle assunzioni.
- nelle Marche 46mila persone cercano lavoro, che raddoppiano se consideriamo la disoccupazione non emersa. Ai giovani viene sempre più spesso offerto lavoro sotto forma di “stage”, lavoro nero in realtà e senza garanzie di nessun genere.
- circa 20mila lavoratori in cassa integrazione e 10mila lavoratori licenziati nel 2011.
E come pensano i nostri politici di impegnarsi strategicamente per ridurre la disoccupazione, sostenere opportunità di lavoro per i giovani, cambiare lo scenario della crisi imprenditoriale?!
Finora la politica della Regione Marche e delle nostre Province è consistita nell’impiegare i soldi giunti dall’Unione Europea (sempre soldi nostri, ovviamente).
Ma si tratta di una goccia nel mare, rispetto alla quantità enorme di quattrini che vengono impiegati nell’industria pubblica maggiore delle Marche: la Sanità.
Ora, Pesaro e Fano stanno seguendo gli input regionali per dare alla luce un colosso sanitario dai primi costi mostruosi: oltre 130 milioni di euro!
Soldi che serviranno ad accorpare i posti letto dei comuni di tutta la provincia, con buona pace dei sindaci, anche dei più “roboanti” come il sindaco fanese Aguzzi, che dichiaravano che
i presidi medici locali “sarebbero stati tutelati”.
In definitiva: la crisi c’è, ma non per chi usa i soldi pubblici per progetti inaccettabili!
Per questo è importante esserci,
creare momenti di scambio e di confronto sulle realtà della crisi, e
prendere la parola a livello locale sulle tante scelte prive di obiettivi condivisibili che stanno compiendo amministratori che non rappresentano più nessuno se non se stessi.
La mostra all’Infoshop, della quali puoi leggere parte del materiale su questo blog (ma cosa è questa crisi testi), è stata autoprodotta da: Alternativa libertaria-FdCA, Fano in transizione e gruppo cohousing, Femminismi, con la collaborazione di Rete 99%.
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Scec, lo sconto che cammina

A Casa Archilei, via Ugo Bassi 6, Fano, Il GAS di Fano insieme a
Rete per l’Economia Etica e Solidale Marche – Galleria AE Urbino – Emporio AE Fano – Verderame Pesaro – Fano e Urbania in Transizione, Alternativa Libertaria e i Gruppi di Acquisto Solidale di: Fossombrone, Catria e Nerone, Marotta-Mondolfo-San Costanzo, Urbino e Pesaro
presentano: SABATO 18 febbraio
Incontro laboratoriale sullo SCEC, il buono che affianca la moneta
ore 15
relazione introduttiva di Lisa Bortolotti (Arcipelago SCEC Emilia Romagna)
ore 16:30
World Cafè – gruppi di lavoro su: SCEC e banca del tempo, SCEC e comunità, SCEC e produttori, SCEC e economia sostenibile
ore 18:30
assemblea finale
ore 19:30
cena condivisa (portate piatti e posate da casa e proviamo a fare rifiuti zero)
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Megadebito e Megavideo

Credevate che il capitalismo occidentale in crisi si limitasse a succhiarvi anche gli ultimi spicci dalla borsa?
a chiedervi di asservirvi ancora più ai suoi ritmi di lavoro, in corsa d’imitazione del capitalismo emergente che muove masse di diseredati dalla campagna alla città, per una paga di 50 centesimi all’ora?
Credevamo che avrebbero lasciato correre però sulle piccole cose, gli “svaghi dei poveri”, la visione di contenuti per i quali altrimenti ti chiedono dai sette euro in sù alla volta… e sette euro all’ora certo molta gente non li guadagna nemmeno in un’ora di lavoro individuale… E INVECE NO!
per difendere gli interessi delle miliardarie case di produzione (e solo di quelle) di film, la polizia di stato Usa passa ai metodi forti e chiude Megavideo. Non sono più disposti a cedere su nulla: dopo aver ripianato i debiti di banche che hanno giocato con la bolla immobiliare sino a rovinare migliaia di cittadini rimasti in mezzo alla strada, il governo Obama attacca i contenuti scaricabili da internet.
E gli altri governi si apprestano a fare altrettanto. Il gioco si farà duro quando inizieranno a passare casa per casa per censire ciò che possediamo come software, e chiederci di pagare diritti costosi che non possiamo permetterci, e questo sarà presto un modo in più per intimidire e bloccare coloro che altrimenti sono troppo liberi di far circolare notizie e contenuti in internet.
Aspettiamoci il peggio, e pensiamo: per il canone Rai ci chiedono di pagare contenuti che non possiamo minimamente decidere, e non possiamo ribellarci se non rischiando che ci perseguano giungendo sino bloccarci l’auto o ipotecarci la casa… cosa possiamo fare per la libertà di circolazione dei contenuti sul web?
Il colpo che hanno inflitto al mercato “free” dello svago:
i siti alternativi a Megavideo e agli altri contenitori chiusi non sono certo funzionali come prima, e questo precedente apre una battaglia senza quartiere per chiudere tutto il possibile ogni volta che sia possibile.
Soluzioni “pirata”, come qualle di trasferire volta per volta i server in luoghi non raggiungibili per la legge, sono faticose e ormai quasi impossibili… la soluzione deve essere rivoluzionaria e non solo sporadica, la soluzione è quella di lottare per cambiare le leggi sul diritto d’autore, mettendo un limite alla possibilità di arricchirsi esponenzialmente con la vendita ripetuta e continua dello stesso prodotto alla massa dei consumatori, così come vanno drasticamente limitati i profitti dell’economia di scala capitalista e delle rendite finanziarie, per giungere alla fine del sistema capitalista che si basa sullo sfruttamento dei consumi delle masse, sia di pane che di fiction.
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Microgallery (con la y fa più figo) all’Infoshop!
AAA Siamo aperti da poche settimane, ma già operativ* per ospitare mostre di artisti con cui possiamo creare un’intesa:
persone che amino l’informalità e il contatto con la città, che propongano temi stimolanti. Per il materiale offriamo uno spazio piccolo ma efficiente, con 8,5 metri lineari di binario in alluminio fornito di gancetti, luci fredde lungo tutte le pareti, soffitto che giunge a una altezza di 4 metri con ganci, vetrina a diretto contatto con la strada, nel centro della città, in via Da Serravalle 16.
Ci piace offrire il nostro spazio ad un prezzo ridotto agli artisti che non hanno molti mezzi economici ma molta voglia di esprimersi, in cambio chiediamo interesse e rispetto per le realtà che animano questo spazio. Il costo di una esposizione della durata di una settimana (da venerdì a sabato successivo) consiste nelle sole spese vive per l’apertura, commisurate col reddito e le possibilità di chi si propone.

Infoshop infatti vuole essere una Microgallery ma è durante l’anno un luogo di esposizione di libri, riviste, gadget, musica, mostre, luogo di mini iniziative delle realtà che lo gestiscono e che sono: Alternativa libertaria-Fdca, Femminismi, Gruppo cohousing, Fano in Transizione, Campagna Palestina solidarietà, Anarchici Valcesano.
Proponeteci il vostro lavoro e … sarete nostri ospiti! Scrivete a dadaknorr@gmail.com
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OCCUPYAMOCI DI NOI!

Occupyamoci di NOI! Apre a Fano l’Infoshop. Inaugurazione-aperitivo sabato 19 novembre dalle 19.30,
via G. da Serravalle 16.
Apre a Fano in Via Serravalle INFOSHOP, uno spazio dove far circolare libri, arte, cultura, proposte con cui costruire una società più giusta, più libera, più solidale.
Il tam tam della stampa sulle recenti proteste globali di piazza ha sottolineato come Occupy Wall Street e gli altri appuntamenti nel mondo abbiano usato la pratica dell’assemblea generale come spazio in cui discutere e decidere. L’assemblea è un laboratorio: una discussione di gruppo, nella quale le decisioni non sono prese da pochi leader né a maggioranza, ma si stabiliscono con il consenso di tutti . Ogni questione su cui non si riesce a prendere una decisione viene sottoposta a un gruppo di lavoro scelto dall’assemblea, ma alla fine tutti devono essere d’accordo.
Mai come in questo momento, in cui soggetti politici tradizionali e schemi sindacali non rappresentano una risposta organica alla crisi, l’autorganizzazione e la difesa diretta di classe porta migliaia di persone a mettersi fisicamente in gioco nelle piazze, dimostrando che le uniche modalità di lotta che offrono qualche speranza sono quelle che partono dal basso: le pratiche assembleari e non autoritarie, l’assenza di deleghe, la solidarietà.
Pratiche che quando arriveranno a confrontarsi con i bisogni materiali, potranno (ri)scoprire l’autogestione come stanno (ri)scoprendo la federabilità delle lotte. Queste pratiche sono i nostri Eurobond, sulle nostre capacità di lotta dovremo misurare il nostro Spread, in questo investiamo e (ri)costruiamo giorno per giorno il nostro futuro.
Per rafforzare il ritorno alla pratica dell’ autogestione, apriamo una vetrina, che è anche un laboratorio di contenuti libertari, femministi e dei movimenti: per la gestione aperta e consapevole del territorio, degli spazi urbani, della cultura. Questo spazio ospiterà micro-mostre d’arte, mostre politiche e workshop, anarco-letture e performances, sarà un punto di diffusione della stampa di movimento, un luogo grazie al quale le nuove spinte dal basso troveranno ancor più visibilità
Infoshop è gestito da: Alternativa libertaria-FdCA, Campagna Palestina solidarietà, gruppo co-Housing, Femminismi, anarchici Valcesano, ‘Fano in transizione’-Transition network.
Per info su iniziative e mostre: dadaknorr(at)gmail.com
La grafica del flyer, con il volto di V, è di Dada Knorr, l’immagine di sfondo, che sarà il logo dell’Infoshop, è disegnata per noi da Patrizia Diamante. Grazie Pralina!
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Come evitare che 500mila persone restino ostaggio di qualche gladiatore.

La lotta politica si può fare anche con la forza, per difendersi, per riprendersi il maltolto, e si decide nei luoghi delle lotte, sul posto di lavoro, sul territorio. Ma il teppismo non è lotta politica, è a-politico, è autoritarismo verso chi non lo sceglie e se lo ritrova alle spalle negli spazi di manifestazione, è spettacolo per le videocamere, è il solito avanguardismo di merda.
Assistiamo all’eterno spettacolo dell’Italia maschilista: bande contrapposte che si insultano dagli spalti del parlamento, tifoserie incarognite, teppisti che scorrazzano lungo un corteo con la polizia che da vita ai soliti teatrini e blocca un corteo di 500mila persone, maschi imbelli che applaudono altri maschi che mettono in scena il teatro della devastazione, quella che cova dentro le frustrazioni di un paese razziato in cui sopravvive ormai chi è più svelto a correre o a usare il joystick della Playstation.
Non possiamo addossare agli organizzatori della manifestazione la responsabilità di non aver saputo gestire il corteo, perché faremmo il gioco dei provocatori. Possiamo chiederci come mai i teppisti abbiamo ancora buon gioco a usare simboli anarchici e dei centri sociali, mentre la maggior parte del movimento non li ospita e però tace invece di dire una chiara parola, quella che finalmente anche su Indymedia ieri molti hanno scritto: “stronzi, basta”.
Occorre che tutto il movimento antagonista, anarchico, dei centri sociali, del sindacalismo di base dica chiaramente che il teppismo non deve essere tollerato, esattamente al pari delle violenze della polizia.
Già dai tempi del G8 di Genova noi donne abbiamo criticato duramente l’assetto da guerriglia e l’intento di “fare territorio” di parte del movimento, che ha emulato così il gioco tutto maschile della partita e della battaglia campale lasciando spazio simbolico a chi poi, scatenandosi sulle strade, ha fornito alle forze repressive un alibi per massacrare la gente.
Abbiamo visto la fascinazione dei media, che si sono concentrati quasi esclusivamente sulle scene di guerriglia, e sappiamo quanto l’odore del sangue scateni la curiosità morbosa di chi assiste da sempre fuori dalle scene, come privilegiato, ai tentativi politici delle masse.
La realtà è LAMPANTE: è stata tolta voce al corteo, che è rimasto muto, i media si sono scelti come interlocutori coloro che hanno saputo, o col teppismo o con la simbologia, caricarsi di significato di Brand meglio vendibile, e per essere vendibili oggi occorre essere ripetitivi, monotoni, concisi, sterili e fumosi come il lacrimogeno CS si cui le forze dell’ordine si servono. Ma il fumo negli occhi non può confonderci anche oggi.
La manifestazione autoconvocata, così partecipata e multiforme, ha dimostrato che i partiti in Italia non contano più nulla, non esistono più come interlocutori politici ma solo come portavoce delle lobbies economiche dominanti. L’avevamo capito anche in occasione dei cortei femministi del 13 febbraio, il cui successo, che il Pd come sempre ha tentato di foraggiare e poi cavalcare, è stato dovuto alla partecipazione della base cittadina e femminista di tutte città e non certo ai soli spot delle organizzatrici. Un evento limitato era diventato una grandiosa manifestazione di massa.
Il corteo del 15 ottobre ha portato con sé un’altra Italia, alla quale si può restituire la voce solo con pochi chiari mezzi:
-definire la fine dei meccanismi di delega nello stile partitico, sempre e ovunque, e attuare un sistema di rappresentanza dei movimenti e di coordinamento tra di essi che fornisca garanzie sulla orizzontalità e apertura, trovare il tempo per capirne i meccanismi facendo un salto di qualità nell’organizzazione politica trasversale.
-uscire dalla trappola della “lotta alle banche” ed trovare una precisione in obiettivi politici che ostacolino i veri protagonisti di questa “crisi”, che non è crisi del ‘capitale mondiale’ (i cui colori, e i cui strumenti di autoregolazione sono comunque e sempre nocivi per le popolazioni) ma della democrazia. Il capitalismo va combattuto nelle scelte politiche del governo, dei capitalisti e delle multinazionali e non davanti ai bancomat.
-dare più voce alle donne, le uniche che possono farsi garanti con metodi femministi per una espressione di lotta che sia non violenta
-organizzare la presenza territoriale delle voci del 15 ottobre dandosi obiettivi politici concreti definiti non dai soliti leader partitici, parolai, ideologi improvvisati ma da chi lavora nei movimenti stessi e da chi mette a disposizione le proprie competenze. E’ ora che chi sa usare il cervello e le mani, e non solo la bocca e la penna, prenda l’autorevolezza che ha.
-così in ogni comune d’Italia: coordinamento del sindacalismo di base, coordinamenti cittadini dei movimenti e delle organizzazioni politiche per i bilanci comunali socializzati, coordinamenti ambientalisti che non siano l’espressione delle etichette di partito ma che lavorino concretamente sulle vertenze in atto rispetto ai beni comuni, presenza femminista organizzata sui problemi del territorio che coinvolgono la differenza di genere,coordinamenti territoriali sul problema della casa, del mutuo soccorso, degli spazi sociali.
NO alla Fano gladiatoria, un intervento…anzi due (nel commento)

Fano dei Cesari 2010, avevo scritto questo pensiero lo scorso anno ma mi pare ancora attuale …
Sono Carla Luzi e abito vicinissima all’anello del Pincio dove si volge la Fano dei Cesari (atto finale e molte altre iniziative). So che questa manifestazione è molto amata dai cittadini fanesi, ma il Mio Pensiero dissente totalmente da questo tipo di eventi che esaltano la forza e la schiavitù, la potenza e il dominio…eventi tutti in cui la Donna è schiava, o umile ancella, o vestale…
La donna in tutto questo esalta esclusivamente la virilità del gladiatore (mi piacerebbe su questo una riflessione da parte delle ragazze e delle donne che partecipano alla manifestazione).
Che dire poi di quanto vino passa, quanto Denaro viene speso, quanto inquinamento acustico ed ambientale….ed il peggio arriva con il fiore all’occhiello della manifestazione: la corsa delle bighe. Chi vive li vicino si sente agli arresti domiciliari per circa quindici giorni, in mezzo ad una grande confusione. Le nostre vie sono chiuse, la raccolta dei rifiuti viene fatta con grande difficoltà.
Molto spesso tutte le attività di preparazione vengono svolte quando ancora non si è fatta l’alba e quindi chiasso, urla, polvere.
In questo ultimo anno ci sono state anche tante prove pure nel giorno della finale dei mondiali di calcio, impossibile sentire qualcosa che non fosse “Delirio di Onnipotenza”.
Finita la festa ( se così la si può chiamare) è possibile notare il grande senso di degrado della città.
Noi che abitiamo lì, per altri giorni dobbiamo sopportare tutto il circo che si smonta… Mi piacerebbe tanto che gli enti preposti invitassero i cittadini ad una profonda riflessione su tutto ciò e su come trovare insieme altri modi di condivisione, di festa, di gioia…
C’è un comune vicino a noi che ha fatto ben altre scelte, è Senigallia. In questa città c’è una visione di festa, di divertimento, di coinvolgimento molto spesso rivolto ad un Progetto di Pace e di Condivisione. La nostra città non deve essere copia di quella citata, ma sarebbe bene che iniziasse un vero cammino verso altri progetti e Pensieri. Questa è la mia “Risperanza” (Erri De Luca).
Carla Luzi
Ospedale unico…pensiero unico

Si è tenuto oggi, venerdì 1 aprile, a Fano il convegno, organizzato dal Comitato per la difesa del S.Croce e da un’ inaudita lobby di centro-destra (possiamo definire Idv e Lista 5 stelle formazioni di centro-sinistra o è troppo ottimista? hanno coscienza di classe più di Bersani?) su “Ospedale unico o 2 ospedali?”. In una sala gremita da oltre cento persone, presente in formazione sparsa, anche con occhiali scuri, pure l’establishment del Pd locale, assenti molti amministratori, e con l’arrivo, seguito dalle telecamere di rito, dell’assessore alla sanità Mezzolani… le due relazioni tenute non hanno fugato alcun dubbio sulla vicenda.
La relazione introduttiva del portavoce del comitato, Enrico Magini, non ha esplicitato in maniera chiara le istanze dei cittadini, che cosa chiedono i cittadini insomma all’amministrazione regionale e a quelle locali? Le stesse cose elencate nel famoso “Protocollo” d’intesa dei 22 comuni della vallata, che già determinavano la eventuale costruzione del nuovo edificio a Monbaroccio? Con questo protocollo i sindaci hanno inteso rassicurare la cittadinanza sul loro impegno a far sì che il riordino dell’assetto sanitario provinciale non danneggi la cosiddetta utenza ma sappiamo bene che tale protocollo, neanche nelle parti condivisibili (l’attenzione ai nosocomi minori, ai pronto soccorso, ecc.) a prescindere dal fatalismo della costruzione di un nuovo ospedale, non ha alcuna validità e che si tratta solamente della trascrizione di richieste che in realtà potrebbero essere tranquillamente disattese.
Il fine principale infatti dei manager della sanità è il bilancio, e lo ha confermato la relazione del dott. Carmine Ruta, manager dell’Asur regionale, che dopo aver snocciolato una sequela di dati ci ha fatto capire che occorre usare i fondi che la Regione ha concordato col Governo, tramite un accordo di programma che non si vedeva altrimenti dal 1993, e che quindi , è sottinteso, l’ospedale unico si farà.

La regione Marche, che vede la “industria” della sanità al primo posto, deve continuare a investire e a razionalizzare le spese, spiega Ruta, e fa un esempio infausto per spiegare come anche i cittadini secondo lui dovrebbero essere meno legati al “paesello” e farsi curare anche più lontano da casa: fa l’esempio del parto. Lo immaginavamo: siamo noi donne le retrograde, le povere fesse che pretendono di partorire nella propria città, invece di migrare nei meravigliosi reparti, forniti di neonatologie avveniristiche, che Ruta ci vuole apprestare. Non vengono forniti però i dati che “proverebbero” che le complicanze del parto che richiedono apertura di nuovi reparti di neonatologia siano in costante aumento.
Che dire? molto più convincente la relazione del dott. Tiziano Carradori, che ha portato la sua esperienza di manager delle aziende sanitarie romagnole (ausl Ravenna) cita l’esempio di Cattolica, Rimini, Ravenna, Faenza, come esempio virtuoso di integrazione tra distretti sanitari e ospedali, tra strutture sanitarie in grado di fornire il servizio in prossimità del cittadini ma anche di scegliere quali servizi di eccellenza potenziare dove vale la pena e quali invece ridurre se “doppi” e poco funzionali.
Il numero di posti letto ideale, dice, per un ospedale che funzioni al meglio, secondo le ricerche si aggira sui 250 posti. In Italia venivano prescritti 4 posti letto ospedalieri per 1000 abitanti ma il Patto per la salute del 2009 prevede di giungere a 3 per mille. Considerando che il bacino provinciale è di circa 280 mila persone non ha senso costruire un ospedale nuovo, gli ospedali di Pesaro e Fano riuniscono assieme già 373 più 270 posti letto per un totale di 643 posti. Diciamo allora noi, bensì occorre potenziare e migliorare le strutture esistenti, considerando anche che nel tempo di vita di un ospedale è probabile che il numero di posti letto necessari per ogni mille abitanti (scelte nucleari dei governi permettendo:-) scenderà realmente a 3 per mille. Ciò perché sono in continuo aumento sia le patologie croniche che l’aumento dell’età media della popolazione, è quindi la telemedicina, l’assistenza domiciliare, la degenza geriatrica, la prevenzione che vanno seguite con maggiore attenzione.
E i consultori, diciamo noi, presidi pubblici e multi-specialistici che invece in questa smania di ospedalizzazione rischiano di essere cancellati.
Carradori aggiunge un dato interessante: il 70 per cento del personale della sanità è composto da donne, anche su queste, oltre che sui cittadini, si scaricherà una eventuale scelta di delocalizzare in maniera “baricentrica” (cioè distante da ognuno in maniera uguale) una nuova struttura ospedaliera.
Costruire un nuovo contenitore insomma può sembrare la soluzione più facile ma cela insidie di ogni tipo, e non garantisce l’eccellenza se il gioco rimane in mano agli interessi contrapposti dei medici clinici dei nosocomi di Fano e Pesaro, dei quali, occorre sottolinearlo, la presenza al convegno è stata quanto mai silenziosa.
Tra tutti i dati forniti dal medico-manager dott.Ruta, per una azienda regionale per ora riportata a condizioni finanziarie sostenibili ma per poco, interessante la sottolineatura che non vi sono linee guida chiare da parte di “Tremonti” sui livelli di assistenza “da produrre” e sul fatto che l’azienda sanitaria regionale in futuro, tra tagli e federalismo fiscale, potrebbe rischiare un buco dai 150 attuali ad oltre i 600 milioni di euro.
I dubbi continuano: soprattutto quando Ruta ci confessa che tra i suoi dati ragionieristici ce n’è anche uno epidemiologico: i tumori marchigiani nel 2010 saranno…circa 8250.
Intervento finale dell’assessore Mezzolani che è parso per fortuna più veloce delle attese telefoniche del suo Cup unico, appaltato, lo ricordiamo, a una cooperativa pesarese di pulizie e giardinaggio che prima di questo appalto non aveva mai gestito un traffico telefonico di questa complessità… . Prosit.
Gente in Transizione…

9 aprile, “Una giornata alla scoperta della Transizione” con Deborah Rim Moiso – facilitatrice di Transition Italia.
Il modello proposto dalle Transition Town, nate in Inghilterra dal 2005, è un entusiasmante esempio di innovazione sociale, che chiama a raccolta le energie di tutti i cittadini per affrontare la doppia sfida del picco petrolifero e del cambiamento climatico, costruendo insieme una visione condivisa di un futuro di abbondanza e creatività.
Per cominciare, vorremmo passare una giornata insieme ad informarci sullo stato del nostro pianeta, confrontarci sul presente del nostro territorio e divertirci ad immaginare insieme cambiamenti possibili.
Programma ore 10.30 – 12.30 : “Cosa sono le Città di Transizione” ore 12.30 pranzo condiviso (“ognuno porta qualcosa” e proviamo a fare rifiuti zero!) ore 14.15 – 16.30 : proiezioni di documentari, momenti di incontro, dibattito e gioco… “Immaginando un futuro condiviso… e senza petrolio”
Inizia il 21 aprile il cineforum “Home”:Home 3.0
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Nuove forme per abitare, l’incontro sul co-housing
Presentato sabato 26 febbraio a Casa Archilei, a Fano il libro “Famiglie, reti familiari e cohousing” con l’autrice Antonella Sapio.
L’iniziativa è stata organizzata dal Gruppo di Acquisto Solidale di Fano e da Alternativa libertaria.
L’autrice ha mostrato come i cambiamenti sociodemografici, avvenuti negli ultimi decenni, abbiano trasformato la qualità delle relazioni sociali (riduzione di socialità, frequente povertà di reti amicali e familiari socio affettive di sostegno, scarsa qualità delle relazioni di vicinato…) e come conseguentemente si sia modificata la domanda abitativa oggi incentrata su costi accessibili, presenza di servizi e di luoghi d’interazione sociale e vicinato elettivo.
Reti familiari e cohousing rappresentano una risposta a tali necessità.
Il cohousing è una forma di vicinato dove famiglie, coppie e singoli, ognuno nel proprio appartamento, decidono di condividere alcuni spazi comuni (sala da pranzo con cucina, giardino e/o orto, lavanderia, spazio per bambini,…).
In questo modo viene salvaguardata la privacy di ognuno e allo stesso tempo anche il bisogno di socialità.
Niente è rigidamente prefissato: la dimensione e l’uso degli spazi comuni, l’organizzazione interna, vengono decisi collegialmente.
La casa comune non solo permette la creazione di una comunità affiatata, ma rappresenta un valore aggiunto anche per il resto del vicinato: può essere utilizzata per incontri, laboratori, feste, …
Il cohousing può inoltre costituire un’ esperienza “ecosostenibile”: un gruppo di residenti può accedere più agevolmente rispetto ai singoli a tipologie costruttive a basso impatto ambientale, può organizzarsi per un uso razionale di elettrodomestici e mezzi di trasporto ottenendo un notevole risparmio energetico e una riduzione dei costi.
Nel nord Europa il fenomeno è ormai radicato e diffuso e in alcuni casi sostenuto dalle amministrazioni pubbliche, in Italia il fenomeno si sta diffondendo.
A chi fosse interessato al “progetto cohousing”: no-matrix(at)libero.it.
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Co-housing a Fano, sabato
Sabato 26 febbraio ore 16,30
Casa Archilei – Fano
Antonella Sapio
presenta il libro:
Famiglie, reti familiari e cohousing
Verso nuovi stili di vivere, del convivere e dell’abitare
..seguirà aperitivo
G.A.S. Fano – Alternativa Libertaria – Per informazioni: 3408303521
Antonella Sapio è dirigente medico di neuropsichiatria infantile.
Ha insegnato presso diverse Università italiane e si è dedicata in particolar modo a studi psicosociologici.
Presso l’Università di Firenze si è occupata per diversi anni di ricerca nel campo delle conflittualità interpersonali e collettive, praticando attività formativa attraverso un proprio approccio metodologico di gruppi-training.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Cosicomesei. Diario di bordo di una neuropsichiatra infantile (Sensibili alle foglie, 2000) e Per una psicologia della pace. Nuove prospettive psicologiche per approcci integrati interdisciplinari (FrancoAngeli, 2004).
Da sempre attiva nell’impegno sociale, ha sostenuto di recente la costituzione di una rete italiana per il cohousing.
Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni 60, ed è a oggi diffuso specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone.
Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini…) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.
La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio – dove il design stesso facilita i contatti e le relazioni sociali – sia il progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli spazi comuni.
Le motivazioni che portano alla coresidenza sono l’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato e contemporaneamente il desiderio di ridurre la complessità della vita e dei costi di gestione delle attività quotidiane.
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