rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per guarda qua (ed anche qui e quo)

Il “Giro” rosa che ci prende in giro


Si parlerà di “celebrazione” della bellezza femminile, di “omaggio” alle donne, ma sembra solo la solita donna seminuda che corteggia, circonda, fa da antipasto ad una manifestazione prettamente maschile come il Giro d’Italia.
Avrete notato il cartellone pubblicitario, con la modella  che svetta da u balcone di viale Gramsci, nelle prossimità di quello che sarà il Traguardo fanese del Giro d’Italia. La scritta è “Fano saluta il Giro”.

Intanto ci chiediamo con che faccia tosta il cartellonista vuole prendere la parola addirittura a nome di tutta la città: forse che le donne, e gli uomini evoluti, fanesi, sono felici di salutare il giro porgendo l’immagine di una modella dipinta in bicicletta? Sì, perché hanno tenuto a sottolineare che l’abito della modella è dipinto sulla pelle…brrrrr…che brivido caldo!
Esiste anche un Giro d’Italia al femminile ma non ci risulta che per questo siano richiestiné “Padrini” di bell’aspetto a porgere discinti i Premi, né cartelloni con uomini procaci dipinti a mano.
Perché quindi, e lo diciamo soprattutto ai lettori maschi, non smetterla col prendere in giro le donne, passive, mai protagoniste, sempre fintamente al centro dell’attenzione ma in realtà relegate al ruolo di vallette, portapremi, veline, hostess, sempre denudate e rivestite in queste manifestazioni totalmente maschili?
Non sappiamo se l’affiche pubblicitaria in questione sia stata posizionata lì, un po’ in disparte rispetto al negozio di biciclette per la quale si diceva fosse stata prodotta, per reazione alla protesta dell’assessora alle Pari Opportunità della Provincia Daniela Ciaroni, che aveva per prima sollevato la questione, scambiando la “produzione artistica in rosa” per un altro parto della mente municipale. Ma siamo d’accordo con lei.

I premi fateveli portare da un giornalista o una giornalista sportiva forniti di mutande, e il saluto della città al Giro lo diano gli sportivi e le sportive.
Perché questo ammiccare alla nudità della modella (ovviamente non italiana, perché l’esotico è più sexy nella mente maschile di una certa età e non solo), e credere che “Fano” si possa compiacere di questa trovata? E le fanesi, invece, etero sessuali e no, troveranno egualmente “erotico” e quindi attraente il messaggio pubblicitario? NOTIAMOLO: molti pubblicitari ancora non solo strumentalizzano il corpo delle donne come attrattiva ma si rivolgono ad un pubblico di consumatori e spettatori come se fosse fatto di soli uomini eterosessuali.

Ci permettiamo quindi di dire che quel cartello non ci piace, che ci dissociamo, che speriamo che qualcuno corregga…forse  lo slogan con “I guardoni fanesi salutano il Giro”.

CHIEDIAMO AI PROPRIETARI DEL CARTELLO DI CAMBIARE L’INTESTAZIONE OPPURE DI RIMUOVERLO PERCHE’ IRREALE E OFFENSIVO VERSO L’OPINIONE PUBBLICA FANESE, CHE E’ TUTTA SESSISTA!

La redazione.

ps: a proposito di immagine delle donne, questa volta sulla stampa, suggeriamo la lettura del Codice etico per la stampa in caso di femminicidio da poco postato sul blog di Femminismi.

AAA cercasi cantastorie e vignettisti


CERCHIAMO CANTASTORIE E MUSICISTI DISPOSTI A SUONARE CANTARE AGGRATIS QUESTI ED ALTRI STORNELLI PER UNA GIORNATA DI  SENSIBILIZZAZIONE ALLA COMPRENSIONE DELLA CRISI (vedi mostra Ma cos’è questa crisi esposta all’Infoshop di via Da Serravalle), E VIGNETTISTI DISPOSTI A RAPPRESENTARLI IN IMMAGINI… fatevi sentire!

-Le scarp che c’ho l’han fatt in Vietnam, el capott in Turchia
custava poc l’ha cunprat anche mì sia

el cellular che c’ho vien dalla Cina
c’la ugual anche la vicina, è blìn perché c’ha anca lo zircone
che dà alla signora più distinzione

il chip, che en è quel dla galina, vien anca lù da l’India o da la Cina
e so che el tv nòv sa ‘l decoder incorporato
in Corea l’hanno fabbricato,
40 pollici “multi luminosi” ce fan durmì sonni più corposi,
ho spes nà cavlata, ne cumprarìa tre: un in cucina, in camera e in bidè.

La spesa la fagg all’ipermercato che se chiama in frances
che l’han comprato stì signor d’lé multinazionali
e fan stì press che ma tutti fan la guerra.
Prò en capisc: perché machì dintorna
tuti i negosi en sal cul per terra?

En pudrièn anca lora venda a poc, sti prudutin fatti sa la merda
cò volen, dacsì se fa per la clientela en perda!
Del rest, se un c’ha sol un stipendi
che tra ‘n po’ è molt se ogni mes el prendi
cu creden, che pòl spenda 8 euri a pagnotta?
 machì ragassi è dura la lotta …
EVITA IL CONSUMISMO, SOSTIENI E PARTECIPA AI GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE

-compriamo molto e vendiamo poco
ed è qui che si fa il gioco
che ci rende indebitati ed ai tassi ammanettati
… e l’Europa dei padroni senza chiedere il permesso
ha investito dove è meglio l’operaio fare fesso
COMPRA CHIEDENDOTI IL COME E IL DOVE DEL PRODOTTO, SOSTIENI L’ECONOMIA LOCALE

-come servi della gleba sono i risparmiatori
ben spremuti da chi l’euro nei mercati fa girare
proprio come più gli pare
e così che la pensione messa via dalla vecchina
si trasforma in qualche azione detta ad Alto rendimento
investita di sicuro su più tipi di armamento
INVESTI I TUOI SOLDI NEL MICROCREDITO BOICOTTA LE MULTINAZIONALI
-compriam casa e ogni giorno sale il tasso d’interesse
così  coda tra la gambe e la banca ci fa fesse
non possiamo protestare e lasciare il tavolino
che sennò quella cambiale ci rovina perbenino
ALLEATI CON CHI COME TE DEVE TRATTARE CON LE BANCHE, CREA GRUPPI DI AUTOCOSTRUZIONE

-anche l’aria che respiri potrà esserti venduta
e così non ci sarà più una cosa non privata
tutto è stato recintato, tutto ha un suo padrone
quando c’è da guadagnare con il dazio ad un portone
ma se c’è da riparare ad un guasto o fallimento
per miracolo son nostri tutti i cocci sul momento
OPPONITI ALLA PRIVATIZZAZIONE DEI BENI PUBBLICI E LOTTA PER FAR PAGARE I DANNI AMBIENTALI AI RPIVATI CHE LI CAUSANO

-sono i soldi risparmiati nelle banche lì appoggiati
sono quelli cumulati che forniscono il Borsino
ed è quello che paghiamo, euro ad euro, spiccio a spiccio
che gli serve per gonfiare questo debito posticcio.
INVESTI I TUOI SOLDI IN ATTIVITA’ CONCRETE E MAI IN SPECULAZIONI FINANZIARIE
-Cos’è il debito mondiale? Chi detiene la ricchezza?
Tutti zitti, tutti muti non c’è vera informazione
Al tg danno lo spot per creare angoscia in petto
Passan Putin che minaccia di avvitare il rubinetto
INFORMATI E SOSTIENI LA NASCITA DI SISTEMI ENERGETICI PULITI SUL TERRITORIO

-Solamente sullo spread ti aggiornano alle otto
danno i numeri del lotto, ti minaccian di cappotto
sembra che se il Pil non cresce domattina il sol non esce
ti raccontan che sei solo, forse anche sfaticato
Senza dirti intanto tutto, tutto quel che ti han fregato.
NON FARTI INTONTIRE DAI NUMERI, RICORDATI CHE LA CRISI E’ SOSTENUTA DA CHI CI GUADAGNA E CHE I GOVERNI SONO COMPLICI DEI POTERI FORTI INDUSTRIALI E FINANZIARI.

-La politica del mattone e della mega costruzione
voglion venderla alla gente come grande soluzione:
costruiamo i palazzoni per il nuovo ospedalone, dicon furbi
facciam nuove gallerie ed i treni più veloci
così siamo all’avanguardia e ci dividiam le torte.
A te l’affare dell’asfalto, a me tutto il calcestruzzo

A lui i servizi e i centralini che gli utenti son cretini
li ammassiamo tutti assieme con l’economia di scala
trasportiamoli col nastro in catena di montaggio
l’importante è aumentare poi nel tempo ogni pedaggio.

Nel frattempo cade a pezzi rete elettrica e stradale
e c’ha i buchi sù nel tetto sia la scuola che l’ospedale

ma in faccia la realtà il politico ha guardata?
Tanto lui se non sta bene va in clinica, privata!

RESISTI AI TENTATIVI DI ACCENTRARE LE OPERE PUBBLICHE PER FARNE AFFARI PRIVATI

 

Scec, lo sconto che cammina


A Casa Archilei, via Ugo Bassi 6, Fano, Il GAS di Fano insieme a
Rete per l’Economia Etica e Solidale Marche – Galleria AE Urbino – Emporio AE Fano – Verderame Pesaro – Fano e Urbania in Transizione, Alternativa Libertaria e i Gruppi di Acquisto Solidale di: Fossombrone, Catria e Nerone, Marotta-Mondolfo-San Costanzo, Urbino e Pesaro

presentano: SABATO 18 febbraio

Incontro laboratoriale sullo SCEC, il buono che affianca la moneta

ore 15
relazione introduttiva di Lisa Bortolotti (Arcipelago SCEC Emilia Romagna)

ore 16:30
World Cafè – gruppi di lavoro su: SCEC e banca del tempo, SCEC e comunità, SCEC e produttori, SCEC e economia sostenibile

ore 18:30
assemblea finale

ore 19:30
cena condivisa (portate piatti e posate da casa e proviamo a fare rifiuti zero)

OCCUPYAMOCI DI NOI!


Occupyamoci di NOI! Apre a Fano l’Infoshop. Inaugurazione-aperitivo sabato 19 novembre dalle 19.30,
via G. da Serravalle 16.

Apre a Fano in Via Serravalle INFOSHOP, uno spazio dove far circolare libri, arte, cultura, proposte con cui costruire una società più  giusta, più libera, più solidale.

Il tam tam della stampa sulle recenti proteste globali di piazza ha sottolineato come Occupy Wall Street e gli altri appuntamenti nel mondo abbiano usato la pratica dell’assemblea generale come spazio in cui  discutere e decidere. L’assemblea è un laboratorio: una discussione di gruppo, nella quale le decisioni non sono prese da pochi leader né a maggioranza, ma si stabiliscono con il consenso di tutti . Ogni questione su cui non si riesce a prendere una decisione viene sottoposta a un gruppo di lavoro scelto dall’assemblea, ma alla fine tutti devono essere d’accordo.

Mai come in questo momento, in cui soggetti politici tradizionali e schemi sindacali  non rappresentano una risposta organica alla crisi, l’autorganizzazione e la difesa diretta di classe porta migliaia di persone a mettersi fisicamente in gioco nelle piazze, dimostrando che le uniche modalità di lotta che offrono  qualche speranza  sono quelle che partono dal basso:  le pratiche assembleari e non autoritarie, l’assenza di deleghe, la solidarietà. 

Pratiche che quando arriveranno a  confrontarsi con i bisogni materiali, potranno (ri)scoprire l’autogestione come stanno (ri)scoprendo la federabilità delle lotte. Queste pratiche  sono i nostri Eurobond, sulle nostre capacità di lotta dovremo misurare  il nostro Spread, in questo investiamo  e (ri)costruiamo giorno per giorno il nostro futuro.

Per rafforzare il ritorno alla pratica dell’ autogestione, apriamo una vetrina, che è anche un laboratorio di contenuti libertari, femministi e dei movimenti: per la gestione aperta e consapevole del territorio, degli spazi urbani, della cultura. Questo spazio ospiterà micro-mostre d’arte, mostre politiche e workshop, anarco-letture e performances, sarà un punto di diffusione della stampa di movimento, un luogo grazie al quale le nuove spinte dal basso troveranno ancor più visibilità

Infoshop è gestito da: Alternativa libertaria-FdCA, Campagna Palestina solidarietà, gruppo co-Housing, Femminismi, anarchici Valcesano, ‘Fano in transizione’-Transition network.

 

Per info su iniziative e mostre: dadaknorr(at)gmail.com

 La grafica del flyer, con il volto di V, è di Dada Knorr, l’immagine di sfondo, che sarà il logo dell’Infoshop, è disegnata per noi da Patrizia Diamante. Grazie Pralina!

 

Rebuild Gaza… Urbino 22 giugno

La “C1 autogestita” di Urbino conclude quest’intenso anno accademico invitandovi alla festa di chiusura delle attività prima della pausa estiva.
Per l’occasione… GRANDE EVENTO!
Straordinariamente ad Urbino, direttamente da Gaza nel loro primo tour italiano

“DARG TEAM” IN CONCERTO
…Hip Hop from Gaza (Palestina)

“STAY HUMAN” Restiamo Umani
DA GAZA IN ITALIA NEL NOME DI VITTORIO ARRIGONI
Nei loro testi raccontano la Palestina e la loro vita nella Striscia sotto assedio.
Si esibiscono nel nome del loro amico e compagno assassinato, Vittorio Arrigoni.
Si chiamano Darg Team come Da Arabian Revolution Guys, fanno un hip-hop «all’ottanta per cento politico» e
sono una faccia della nuova rivoluzione palestinese.

I Darg dopo Genova, Torino, poi Milano, Bologna e Firenze, saranno ad Urbino poi proseguiranno per Roma e Trento. Il 20 luglio contano di essere a piazza Alimonda, dieci anni dopo la morte di Carlo Giuliani.

MERCOLEDI 22 GIUGNO

Prato del Colle (collegi universitari di Urbino)
ore 19 aperi-cena con grigliata e dj set
ore 20.30 incontro sulla situazione palestinese raccontata dai musicisti
ore 22 DARG TEAM in concerto
a seguire dj -set con Workingclassreject Appleton (hip hop-ska-reagge) from Fossombronx.

L’evento è organizzato in collaborazione con “Campagna Palestina Solidarietà – Marche” e “C.S.A. Oltrefrontiera” di Pesaro.

PER LA PALESTINA
PER VITTORIO ARRIGONI
CONTRO TUTTE LE OPPRESSIONI

In caso di pioggia l’evento si svolgerà presso le aule esterne del Collegio Tridente.

Decreto…sviluppo

Decreto Sviluppo e Testo Unico per l’Apprendistato. Due enormi spot elettorali a favore delle
imprese
1) Nel primo si proibisce la persecuzione degli ispettori e della guardia di Finanzia
nei confronti delle imprese e anzi si prospettano sanzioni per quei funzionari che ‘eccedono nel
loro ruolo’ e più i ‘comportamenti saranno gravi più gravi saranno le relative sanzioni nessuna esclusa’
con buona pace della lotta all’evasione fiscale!
In un paese in cui gli unici a pagare le tasse sono i lavoratori dipendenti e i pensionati, in cui
l’evasione supera i 120 miliardi l’anno di gettito, a pagare non saranno gli speculatori e gli
evasori di ogni specie, ma i lavoratori del fisco.
2) Una vera e propria manna ricevono i padroni del mattone. Per costruire basterà il
silenzio assenso che scatta nelle grandi città dopo 150 giorni dalla domanda.
3) le concessioni balneari cedono il passo al diritto di superficie per 90 anni, con sgravi fiscali
per i distretti turistico/alberghieri e con libertà di ampliamento degli stabilimenti, di costruire e deturpare
le coste e gli arenili, con porticcioli, attracchi per yacht, ecc.
4) Non poteva mancare neppure l’ennesima trovata per cercare di depotenziare i
referendum per l’acqua pubblica: l’istituzione dell’Agenzia di vigilanza sulle risorse idriche,
un’authority per l’acqua, con cui il governo cerca di affossare i due quesiti. L’ennesima farsa, come
scrive il Comitato referendario, dato che non è chiaro cosa potrà regolare questa autorità visto che il
decreto Ronchi, oggetto del referendum, stabilisce che le società a capitale pubblico debbono cedere il
40% delle azioni entro il 31 dicembre di quest’anno ai privati che sempre per legge avranno il 7% di
profitti garantiti e che le gare d’appalto garantiranno a chi vince il monopolio sulla gestione del servizio
idrico per un lungo periodo.
Tutto ciò naturalmente verrà meno, come ci auguriamo, in caso di vittoria di Sì ai referendum il 12 e 13
Giugno prossimo.
5) Lo spottone poi trova il suo clou nell’annunciato piano triennale di assunzione
di precari della scuola; si parla di 67 mila precari tra insegnanti ed ATA, ma all’articolo nove del
Decreto Sviluppo non c’è traccia di numeri né di tempi certi, si rinvia ad un decreto del MIUR di
concerto con il Ministro dell’Economia e della P.A.
I numeri non vengono fuori perché non è chiaro quanti posti si renderanno vacanti nei prossimi tre
anni, visto l’aumento a 65 anni dell’età pensionabile anche per le insegnanti, in una categoria dove
l’80% è rappresentato dalle donne. Giova ricordare che i precari della scuola ammontano a 250.000 e
che i tagli effettuati dalla Gelmini nei due anni trascorsi assommano a 113.000.

Ma la giornata di ieri ha visto anche il via libera al Testo Unico dell’Apprendistato presentato da Sacconi al
Consiglio dei Ministri. Dopo il Patto sull’Apprendistato, firmato lo scorso Ottobre con CGIL CISL UIL, con cui già
si concedeva al padronato di fatto il Contratto di Primo Impiego, il governo ha varato l’ennesima penalizzante
normativa che a suo dire dovrebbe aprire le porte all’occupazione giovanile. Si abbassa l’età minima per il
lavoro da 16 a 15 anni; potranno essere assunti in tutte i settori di attività i giovani che abbiano compiuto 15
anni e che potranno assolvere all’obbligo scolastico con un anno di lavoro. L’apprendistato potrà durare 3 anni
per questi giovanissimi e fino a sei anni per chi ha tra i 17 e i 29 anni; viene spacciato come un contratto di
lavoro a tempo indeterminato, ma in realtà alla fine di questo periodo si potrà essere licenziati senza troppe
giustificazioni.
L’apprendistato varrà anche per attività di ricerca e di alta formazione, o per il conseguimento del diploma di
scuola media superiore o universitario. Come dire forza lavoro specializzata a basso costo per le imprese.
Il Testo prevede l’apprendistato anche per la Pubblica Amministrazione e per l’assunzione di lavoratori in
mobilità ai fini di una loro qualificazione!Non va dimenticato che in forza del Decreto Legislativo 276/2003
applicativo della cosiddetta Legge Biagi, l’inquadramento degli apprendisti può essere di due livelli inferiore
all’inquadramento previsto per lavoratori normalmente assunti che svolgano le stesse mansioni e che molti
contratti prevedono che solo alla fine del periodo di apprendistato si possa arrivare allo stesso inquadramento.
In sostanza si tratta veramente di un altro bel regalo alle imprese, che potranno contare su migliaia di
lavoratori precari a basso costo, visto che la stessa ISFOL definisce la formazione nelle imprese alla
stregua di una cosmesi che solo nel 20% dei casi viene attuata una qualche sorta di formazione.
Un esercito di giovanissimi, giovani e meno giovani che potranno essere licenziati alla fine del contatto
sulla base di un giudizio del datore di lavoro e per questo soggetti a ricatti e sfruttamento.

USB Unione Sindacale di Base – Confederazione Nazionale Roma, viale Castro Pretorio 116 – Tel:
06.59640004 – Fax: 06.54070448 – usb@usb.it

Nuove forme per abitare, l’incontro sul co-housing

Presentato sabato 26 febbraio a Casa Archilei, a Fano il libro “Famiglie, reti familiari e cohousing” con l’autrice Antonella Sapio.
L’iniziativa è stata organizzata dal Gruppo di Acquisto Solidale di Fano e da Alternativa libertaria.

L’autrice ha mostrato come i cambiamenti sociodemografici, avvenuti negli ultimi decenni, abbiano trasformato la qualità delle relazioni sociali (riduzione di socialità, frequente povertà di reti amicali e familiari socio affettive di sostegno, scarsa qualità delle relazioni di vicinato…) e come conseguentemente si sia modificata la domanda abitativa oggi incentrata su costi accessibili, presenza di servizi e di luoghi d’interazione sociale e vicinato elettivo.
Reti familiari e cohousing rappresentano una risposta a tali necessità.

Il cohousing è una forma di vicinato dove famiglie, coppie e singoli, ognuno nel proprio appartamento, decidono di condividere alcuni spazi comuni (sala da pranzo con cucina, giardino e/o orto, lavanderia, spazio per bambini,…).

In questo modo viene salvaguardata la privacy di ognuno e allo stesso tempo anche il bisogno di socialità.
Niente è rigidamente prefissato: la dimensione e l’uso degli spazi comuni, l’organizzazione interna, vengono decisi collegialmente.

La casa comune non solo permette la creazione di una comunità affiatata, ma  rappresenta un valore aggiunto anche per il resto del vicinato: può essere utilizzata per incontri, laboratori, feste, …

Il cohousing può inoltre costituire un’ esperienza “ecosostenibile”: un gruppo di residenti può accedere più agevolmente rispetto ai singoli a tipologie costruttive a basso impatto ambientale, può organizzarsi per un uso razionale di elettrodomestici e mezzi di trasporto ottenendo un notevole risparmio energetico e una riduzione dei costi.
Nel nord Europa il fenomeno è ormai radicato e diffuso e in alcuni casi sostenuto dalle amministrazioni pubbliche, in Italia il fenomeno si sta diffondendo.

 A chi fosse interessato al “progetto cohousing”: no-matrix(at)libero.it.

Co-housing a Fano, sabato

Sabato 26 febbraio ore 16,30
Casa Archilei – Fano

 Antonella Sapio
presenta il libro:
Famiglie, reti familiari e cohousing
Verso nuovi stili di vivere, del convivere e dell’abitare
..seguirà aperitivo

 G.A.S. Fano – Alternativa Libertaria – Per informazioni: 3408303521

Antonella Sapio è dirigente medico di neuropsichiatria infantile.

Ha insegnato presso diverse Università italiane e si è dedicata in particolar modo a studi psicosociologici.

Presso l’Università di Firenze si è occupata per diversi anni di ricerca nel campo delle conflittualità interpersonali e collettive, praticando attività formativa attraverso un proprio approccio metodologico di gruppi-training.

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Cosicomesei. Diario di bordo di una neuropsichiatra infantile (Sensibili alle foglie, 2000) e Per una psicologia della pace. Nuove prospettive psicologiche per approcci integrati interdisciplinari (FrancoAngeli, 2004).

Da sempre attiva nell’impegno sociale, ha sostenuto di recente la costituzione di una rete italiana per il cohousing.

Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni 60, ed è a oggi diffuso specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone.
Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini…) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.
La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio – dove il design stesso facilita i contatti e le relazioni sociali – sia il progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli spazi comuni.
Le motivazioni che portano alla coresidenza sono l’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato e contemporaneamente il desiderio di ridurre la complessità della vita e dei costi di gestione delle attività quotidiane.

Un Paese piccolo piccolo… omaggio a Mario Monicelli

Domenica 20 febbraio, presso il Centro di documentazione ‘Franco Salomone’, dalle ore 18.30 in poi omaggio a Mario Monicelli con proiezione delle interviste, visione del documentario da lui girato sul suo quartiere “vicino al Colosseo… c’è Monti” e altre sorprese, più apericena. Il Centro Salomone è in piazza Capuana 4, nel quartiere Fano2. Organizza Alternativa libertaria, altlib@altraofficina.it
 

The Monicelli Window. The Binetti Wall.

Abbiamo ricevuto la notizia a fine novembre. Uno dei più grandi registi italiani si era gettato da una finestra dell’ospedale in cui era ricoverato, in attesa di una morte per tumore.
Il tempo è fuggito, il finale è giunto repentino, le immagini grigie di una sagoma su di un marciapiede in una fredda alba si sono schierate dietro le nostre palpebre, confuse, squallide, repentine, evanescenti. Noi non sapevamo, non potevamo giudicare le scelte fatte nell’anzianità da un uomo che di fronte alla morte si trova un giorno da solo e decide di non prolungare nessuna agonia, di sfuggire alla sorte anticipandola.
Certo, potevamo giudicare il nostro Paese, “un Paese piccolo piccolo”[1], nel quale si osteggia l’idea che le persone malate terminali possano pianificare le proprie cure finali e la propria morte. Degnamente, senza obblighi, senza pressioni. Assieme agli amici e allo stesso personale sanitario. Una “fine” sociale?
Forse per Monicelli l’idea di morire con attorno varie facce era insopportabile, oppure avrà immaginato ironicamente una morte con cerimoniale: la sfilata delle autorità per l’estremo saluto, i giornalisti sotto le finestre, i fiori ed i servizi pronti da prima, i salamelecchi anche di chi non sopportava. Sarebbe stato questo, nell’Italia della Vita in diretta, l’onirico scenario della morte programmata di un noto regista?

La capacità d’ immaginare i tempi, le sequenze, e di architettare le scene è propria del regista.
Ma illusi noi, se credevamo che solo gli amici veri e i suoi affetti avrebbero potuto giudicare questo finale e giudicarsi anche. No, qualcun’altra c’era che doveva giudicare: l’onorevole Paola Binetti[2], dagli scranni del Parlamento.
Per lei nessuna morte che non sia quella della persona deposta su di un letto d’ospedale, circondata da cure obbligatorie, profuse sino allo stremo, è degna dell’essere umano. Occorre vivere. E’ d’obbligo, sino a che il male generato da cause innaturali e spesso umane (non è la morte per cancro in ascesa?) ci porti, aiutato dalla medicina che ne prolunga le spire, a esalare l’ultimo respiro.
Quel gesto di disperazione è un gesto di solitudine ed è un gesto che è maturato in ospedale … e forse non ci si è accorti di quanto era depresso. Non ci si è accorti di quanto fosse profondo questo senso di smarrimento esistenziale …” proclama Binetti decidendo che la morte in sé non deve contenere disperazione, … e se ce l’ ha ci sono gli psicofarmaci e la contenzione?
Evidentemente lei deve avere già personalmente vissuto la morte molte volte, si è reincarnata e lo ricorda. In base a quale esperienza può altrimenti affermare con tanta sicurezza che di fronte alla morte si prova o no disperazione o che il regista fosse disperato quando ha scelto di morire? Di-sperare: non avere speranza, non è forse disperazione l’annuncio stesso della stimata impossibilità di curare oltre un male oltre il suo, il nostro limite?.
Anzi di più: non ha forse determinazione chi vuole porre fine al dolore e all’angoscia e decide di prendere in mano la sua sorte? Non è forse una determinazione questa, pari in dignità a quella di chi invece attende, per non perdere anche un secondo, un attimo di uno sguardo, di un barlume di lucidità?
Nella memoria armata di Binetti sono accuratamente cancellati tutti i dati che dicono che nel mondo vi sono tante esperienze di aiuto alla morte, i suicidi assistiti che lei più avanti includerà sbrigativamente nel termine “eutanasia”. E tanti, tanti altri casi, di persone assistite, amorevolmente o no, sino ad una conclusione penosa e artificiale che proprio non volevano. Forse nella sua mente marziale è cancellato anche il gesto di fastidio o di disperazione del suo vecchio Papa, che si dice, sussurrò al chiuso del Vaticano “lasciatemi morire”.

M. è morto solo, perché lo abbiamo lasciato solo, perché lo hanno lasciato solo i suoi amici.” Ecco la sentenza di Binetti, la sua è una condanna degli amici (Amici Miei o suoi?) e del regista stesso che non ha voluto, secondo lei, o saputo tenerseli per le evenienze.
Ma non è oscenità, disumanità, questo sentenziare pubblicamente, dai banchi del maggior palcoscenico politico del Paese, sulla vita privata di un uomo? A quali servizi segreti, gossip o chiacchiere da Buvette si affida Binetti per decretare sulle scelte amicali di Monicelli? Che ingiustizia che sia proprio una donna, in questa istituzione maschilista e con questi parlamentari, a dover dare spettacolo!
“Per piacere finiamola, finiamola, questi sono uomini disperati, non sono un gesto di libertà, è un gesto di solitudine, è un gesto di smarrimento, è un gesto che condanna tutti noi.”
E qui sta il punto: per Binetti il corpo è pubblico, ecco perché tanto esercizio di impudicizia.
Se qualcuno la sciocca con decisioni che lo Stato cattolico di cui è portavoce non ha potuto controllare, per lei si tratta di una disfatta. Non è una questione di amicizia né di umanità, di quelle cure e quel “esser vicini agli anziani” a cui poi accenna per vestirsi di compassione, è una questione di controllo.
Passa in secondo piano quindi (ma già si capiva) l’uomo Monicelli, quello che conta è che si ribadisca che nessuno può morire come vuole in un Paese dove fino a qualche tempo fa la Resurrezione dei morti era credo ufficiale. Si vede che occorre mantenerli in buono Stato per la Gloria di Dio, ecco perché il Prèmier è un vero credente, sotto sotto è lui il cattolico di ferro coi suoi capelli tinti pronti per il Giudizio … divino .

“… questi sono uomini disperati”, se Binetti credesse nell’esistenza dell’anima, parlerebbe così di Monicelli? No di certo, e nemmeno lo includerebbe al plurale in una lista di illustri suicidi, così il regista è veramente morto per lei, come un nome privato di una sua personalità e del quale si può parlare come fosse roba vecchia, così Binetti oggettiva Monicelli, senza timore di essere giudicata da lui in quello che dovrebbe credere essere un Al di là. E’ incredibile come l’immaginario di certi credenti rispetto all’anima e al post-mortem sia così arido, non per niente i migliori film sull’Al di là sono stati fatti da registi materialisti.
E come l’umanità, della quale i cattolici come Binetti si fanno campioni, sia meglio rappresentata nell’arte come nella vita dai suddetti peccatori, che un tempo andavano seppelliti in “terra sconsacrata”.
Pare quasi che la Fede sia un appretto congelante. E’ Binetti stessa a riconoscere freddamente in Monicelli la capacità di rappresentare l’umanità “facendoci sorridere dei nostri limiti e probabilmente spingendoci anche a una sorta di critica auto costruttiva …”, ma è chiaro che per lei il fine della cinematografia deve essere … “edificare”. C’è stato un tempo in cui gli italiani erano anche mentecatti, emigranti, ladruncoli, vendi-patacche, zingari … nelle storie di De Sica, come in quelle di Monicelli vedevamo gli italiani di tutti i giorni. Ora invece è calato lo spettro della distanza, della paura, del giudizio, dell’italiano da reality. Si badi bene: non che non si debba giudicare, soprattutto se stessi, ma qui il fine ha di gran lunga eclissato i mezzi, ormai si giudica per interposto gossip, e si è parlato (o urlato) ancor prima di aprir bocca.
La stessa “compassione” ha assunto una tinta gelida e si adorna di un tono alienante.  “Basta credere che morire sia libertà perché qualcuno non ti dà una mano. Io credo che noi dobbiamo recuperare in questo una diversa sfida ad andare incontro a chi soffre …”, è così:
si tratta di un andare incontro della Binetti verso il muro, quello tra lei e i sentimenti delle persone, che saranno sempre mediati dai Credo, dai Pater, e soprattutto da una Fede di cemento. Perché lei NON è quella che soffre, lei è quella che va incontro.
La retorica Pro-laica in quella discussione parlamentare non ci è bastata: troppo sbrigativi, troppo convinti di un eroismo ipotizzato alcuni, troppo preoccupato il Pd del voto cattolico per dire veramente come stanno le cose in questo Paese di ipocriti nel quale, è vero, i veri amici spesso li riconosci proprio quando ti danno una mano in ospedali fatti di corridoi come incubi. E magari ti danno proprio una mano a morire in pace. Non ci stupiamo che Binetti costruisca il suo muro di sentenze su questi silenzi.
Sarebbe stato bello vedere la scena parlamentare rovinata da un filo da bucato che, lento lento, da una qualsiasi finestra scorreva fino a impedire la vista, grazie ai panni stesi ad asciugare.

Francesca Palazzi Arduini.


[1][1] Alternativa libertaria ha dato questo azzeccato titolo ad una rassegna di film e documentari di Monicelli.

[2] Paola Binetti (UdC), intervento del 1 dicembre 2010.

Il mondo arabo in fiamme: incontri il 7/12/13 febbraio

Il mondo arabo in fiamme, dibattiti, proiezioni e riflessioni
sull’attualità nordafricana e mediorientale

 Tunisia: la fine di una dittatura

7 febbraio 2011 – ore 17.00

Urbino – Aula C1 autogestita – Nuovo Magistero – via Saffi, 15

 Egitto: rivolta in corso

12 febbraio 2011 – ore 17.00

PesaroBiblioteca Bobbato – Galleria dei Fonditori, 64

(c/o Centro Commerciale Miralfiore – Ipercoop, 1° piano)

 Un ‘68 arabo? Rabbia, paure e speranze

13 febbraio 2011 - ore 16.00

FanoCentro di Documentazione Franco Salomone

Piazza Capuana, 4

 Organizza l’associazione NuovoMondo in collaborazione con: Assemblea studentesca permanente Urbino, Alternativa libertaria, Millevoci, Biblioteca Bobbato, Comunità palestinese nelle Marche.
info: associazione@pesaronuovomondo.it

Posso?/ Non posso?

Posso?/Non posso?
Giovani generazioni, mercificazione, virtualità.
Caffè filosofico con Laura Piccioni (Università di Urbino), Francesca Palazzi Arduini (Femminismi).
Presso il Centro sociale Oltrefrontiera, Pesaro,
venerdì 22 ottobre ore 21.

Il Caffè Filosofico è uno spazio partecipato in cui poter sperimentare l’opportunità di fare filosofia, un incontro pubblico tra individui che, indipendentemente dalla provenienza culturale e formativa, si confrontano su un tema che possa essere condiviso e su cui poter esprimere una riflessione argomentabile.
E’ presente un animatore (o facilitatore) che ha la funzione di “esperto” non dell’argomento ma degli strumenti con i quali far procedere la discussione nella direzione di un progressivo approfondimento attraverso il dialogo e la problematizzazione dei contributi.
E’ una pratica filosofica attivata nel ’92 al Café des Phares (Parigi) da Marc Sautet e diffusa in diversi Paesi europei ed extra-europei
Sarà presente un banchetto informativo con materiale, magliette e buffet di Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino

http://femminismi.wordpress.com

La tratta delle bianche… il patto Berlusconi-Gheddafi


Non si tratta di illazioni, non sono fantasie, non siamo in preda ad acido lisergico, non si tratta solo di “indignarsi” perché c’è chi cerca di incrementare il mercato delle disoccupate e delle donne a pedaggio (con tutto il rispetto per quelle che hanno SCELTO di farsi pagare perché non vedono di meglio). Pochi giorni fa, Lina Sastri, intervistata da Gioia, diceva: “Zoccola ci nasci ed è un grande dono, vuol dire che hai capito gli uomini e li prendi per quelli che sono, senza volerli cambiare“.
Scatenando ovviamente le proteste, innanzitutto delle donne con compagni non puttanieri dentro. La mia amica Pralina Tuttifrutti ha sempre usato il termine “puttana” in senso apprezzativo, per definire la donna che sa portare allo stremo un gioco e non è vittima dei sentimenti ma astuta vincitrice, “sei una puttana” nel senso “non sei una schiava dell’amore che provi per me tanto da fare qualsiasi cazzata a tue spese”… le intrepretazioni si sprecano. Ma col termine “hostess”, quelle che ha reclutato per Gheddafi l’agenzia Hostessweb, come la mettiamo? Come diceva Pretty Woman, “quando sono una puttana so come difendermi”. Ecco per fortuna la arguta (e supponiamo autentica?) difesa di una delle ragazze che si sono sorbettate il colonnello, e che dice cose tanto interessanti da dover essere citata in toto:
fenia.  da dailyblog.it, 31 agosto 2010
IO, C’ERO, UNA TRA LE HOSTESS
La verità è che non succede proprio nulla lì dentro. Tutto ciò che di rilevante che accade è fuori.
Ore 11. Appuntamento al Foro Italico, per partire con i pullman tutte insieme e raggiungere l’Accademia. Controllo con i metal detector all’entrata.
Ore 12. Ingresso dell’Accademia libica: sulla parete vuota appeso un primo piano incorniciato del Colonnello libico accanto a quello altrettanto incorniciato del volto ben noto del suo giullare italiano.
Dentro all’Accademia c’è soltanto una la saletta messa a disposizione alle hostess, con poco più di 100 sedute.
Tutto calcolato.
Chiamare 534 hostess per farne restare fuori 434, tra cui una trentina di ragazzi che alla notizia che Gheddafi sta arrivando corrono a nascondersi sotto un muretto perché loro, il Colonnello, il Corano, l’Islam non possono proprio vedere gli uomini mischiarsi tra le donne.
FUORI 434 belle giovani donne per farle diventare bersaglio dei giornalisti, che se ne stanno accalcati dietro al cancello del cortile dell’Accademia libica perché è stato vietato alla stampa di entrare nella sala per ascoltare cosa il Colonnello abbia mai da dire alle donne italiane. E le ragazze alle quali è stato detto rispondete sempre: “Non possiamo lasciare dichiarazioni”. E così il mistero su quanto accade lì dentro, cresce.
I tg e i quotidiani invasi dalle fotografie di tante hostess lasciate appositamente all’esterno, sotto al sole, per fare numero, per giunta con pochissima acqua e senza cibo per ore perché è tempo di Ramadan, per ore ad aspettare di poter entrare e sentire cosa ha da dire un dittatore, che poi di teologia non ne sa nulla. Come se venisse a parlarmi della Bibbia, Berlusconi al posto del Papa.

DENTRO la saletta da 100 posti e delle raccomandazioni: “è un incontro religioso quindi non ponete a Gheddafi domande sulla politica e sui rapporti con Berlusconi e neanche domande che si spingono oltre la discrezione islamica altrimenti verranno immediatamente censurate”, raccomandazioni date proprio da una delle tre ragazze, quella bionda e ben truccata con il velo nero, che è poi risultata sui media come una di quelle che si è convertita all’Islam in seduta stante. Fatto ben poco veritiero e ben più programmato poiché le ragazze occupavano già dall’inizio una posizione diversa rispetto a tutte le altre hostess.
Ore 15.15. Lui, Gheddafi, arriva con ore di ritardo, volto impassibile, occhiali scuri che non si è mai tolto, voce in sottotono e greve, borbotta ma non si sente, si sente solo la voce del traduttore che neanche sa parlare bene l’italiano.
Il dittatore stratega ha enunciato banalmente nozioni elementari sull’Islam, che chiunque può leggere aprendo una pagina di Wikipedia. Il discorso, molto lontano dal poter diventare un libero dibattito, non è stato benché minimamente accattivante, è risultato piuttosto noioso perché ha ruotato sempre e soltanto intorno ai tre concetti letti su tutti i giornali, gli unici che ha detto e ridetto continuamente:
1- “L’Islam deve diventare la religione dell’Europa”.
2- “L’Islam è l’unica religione vera, perché è la più giovane, Maometto è l’ultimo dei profeti, quindi è la più aggiornata e la più in linea con la società contemporanea”.
3- “Io e il mio amico Berlusconi abbiamo deciso che il popolo libico dovrà fondersi con il popolo italiano, venite in Libia e sposatevi con i nostri uomini libici!”
Nessuna delle hostess ha potuto ribattere che l’aggiornamento di cui parla risale al 600 d.C. e che comunque non si tratta di un software. Che lui e il suo amico non hanno a che fare con un allevamento di bestiame. Che la Libia non ha la libertà di religione e alla sua popolazione non viene offerta la possibilità di convertirsi. Che la maggior parte di loro che è lì ad ascoltarlo è soltanto perché è disoccupata. E il suo discorso non ha mai potuto trasformarsi in un dibattito perché Gheddafi non ha voluto rispondere quando da una delle hostess gli ha chiesto come considerasse le altre religioni poiché ha affermato che quella vera è solo la religione islamica. Cosa ne pensasse dell’entrata in Europa della Turchia. E cosa pensasse lui e la religione islamica dei tanti casi di lapidazione. Gheddafi, solo a quest’ultima domanda ha reagito tirandosi giù gli occhiali, come per guardare meglio chi avesse parlato e ha lapidario risposto: “No, non esiste”. E invece, intanto in questi giorni, siamo tutti con il cuore sospeso per Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna che rischia la lapidazione per aver fatto un figlio fuori dal matrimonio.
E poi di nuovo FUORI: ciò che emerge è che in Italia Gheddafi si fa accogliere da quelle hostess procacciate con un casting come da sua richiesta dall’agenzia Hostessweb, per 80 euro al giorno, chi porta un’amica ha un bonus di 20 euro e l’amica viene retribuita 64 euro. Lui paga per essere ascoltato. E le ragazze escono stringendo tra le mani una copia omaggio del Libro Verde, che non è un Corano originale ma la versione con la sua traduzione e interpretazione in italiano. E se ne infischia lui che per due giorni le hostess saranno sempre le stesse (di meno ma le stesse!) e il suo discorso sarà lo stesso. Un casting, l’unico metodo che attira l’attenzione degli italiani. Ci ha provato in passato Gheddafi a rivolgersi alle Università e alle Associazioni ma tutte le porte gli sono state chiuse. Il casting, stile Grande Fratello, quello no, funziona e gli consente di fare quella che sembra agli italiani “la sua sceneggiata di proselitismo islamico” mentre invece la messa-in-scena non serve che per un solo obiettivo: rivelare all’Islam e a tutto il resto del mondo che le giovani donne italiane si possono facilmente comprare per pochi euro. Che i cattolici si possono facilmente comprare con qualche euro e promessa in più. Che il governo italiano si presta a ogni imbarazzante richiesta per qualche miliardo di euro in gioco.
E quello che secondo me era il suo vero obiettivo è stato portato a buon fine: un affronto agli italiani, alle italiane, e alla nostra religione con il consenso dei nostri capi di governo.”

Ragazza sveglia di destra? Ragazza in gamba o giornalista cammuffata? a voi la risposta.

In anteprima il video del Festival!!!

Rimarchevole vi offre in anteprima il video promozionale del Primo Festival della filologia del trurpiloquio, finalmente una iniziativa culturale ed artistica che rialza il morale, già abbattuto da liti, prezzolamenti, censure*, spartizioni e sbattimenti estivi. Buona visione e grazie a Saverio, Pralina Tuttifrutti, Sam, Barbara, Pierre, Veronique, Stephan, Juliana e Alexandre.

*gli spettacoli del coro Komos a Pesaro, estromesso dalla rassegna di canto corale “Vespri d’organo a Cristo Re” e gli spettacoli di Luxuria e Haber in cartellone a Fano: il primo messo fuori abbonamento e solo per due sere, il secondo cassato dal cartellone fanese e spostato da Amat a Urbino.

Accenti diversi, il programma:


ACCENTI DIVERSI
1° Rassegna letteraria interculturale
della Città di Fano
nell’ambito del progetto “Io racconto, tu racconti…noi ascoltiamo”

Domenica 4 Luglio, ore 21 – “Terrazza” Lungo Mare Sassonia
Hu Lanbo, La strada per Roma LaCa Editore, 2009 (la presentazione si svolgerà all’interno di uno spettacolo teatrale cinese)

La storia della propria vita – la partenza dalla Cina e l’arrivo in Francia e poi in Italia – e la ricerca di un legame tra diverse culture.
Hu Lanbo è nata ad Harbin, nel nord della Cina. Ha studiato a Parigi e nel 1989 si è trasferita a Roma sposando un italiano. Corrispondente per il China Fascio Weekly di Pechino e direttrice del rotocalco cinese La nuova Cina, nel 2001 crea a Roma il mensile bilingue italo-cinese Cina in Italia, con l’obiettivo di favorire la reciproca conoscenza delle due culture e l’integrazione tra i due popoli.

Venerdì 9 Luglio, ore 18,30 – Spiaggia dei Talenti- Arzilla
Rodolfo Tonelli, I percorsi della memoria Tipografia Stibu
a seguire APERITIVO

Episodica rassegna di fatti e di esperienze caratterizzata da ricchezza di sentimenti e di idee, calde intuizioni, oggettive analisi. Un immersione nel passato, con felici arguzie che danno vita a un vivace patchwork di racconti che animano gli ambienti della Provincia di Pesaro.
Rodolfo Tonelli è nato e vive ad Orciano, è stato maestro, professore e preside, pubblicando racconti ed articoli di natura narrativo-pedagogica su riviste di ambito locale e nazionale.

Giovedì 15 Luglio, ore 21 – “Terrazza” Lungo Mare Sassonia
Tahar Lamri, I sessanta nomi dell’amore Fara Editore, 2006 (la presentazione si svolgerà all’interno di uno spettacolo teatrale algerino)

Un volume che raccoglie i tanti scritti di Lamri collegati tra loro dal filo conduttore di uno scambio di mail tra due scrittori, un autore straniero e una narratrice italiana, tra i quali il rapporto di scambio, ben presto, passa dal piano più professionale a quello personale.
Tahar Lamri si è trasferito in Italia dopo aver vissuto in Francia e in molti altri paesi europei. Ha lasciato l’Algeria nel 1979 iniziando un periodo di viaggi e lavorando come traduttore e interprete. Oggi vive a Ravenna e partecipa a numerosi incontri, seminari, conferenze e attività culturali riguardanti la letteratura straniera e la letteratura d’immigrazione.

Sabato 17 Luglio, ore 18,30 – Spiaggia dei Talenti, Arzilla
Giusi Marchetta, Napoli ore 11 Terre di mezzo Editore, 2010
a seguire APERITIVO

Dalle lussuose case al Vomero con vista sul Vesuvio ai bassi Quartieri spagnoli, storie di piccole guerre quotidiane, di verità taciute, di parenti in galera e nessun futuro davanti: una raccolta di racconti che scavano nel ventre di Napoli
Giusi Marchetta, classe 1982, casertana, dopo aver vissuto e lavorato a Napoli è di recente approdata a Torino. Finalista al Premio Campiello Giovani e al Premio Loria, nel 2007 ha vinto il Premio Calvino con Dai un bacio a chi vuoi tu

Domenica 18 Luglio, ore 21 – “Terrazza” Lungo Mare Sassonia
Pap Khouma, Nonno Dio e gli spiriti danzanti Baldini Castoldi Dalai, 2005

Un giovane uomo torna nella sua Africa a Taagh dopo sette anni di assenza. Ritrova una moglie dimenticata, un figlio mai conosciuto, una madre amatissima, i ricordi dell’infanzia. Ma anche un mondo di cui non conosce più i meccanismi.
Pap Khouma, di origine senegalese, vive a Milano, dove si è sempre occupato di cultura e di letteratura svolgendo interventi nelle scuole, corsi di formazione per insegnanti e conferenze in Italia e all’estero

Domenica 25 Luglio, ore 18,30 – Spiaggia dei Talenti, Arzilla
Marina Sorina, Voglio un marito italiano Edizioni il Punto d’incontro, 2006
a seguire APERITIVO

Non è un manuale su come sposare un uomo italiano. Al contrario, è un romanzo contro gli stereotipi: raccontando la storia di un amore, si sfata il luogo comune delle donne dell’Est scaltre e spregiudicate, pronte a tutto pur di accaparrarsi un marito italiano, prendere la cittadinanza e poi fare i propri comodi.
Marina Sorina è nata nel 1973 a Charkov, in Ucraina. Ha studiato a Charkov e a Gerusalemme. Vive in Italia dal 1995 e in questi anni ha pubblicato articoli e racconti su varie riviste letterarie

Giovedì 29 Luglio, ore 18,30 – Club Anziani Lungo Mare Sassonia
Hamid Barole Abdu, Il volo di Mohammed LibertàEdizioni, 2010
a seguire APERITIVO

Un libro fatto di poesie.
Hamid Barole Abdu è nato ad Asmara e dal 1974 vive in Italia. Mai stato un clandestino, mai stato un burattino, mai stato badante o colf, mai stato scimmia verde. Eppure è così che spesso si sente e di questo scrive.

Domenica 1 Agosto, ore 18,30 – Spiaggia dei Talenti, Arzilla
Asmae Dachan, Dal Quaderno Blu LibertàEdizioni, 2009
a seguire APERITIVO

La storia avvincente di tre donne che sembrano non avere niente in comune, mentre progressivamente capiscono che le loro vite sono strettamente collegate.
Asmae Dachan è nata in una città di Levante, Ancona, ma le sue origini si perdono ancora più a Est, nella millenaria città di Aleppo, in Siria. Essere figlia di due culture le ha permesso di ampliare i suoi orizzonti ed aprire il cuore alle diversità

Martedì 3 Agosto, ore 21 – “Terrazza” Lungo Mare Sassonia
Maurizio Maggiani, Meccanica celeste Feltrinelli, 2010

Il racconto di una storia, di tante storie, ambientate in un’area geografica compresa fra il mare della Versilia, il profilo aguzzo delle Alpi Apuane e la severa sequenza di cime e valloni dell’Appennino tosco-emiliano.
La vita di Maurizio Maggiani è stata abbastanza «movimentata», come lui stesso la definisce. In ordine sparso, ha fatto l’impiegato comunale, il maestro carcerario e di bambini ciechi, l’operatore cinematografico, il pubblicitario, il costruttore di pompe idrauliche. Poi si è scoperto scrittore di successo e, nel 2005, ha vinto il Premio Strega con Il Viaggiatore notturno.

Mercoledì 11 Agosto, ore 21 – “Terrazza” Lungo Mare Sassonia
Antonio De Signoribus, Favole e leggende delle Marche Newton Compton Editori, 2009

Un libro alla scoperta di un mondo misterioso e sommerso dove passato e presente si fondono fino a diventare una cosa sola: le otto sezioni (Astuzia e stupidità; Casi comici; Re, figli di re e dintorni; I patti; Casi difficili ed eroici; Gli aiutanti; Casi misteriosi; Tesori nascosti) danno vita a un corpus vivace in grado di testimoniare la profondità e l’esemplarità della narrativa popolare marchigiana.
Antonio De Signoribus è nato e vive a Cupra Marittima, nelle Marche. E’giornalista, scrittore e antropologo. E’studioso in special modo della fiaba popolare, anche in chiave psicanalitica e filosofica. Con risultati davvero interessanti.

Le presentazioni saranno accompagnate dalle chitarre di Alessandro Buccioletti e Gilberto Fattori e dal violino di Lolo Cuni e dallo djambè di Papy

Tavolo Cultura e Immigrazione del Csv

Ilirianet, l’Africa Chiama, Millevoci, Accademia dei Tenebrosi, Nuovo Mondo, Alternativa Libertaria, Associazione Cittadini Senegalesi, Banca del Gratuito, MIR, Amici del Quilombo, Centro Scuola Don Paolo Tonucci – Apito, Associazione Bohh Jeff Senegal ACLI provinciali, Caritas Diocesana – Sala della Pace, Laboratorio Città dei Bambini, CREMI, Ambito Territoriale Sociale VI di Fano

Con il patrocinio di
Provincia di Pesaro – Assessorato alla Cultura
Comune di Fano – Assessorato alla Cultura
Consulta delle Associazioni culturali di Fano

Con il contributo di
Centro Servizi Volontariato
Laboratorio Città dei Bambini
CREMI
Ambito Territoriale Sociale VI di Fano
Consulta delle Associazioni culturali di Fano
Libreria Zazie

Galileo al Balì


Giovedì 1 luglio, alle 21 (ingresso euro 5) il cineforum del Museo del Balì (Saltara) proietta il film di Liliana Cavani “Galileo”, prodotto nel 1968.

“Liliana Cavani mette in scena la vita di Galileo Galilei (Cyril Cusack) da quando, all’età di 28 anni, dopo l’incontro con Giordano Bruno e il regalo di un cannocchiale olandese, comincia a nutrire i primi i primi dubbi sulla veridicità del sistema tolemaico, fino a convincersi che è il sole e non la Terra il centro dell’universo. Minacciato di eresia dal cardinale Bellarmino e dal papa Urbano VIII, lo scienziato persevera nelle sue idee, fino a quando, nel 1633, all’età 69 anni, sotto minaccia di tortura è costretto all’abiura.

Il film, presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia nel 1968, abbandona quasi completamente gli schemi convenzionali del cinema biografico utilizzando la ricostruzione del passato in funzione del presente. Nella lettura di Liliana Cavani, Galileo Galilei diventa un campione della Chiesa rinnovata dal concilio Vaticano II contro il vecchiume della curia reazionaria. E dunque il suo film suona come un fermo atto d’accusa contro l’intransigenza e l’ignoranza del potere clericale. Inevitabile all’epoca la reazione della censura, che ne impose il divieto ai minori di 18 anni. Prodotto dalla RAI, il film non è stato mai trasmesso dalla televisione pubblica.” da cinemaesessantotto

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