rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per disoccupazione marche

L’inno della Regione!

  

Scadrà a luglio il Bando per la composizione del testo letterario dell’INNO della Regione Marche composto da Giovanni Allevi. E poi dicono che le istituzioni non premiano i giovani! avete il mutuo da pagare? un lavoro precario? Quei 5000 euro lordi fanno al caso vostro!
Anzi, al caso nostro, perché di certo su questo blog non mancheremo, come per la composizione della poesia “L’InFINTito” che abbiamo affiancato allo spot pubblicitario delle Marche girato con Dustin Hoffman… di esprimere tutta la nostra creatività!
Abbiamo pensato anche di informarvi sui commenti apparsi su Youtube rispetto a questo brano musicale che si dovrebbe cercare di far cantare, perché, secondo la Regione,  “Il componimento deve essere liberamente ispirato all’identità, alla storia e alle tradizioni culturali della comunità marchigiana.
Il testo deve essere un componimento poetico inedito e mai pubblicato, redatto in lingua italiana,  avere una durata di esecuzione pari ̀al tempo del brano musicale ed essere coerente con lo stesso nella metrica e nel ritmo. Inoltre il testo non deve contenere elementi che violino la legge ed i diritti di terzi né messaggi pubblicitari o propaganda a favore di persone, enti, prodotti o servizi. Sono ammesse frasi, parole, idiomi o espressioni dialettali aventi una funzione espressiva, legata al messaggio che il testo vuol comunicare.”
Ovviamente non ci prendiamo nessuna responsabilità sui contenuti espressi su Youtube nella pagina del video, che espone comunque quanto siano condivise le scelte di promozione della nostra Giunta, forse esacerbati da quello che la stampa, già nel 2007, riportava rispetto ai costi dell’INNO :
“Quasi 39 mila euro. Tanto è costato l’allestimento della kermesse multimediale con la quale martedì scorso la Giunta Regionale, a Serra San Quirico, in provincia di Ancona, ha provveduto a celebrare l’inno delle Marche recentemente composto dal pianista Giovanni Allevi. Ma non è finita qui. Il listino prezzi comprende anche il costo dell’inno: 18 mila euro, nonché gli 84.000 euro pattuiti con l’artista per diventare testimonial della regione.  La Giunta Regionale «non si è fatta mancare nulla, basti pensare che sono stati spesi tra l’altro 10.100 euro per l’allestimento della Basilica di Sant’Elena che ha ospitato l’iniziativa, 12.500 euro di prodotti per il catering riservato agli invitati dopo l’esecuzione, 3.600 euro per l’esecuzione della serata da parte dello stesso Allevi e 5.400 euro per la locazione di attrezzature varie.Paradossalmente i costi più bassi sono stati riservati al pagamento dei diritti Siae, la vera “bestia nera” per ogni organizzatore di eventi, che si è accontentata di 343,49 euro.”
Che differenza di trattamento tra compositori di musica e poeti di Corte!!!
MA ECCO I COMMENTI:
-Solo Allevi all’istruzione “fai un inno” poteva comporre un preludio che non si può cantare. E’ ideale tuttavia mentre compri i mobili in The Sims.
-geniale… inconfutabili le influenze del nino d’angelo di nnu jeans e nna maglietta, con un tocco delle sperimentazioni armoniche della Bella Lavanderina.
-…tutto ‘sto copiaticcio non arriva a fare schifo.
-Cavoli, questa musica fa veramente cagare.
-Concordo con supermikifano da fotoamatore la maggior parte delle foto sono penose, le altre assurde per l’infima qualità.
-ma chi è il direttore della fotografia di questa porcata???? da fotografo permettetemi di provare vomito a guardare molte di queste immagini! vignettatura, distorsione, foto storte, aberrazioni cromatiche, livelli a culo, saturazioni obrobriose, composizioni che altalenano tra il serio e l’infantile…… poooohhh!!
-io lo rinnegherei fossi in voi amati marchigiani……
mi sembra giusto UN PO’ somigliante al preludio il sol diesis minore di Rachmaninov….la seconda parte mi fa ricordare (sempre UN PO’) i vecchi tempi in cui giocavo ai pokemon e sentivo melodie MOLTO somiglianti a queste. Per le Marche, mia regione, si possono anche fare inni dove le note sono originali a mio parere…

14 novembre sciopero EUROPEO

Il 14 novembre i lavoratori sono chiamati a uno sciopero europeo, il primo segnale di risposta internazionale a un attacco portato in tutto il continente in forme diverse ma sempre durissime dalla borghesia europea ed i suoi governi contro la classe lavoratrice. E ai lavoratori va restituita la titolarità delle lotte, che saranno tanto radicali quanto i lavoratori e le lavoratrici sapranno costruirle e esserne protagonisti.

Nostro compito, come sempre è quello di stare a fianco dei lavoratori, nei posti di lavoro e nelle piazze; perché la nostra condizione di donne ed uomini operai, impiegati, insegnanti, contadini, pensionati, studenti, precari e disoccupati, lavoratori al nero, esodati, partite IVA malpagate è la condizione mutabile all’interno di queste categorie di salariati sfruttati che stanno pagando quella che comunemente viene chiamata crisi, per nascondere il gigantesco saccheggio in atto di risorse economiche ed ambientali, di diritti e di civiltà.

Mercoledì 14 novembre ci sarà il primo sciopero europeo da quando è iniziata questa crisi.

Indetto inizialmente dai sindacati aderenti alla CES, lo sciopero è stato poi indetto dai sindacati alternativi e di base dei vari paesi europei portandovi una maggiore radicalizzazione. Ma questo sciopero non riguarda solo la classe lavoratrice, quanto tutti quei pezzi e segmenti di società che vengono colpiti duramente dalla crisi in corso. In Italia lo sciopero del 14 N è stato indetto inizialmente dalla Confederazione Cobas, per tutta la giornata e per tutte le categorie; poi a seguire la CGIL (per 4 oppure 8 ore a seconda dei territori – tranne la FLC che sciopererà nella scuola il 24 novembre); quindi Unicobas-scuola (tutta la giornata); USI ed infine CUB-scuola.

Mercoledì 14  a Pesaro ci sarà in Piazza del Popolo a partire dalle ore 9.00 una manifestazione della CGIL.

L’Unicobas-scuola di Pesaro vi parteciperà a pieno titolo ed invita tutto l’associazionismo di base, sociale e sindacale, culturale e politico, a partecipare alla giornata di lotta europea del 14 novembre, per far sentire la presenza e la sofferenza di tutta la società colpita dalle politiche di austerity.

Per l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori in lotta contro la crisi.

Ci vediamo il 14 novembre 2012 alle 9.00 in Piazza del Popolo a Pesaro

Unicobas-scuola -provincia di Pesaro-Urbino

 

Sabato 16 giugno: si parla di Crisi

Sabato 16 giugno h. 17.00 (puntuali)

Fano, Centro di Documentazione Franco Salomone, piazza Capuana 4 (Fano 2)

Crisi: davvero a metà del guado?

incontro di discussione promosso da AAM – Assemblea Anarchica Marchigiana

seguirà aperitivo – mostra sulla crisi presso l’ INFOSHOP via di Serravalle 16 h. 19.30 .

 

In occasione degli scioperi indetti dai sindacati di base, e dopo i gravi episodi di aggressione ad operai in sciopero di questi ultime settimane, ci sembra utile riportare anche il comunicato della Federazione dei comunisti anarchici sulle mobilitazioni indette in questo mese di giugno:
 

In una decina di giorni, dal 13 al 22 giugno, l’opposizione sindacale, sociale e politica al governo Monti proverà a riportare nelle piazze delle città italiane valori e proposte alternativi ai provvedimenti, in corso di approvazione in Parlamento, sulla “riforma del lavoro” e di contrasto alle politiche di austerity.

Dopo lunghi mesi invernali di forme di opposizione operaia alla riforma dell’art. 18, (forse troppo di base per la Ceo della CGIL, che ha invece firmato comunque per una modifica della norma sui licenziamenti), in un difficile contesto di crisi europea sempre più avvitata intorno al totem del debito, ci sono stati significativi passi – pur da punti di partenza diversi – che stanno portando ad una convergenza di mobilitazioni in difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

All’intesa trovata, in aprile, dalla stragrande maggioranza del sindacalismo di base per un percorso che portasse allo sciopero generale, è seguita quindi la assemblea di base intercategoriale ed intersindacale di lavoratori rsu/rls a Roma il 26 maggio, con un sostanziale appello finale alla costruzione dell’unità dei lavoratori nei territori e poi l’assemblea a Firenze del 27 maggio per l’anniversario dello Statuto dei Lavoratori, promossa dalla FIOM con un significativo segnale di alleanza con l’opposizione sociale.

Un metodo assembleare non sterile, dunque, ma finalizzato a costruire unità dal basso, nelle categorie, nei territori, a partire dai lavoratori; impegnato a ricostruire opposizione e vertenzialità in un contesto deprivato della contrattazione e soggetto ad una repressione aziendale strisciante e micidiale. Ci vorrà tempo, ma noi comunisti anarchici riteniamo sia proprio questa la dimensione ed insieme il metodo più favorevole per ridare fiducia alle prassi di sindacalismo conflittuale ancora resistenti.

Non dimentichiamo che si tratta di una resistenza resa difficile dai processi di crisi in corso che hanno portato al venir meno di qualsiasi vincolo in merito a diritto del lavoro e contrattazione collettiva, da cui deriva una imposizione autoritaria e repressiva la quale – tramite la distruzione del diritto di coalizione dei lavoratori dentro il luogo di lavoro – punta alla negazione ed eventualmente alla espulsione dell’agibilità del sindacato rivendicativo/conflittuale.

E non solo: la contrattazione aziendale quale unica dimensione rivendicativa alimenta la logica dell’aziendalismo e di scelte corporative che mettono i lavoratori gli uni contro gli altri (nella stessa azienda ed azienda contro azienda), indebolendone drammaticamente potere contrattuale e rapporti di forza.

Sicuramente, la FIOM si trova a pagare pesantemente la scelta adattiva della dirigenza della CGIL alla linea politica del PD di sostegno al governo Monti e di blocco del conflitto sociale. Ed oggi non ha – per ora – davanti a sé altra strada che quella di rafforzare la sua autonomia e di continuare a mobilitare i suoi iscritti ed un fronte di forze sociali più ampio nell’azione di contrasto alla “riforma del lavoro” del ministro Fornero ed alle politiche di austerità. Le giornate di mobilitazione indette dalla FIOM dal 13 al 15 giugno sono certamente molto meno e ben altro rispetto allo sciopero generale annunciato e mai indetto dalla CGIL, ma sono al tempo stesso un segno di presenza, di non abbandono di migliaia di operai ed operaie che hanno dato vita alle lotte di marzo; un segno di fiducia e di speranza, sul piano della tenuta dell’organizzazione e degli iscritti, sulla linea spezzata delle forze sociali in grado di costruire coesione sociale, solidarietà e resistenza.

Tra queste forze si colloca ora con autorevolezza e maggiore credibilità il sindacalismo di base, le cui sigle USB-CUB-Unicobas-USI-Snater-SIcobas hanno indetto lo sciopero generale per il 22 giugno. Uno sciopero che si attendeva invano da altre sponde e che invece finalmente giunge rafforzato da un percorso consultativo meditato tra i sindacati di base e da una assemblea nazionale di delegati ed rsu.

La scommessa è ora quella di evitare che sia solo una concatenazione casuale di date, una giustapposizione di mobilitazioni, affinché sia una decina di giorni di dimostrazione di forza dell’unità dei lavoratori, un’occasione per i lavoratori e le lavoratrici anche di altre sigle di dare un segnale di adesione e di mobilitazione verso lo sciopero generale del 22 giugno, così come a suo tempo diverse sezioni sindacali metalmeccaniche del sindacalismo di base avevano dato solidarietà alle mobilitazioni indette dalla sola FIOM in inverno.

Sarebbe ancora una volta un errore politico tattico e strategico quello di fare contrapposizione di sigle: l’unità dei lavoratori è l’unica condizione per tutte le organizzazioni sindacali rivendicativo/conflittuali di poter contrastare con qualche speranza sia l’attacco capitalistico che la crescente solitudine e mancanza di prospettive di riscatto dei lavoratori di oggi e di domani.

Il 16 giugno a Bologna, sarebbe auspicabile accogliere il presidente del consiglio in carica con una irriducibile dimostrazione di unità di classe.

Commissione Sindacale
Federazione dei Comunisti Anarchici

11 giugno 2012

In mezzo alla strada, e sul marciapiede

S…iamo una comitiva allegra e spensierata
che vive tutti i giorni alla giornata
non ce ne importa niente se piove o se fa bello
P…erché ci abbiamo il popolo a reggerci l’ombrello
a volte si fa a botte per far contenti tutti
almeno mom comprendono che siam dei farabutti
Q…uesta è la breve storia della classe che comanda
che non si fa pensieri d’aver fatto una banda
e se perché o ma come qualcuno gli domanda
R…isponde m’ahi votato? …e mò me ne sto in branda”
(Riccardo Solari, Satirik. Rime per un regime, Archivio Germinal 2011)

Sabato  31 marzo, Fano: Riccardo Solari soi suoi testi e chitarra, e Bea Casalini su testi di Dada Knorr, cantano la crisi in occasione della European Day of Action against Capitalism, la giornata europea anticapitalista, giorno di mobilitazione in tante città europee.

“compriam molto e vendiam poco
ed è qui che si fa il gioco
che ci rende indebitati ed ai tassi ammanettati
… e l’Europa dei padroni senza chiedere il permesso
ha investito dove è meglio l’operaio fare fesso”
(Dada Knorr)

I fanesi, indaffarati per il mercato cittadino, si fermano a leggere i dati sulla crisi occupazionale in provincia, ma è soprattutto sulla realtà dello scollamento tra società e politica, tra esigenze reali e scelte amministrative, che abbiamo puntato il dito, segnalando come anche sul nostro territorio le scelte degli amministratori non tengano seriamente in conto il problema della disoccupazione giovanile, della crisi economica, ma viaggino verso scelte d’investimento utili solo ai grandi gruppi imprenditoriali.
Oltre a distribuire i dati sulla crisi in provincia (estratti dal recente rapporto Cgil, che invece proprio oggi, domenica, volantinava davanti alle chiese per …sensibilizzare sull’importanza dell’articolo 18, della serie non si sa più a che santo votarsi), abbiamo diffuso il testo della Giornata anticapitalista.
Grazie a Riccardo Solari per aver cantato per noi anche il suo nuovo stornello su Mario Monti, “ Il sedentario”.

European Day of Action against Capitalism
31 marzo 2012

 

L’Europa e l’Unione europea (UE) sono in stato di emergenza. Da mesi si aggrava la crisi del credito e del debito pubblico. Nelle varie e ripetute conferenze i governi vagliano programmi per risanare il capitalismo in Europa. Secondo media e politica si andrebbe altrimenti incontro al collasso e alla recessione, oltre che al sorgere di una nuova povertà. Questa retorica catastrofista apre la via alle sfrenate riforme di mercato, che influenzeranno la nostra vita e la nostra società per decenni – se noi non ci opponiamo!

La globalizzazione capitalista dei decenni passati ha intensificato la concorrenza tra imprese e stati . Tutte le grandi nazioni industrializzate hanno ampiamente deregolato i propri mercati. Hanno imposto tagli sociali, privatizzato beni comuni, limitato i diritti dei dipendenti ed aumentato il controllo sociale. Tutto nell’interesse di una sregolata crescita capitalista. Ma persino in Europa, nella zona benestante di questo sistema mondiale, la nostra vita si fa di anno in anno più insicura e la scissione sociale continua ad aggravarsi. Nei cosiddetti “mercati emergenti” la crisi sociale è in ogni caso permanente: espropriazioni e sfruttamento senza scrupoli sono appoggiati dallo stato per giustificare una crescita nazionale che in realtà raggiunge solamente pochi privilegiati. La trasformazione neoliberale dei decenni scorsi ha anche fatto straripare i mercati finanziari: sia il boom del dotcom, siano fondi immobiliari o la tratta di titoli derivati – da anni esplodono le bolle speculative, ad ogni boom segue una recessione. Non è colpa dell’avidità o della corruzione di una piccola élite, come spesso supposto. È colpa della giornaliera logica di mercato a cui tutti noi siamo costretti, uguale se lo vogliamo o no.


Nel 2011 la crisi monetaria e l’aumento del debito pubblico si sono acutizzati. Ad alcuni stati manca poco alla bancarotta, che in questo modo metterebbe in pericolo l’euro. A giudicare da valutazioni superficiali e populiste questi stati avrebbero “vissuto sopra i propri mezzi”. In realtà hanno cercato soltanto di creare una crescita economica tramite l’indebitamento. Si sono comportati come tutti gli stati, solo senza riscuotere nessun successo. Il sostegno economico, che ricevono dalla banca centrale europea (BCE) e da nuovi fondi di soccorso di miliardi di euro sono legati a vincoli senza riguardo. Allo stesso tempo un limite d’indebitamento dovrebbe rinnovare la fiducia nel mercato, naturalmente a sfavore di lavoratori, studenti e disoccupati. I profitti privati invece non si toccano. I paesi dell’est e sudest candidati all’entrata in Europa si trovano in una situazione analoga, infatti la UE e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) li incitano a vasti tagli e programmi di privatizzazione. Tutto ciò per rafforzare il regime di concorrenza che si trova in crisi e per salvaguardare le pretese delle nazioni dominanti in Europa. Malgrado ci siano disaccordi riguardo i particolari, Francia e Germania insieme sono riuscite ad imporre i propri interessi senza grandi difficoltà.

Il 31 marzo sarà soltanto un primo passo. Le nostre manifestazioni in contemporanea nei diversi paesi europei sono più che un solo simbolo di solidarietà. Già da ora danno inizio a una discussione, creando una rete che coinvolge quasi tutta Europa. Invitiamo tutti i gruppi per l’emancipazione a prendere parte attivamente a questo progetto.

L’impatto della crisi nei nostri paesi ha effetti diversi, però abbiamo tutti quanti un obiettivo comune: non vogliamo salvare il capitalismo, lo vogliamo distruggere! Ci opponiamo a ogni forma di nazionalismo e a una politica che si adatta a interessi dello stato. È importante difendere diritti sociali già esistenti ed ora posti in discussione, ma la nostra prospettiva deve andare oltre. Noi vogliamo sbarazzarci delle costrizioni del capitalismo e delle sue istituzioni politiche. È questo l’unico modo in cui la diffusa richiesta di una “vera democrazia” possa realizzarsi. (…)

AAA cantastorie cercasi


CERCHIAMO CANTASTORIE, STORNELLATORI/TRICI per cantare in piazza e per la strada stornelli sulla “crisi”, accompagnati da questo testo che vorremmo distribuire.
Chi vuole rivestire per un po’ questo ruolo che ormai manca nella nostra società, può proporsi qui o sulla pagina facebook dell’evento, usufruire delle frasi-stornello già scritte in questo post e proporre se vuole anche su stornelli originali.

Crisi crisi crisi: ma cos’è?!?

in occasione della giornata europea anticapitalista,
European Day of Action against Capitalism
Sabato 31 marzo, Fano, Infoshop di via da Serravalle 16,

chiusura della mostra sulla crisi e per l’occasione…il “CantaCrisi”!
dalle 10.30 in poi in via da Serravalle e dintorni si stornella sulla crisi
con Riccardo Solari and co..

Nella mostra che chiude il 31 marzo all’Infoshop, intitolata “Ma cos’è questa crisi”, abbiamo cercato di spiegare come è stata creata, chi sta pagando/chi pagherà questa crisi e le possibili alternative per uscirne.

I dati di Cgil Marche sulla disoccupazione riguardanti anche la nostra provincia:

- una sola assunzione su 11 avviene con contratto a tempo determinato, il resto sono contratti provvisori che non danno alcuna sicurezza per il futuro, spesso malpagati, a fronte di una disoccupazione che ha raggiunto nella provincia il tasso di disoccupazione al 6,7 per i maschi, quello femminile dell’8,3%, il più alto degli ultimi 15 anni. Il lavoro interinale (praticamente il lavoratore in affitto), passa ad essere il 16,7% del totale nelle assunzioni.

- nelle Marche 46mila persone cercano lavoro, che raddoppiano se consideriamo la disoccupazione non emersa. Ai giovani viene sempre più spesso offerto lavoro sotto forma di “stage”, lavoro nero in realtà e senza garanzie di nessun genere.

- circa 20mila lavoratori in cassa integrazione e 10mila lavoratori licenziati nel 2011.

E come pensano i nostri politici di impegnarsi strategicamente per ridurre la disoccupazione, sostenere opportunità di lavoro per i giovani, cambiare lo scenario della crisi imprenditoriale?!

Finora la politica della Regione Marche e delle nostre Province è consistita nell’impiegare i soldi giunti dall’Unione Europea (sempre soldi nostri, ovviamente).

Ma si tratta di una goccia nel mare, rispetto alla quantità enorme di quattrini che vengono impiegati nell’industria pubblica maggiore delle Marche: la Sanità.

Ora, Pesaro e Fano stanno seguendo gli input regionali per dare alla luce un colosso sanitario dai primi costi mostruosi: oltre 130 milioni di euro!

Soldi che serviranno ad accorpare i posti letto dei comuni di tutta la provincia, con buona pace dei sindaci, anche dei più “roboanti” come il sindaco fanese Aguzzi, che dichiaravano che
i presidi medici locali “sarebbero stati tutelati”.
In definitiva: la crisi c’è, ma non per chi usa i soldi pubblici per progetti inaccettabili!
Per questo è importante esserci,
creare momenti di scambio e di confronto sulle realtà della crisi, e
prendere la parola a livello locale sulle tante scelte prive di obiettivi condivisibili che stanno compiendo amministratori che non rappresentano più nessuno se non se stessi.

 

La mostra all’Infoshop, della quali puoi leggere parte del materiale su questo blog (ma cosa è questa crisi testi), è stata autoprodotta da: Alternativa libertaria-FdCA, Fano in transizione e gruppo cohousing, Femminismi, con la collaborazione di Rete 99%.

Verso il 15 ottobre… e dopo

E’ indetta per MARTEDI’ 18 ottobre, alle ore 21.00 (dalle ore 20 con cena condivisa), presso il Centro Salomone a Fano in Piazza Capuana 4 (Fano2), la riunione per una rete di attivisti sindacali e sociali contro la crisi (provinciale ed interprovinciale).
Dopo 3 riunioni, di cui una preparatoria alla assemblea dell’Appello Dobbiamo Fermarli (Roma 1 ottobre), una di dibattito sulle questioni del debito ed una preparatoria alla manifestazione nazionale del 15 ottobre sempre a Roma, la prossima riunione intende fare una valutazione delle inziative di resistenza in corso ed esperire le possibilità per la costituzione di una rete provinciale (ed eventualmente interprovinciale) di attivisti sindacali e sociali, sulla base del no al pagamento del debito, del no alle spese militari, della difesa dei beni comuni, della giustizia e diritti per tutti nel mondo del lavoro, di una rivoluzione democratica e di una sperimentazione di forme sociali di eco-solidarietà sul territorio. Tutt* gli/le interessat* sono invitat*.
Per contatti 3296180304

Si è tenuta il 5 ottobre nella sede del Centro Salomone a Fano, la seconda riunione degli attivisti sindacali e sociali scaturita dai firmatari dell’appello “Dobbiamo Fermarli”. Erano presenti esponenti della CGIL che Vogliamo, dell’Unicobas, del Collettivo Femminismi, di Alternativa Libertaria/FdCA, più individualità fanesi, anconetane ed ospiti riminesi (in particolare, il prof. Savino Frigiola), invitati su iniziativa dei  delegati andati a Roma.
La riunione si è articolata in
a) resoconto dell’assemblea dell’1 ottobre a Roma dell’appello “Dobbiamo Fermarli”, con lettura dei 5 punti contenuti nel documento finale
E’ stata nuovamente stigmatizzato il punto che prevede la “nazionalizzazione delle banche”
b) dibattito sul punto 1 del documento finale di Roma, per quanto riguarda il non pagamento del debito
Il dibattito ha visto emergere posizioni (Frigiola) che puntano soprattutto alla responsabilità delle banche e quindi ad una battaglia per il ritorno ad uno Stato che batte moneta propria e dall’altra posizioni che allargano invece al sistema capitalistico globale ed al ruolo degli Stati le responsabilità della crisi in atto.
c) manifestazione nazionale del 15 ottobre a Roma
si comunica che ci sono pullman per Roma organizzati dalla FIOM di Ancona e Urbino.
d) costruzione di una rete territoriale rivendicativa, vertenziale e per la sperimentazione di nuove forme di eco-solidarietà
la prossima riunione è convocata a tutti gli interessati per MARTEDI’ 11 ottobre alle ore 21.00, presso il Cento Salomone di Fano.
per contatti 3296180304
In coda alla riunione è giunta la notizia della costituzione di un Comitato per la difesa delle scuole di Fano, contro le ipotesi di riorganizzazione e smantellamento dei plessi scolastici in città

Giovedì 30 settembre nella sede del “Centro Franco Salomone” a Fano (Piazza Capuana, Fano2), su iniziativa dei firmatari dell’Appello nazionale Dobbiamo Fermarli, si sono incontrati una ventina di attivisti sindacali e sociali di varie realtà locali:  CGIL che Vogliamo, Unicobas, Collettivo Femminismi, Transition Town, Campagna Palestina Solidarietà, Coordinamento Precari della Scuola delle Marche, FdCA, individualità fanesi ed anconetane per discutere di

1. contenuti e partecipazione all’assemblea dei firmatari dell’Appello Dobbiamo Fermarli dell’1 ottobre a Roma (a cui sono resi disponibili a partecipare tre delegati)

 2. percorso verso la manifestazione nazionale ed europea del 15 ottobre

3. possibilità della costruzione di una rete provinciale di mobilitazione e di creazione di alternative sostenibili contro la crisi.
Dopo un dibattito ampio ed animato che ha toccato alcuni temi della crisi a livello nazionale/europeo ed a livello locale, l’assemblea si è riconvocata per mercoledì 5 ottobre sempre presso la sede del Centro Salomone, alle ore 21.00.

L’assemblea è aperta a tutt* coloro che sono interessat*.

per contatti 3296180304

E il PD fa la festa…

Sciopero Cgil disertato da tantissime persone che non possono permettersi di scioperare perché tanto stanno per essere licenziati, e comunque li sostituiscono con gli interinali…,

città di Pesaro fortificata e invasa da una festa di partito (pensate che scandalo se avesse preteso qualche altra formazione politica di monopolizzare la città… e chissà quanto pagheranno di suolo pubblico…),

sindaci e dirigenti provinciali che parlano, spendono e spandono per il loro festival della “felicità” invece di pensare seriamente alla solidarietà sociale, strutture pubbliche che chiudono o vengono appaltate alle mafie dell’imprenditoria a buon mercato (leggi falso cooperativismo, coi dirigenti ben pagati e gli operai che lavorano a 5 euro all’ora). Questa è la situazione anche nella nostra provincia.
C’è un segno chiaro in tutto questo: occorre riappropriarsi dal basso dei luoghi, delle risorse, per fare solidarietà sociale, istituendo da subito sistemi di muto soccorso e se necessario anche un sistema di scambio anti-monetario che consenta alle persone in difficoltà, ai tanti precari e persone che non riescono più ad arrivare a fine mese, di vivere. 

E non, come è stato detto  dal palco di Piazza del Popolo, per “vivere” come se ciò fosse una concessione a tirare a campare e a “farsi una famiglia”, ma per riuscire a cambiare questo sistema politico totalmente asservito agli interessi di pochi e usato da amministratori che usano la cosa pubblica come fosse il loro trastullo privato.
Un invito a tutti: cominciamo a leggere i piani regolatori, i bilanci regionali e comunali, le delibere finanziarie della nostra provincia, e dove fuggono soldi interveniamo con decisione, rivendichiamo la sovranità delle reali esigenze sociali con iniziative condivise, decise, assembleari!

(illustrazione di mauro chiappa)

Blitz al Cateraduno per il reddito minimo garantito


il 2 luglio il Csoa Mezzacanaja di Senigallia ha fatto un blitz al Cateraduno per sensibilizzare sulle condizioni di precarietà e disoccupazione nelle Marche, ecco il volantino:

PER UNA LEGGE REGIONALE NELLE MARCHE – REDDITO MINIMO GARANTITO PER DISOCCUPATI/E, INOCCUPATI/E, PRECARI/E! NELLE MARCHE LA CRISI:

Il tasso di occupazione è diminuito del 2,4% e la disoccupazione raggiunge le 52.595 unità, il 48,2% in più (dal 5,1% del 2008 al 7,5% alla fine del 2009). In cerca di lavoro invece sono il 48,2% dei marchigiani, la media più alta d’Italia.

Sono diminuite l’assunzione e aumenta la precarietà con un’impennata dei contratti atipici e una diminuzione di quelli qualificati. I contratti a tempo indeterminato oggi sono il 10% del totale, due anni fa, invece, erano il 20%.

L’iscrizione alle liste di mobilità dal 2008 al 2009 ha avuto un incremento del 48,5% (da 9.872 lavoratori a 14.659).

La cassa integrazione – ordinaria e straordinaria – nel 2008 ha coinvolto 5.201.704 lavoratori, un anno dopo – 2009 – ne ha coinvolti 21.607.994, oltre quattro volte. *

Per quanto riguarda il disagio economico in cui versano le famiglie nella nostra Regione, nel 2008 il 6,9% non ha avuto soldi per alimentari, il 10% non li ha avuti per le spese mediche, il 13,6% non li ha avuti per i vestiti necessari, l’8% non li ha avuti per i trasporti; il 10,3% arriva con difficoltà alla fine del mese, il 10,1% è stato in arretrato con le bollette, il 9,4% non riesce a riscaldare casa e il 32% non riesce a sostenere spese impreviste.**

*Fonte: Quaderni dell’Osservatorio concernente il mercato del lavoro delle Marche – Aprile 2010. **Fonte: ISTAT – Dicembre 2009.

LE FACCE DELLA PRECARIETA’:

Disoccupazione, licenziamenti, cassa integrazione, procedure di mobilità, riduzione del reddito familiare e individuale, lavoro nero, bassi salari, incidenti sul lavoro, dequalificazione del titolo di studio, orari troppo lunghi, ferie, malattie e maternità non pagate, contributi non versati, negazione dei diritti civili e sociali, sfruttamento.

La precarietà è tutto questo, ma non solo. La precarietà non è solo una condizione lavorativa ma esistenziale.

La precarietà è generalizzata. La precarietà ti rende ricattabile; il ricatto è il ricatto del bisogno; il ricatto del bisogno è il ricatto sulla vita; se sei ricattabile non puoi far valere i tuoi diritti ne conquistarne di nuovi.

DOVE FUGGI? IN ITALIA …

non c’è un sistema di welfare adeguato e quel poco che c’è non copre tutti ed è di breve durata. Ad esserne esclusi sono soprattutto precari, inoccupati, disoccupati, giovani, lavoratori impiegati con contratti di collaborazione (co.co.pro), interinali, persone cioè che non hanno tutti i requisiti richiesti attualmente dall’Inps.

Mancano misure sociali in grado di sostenere concretamente chi perde il lavoro, chi è precario, chi ha un reddito troppo basso per permettersi una vita dignitosa.

IL REDDITO MINIMO GARANTITO …

è una forma di remunerazione e non di assistenza. E’ un’erogazione monetaria, a intervallo di tempo regolare (ad esempio un mese), distribuita a tutti coloro dotati di residenza da almeno un certo periodo di tempo (ad esempio,

due anni), per il periodo che va dalla maggior età all’età pensionabile, in modo di consentire a tutte/i una vita dignitosa. La sua erogazione è diretta (liquidità monetaria); indiretta (accesso ai servizi); elevata (permette di non dover accettare qualsiasi offerta di lavoro a qualsiasi condizione ma di avere il tempo e la possibilità di cercare o crearsi un’occupazione, evitando così di ricorrere al lavoro nero); incondizionata (erogata a prescindere da quanto e da come si è lavorato in precedenza e da quanti contributi si siano versati e che sia legato solo al livello di

reddito (Isee) raggiunto l’anno precedente). Lo scopo è quello di consentire, al pari della cittadinanza giuridica, il pieno godimento dei diritti di cittadinanza economica e sociale.

IMPOSSIBILE? UN’UTOPIA? NO, DAL 2009 ESISTE NELLA REGIONE LAZIO, OLTRE CHE IN OGNI STATO EUROPEO.

APRIAMO UNA CAMPAGNA PER UNA

LEGGE REGIONALE SUL REDDITO ANCHE NELLE MARCHE!

CSOA MEZZA CANAJA

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