rimarchevole…
meglio riassumere…Archivio per femminismo
L’8 marzo delle dinosaure

-Che farà la Fornero l’otto marzo? piangerà per i nostri sacrifici di precarie e mai-pensionate, inevitabili per la salvezza delle banche commerciali cui si è venduta consapevolmente l’èlite d’Europa?
e poi non era la Severino che aveva recitato come attrice a Spoleto?
…che ci dirà la Fornero come nuova ministra alle Pari opportunità, sorriderà e poi ghignerà e poi s’annuvolerà pensierosa come è solita fare nella sua mutevole impressionante mimica facciale di donna abituata a faticare con la grinta del gladiatore e le mascelle da Terminator? ci dirà che la parità è una cosa da vecchie, guardandoci come se fossimo il suo prossimo pasto? sicuramente i suoi tailleur non sono da meno di quelli della Carfagna, anzi, quelli della Mara a paragone sembravano cuciti in Cina, questi no, questi sono made in Italy, forse li cuciono le carcerate.
Ha promesso guerra alla strategia padronale della firma di dimissioni in bianco, cui spesso le donne sono costrette per poi doversi licenziare in caso di gravidanza, e ha detto che sosterrà i centro antiviolenza e una nuova politica culturale contro la tv spazzatura…ma non ci sono i soldi. Sarà che questa strategia moralizzatrice tende a riequilibrare quella “lacrime e sangue” sì, ma solo privatizzando anche questi strumenti pubblici.
-che farà la Cancellieri, una Prefetta sempre inossidabile, capace di mantenere i giusti equilibri sul territorio, che di solito consistono nelle giuste dosi di potere per ogni potentato consolidato? Donna forte, marziale, che ha già dichiarato che bisognerebbe abolire l’otto marzo perché tanto le donne non sono una razza a parte (una razza?!?) anzi “son meglio degli uomini”, già. Qui si vede la volontà matriarcale, magari la Luisa Muraro sarà d’accordo. Quello che conta è far capire ai maschi che se ci mettiamo a comandare, e a ringhiare siamo meglio di loro. La TAV? quisquiglie, pinzellacchere! si fa e basta! non ci sono i soldi? non serve a nulla? ma entrare in Europa significa proprio questo per noi italiane! non avere asili ma molti tunnel?
-che farà la Severino, ministra della Giustizia, con questi Giudici giovanotti che si divertono, ogni tanto, a sentenziare sulle provocazioni che verosimilmente giustificano lo stupro? che dirà, che farà, nei casi di richiesta da parte di cittadini e cittadine di veder riconosciuto i loro diritto a sposarsi pur se dello stesso sesso? …vabbè, cosa possiamo pretendere da queste dinosaure, dopo un governo in cui le quote rosa consistevano in donne della scuderia berlusconi, di età molto più bassa e con curriculum decisamente più striminziti in quanto ad autorevolezza? Quelle erano sei, queste sono tre ma per il loro peso in età valgono molto di più, sono più efficienti, replicano il pensiero maschile con molto più stile, sono delle combattenti di lunga data, chissà quante miserie maschili della lotta al potere negli Atenei conosceranno, e taceranno.
Quanti silenzi, ministre, ministre di Silvio, ministre di Mario, qua si vuole entrare in Europa ma non si fa entrare quel poco di evoluto dell’Europa in tanti settori in cui le donne, come sempre, soffrono dell’italica arretratezza. Un paese che sa chi era il coniuge del commendator Sputo ma non lo dice, un paese dove si paga l’abbonamento radiotv per vedersi offrire sempre e comunque nel mazzo le tette della Ivanka.
Un Paese che vorrebbe fortemente ribadire l’equazione brutta uguale intelligente o trapiantare le qualità di servizio della Cancellieri, fedele Gendarme, nel corpo della Belen.
Abbiamo dei Governi contrari alla fecondazione eterologa ma che usano molte chimere…
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OCCUPYAMOCI DI NOI!

Occupyamoci di NOI! Apre a Fano l’Infoshop. Inaugurazione-aperitivo sabato 19 novembre dalle 19.30,
via G. da Serravalle 16.
Apre a Fano in Via Serravalle INFOSHOP, uno spazio dove far circolare libri, arte, cultura, proposte con cui costruire una società più giusta, più libera, più solidale.
Il tam tam della stampa sulle recenti proteste globali di piazza ha sottolineato come Occupy Wall Street e gli altri appuntamenti nel mondo abbiano usato la pratica dell’assemblea generale come spazio in cui discutere e decidere. L’assemblea è un laboratorio: una discussione di gruppo, nella quale le decisioni non sono prese da pochi leader né a maggioranza, ma si stabiliscono con il consenso di tutti . Ogni questione su cui non si riesce a prendere una decisione viene sottoposta a un gruppo di lavoro scelto dall’assemblea, ma alla fine tutti devono essere d’accordo.
Mai come in questo momento, in cui soggetti politici tradizionali e schemi sindacali non rappresentano una risposta organica alla crisi, l’autorganizzazione e la difesa diretta di classe porta migliaia di persone a mettersi fisicamente in gioco nelle piazze, dimostrando che le uniche modalità di lotta che offrono qualche speranza sono quelle che partono dal basso: le pratiche assembleari e non autoritarie, l’assenza di deleghe, la solidarietà.
Pratiche che quando arriveranno a confrontarsi con i bisogni materiali, potranno (ri)scoprire l’autogestione come stanno (ri)scoprendo la federabilità delle lotte. Queste pratiche sono i nostri Eurobond, sulle nostre capacità di lotta dovremo misurare il nostro Spread, in questo investiamo e (ri)costruiamo giorno per giorno il nostro futuro.
Per rafforzare il ritorno alla pratica dell’ autogestione, apriamo una vetrina, che è anche un laboratorio di contenuti libertari, femministi e dei movimenti: per la gestione aperta e consapevole del territorio, degli spazi urbani, della cultura. Questo spazio ospiterà micro-mostre d’arte, mostre politiche e workshop, anarco-letture e performances, sarà un punto di diffusione della stampa di movimento, un luogo grazie al quale le nuove spinte dal basso troveranno ancor più visibilità
Infoshop è gestito da: Alternativa libertaria-FdCA, Campagna Palestina solidarietà, gruppo co-Housing, Femminismi, anarchici Valcesano, ‘Fano in transizione’-Transition network.
Per info su iniziative e mostre: dadaknorr(at)gmail.com
La grafica del flyer, con il volto di V, è di Dada Knorr, l’immagine di sfondo, che sarà il logo dell’Infoshop, è disegnata per noi da Patrizia Diamante. Grazie Pralina!
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NO alla Fano gladiatoria, un intervento…anzi due (nel commento)

Fano dei Cesari 2010, avevo scritto questo pensiero lo scorso anno ma mi pare ancora attuale …
Sono Carla Luzi e abito vicinissima all’anello del Pincio dove si volge la Fano dei Cesari (atto finale e molte altre iniziative). So che questa manifestazione è molto amata dai cittadini fanesi, ma il Mio Pensiero dissente totalmente da questo tipo di eventi che esaltano la forza e la schiavitù, la potenza e il dominio…eventi tutti in cui la Donna è schiava, o umile ancella, o vestale…
La donna in tutto questo esalta esclusivamente la virilità del gladiatore (mi piacerebbe su questo una riflessione da parte delle ragazze e delle donne che partecipano alla manifestazione).
Che dire poi di quanto vino passa, quanto Denaro viene speso, quanto inquinamento acustico ed ambientale….ed il peggio arriva con il fiore all’occhiello della manifestazione: la corsa delle bighe. Chi vive li vicino si sente agli arresti domiciliari per circa quindici giorni, in mezzo ad una grande confusione. Le nostre vie sono chiuse, la raccolta dei rifiuti viene fatta con grande difficoltà.
Molto spesso tutte le attività di preparazione vengono svolte quando ancora non si è fatta l’alba e quindi chiasso, urla, polvere.
In questo ultimo anno ci sono state anche tante prove pure nel giorno della finale dei mondiali di calcio, impossibile sentire qualcosa che non fosse “Delirio di Onnipotenza”.
Finita la festa ( se così la si può chiamare) è possibile notare il grande senso di degrado della città.
Noi che abitiamo lì, per altri giorni dobbiamo sopportare tutto il circo che si smonta… Mi piacerebbe tanto che gli enti preposti invitassero i cittadini ad una profonda riflessione su tutto ciò e su come trovare insieme altri modi di condivisione, di festa, di gioia…
C’è un comune vicino a noi che ha fatto ben altre scelte, è Senigallia. In questa città c’è una visione di festa, di divertimento, di coinvolgimento molto spesso rivolto ad un Progetto di Pace e di Condivisione. La nostra città non deve essere copia di quella citata, ma sarebbe bene che iniziasse un vero cammino verso altri progetti e Pensieri. Questa è la mia “Risperanza” (Erri De Luca).
Carla Luzi
-Stupro: l’assemblea femminista boccia la giunta Aguzzi
Dall’Assemblea femminista auto convocata tante voci e verità sul fatto della Notte Bianca: nessuno è innocente.
L’affollata assemblea di mercoledì 29, convocata da Femminismi, ha visto la partecipazione attiva di tante persone, donne e uomini, rappresentanti della società civile. Due ore di lavoro partecipato da tutte/i hanno prodotto una piattaforma comune di attività da svolgere come risposta all’accaduto:
1) Solidarietà totale e concreta alla ragazza ed ai suoi cari, da parte dell’Assemblea: come genitori preoccupati per il degrado sociale e culturale cittadino, come insegnanti desiderosi di dare la parola ai loro allievi, spesso invece resi passivi e ridotti al silenzio, rispetto alla consapevolezza di sé e degli altri, e alle libertà sessuali, alle relazioni tra i generi, come donne sentendo che se una di noi è aggredita lo siamo tutte, perché è la cultura patriarcale che di nuovo ci dice che siamo oggetti da consumare e non persone da rispettare. Viene stabilito di far conoscere direttamente alla ragazza colpita il nostro affetto e la nostra solidarietà, l’abbraccio di una città ferita, di comunicare pubblicamente che l’Assemblea intende svolgere funzione di sostegno concreto, sono state segnalate proposte per costituirsi parte civile al processo.
2)Desiderio di parlare alla città per chiedere che venga sfatato il luogo comune, che dice “è successo per caso”. Uno stupro non è mai un caso ma il risultato, di una cultura, di una assenza di confronto sociale, di un clima favorevole al tutto è permesso. A Fano molti ne sono colpevoli. Anche noi, per non aver contrastato abbastanza il degrado DEL QUALE E’ RESPONSABILE una amministrazione comunale che ha azzerato gli spazi pubblici per le associazioni, che taglia i servizi agli adolescenti, che è incapace di programmare strumenti culturali che diano spazio e autonomia ai giovani come protagonisti, e non come vallette, tronisti o consumatori di alcool.
Centri d’aggregazione chiusi, iniziative e atteggiamenti dove la figura della donna è ridotta a valletta, a schiava (Fano dei Cesari), a oggetto sessuale, nottate di festa senza contenuti ma solo dedite al consumo: non basta ricordare i numeri delle forze dell’ordine per sentirsi assolti. Un’amministrazione comunale ha il dovere istituzionale di svolgere una funzione di sostegno della salute pubblica, della coesione sociale, del benessere, questa funzione è stata dimenticata dalla giunta Aguzzi. I tardivi passi indietro del sindaco Aguzzi non risolvono le incapacità intrinseche di questa Giunta che decide di costituirsi “parte civile” mentre si scorda la civiltà e soprattutto mentre sotterra le sue responsabilità smorzando un po’ i toni dei suoi programmi estivi.
3)E’ stato segnalato da tanti durante l’incontro la necessità di riprendere il confronto tra giovani e meno giovani sulla sessualità e la differenza di genere: vorremmo dare la parola agli amici e amiche di questa ragazza per capire il loro dolore, e parlare assieme agli studenti di queste tematiche, troppo spesso censurate. Non c’è solo da discutere assieme del problema dell’alcoolismo, non basta richiamarsi ai valori “tradizionali” e della famiglia perbene per risolvere la questione: perché sono questi giovani “perbene” tanto perbene che stuprano. Sono quindi la repressione sessuale e il maschilismo che covano sotto i discorsi dei perbenisti.
4)Questi e altri (tanti) spunti verranno di nuovo discussi, mentre già si annunciano le prime iniziative comuni, per le quali invitiamo tutte e tutti alla partecipazione: venerdì la presenza a Radio Fano per lo spazio del mattino alle ore 9.30, sabato dalle ore 10 alle 12 un sit in pacifico di fronte al Municipio, e prossimamente un’edizione fanese della camminata collettiva “Accendiamo la notte” contro la violenza sulle donne.
Assemblea femminista autoconvocata, Fano, saletta Argonauta, mercoledì 29 giugno 2011.
Sunto dell’Assemblea redatto da Femminismi.
http://femminismi.wordpress.com Mercoledì 29 giugno 2011.
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Fano: la parola alle femministe
Quando accade una violenza così grave come lo stupro di una minorenne compiuto da altri minorenni, durante una manifestazione culturale fortemente voluta e sponsorizzata da una amministrazione comunale, e pensata proprio per i giovani, le parole sembrano sfuggire e il senso di: sconfitta, disgusto, depressione, ci invade. Ma come femministe dobbiamo alzare la testa, prendere in mano la situazione, analizzare e denunciare l’accaduto e in particolare puntare l’attenzione sul clima culturale cittadino creato da questa Amministrazione. La città manca completamente di attività culturale rivolta ai giovani, si stanno smantellando i centri di aggregazione giovanili con la solita motivazione della mancanza di fondi. Questi fondi però si decide di spenderli, anche se saltuariamente, per iniziative populiste come le notti bianche – chiamate tragicamente in questo caso – Social night, dove di sociale non c’è niente, e che sono percepite come zone franche in cui tutto sembra permesso, almeno per una notte. Questo con l’alibi di un “imponente spiegamento di forze dell’ordine” in realtà specchio di una militarizzazione del territorio inefficace rispetto ai problemi che sono innanzitutto sociali e culturali.
Tale scelta culturale di Fano non rispecchia affatto le energie di una città ricca di associazionismo, di volontariato.
A Fano adesso l’attività di sensibilizzazione sulla relazione tra i generi, contro la violenza alle donne, sull’attività dei consultori e sull’accesso ai servizi, è appannaggio di piccole realtà associative che si muovono a partire dal basso. L’attività della giunta – anche in relazione alle scelte per l’8marzo – non è rivolta al territorio e ai giovani, ma quest’anno ha presentato una mostra sulle vittime di violenza, completamente scollegata dal contesto, una mostra che mostrava volti di personaggi famosi che dicevano no alla violenza, una iniziativa la cui pochezza culturale e politica è auto-evidente, e già denunciata.
Un clima di totale mancanza di rispetto dell’altra, in cui una coetanea è vista solo come un corpo da usare, non è frutto della cattiveria dei giovani o dell’alcool, ma è di certo alimentato dall’atteggiamento “viriloide” e “populista” di certe manifestazioni culturali, che spesso sono anche spazi dove si incentiva alla spettacolarizzazione del corpo delle donne (le vallette della Fano dei Cesari o quelle del Carnevale, meglio se giovani e poco vestite), senza investimento culturale su modalità corrette e rispettose delle relazioni umane e sociali tra i generi.
Ai nostri amministratori che hanno più volte desiderato di portare Fano sulle pagine nazionali, per l’eccellenza della proposta turistica e culturale, chiediamo proprio ora, che gli occhi sono tutti puntati su Fano, e per un fatto di gravità inaudita, la coerenza e il senso di responsabilità di dimettersi in quanto: 1- responsabili del contenuto culturale di certe iniziative; 2- responsabili della organizzazione di questa notte bianca: chiediamo pertanto le dimissioni immediate dell’Assessore Mancinelli e quelle dell’Assessore Santorelli.
Riteniamo giusto inoltre che le associazioni femministe si costituiscano parte civile nel procedimento a carico dei tre stupratori.
Femminismi – donne di Fano, Pesaro, Urbino
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NOTTE IN BIANCO
Da Notte Bianca a Notte in bianco: Per chi? Per una donna, naturalmente, una ragazza stuprata al Lido di Fano da tre ragazzi. Il manifesto dell’iniziativa che, tanto per cambiare, usava l’immagine di una donna con una espressione incomprensibile è stato tristemente premonitore.
Il Sindaco Aguzzi e l’assessore Santorelli giustificano gli esiti della Notte dando i numeri di quell ”imponente” schieramento di forze di polizia che a loro dire avrebbe garantito lo svolgimento della nottata senza disguidi. Per questi maschi deve essere sempre tutto “imponente”, …e poi si rivela “impotente”.
E’ che non hanno capito una cosa essenziale: non sono i controlli delle patenti, non sono le divise, non sono le mitragliette a creare una atmosfera di festa e di offerta culturale se non ci sono i presupposti di CONTENUTI che facciano sì che, soprattutto i più giovani, non anneghino la noia del solito concertino già visto quattro volte, della decima birretta, della ‘ vasca’ sulla quale si è passeggiato agghindati per mostrarsi col proprio look del cavolo per ore, …una gigantesca sagra dall’orario interminabile.
Questo episodio atroce non va collegato alla Notte bianca di per sé, sarebbe potuto succedere anche oggi invece di ieri,
ma non ci vengano a dire che è un caso, perché ogni scelta di violenza, perché di SCELTA si tratta anche se diranno che erano ubriachi, deriva da mentalità e mancanza di cultura del rispetto.
Le scelte culturali del Comune di Fano hanno appiattito l’offerta e creato un pericoloso AUT AUT: o a recitare i rosari nella Notte dello spirito, promossa dalla curia e amata da assessore deferente, oppure a bere nei bar della Notte bianca, una kermesse di aperitivi con buoni tassi d’alcol: lo testimoniano i tanti ritiri di patente e persone fermate, nonostante ci sia chi afferma che la somministrazione di alcolici sia cessata alle 3.00.
Così, deferenti al potentato cattolico-perbenista che regge Banca e Comune, i politici nostrani, epurato il Teatro, posto il visto di censura alle Stagioni, chiusi gli spazi pubblici, tagliati i finanziamenti all’aggregazione sociale, concessi bonus a chi di dovere… si ritrovano con una Notte in bianco nella quale l’unico proposito di tanti, l’unica differenza da una serata come tante, è quella di qualche ora di sonno in meno. “Social Night”? una trovata priva di qualsiasi sostanza, se non nello scimmiottamento dei nomi delle vie e delle piazze. Manco c’è il wi-fi pubblico a Fano, ma che di network parlano?
Ma a noi quella che spiace è la notte che ha dovuto passare questa nostra giovane simile.
Quando sentirete parlare politici, preti, assessori vari, per qualche giorno, di questa vicenda, tutti “vicini” alla vittima e tutti innocenti, ricordate che a Fano, ormai, non si può più fare una iniziativa su suolo pubblico senza aspettare fino a un mese per la “concessione”, che non vi sono festival organizzati dai giovani, che le poche conferenze si tengono in sale affittate dalla Curia, che il Comune sta togliendo le stanze ai centri d’aggregazione, che i Consultori, che dovrebbero fare educazione sessuale nelle scuole (insegnando la differenza di genere e il rispetto) interessano gli amministratori solo quando si tratta di tagliargli i fondi o di cacciarci dentro il movimento per la vita. Che non è mai stata fatta una campagna per le adolescenti sulla contraccezione e sulla difesa dalle violenze.
Alle ragazze diciamo: e allora facciomocela da sole! E Aguzzi vada in giro col suo fucile… .
Dada.
Femminismi invita le donne fanesi alla sua campagna autogestita contro la violenza, sulla sessualità, sulla differenza di genere e sull’autodifesa.
La Cucuzza ci riprova…

Fano e Cultura: Cucuzza ci riprova … e conferma un teorema.
Eh… sì, è proprio vero, la cultura istituzionale, come la politica, sembra essere sempre di più un fatto di alternanza: quella tra gli interessi ed i gusti (presunti) di casa propria dei pochi che stanno alla guida di giunte ed assessorati. Insomma la famosa “Casa” delle libertà … di interpretare coi soldi pubblici la propria cultura facendo passare ciò per offerta culturale rispondente alla città. E intanto, truci, mosci e preoccupati, ci dicono che dobbiamo essere la città del Carnevale o la Provincia felice … In cambio, panem et circenses.
Proprio ora l’ex sovrintendente del Teatro della Fortuna di Fano, Simone Brunetti, intervistato fa notare come ormai si sfiori il ridicolo epurando dai luoghi decisionali tutti coloro che rischiano di dispiacere qualche santo patrono.
“-Dottor Brunetti, visto da fuori, come le appare il panorama culturale fanese?
Semplicemente non mi appare. Mi spiego … credo che esista oramai veramente poco se non ciò che nasce dalle Fondazioni Carifano e Montanari, dall’associazionismo o dall’iniziativa privata.“
Ma quale iniziativa privata vi può essere coi costi attuali, la carenza di spazi pubblici e strutture?
L’associazionismo sta facendo i conti con tagli pesanti e sempre più problemi economici e logistici. In questo desolante panorama, gli assessori come Franco Mancinelli sembrano più interessati a far pagare ai cittadini costi suppletivi per la cultura (vedi tessera biblioteche), e seguire i propri gusti personali da padellare a tutta la città come universali (non per niente universale in greco è “cattolico”). In piena linea col governo Berlusconi, che taglia i fondi alla cultura e li reintegra dicendo che per pagare aumenterà l’accisa sulla benzina (cultura versus motori), o che taglia i fondi al volontariato mentre aumenta le spese militari. Del resto il ritrito spettacolo delle Frecce tricolori che sfrecciavano sul porto di Fano non è stata la prima offerta nazional-popolare di questa giunta?
Ed anche le iniziative istituzionali a favore delle donne sembrano aver preso con l’assessora Cucuzza il largo verso le coste, anzi verso la Costa (Silvia), quando vengono ospitate a Fano le iniziative contro la violenza sulle donne nel mondo, massimo obiettivo di donne di centro destra per le quali l’emancipazione forse si è fermata lì, e sembrano aver preso la deriva verso la rete (Mediaset) quando si ospita in toto il prodotto (mostra più libro) sulla violenza della giornalista e politica di estrema destra Barbara Benedettelli. Oddio, “estrema destra” può sembrare troppo per una giornalista che ha fondato con Daniela Santanché il “Movimento per l’Italia”, il cui onore sulla stampa consiste perlomeno spesso in esposizione di diti medi o presidi in ray-ban di fronte alle moschee per strappare il velo dalla testa delle musulmane, come dimostrazione di grande voglia di dialogo?
Così, mentre si retrocede verso un panorama in cui la cultura e gli interessi femminili sembrano essere ristretti a “come tenere in galera con certezza i violenti”, nessuno pare porsi il problema se esista anche altro e se il tema può essere altrimenti interpretato.
Quindi in via generale una domanda: una istituzione, quale un assessorato alle pari opportunità, oppure un assessorato alla cultura, deve essere il giocherello di chi è stato votato o uno strumento di promozione delle cultura per tutti, che segua e promuova gli stimoli presenti sul territorio, tutti, senza ridurre le istituzioni a gingillo “dimostrativo” della cultura del vincente (le elezioni)?
E in via particolare: ma la Benedettelli , che viene definita “attivista in ambito sociale” per il sostegno alle vittime di violenza, sosterrà presto anche la catartica pena di morte, come lo striscione di alcuni tifosi dell’ Atalanta? Perché a leggerla sembra più desiderosa di interpretare (anche lei!) la rabbia dei familiari delle vittime che un senso di giustizia e il desiderio di un cambiamento radicale dei comportamenti umani che generano la violenza, come il machismo e lo sfruttamento del corpo femminile nei mass media.
Rimarchevole
link:
la biografia di Barbara Benedettelli: http://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_Benedettelli
l’iniziativa cucuzziana: http://www.viverefano.com/index.php?page=articolo&articolo_id=289319
il blog Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino
Appuntamenti per l’otto marzo

Appuntamenti per l’otto marzo 2011:
Femminismi sarà presente a Urbino martedì 8 marzo, in piazza, dalle 16, per l’iniziativa “Per un otto marzo veramente nostro” indetta dal Centro donna di Urbino, musica, parole, microfono aperto e spettacoli,
invece le Donne in Nero di Fano festeggiano lunedì 7 marzo, a Fano, presso la Sala di Santa Maria nuova, con la proiezione alle 21 del documentario “La politica del desiderio” di Manuela Vigorita.
A Fano, nel pomeriggio dell’0tto marzo, il comitato Se non ora quando festeggia invece con aperitivo dalle ore 18 presso il Chiostro delle benedettine, sempre in pieno centro.
Non perdetevi gli ultimi post politici di Femminismi sull’attualità!
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Il Carnevale dei poveri…
(vignette di Mauro Chiappa)
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E tutte in piazza il 13 febbraio…
E così anche le donne del Pd si sono finalmente incazzate, e con un appello scritto su L’Unità, e spot video con attrici italiane molto conosciute, hanno invitato tutte a scendere in piazza il 13 febbraio per manifestare contro l’immoralità berlusconiana.
Tutte noi abbiamo nicchiato: il testo ci sembrava troppo superficiale nei confronti di quelle, donne come noi, che si prostituiscono, e avevamo sentore di manifestazione di partito organizzata giusto per dare l’ultima spallata al prèmier.
Parlare di prostituzione nel nostro Paese è difficile: anche perché non c’è solo quella fisica ma anche quella intellettuale. E perché il maschilismo ha sempre legato il discorso del poter “comprare” le prestazioni sessuali alla giustificazione di chi, ogni tanto si scorda di pagare, cioè chi violenta.
Anche parlare di libertà femminile è difficile in un Paese come il nostro nel quale le donne che contano sono legate a doppio filo agli apparati di partito, sia nell’università, che in Parlamento, che nel sindacato o nel mondo del lavoro: Basti pensare a Marcegaglia, rampolla di una famiglia di arrampicatori industriali.
Manifestiamo comunque tutte insieme il 13 febbraio soprattutto per dare un segnale di autonomia, differenza, libertà, alle più giovani, quelle che non possono ricordare direttamente quanta è stata dura la conquista dei più elementari diritti civili per le donne in Italia.
Rabbia…

Rabbia.
Un prologo d’attualità all’articolo “Solipismi e leaderismi” di prossima uscita (prima parte già su xxdonne.net)
Chissà quanti avranno sentito dentro di sé e sugli occhi una sensazione di godimento dal sapore di rivincita, dal tremendo spessore dell’ombra di se stessi, piccoli Mister Hyde, quella nostra ombra che non perdona, che si ribella, che pensa male, che si divincola, che urla, guardando le immagini dei fumi e fuochi del 14 dicembre romano.
E non parlo solo delle persone frustrate da anni di impegno, scioperi, proteste, umiliazioni, passati a contrastare questo Governo che ormai, è chiaro anche dagli schieramenti definiti, rappresenta la riedizione aggiornata dell’assolutismo pre-mediatico: LORO contro Tutto il mondo. Parlo anche del gusto a guardare la guerriglia provato da persone anche già disilluse dalla politica, inattive ma egualmente sature di questo Impero della chiacchera e dello sberleffo di Chi Puo’.
Vedere quella rabbia scatenata da sconosciuti (come al solito i maschi sono protagonisti), quel fuoco che di recente avevamo visto a Terzigno, quei fumogeni e quei razzi lanciati contro una polizia già pronta a picchiare, per chi ormai è abituato alla dose massiccia di violenza inoculata dalla tv pareva un Grande Fratello degli sfigati, di quelli che altrimenti le prendono e basta, e le prendono davanti alle fabbriche, nei cortei troppo affollati per piacere a chi Governa, le hanno prese a Genova e dentro i luoghi sgomberati… .
Ma qualcosa puzza, e non si tratta tanto del fumo, o delle ipotesi alla Porta a Porta su di chi siano o se ci siano gli “agenti provocatori”. Puzzano le frasi di sfida vicendevole degli “uomini” della sinistra istituzionale e non, in un corri corri a gareggiare per vincere il ruolo di portavoce sedativi della rabbia popolare: puzzano le riapparizioni di D’Alema, l’uomo che ha svenduto le tv e le elezioni a Berlusconi credendo di poterne essere la controparte e che adesso muore dalla voglia di tornar su grazie all’ondata di casino. Puzza anche il Nichi della Fabbrica, che dichiara di essere disposto, e contemporaneamente di non esserlo, a stare assieme ai moderati per il bene del Paese. Puzzano i video di Blob che rappresentano quelle barricate incendiate come momenti estetici con sottofondo di canzoncina del Panettone “si puo’ fare di più”, puzzano le dichiarazioni fasciste sui pre-arresti, puzza tutta questa retorica di destra e di sinistra.
Quello che penso è quel che ho pensato anche dopo i fatti di Genova: nessun movimento che giustifichi in qualsiasi modo la violenza e che ammetta seppure marginalmente di poter offendere, oltre che il sacrosanto diritto a difendersi, è vincente né porta con sé modalità che possano rinnovare la sua forza, compresa l’inclusione a pieno titolo di noi donne. Le battaglie sociali che abbiamo vinto in questi decenni sono state svolte giorno dopo giorno nelle città, dentro le case, in giro per l’Italia a prezzo di grandi sacrifici personali di tanti compagn*. A volte le abbiamo prese, sia simbolicamente che tramite violenza morale, verbale, fisica.
Ma solo un fesso (e qui offendo anch’io) può pensare che la retorica degli anni ’70 sulla violenza delle manifestazioni abbia prodotto qualcosa se non grassi panzoni che ora al massimo giocherellanno con un Iphone convinti che sia importante per sé per il mondo rispondere per strada a una email .
Quello che serve a questo Paese è quello che ha implicitamente chiesto Monica Lanfranco dopo i fatti di Genova: la fine di ogni tipo di violenza, anche di quella dei maschi “alternativi” e tribali (anche nei modi) che giocano a chi conquista il territorio delle Zone rosse. La fine della politica fatta dalle battaglie per il potere di maschi anziani e di maschi giovani, di padri e di fratelli, la fine dell’arroganza, delle parate, degli “uomini simbolo”, dei leader.
Pure certi cattolici ci sono arrivati a capire il concetto di Rete. Quella vera e non quella degli enfant terrible e riccotti che svelano “tremende verità” facendo venire a tutti la fregola di essere hacker (con modella a tacco 12 di contorno).
Massimo Recalcati in un suo recente articolo su Il Manifesto spiega come i periodi politici del nostro Paese possano leggersi attraverso la psicanalisi come “pre-edipico” (il Duce), edipico (i Padri moderati alla De Gasperi e Berlinguer) e post edipico, o “perversa”, con Berlusconi e la legge dell’individualismo sfrenato (godimento senza limiti versus angoscia della morte).
La rabbia dei figli e dei fratelli di costoro non serve a spostare di un centimetro l’economia di tale politica. Che patriarcato è e rimane. Nemmeno quando momentaneamente si esprime con qualche scaramuccia a suon di bottiglie, bastoni e benzina. Solo la comprensione della profondità morale e dell’utilità anche strategica della non violenza servirà a qualcosa.
Ma proprio i ritmi vitali e la trasformazione dei luoghi che ci circondano paiono impedirci la possibilità di non soffrire di una rabbia e frustrazione profonda e incontrollabile, vittime di una nevrosi simile alla malattia “incurabile” la quale, non prevenuta e con conosciuta, può portare chi ne soffre a cure peggiori del male stesso, autostrade sulle quali passa solo ciò che è cruento, volgare, spaventoso, oppressivo, minaccioso, improvviso, cieco.
Qualche decennio fa, in un film in cui i due protagonisti devono fuggire da una grande villa circondata da un parco, sulle Montagne rocciose, si svolge la scena del loro fermare l’auto di fronte al grande portone che chiude l’uscita dalla proprietà. Gli inseguitori sono alle spalle, loro scendono dall’auto e si avventurano in fuga, a piedi, sfidando angoscia e morte. Oggi quello stesso film non avrebbe visto quegli ultimi minuti di confronto ma l’auto sfondare il portone e sfasciare chissà cos’altro.
Se la nostra mentalità attuale è ormai così abituata al diktat Berlusconiano del “tutto e subito”, la strada da percorrere a piedi sarà ben poca. E se non la si percorre a piedi questa strada non è strada.
Francesca Palazzi Arduini
I Fuochi della Madonna… senza i fumi della retorica

I “fuochi della Venuta”… senza i fumi della retorica.
di Francesca Palazzi Arduini.
Sul comunicato del circolo Nuova Italia Fano che annuncia l’accensione del fuoco da parte di G. D’Anna (Pdl).
Isthar, Iside, Demetra, Artemide, Cibele, Core, Diana, questi erano i nomi della divinità femminile, regolatrice della fertilità della terra, che veniva salutata o la sera dell’8 o quella del 9 dicembre in tante civiltà pre-cristiane prive ancora del nostro calendario.
Con la definizione in Italia del cattolicesimo, la tradizione di accendere fuochi, già conosciuti nelle campagne come “Faoni” o “Faugni”, viene recuperata come “Fuochi della venuta”, celebrativi del passaggio della Casa di Nazareth dal territorio minacciato della Palestina, teatro di sanguinose guerre di religione e del colonialismo Crociato, verso Loreto.
I fuochi, ridenominati volgarmente nel 14esimo secolo “Fuochi della Madonna” sono quindi la versione “cattolicizzata” dei fuochi pagani di saluto alla fertile terra che proprio nei primi giorni di dicembre vede le prime gelate; il silenzioso letargo dell’inverno veniva così salutato con l’augurio del ritorno del caldo e la speranza di raccolti abbondanti espressa nel momento della preparazione finale dei terreni.
Fa senso che su questa tradizione si esprima ora il tentativo demagogico di formazioni politiche di destra, alla ricerca di una propria identità, che vogliono vedere dei fuochi solo il lato tradizionalista cattolico.
Ancora più senso fa vedere Giancarlo d’Anna, del Pdl, ed un sacerdote, accendere e benedire il loro Fuoco impregnato di ideologia:
due uomini che si eleggono celebratori di una tradizione in realtà da tempo immemore espressione di spontaneità popolare e della cultura contadina di ogni Paese, sfuggente a interpretazioni troppo rigide, come del resto il Natale.
E lo fanno in un contesto ex-rurale italiano dove proprio la politica Pidiellina sta cementificando anche gli ultimi spazi di campagna ai margini della città, gli “orti”.
La tradizione dei fuochi, che spontaneamente vedeva noi donne quali protagoniste, è stravolta.
Il culto della Madonna Nera di Loreto ne è un esempio: anche qui è scesa la scure ideologica che vuole manipolare e separare le tradizioni popolari l’una dall’altra stendendovi sopra il velo dogmatico cattolico.
La Chiesa ha sempre infatti affermato che il volto della Madonna di Loreto sarebbe nero perché “affumicato dalle candele dei devoti”, in realtà la Madonna è nera perché simbolo della Dea madre, nera di pelle per una questione non solo simbolica (il nero come colore dell’infinito generatore) ma anche storica. Altroché candele!
Del resto in una Paese come l’Italia, con un presidente del consiglio che dice che Obama è “abbronzato” e con politici come lo stesso d’Anna, che hanno spesso fatto della battaglia contro la presenza di una sparuta e povera minoranza Rom il loro armamento caricato a salve di pregiudizi e non certo “cristiane”… non c’è da stupirsi che anche i fuochi del 9 dicembre diventino triste occasione retorica.
Un’occasione che, a detta degli autorganizzatori autoproclamatisi custodi della “tradizione” si chiude a salsiccia e vino … quando in alcune culture contadine del mezzogiorno proprio in questa occasione si mangiava durante il giorno solo pane… forse erano senza la tessera di Silvio.
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Fano 21 novembre: proiezione di Sidelki
“Sidelki racconta la storia di un’immigrazione silenziosa, quella di migliaia di donne dell’est Europa le quali, per necessità primarie o per accedere a un nuovo tenore di vita, lasciano con grande coraggio ed estremo sacrificio le proprie terre per cercare lavoro in Italia.
Questo è il viaggio delle Sidelki, “le sconosciute”…”
Sidelki, le cui riprese sono state effettuate tra Trentino, Ucraina e Mosca, è stato proiettato con successo a Urbino e continua il suo viaggio.
Sarà una occasione per conoscere la storia di una migrazione femminile, che è diventata negli ultimi anni perno del cosiddetto welfare dal basso, sviluppatosi nei paesi europei che hanno scarsi servizi pubblici, come l’Italia.
Il prossimo appuntamenti è a Fano, domenica 21 novembre, alle ore 17, a cura dell’associazione Alternativa Libertaria, presso il Centro di documentazione Franco Salomone, piazza Capuana 4 (Fano 2).
Tutte le proiezioni sono a ingresso libero.
Femminismi, donne di Fano, Pesaro e Urbino
http://femminismi.wordpress.com
Ha collaborato l’associazione NuovoMondo di Pesaro.
Sidelki рассказывает историю тихой иммиграции, историю тысяч женщин из Восточной Европы которые, для удовлетворения первичных потребностей или для доступа к новым стандартам жизни, оставляют с большим мужеством и крайним самопожертвованием родную землю в поисках работы в Италии . Это путешествие Sidelок, “неизвестные” …
Sidelki povesteşte istoria imigrării tăcute, aceea de mii de femei din Europa de Est care, pentru necesitățile primare sau pentru a accesa la un nou standard de viaţă, pleacă cu mare curaj şi sacrificiu din ţara natale, ca să caute de lucru în Italia. Aceasta esta călătoria de Sidelki, “necunoscutele” …
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Posso?/ Non posso?
Posso?/Non posso?
Giovani generazioni, mercificazione, virtualità.
Caffè filosofico con Laura Piccioni (Università di Urbino), Francesca Palazzi Arduini (Femminismi).
Presso il Centro sociale Oltrefrontiera, Pesaro,
venerdì 22 ottobre ore 21.
Il Caffè Filosofico è uno spazio partecipato in cui poter sperimentare l’opportunità di fare filosofia, un incontro pubblico tra individui che, indipendentemente dalla provenienza culturale e formativa, si confrontano su un tema che possa essere condiviso e su cui poter esprimere una riflessione argomentabile.
E’ presente un animatore (o facilitatore) che ha la funzione di “esperto” non dell’argomento ma degli strumenti con i quali far procedere la discussione nella direzione di un progressivo approfondimento attraverso il dialogo e la problematizzazione dei contributi.
E’ una pratica filosofica attivata nel ’92 al Café des Phares (Parigi) da Marc Sautet e diffusa in diversi Paesi europei ed extra-europei
Sarà presente un banchetto informativo con materiale, magliette e buffet di Femminismi, donne di Fano-Pesaro-Urbino
http://femminismi.wordpress.com
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Sidelki, le sconosciute: un documentario sulle badanti
Nuovi e importanti appuntamenti in provincia ideati e curati da Femminismi .
In primo piano la proiezione di Sidelki / Badanti, documentario di Katia Bernardi, prodotto dalla Provincia Autonoma di Trento.
Primo appuntamento giovedì 14 ottobre 2010, sala Castellani (Collegio Raffaello) ore 17, con la presenza della regista Katia Bernardi a cura dell’Associazione Centro Donna di Urbino e il Patrocinio del Comune di Urbino.
Sidelki, le cui riprese sono state effettuate tra Trentino, Ucraina e Mosca, racconta la storia di un’immigrazione silenziosa, quella di migliaia di donne dell’est Europa le quali, per necessità primarie o per accedere a un migliore tenore di vita per sé e per la propria famiglia, lasciano con grande coraggio ed estremo sacrificio le proprie terre per cercare lavoro in Italia.
Sarà una occasione per conoscere la storia di una migrazione femminile, che è diventata negli ultimi anni perno del cosiddetto welfare dal basso, sviluppatosi nei paesi europei che hanno scarsi servizi pubblici, come l’Italia.
I prossimi appuntamenti saranno a Fano, domenica 21 novembre, ore 17, a cura dell’associazione Alternativa Libertaria, presso il Centro di documentazione Franco Salomone, piazza Capuana 4 (Fano 2) e a Pesaro, giovedì 9 dicembre ore 21.00, a cura del Centro sociale Oltrefrontiera (via Leoncavallo 15).
Tutte le proiezioni sono a ingresso libero.
Ha collaborato l’associazione NuovoMondo.
Femminismi, donne di Fano, Pesaro e Urbino
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