rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per campagne nazionali

SIAE? Che Truffaut ci protegga!


Appello per la depenalizzazione delle letture pubbliche.

Vogliamo raccontarvi il gran rispetto e guadagno che abbiamo ottenuto dai pubblici ufficiali di questo Paese in occasione della Giornata internazionale della poesia.
21 marzo: giornata decretata da svolgersi in omaggio alla poesia, e noi lo facciamo, visto che qui non lo fa nessuno; evidentemente non ci sono poeti e poete in giro a presentare nulla per questo 21 marzo, beh, lo facciamo noi.
Dice un saggio “I ricchi hanno dio e la polizia, i poveri la poesia e le stelle”, così, per tirar su gli animi, annunciamo che leggeremo, in italiano e polacco, all’interno della Libreria Il Catalogo di Pesaro, il 21 marzo, a ingresso libero. Leggeremo Wisława Szymborska sulla base del volume recentemente edito da Adelphi che consta di 244 testi. Ne leggeremo 18, il 7%. Non ci sono fotocopie, chi vuole porta il libro o se lo acquista. Non si tratta di promozione del testo, la maggior parte delle persone che vengono lo hanno già e la libreria non dedica una esposizione di volumi dell’autrice in modi particolari o con fini promozionali.
Ma ecco la SIAE: loro arrivano prima della lettura, fotografano (sì, avete capito bene, anche se non siamo a CSI), guardano l’elenco delle 18 poesie coi loro titoli in lingua originale, e danno appuntamento ai librai il lunedì successivo per “monetizzare”. Ma come? Occorre chiedere il “permesso” agli editori anche per una lettura di pochi brani tratti da un libro? Sì, anche per maratone letterarie, e addirittura per “visite guidate” se durante queste si citano brani di opere letterarie! E nel regolamento Siae non è specificata la percentuale letta dell’opera. Trattandosi di poesia, la cosa appare ancora più grottesca.
E proprio di “permesso” si parla: possiamo comprare i libri ma non possiamo leggerli neppure in piccole parti in pubblico senza chiedere il permesso e pagare altre consistenti tariffe, siamo solo consumatori pressati tra mura domestiche (tassate pure quelle). Così, per questa serata che potremmo definire di volontariato, dobbiamo ringraziare Siae per la comoda cifra di euro 82 prevista per letture effettuate in biblioteche e librerie con meno di 100 posti. La conta degli orecchi infatti prescrive che la tariffa per il beneficio arrecato a più di cento persone tramite la lettura di opere … salga in proporzione. Ma non temiamo: il o la poeta per cui si raccoglie un euro ad ascoltatore non diverranno milionari … molte bocche ci sono prima da sfamare. E in casi di promozione di un libro chi ne detiene i diritti guadagna due volte, sia tramite la Siae che nella pubblicità indiretta.

Noi pensiamo che se in Italia esistesse un po’ di gratuità in più sarebbe molto meglio per tutti … perché Siae è  messa in condizione di tassare anche i personaggi immaginari di Fahrenheit 451: del resto loro i libri li imparavano addirittura a memoria e li recitavano ove capitava!
Possiamo ipotizzare anche una serie di multe ai bambini che negli asili imparano a recitare Rodari a scuola, e il grottesco si ripropone.
Citando un altro regista, Jean Luc Godard, potremmo azzardare: “Gli autori non hanno diritti, solo doveri” ma questo è un argomento controverso, in un Paese dove Siae ha da poco chiuso il Fondo di solidarietà per gli autori di teatro,cinema, tv, radio.
Chiediamo solo agli editori di riflettere su questo e a tutti coloro che ci leggono di fare in modo che Siae “depenalizzi” totalmente le letture letterarie, le maratone letterarie, le citazioni pubbliche nei casi in cui queste non consistono nell’uso a fini di lucro ma in semplice promozione culturale. Così come già chiesto 3 anni fa dall’Associazione italiana biblioteche.

Francesca Palazzi Arduini, lettrice
Monia Andreani, Docente di Diritti Umani

Marlena Gutkowska, lettrice
Lia Didero, associazione Alternativa Libertaria
Donato Romito, associazione Nuovo Mondo
Giovanna Guidi
Elsa Tarsi, commessa
Daniela Pietta
Simone Brunetti, operatore teatrale
Augusto Celsi
Debora Martini, insegnante

 Aderite commentando questo post! Specificate nome, cognome, eventuale qualifica, città di residenza, l’appello sarà inviato a stampa specializzata, radio, Siae, librerie e biblioteche.

Pesaro, 21 aprile 2012

11 aprile: espropri in Valsusa

In occasione della giornata di mobilitazione in sostegno del movimento NO TAV, mercoledì 11 aprile, dalle ore 17.30 in poi, presidio NO Tav presso l’Infoshop di via da Serravalle 16 a Fano (PU), volantinaggio e musica.

La tav è una grande opera pubblica che non serve a nulla se non a rifinanziare le casse della mafia e dei partiti. Essere no tav per te, cittadino italiano significa bloccare la casta che oggi ti ha portato in questa crisi economica, ha riempito questo paese di debiti e vuole farteli pagare con una manovra da oltre 20 mld di euro e vuole farne altri 22 mld con la sola tav Torino Lione. Essere no tav significa scommettere sul futuro di questo paese, lottare per cambiarlo e proporre tante piccole opere utili e investimenti essenziali per uscire dalla crisi economica. Le scuole cadono a pezzi, gli ospedali chiudono, i giovani vanno a studiare e fare ricerca all’estero, i treni pendolari vengono soppressi e a Chiomonte in val di Susa per recintare un finto cantiere dove non si lavora il governo spende 90.000 euro al giorno da più di tre mesi per pagare la polizia in trasferta (fonti Sap sindacato polizia), dall’ 11 aprile 2012 partono gli espropri  delle terre private i cui proprietari si oppongono all’opera. Ci saranno altri arresti, altri feriti per imporre un’opera inutile?  Non è forse ora di dire basta? In tutte le città d’Italia siamo vicini alla valle in lotta: vieni anche tu a conoscere le ragioni del no tav, vieni a incontrare i no tav della valle di Susa, sostieni e aiuta la lotta no TAV.

Perché di opere inutili e dannose per noi e per il nostro territorio ce ne sono tante in tutte le regioni, anche qui in provincia.

(testo tratto da notav.info)

Pesaro sabato 3 marzo NO-TAV, solidarietà e resistenza!

 

Mentre la stampa di regime continua a invocare il”terrorismo” offendendo e diffamando la protesta popolare in Val di Susa e farneticando su strumentalizzazioni da parte di “frange estremiste” (ma quante sono queste frange!?!),la protesta di massa in Val di Susa continua, e inizia la repressione anche dei gesti di solidarietà, ieri ad Ancona una dura carica della Polizia.

Da ieri inoltre non è funzionante una parte delle mailing list del nostro sito, comitatinrete.it, ed alcuni siti italiani sono stati oscurati.

Abbiamo chiesto ad ARUBA di dare spiegazioni sul blocco degli indirizzi subito che ad un test eseguito risulta essere stato fatto dl server stesso. Per ovviare a questo problema, se dovesse persistere, invieremo le email usando l’intero blocco di indirizzi degli iscritti.

Informo comunque chi fosse interessato che domani pomeriggio, a Pesaro, ci sarà una iniziativa di solidarietà coi valligiani proposta dal centro sociale Oltrefrontiera e aperta a tutti a prescindere dall’appartenenza politica:
Sabato 3 marzo saremo in piazza del popolo a Pesaro dalle 16 alle 18 per dimostrare in maniera concreta la nostra solidarietà  e complicità con la resistenza del movimento no-tav e con Luca….

Lanciamo alle strutture e ai/alle singoli/e compagn* quest’appello e invitiamo tutt* ad esser presenti per sostenere a livello provinciale la lotta contro il tav .

Esporremo (come sabato scorso alla grande manifestazione in val di susa) un unico striscione contro gli arresti del gennaio scorso contro gli/le attivist* no tav “resistere alla repressione” che è firmato Pesaro Urbino no tav,questo per fare in modo che tutt* si sentano rappresentati e senza dover per forza far emergere ogni singola rappresentanza…

Faremo volantinaggio portando la voce della valle nella nostra provincia e cercando di fare contro-informazione rispetto a quest’opera inutile e dannosa….

Saremo in piazza contro chi pensa di poter espropriare i terreni della valle con la violenza dei manganelli e i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo.

Saremo in piazza per sostenere il movimento no tav , per Luca e per il futuro di tutt* noi ….

Csa oltrefrontiera

da globalproject-1 / 3 / 2012

Raccogliendo l’appello lanciato dall’assemblea NoTav di Bussoleno ieri notte, anche nelle Marche l’appuntamento di mobilitazione era fissato attorno alle 18.00 davanti alla stazione fs.

Il piazzale antistante lo snodo ferroviario aveva già ospitato lunedì il presidio convocato dall’Assemblea Permanente Movimenti Marche in solidarietà alla ValSusa, al fianco di Luca Abbà.

Sono bastati solo pochi secondi per comprendere oggi le diverse intenzioni da parte dei tutori dell’ordine pubblico.

Stavolta sono state le manganellate ad aspettare i manifestanti alla stazione. 

Una carica a freddo che ha atteso gli attivisti prima che riuscissero a raggiungere l’ingresso della stazione.

Almeno 4 i feriti, diversi i contusi. Nonostante l’accoglienza brutale della polizia, le oltre 200 persone presenti hanno resistito mantenendosi davanti all’entrata della sede ferroviaria.

Con determinazione gli attivisti hanno voluto sostenere la parola d’ordine che arrivava dalla ValSusa: blocchiamo tutto!

Dopo la carica, blocco totale del traffico nell’ora di punta sulla statale Flaminia, arteria fondamentale della circolazione cittadina.

Un blocco portato avanti per 2 ore, che si è concluso con un corteo non autorizzato. I manifestanti si sono diretti verso il centro, continuando a paralizzare la viabilità fino a raggiungere la sede dell’Ambasciata dei Diritti per riunirsi insieme all’Assemblea Permanente dei Movimenti.

Quando cala la sera la luna scopre il vero volto della gestione dell’ordine pubblico al tempo del governo tecnico: lo sgombero violento del blocco dell’A 32 a Chianocco come le manganellate preventive a vietare un presidio annunciato pubblicamente.

La giornata di oggi ha dimostrato come sia fallito il tentativo di isolamento mediatico e di forzatura sul piano militare ai danni del movimento NoTav.

Siamo tutti e ovunque No Tav. La Valle non si arrende!

 

Siamo tutti NO TAV


Il
Decreto sviluppo del maggio 2011, ha definito la possibilità di militarizzare il territorio per le “opere di interesse strategico nazionale, già fissate con la legge Obiettivo n.443 del 2001.
Ora viene applicato l’articolo 682 del codice penale: che dice testualmente: “Chiunque si introduce in luoghi, nei quali l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto da tre mesi a un anno, ovvero con l’ammenda da cinquantuno euro a trecentonove euro”. Ciò potrebbe essere anche in tanti altri casi oltre alla battaglia NOTAV, cioè nel caso di proteste pacifiche contro installazioni nocive sul territorio di ogni tipo. Anche gli esprorpi di terreni ai privati procedono senza rispettare tutte le procedure: alla faccia di un Governo alto-borghese che con le recenti denunce contro i No Tav voleva ergersi a paladino della legalità!
Un dossier WWF aveva già evidenziato che il programma delle grandi opere è lievitato in 10 anni da 125,8 miliardi di euro del 2001 a 367,4 miliardi di euro del 2011, con aumento delle opere da 115 a 390. Si prevede che il 61% degli interventi (pari a 224 miliardi di euro) siano concentrati nel Centro-Nord contro il 38% del valore economico complessivo (pari a 143 miliardi di euro) nel Sud, sottovalutando il gap infrastrutturale del nostro Mezzogiorno.
La conclusione del WWF è che l’aumento dal 2005 del numero delle opere e dei costi dimostra che non è stata compiuta alcuna selezione delle priorità utili al Paese, ma s’è dato ascolto in questi anni alle clientele politiche nazionali e locali e agli interessi dei grandi gruppi edili e di progettazione
Una grande opera o è fortemente utile o è fortemente dannosa, perché richiede investimenti che vengono sottratti ad altri capitoli di spesa e perché ha un forte impatto sul territorio che la ospita. La questione fondamentale del progetto della nuova linea ferroviaria Lione-Torino, che è anche la più costosa opera pubblica mai progettata in Italia, è la sua inutilità, perché le ipotesi di traffico su cui si basa sono state smentite dalla realtà dei fatti, che mostrano una inarrestabile caduta dei movimenti di merci e di passeggeri sulla sua direttrice.
Il traffico merci del Frejus, nel 2009, è stato di 10 MT, come nel 1993; quello del Monte Bianco si attesta addirittura ai livelli degli anni ’70. La punta massima si è avuta tra il 1994 ed il 1998: da allora i due tunnel hanno perso un terzo del traffico. Questo dimostra che non c’è ragione di costruire nuove infrastrutture.
Il costo al km dà dei dati impressionanti: se dividiamo gli 8,8 miliardi che pagherà l’Italia per i suoi 35,5 km della parte comune si arriva a 250 milioni per km., notizie di stampa fornite dagli stessi proponenti ammettono un costo storico di 120 milioni di euro per Km, che, tradotto in euro correnti, corrisponde a 160 milioni di euro per km!!!
I fondi necessari per la Torino Lione sono direttamente sottratti ad altri interventi. Già con i primissimi finanziamenti necessari al tunnel geognostico di Chiomonte si è cominciato a prelevare dai fondi che erano già destinati ad altri capitoli di spesa: in questo caso all’ art. 6 del DL 112/2008, che assegnava risorse alla messa in sicurezza delle scuole, alle opere di risanamento ambientale e all’innovazione tecnologica. L’economista Marco Ponti, insieme ad altri, ha calcolato che sulla base dei soli preventivi esistenti, la Torino-Lione costerà 1300 euro per ogni famiglia media italiana di quattro persone. Per Marco Ponti, che è stato il primo, nel 2005, a calcolare il preventivo per la nuova linea in 17 miliardi di euro di allora, “questo progetto non andava neppure presentato“. Se lo si fosse ascoltato, l’Italia avrebbe già risparmiato spese per mezzo miliardo di euro.
Si ringrazia: 150 motivi per dire NO alla TAV | Informare per Resistere

Presidio NO TAV a Fano lunedì 27


In solidarietà con il movimento NO Tav, a seguito dei gravi episodi accaduti, presidio in Piazza XX Settembre luned’ 27 dalle ore 19.
Seguiamo gli eventi e manifestiamo il nostro dissenso per l’operato di questo governo che intende perseguire la fine della legalità, addirittura in spregio al valore più grande che per chi ci comanda dovrebbe esistere: la proprietà privata. In questi momenti infatti i terreni utili ai cantieri TAV vengono ESPROPRIATI in barba ad ogni articolo di legge ed in nome di una procedura di urgenza priva di fondamento legale, decisa dalla Commissione interministeriale Cipe e avvallata grazie alle nuove norme che definiscono presidi militari…zzabili i siti di interesse LORO.
E’ iniziato il vero e proprio stato di guerra in Val di Susa e non certo per volontà dei cittadini che hanno sempre perseguito ogni via legale per opporsi a questo progetto inutile, dannoso, antieconomico. Ferrovie Italiane sdegna quella che dovrebbe essere la sua funzione, garantire alla gente lo spostamento lungo il Paese con economicità e puntualità, taglia i treni ai pendolari, ghettizza le persone a seconda del reddito sui suoi nuovi treni superlusso… e attende che i terreni della Valsusa vengano espropriati da un vero e proprio ingranaggio militare.
Altre iniziative di informazione e solidarietà si terranno in questi giorni, a partire dall’apertura dell’Infoshop di via Da Serravalle 16 a Fano, mercoledì 29 mattina dalle ore 10.30 per la distribuzione del volantino di solidarietà.

Fuggire agli EUROtiranni…


Si è molto discusso, in questi mesi, soprattutto durante la costruzione della mostra “Ma cos’è questa crisi” organizzata dalle realtà dell’Infoshop, della tirannide delle banche sulla gestione dell’economia. Alcuni sostengono che sia necessario un processo di ‘nazionalizzazione’ delle banche, tramite il quale gestire diversamente i processi finanziari…ma questa teoria fa parte spesso di una più generale opinione sul liberismo, che consisterebbe in privatizzazione selvaggia e sganciamento del Mercato dallo Stato. In realtà non è così: le banche sono già “nazionalizzate” perché il loro rifinanziamento sta bene ai Governi, i quali sia ora che in passato avrebbero tutto gli strumenti atti a limitare le speculazioni e la svendita dei patrimoni. La scelte di governo delle banche sono strettamente legate alla politica. E anche quelle di gestione del capitale finanziario in generale.
Proprio di domenica 19 febbraio è l’articolo di Marco Bersani di Attac Italia sulla scelta italiana di privatizzare  i fondi della Cassa Depositi e Prestiti: divenuta nel 2003 società per azioni, questa cassa raccoglie i risparmi postali degli italiani con un patrimonio di 250 miliardi di euro e una liquidità vicina ai 130 miliardi. Ma ora, con l’ingresso delle fondazioni bancarie, la sua utilità, che consisteva principalmente nel finanziare i mutui degli enti pubblici, è cessata. Potevano i governi legiferare per evitare questo? Certo che sì.
Riccardo Bellofiore, nel suo ‘La crisi globale’ (Asterios editore 2012) ribadisce il concetto: “Il liberismo…ha tutelato i monopoli; ed ha praticato alla grande i disavanzi del bilancio pubblico, quando gli serviva. Ha gestito la ridefinizione dei diritti di proprietà, e la privatizzazione dei beni comuni.”
La scelta delle realtà locali provinciali quali Gas, Fano in transizione, Alternativa libertaria, Verderame, Rete economia solidale…è quella di unirsi per provare a potenziare forme alternative di economia e scambio che sostengano la realtà locale che fa scelte, politiche, di equità e solidarietà.
Durante l’incontro di sabato 18 a Casa Archilei sullo SCEC, la “non moneta” che attua uno sconto tra gli associati, sono emersi importanti interrogativi e molti buoni propositi:
-come è possibile organizzare uno SCONTO (lo Scec) che metta tutti coloro che vi aderiscono alla pari nello scambiare servizi e merci? E’ possibile equiparare, finalmente, il lavoro manuale a quello intellettuale?
-quali sono le forme di sostegno in più che si possono praticare verso coloro che, con molta fatica, producono con criteri corretti il biologico sul territorio? C’è chi ha deciso, come Gruppo di acquisto, di anticipare ai produttori coi quali c’è un rapporto di stima e fiducia, un corrispettivo in denaro in cambio del riscontro in prodotti nel tempo. Vi sono altre forme di aiuto, come il Wwoof? ad esempio è possibile scambiare forza lavoro volontaria senza incorrere in sanzioni statali?
-allargando il discorso sulla forza lavoro, è possibile valorizzare il lavoro facendo rientrare nello scambio in Scec (o come si voglia chiamare la non-moneta locale) le potenzialità degli iscritti alla Banca del tempo, struttura-archivio che tiene il conto di tutto ciò che le persone sanno fare e possono scambiare senza ricorrere all’euro.
-quali sono i limiti da porre alla circolazione della non-moneta? Lisa Bortolotti, di Arcipelago SCEC Emilia Romagna, ci diceva che è stata una loro scelta escludere le attività di catene di franchising dallo scambio, altri “alt” potrebbero essere scelti da associazioni (ma si è usato molto il termine ‘comunità’ ) che decidono di escludere dallo scambio attività non eticamente accettabili di qualsiasi natura. Queste scelte evidentemente dipendono dalla composizione dei gruppi promotori (o comunità o associazioni o come chiamarli).
-in definitiva, quale è la differenza tra non-moneta e moneta se si attua una circolazione su larga scala dei buoni Scec?
ed è possibile organizzare micro gruppi che inizino anche a porsi responsabilmente l’obiettivo di sottrarre i propri risparmi alle banche per impiegarli nel finanziamento di attività sostenibili? come con le MAG, le Mutue per l’autogestione.
Di certo in questo momento lì’atmosfera è propizia per un ragionamento su larga scala, per una informazione diffusa sul consumo critico, sull’economia etica e solidale: iniziando dal chiedere a tutti di fare più attenzione a cosa si compra (etichetta, produttori, materiali)…sino a forme più politiche come quella sostenuta da noi di Femminismi di recente, la campagna di boicottaggio della Omsa che ha consentito alle operaie un alt nel previsto licenziamento. Certo, purtroppo Fano non ha dato il buon esempil, con la nuova giunta, rispetto al consumo critico, riaprendo le porte del Carnevale alla distribuzione dei dolci della Nestlè-Perugina, che era stata invece estromessa in passato proprio perché non forniva garanzie di eticità. Ma la fuga di capitali all’estero operata dalle multinazionali, mascherata da manetnimento del posto di lavoro di qualche centinaio di operai, è ormai all’ordine del giorno.

Questi ed altri interrogativi sono stati valorizzati durante l’incontro dagli interventi di persone di varia estrazione politica e sociale, però tutti/e impegnat*  in realtà che praticano la solidarietà sociale e il CONSUMO CRITICO, un interrogativo altro che infatti è emerso è infatti stato anche: bene, noi possiamo scambiare, praticare ed usufruire di uno sconto percentuale che ci aiuta a mantenere il valore economico sul territorio e a sostenerci economicamente a vicenda, ma come si fa con chi non può?
A questo proposito non è irrilevante che proprio dalle realtà che animano l’Infoshop, quali il gruppo co-housing e Alternativa libertaria, da tempo sia discussa la necessità di provvedere ad organizzare una mensa sociale, gestita dal basso e senza orpelli burocratici, che provveda a trasformare i prodotti biologici del territorio in eccesso stagionale in cibo sano a prezzo minimo, da mettere a disposizione di di non ha mezzi, all’interno di un discorso di mutuo soccorso tra cittadini con varie esigenze (anzianità, basso o nullo reddito, scarsità di tempo, malattia ecc.).

TR BREVE NUOVI MATERIALI.

Scec, lo sconto che cammina


A Casa Archilei, via Ugo Bassi 6, Fano, Il GAS di Fano insieme a
Rete per l’Economia Etica e Solidale Marche – Galleria AE Urbino – Emporio AE Fano – Verderame Pesaro – Fano e Urbania in Transizione, Alternativa Libertaria e i Gruppi di Acquisto Solidale di: Fossombrone, Catria e Nerone, Marotta-Mondolfo-San Costanzo, Urbino e Pesaro

presentano: SABATO 18 febbraio

Incontro laboratoriale sullo SCEC, il buono che affianca la moneta

ore 15
relazione introduttiva di Lisa Bortolotti (Arcipelago SCEC Emilia Romagna)

ore 16:30
World Cafè – gruppi di lavoro su: SCEC e banca del tempo, SCEC e comunità, SCEC e produttori, SCEC e economia sostenibile

ore 18:30
assemblea finale

ore 19:30
cena condivisa (portate piatti e posate da casa e proviamo a fare rifiuti zero)

Verso il 15 ottobre… e dopo

E’ indetta per MARTEDI’ 18 ottobre, alle ore 21.00 (dalle ore 20 con cena condivisa), presso il Centro Salomone a Fano in Piazza Capuana 4 (Fano2), la riunione per una rete di attivisti sindacali e sociali contro la crisi (provinciale ed interprovinciale).
Dopo 3 riunioni, di cui una preparatoria alla assemblea dell’Appello Dobbiamo Fermarli (Roma 1 ottobre), una di dibattito sulle questioni del debito ed una preparatoria alla manifestazione nazionale del 15 ottobre sempre a Roma, la prossima riunione intende fare una valutazione delle inziative di resistenza in corso ed esperire le possibilità per la costituzione di una rete provinciale (ed eventualmente interprovinciale) di attivisti sindacali e sociali, sulla base del no al pagamento del debito, del no alle spese militari, della difesa dei beni comuni, della giustizia e diritti per tutti nel mondo del lavoro, di una rivoluzione democratica e di una sperimentazione di forme sociali di eco-solidarietà sul territorio. Tutt* gli/le interessat* sono invitat*.
Per contatti 3296180304

Si è tenuta il 5 ottobre nella sede del Centro Salomone a Fano, la seconda riunione degli attivisti sindacali e sociali scaturita dai firmatari dell’appello “Dobbiamo Fermarli”. Erano presenti esponenti della CGIL che Vogliamo, dell’Unicobas, del Collettivo Femminismi, di Alternativa Libertaria/FdCA, più individualità fanesi, anconetane ed ospiti riminesi (in particolare, il prof. Savino Frigiola), invitati su iniziativa dei  delegati andati a Roma.
La riunione si è articolata in
a) resoconto dell’assemblea dell’1 ottobre a Roma dell’appello “Dobbiamo Fermarli”, con lettura dei 5 punti contenuti nel documento finale
E’ stata nuovamente stigmatizzato il punto che prevede la “nazionalizzazione delle banche”
b) dibattito sul punto 1 del documento finale di Roma, per quanto riguarda il non pagamento del debito
Il dibattito ha visto emergere posizioni (Frigiola) che puntano soprattutto alla responsabilità delle banche e quindi ad una battaglia per il ritorno ad uno Stato che batte moneta propria e dall’altra posizioni che allargano invece al sistema capitalistico globale ed al ruolo degli Stati le responsabilità della crisi in atto.
c) manifestazione nazionale del 15 ottobre a Roma
si comunica che ci sono pullman per Roma organizzati dalla FIOM di Ancona e Urbino.
d) costruzione di una rete territoriale rivendicativa, vertenziale e per la sperimentazione di nuove forme di eco-solidarietà
la prossima riunione è convocata a tutti gli interessati per MARTEDI’ 11 ottobre alle ore 21.00, presso il Cento Salomone di Fano.
per contatti 3296180304
In coda alla riunione è giunta la notizia della costituzione di un Comitato per la difesa delle scuole di Fano, contro le ipotesi di riorganizzazione e smantellamento dei plessi scolastici in città

Giovedì 30 settembre nella sede del “Centro Franco Salomone” a Fano (Piazza Capuana, Fano2), su iniziativa dei firmatari dell’Appello nazionale Dobbiamo Fermarli, si sono incontrati una ventina di attivisti sindacali e sociali di varie realtà locali:  CGIL che Vogliamo, Unicobas, Collettivo Femminismi, Transition Town, Campagna Palestina Solidarietà, Coordinamento Precari della Scuola delle Marche, FdCA, individualità fanesi ed anconetane per discutere di

1. contenuti e partecipazione all’assemblea dei firmatari dell’Appello Dobbiamo Fermarli dell’1 ottobre a Roma (a cui sono resi disponibili a partecipare tre delegati)

 2. percorso verso la manifestazione nazionale ed europea del 15 ottobre

3. possibilità della costruzione di una rete provinciale di mobilitazione e di creazione di alternative sostenibili contro la crisi.
Dopo un dibattito ampio ed animato che ha toccato alcuni temi della crisi a livello nazionale/europeo ed a livello locale, l’assemblea si è riconvocata per mercoledì 5 ottobre sempre presso la sede del Centro Salomone, alle ore 21.00.

L’assemblea è aperta a tutt* coloro che sono interessat*.

per contatti 3296180304

Indignarsi non basta: l’Appello DOBBIAMO FERMARLI

Giovedì 29 settembrealle ore 21
presso il Centro Salomone (Piazza Capuana 4, Fano2) alle ore 21.00, riunione dei firmatari dell’appello “Dobbiamo
Fermarli” ed altr* attivist* sindacali e sociali su
- assemblea di Roma dell’1 ottobre “Dobbiamo Fermarli”
- manifestazione nazionale ed europea del 15 ottobre a Roma
- eventuale rete su base provinciale/regionale
 l’Appello in 5 punti redatto per la convocazione della manifestazione romana del 15 ottobre: leggi l’Appello. Vai al blog nonpaghiamoildebito


Pubblichiamo l’appello regionale per la manifestazione romana del 15 ottobre. E indignarsi non basta…;
Segnaliamo anche l’articolo della Federazione dei comunisti anarchici, Fdca, sulle recenti dichiarazioni del ministro Sacconi circa la soppressione dei diritti dei lavoratori.

La nostra indignazione è consapevole e profonda.

Consapevole perché sappiamo la verità e siamo stanchi di essere presi in giro.

Profonda perché è  il momento di porre fine a questo governo e cambiare radicalmente il modello di sviluppo del nostro paese.

La grande finanza internazionale, il Fondo Monetario e la BCE stanno imponendo agli stati  politiche di austerity che li privano di ogni potere decisionale trasformandoli di fatto in meri esecutori delle  direttive dei mercati finanziari globali. Il nostro governo, dentro il contesto della grande crisi mondiale, ha accettato e difeso il suo ruolo di burattino. I mille tentennamenti hanno infine prodotto  una manovra finanziaria che taglia definitivamente lo stato sociale, incentiva le privatizzazioni dei servizi, dilata la precarietà del lavoro ma, nello stesso tempo, lascia intatte le grandi rendite finanziarie. La scelta è stata chiara scaricare la crisi sulla collettività e tutelare i privilegi della classe politica, industriale e bancaria, cioè di coloro che sono i principali responsabili della condizione disastrosa che stiamo attraversando.

La nostra vita, i nostri sogni e le nostre aspettative vengono così subordinate  alle volontà di profitto dei grandi colossi della finanza mondiale, che hanno nelle agenzie di rating il loro termometro, e all’incapacità di un governo privo di alcuna credibilità internazionale che sta ostinatamente trascinando il  paese alla rovina.

L’attacco è rivolto principalmente alla democrazia e ai diritti: il mondo del lavoro è  reso sempre più precario attraverso la possibilità di deroga dell’art.18 e la fine di fatto della contrattazione collettiva, lo stato sociale,già massacrato, è oggi praticamente inesistente per tantissimi giovani, i migranti sono costretti a vivere l’assurda condizione della clandestinità e nei territori la speculazione edilizia e le grandi opere incompiute dilagano  lasciando l’ambiente in mano alla cementificazione selvaggia e alla devastazione.

Crediamo che per ripartire sia  necessario un cambiamento  che non dovrà più vedere la collettività subordinata ed eterodiretta ma, attraverso pratiche di democrazia reale, protagonista del suo destino. Siamo stanchi delle previsioni sul futuro,ora lo vogliamo inventare noi.

Ci sono momenti in cui si percepisce chiaramente che qualcosa sta cambiando, che possiamo vincere e che si può trasformare realmente e radicalmente l’esistente. Quest’empatia l’abbiamo percepita più volte durante questi mesi, essa è stata il frutto di un percorso comune di lotte, un tracciato di libertà e dignità che è cominciato con la grande mobilitazione studentesca contro la riforma Gelmini , ha visto la coraggiosa lotta degli operai della Fiom di Pomigliano e Mirafiori, ha attraversato  la  giornata del 16 ottobre ed  è esploso nel tumulto del 14 dicembre in una piazza piena di un noi composto da mille soggettività diverse che hanno condiviso la stessa sorte

La straordinaria vittoria del referendum sull’acqua bene comune e sulle energie alternative, le rivolte dei migranti nei CIE, le istanze contro la precarietà e per la liberazione da tutti i meccanismi di subordinazione nel mondo del lavoro e della formazione, la lotta per la difesa dell’ambiente contro lo sfruttamento  e la messa a profitto, sono tutti paradigmi comuni di un nostro stesso sentire, un nuovo modello di sviluppo da progettare, sperimentare e costruire  insieme sia a livello nazionale che nella nostra regione.

Non siamo obbligati a seguire nessuna scelta imposta da una classe politica, finanziaria ed industriale totalmente fallimentare e parassitaria. Il primo meccanismo di liberazione è soggettivo e mentale. Il secondo è collettivo e reale.

E’ necessario dunque organizzare la nostra indignazione.

Il 15 ottobre a Roma sarà una grande data di mobilitazione dove diremo no a tutte le politiche di austerity imposte dalla finanza mondiale e dimostreremo che nessuna coscienza è sopita di fronte alla meschinità di questo governo. Iniziamo da ora a costruire la mobilitazione nei nostri territori sapendo che in questo non siamo soli, il clima di sommovimento è comune in tutto il mediterraneo e il futuro non può che rivelare la necessità di un agire politico nuovo e radicalmente diverso. Costruiamo ora l’alternativa!

Marche: contro i nuovi predoni


Affari, lucro, competizione economica a vantaggio di pochi: è questa la cifra di lettura dei progetti di “rigassificazione” portati avanti da poche holding dei carburanti con l’alibi della sicurezza di approvigionamento che questi enormi barconi garantirebbero, in realtà garantendo solo il profitto sulla compravendita del gas ai suoi speculatori. L’energia in Italia è un affare miliardario, i danni per l’ambiente restano a carico dei cittadini gabbati due volte: coi costi economici e l’inquinamento. Falconara, zona ad alto rischio ambientale, è l’esempio lampante di una politica comunitaria nelle parole (e anche in ciò retorica, coi suoi afflati catto-comunisti) e dirigista nei fatti: si vuole imporre un rigassificatore al largo di Falconara, i cittadini,nel generale silenzio delle istituzioni, si attivano per far sentire la propria voce:

E’ stata approntata la petizione collettiva al Parlamento Europeo contro il progettato rigassificatore di Falconara. Coloro che volessero aderire possono firmare online:

http://www.firmiamo.it/portiamo-il-caso-rigassificatori-al-parlamento-europeo

o rivolgersi alla nostra segreteria (segreteria@comitatinrete.it)  inviando nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza, telefono ed email e chiarendo nel testo della email che si intende aderire alla Petizione contro il progetto di centrale turbogas di Falconara come segue:

Io sottoscritto/a…  sottoscrivo la  Petizione collettiva al Parlamento Europeo contro il RIGASSIFICATORE PROPOSTO DA “API NÒVA ENERGIA” IN MARE ADRIATICO, A 14 KM. DALLA CITTA’ DI ANCONA E A 16 KM. DALLA CITTA’ DI FALCONARA MARITTIMA (REGIONE MARCHE, ITALIA) .
La Regione Marche, dopo aver utilizzato un finanziamento del fondo europeo per la collaborazione transnazionale, per lo “Studio per il Governo del Mare Adriatico e delle Coste: inizio di un processo di Gestione Integrata” redatto dalla DAMAC, iniziativa Italo – Croata per la “Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazione”, ne ha ignorato e disatteso i risultati ed ha autorizzato, unitamente al Ministero per le Attività Produttive, la costruzione e l’esercizio di un rigassificatore offshore a 14 Km. dalla citta’ di Ancona e a 16 Km. dalla citta’ di Falconara Marittima (Regione Marche, Italia). L’infrastruttura energetica non è prevista nel PEAR – Piano Energetico Ambientale Regionale, non è strategica a livello nazionale, non è stata sottoposta a V.A.S. – Valutazione Ambientale Strategica, costituisce pericolo per l’ambiente, l’ecosistema marino, il territorio, la sicurezza e la salute dei cittadini.

nb: chi avesse già firmato la petizione in cartaceo, non invii la sottoscrizione online.

Rebuild Gaza… Urbino 22 giugno

La “C1 autogestita” di Urbino conclude quest’intenso anno accademico invitandovi alla festa di chiusura delle attività prima della pausa estiva.
Per l’occasione… GRANDE EVENTO!
Straordinariamente ad Urbino, direttamente da Gaza nel loro primo tour italiano

“DARG TEAM” IN CONCERTO
…Hip Hop from Gaza (Palestina)

“STAY HUMAN” Restiamo Umani
DA GAZA IN ITALIA NEL NOME DI VITTORIO ARRIGONI
Nei loro testi raccontano la Palestina e la loro vita nella Striscia sotto assedio.
Si esibiscono nel nome del loro amico e compagno assassinato, Vittorio Arrigoni.
Si chiamano Darg Team come Da Arabian Revolution Guys, fanno un hip-hop «all’ottanta per cento politico» e
sono una faccia della nuova rivoluzione palestinese.

I Darg dopo Genova, Torino, poi Milano, Bologna e Firenze, saranno ad Urbino poi proseguiranno per Roma e Trento. Il 20 luglio contano di essere a piazza Alimonda, dieci anni dopo la morte di Carlo Giuliani.

MERCOLEDI 22 GIUGNO

Prato del Colle (collegi universitari di Urbino)
ore 19 aperi-cena con grigliata e dj set
ore 20.30 incontro sulla situazione palestinese raccontata dai musicisti
ore 22 DARG TEAM in concerto
a seguire dj -set con Workingclassreject Appleton (hip hop-ska-reagge) from Fossombronx.

L’evento è organizzato in collaborazione con “Campagna Palestina Solidarietà – Marche” e “C.S.A. Oltrefrontiera” di Pesaro.

PER LA PALESTINA
PER VITTORIO ARRIGONI
CONTRO TUTTE LE OPPRESSIONI

In caso di pioggia l’evento si svolgerà presso le aule esterne del Collegio Tridente.

Spegnere il falò delle cazzate


17 maggio 2011
giornata internazionale contro l’omofobia e per i diritti civili delle persone Lesbian, Gay, Bisexual, Trans

spegniamo ogni giorno, con fermezza e dalla radice, il falò di cazzate omofobe rinfocolato dai comportamenti nevrotici, violenti, insinuosi o viscidi di chi odia le persone diverse da sé: non restiamo soli/e, non stiamo zitti/e, difendiamo così una delle poche cose per le quali vale la pena di vivere cent’anni, la forma dell’amore, quella dell’eros, quella della propria semplice individualità.
le pacche sulle spalle non ci bastano più: difendiamo la nostra dignità e chiediamo anche per l’Italia la legge piena per il riconoscimento ai fini civili delle famiglie non etero  e per l’adozione e l’affidamento dei minori da parte di single e coppie non etero, riprendendo anche il concetto dei Patti civili di solidarietà, affinché siano concesse garanzie flessibili anche a famiglie eterogenee non solo gay, nell’ottica del riconoscimento della realtà di fatto anche italiane del cambiamento sociale e di costume nei rapporti affettivi e familiari.

 martedì 17 maggio, presso Argonauta a Fano, ore 21, proiezione gratuita del film Milk, di Gus Van Sant, sulla storia di Harvey Milk, organizzata da Arcigay Agorà.

Sit-in per l’acqua pubblica


Venerdì 13 a Fano, in Piazza XX Settembre h.18, azione di pressione dal titolo “Giù le mani dai referendum“, in difesa dell’acqua bene comune, in difesa delle energie pulite per lo svolgimento dei referendum e della libertà dei cittadini di partecipare alla vita pubblica di questo paese. Diamo vita ad azioni di visibilità con le bandiere dell’acqua presso i monumenti storici della nostra città.

Le nostre case…

 


Le nostre case sono scese tra siepi fratte e valloni come mongolfiere colorate palloni poggiati tra le foglie.
Le nostre case hanno rampicanti selvatici con grappoli di piccoli petali.

I nostri prati come i nostri saluti sono solo spontanei, giallo e viola bianco e verde, noi non possiamo sapere, solo le ricordiamo, le stagioni, due secondi dopo ch’esse varcano la soglia.

Davanti alle nostre case stanno due vasi o due bastoni quando le o gli amanti non vogliono avventori.
Dalle nostre case escono suoni teneri, a volte invocazioni, quando tutto non basta, quando il tempo scorre troppo in fretta.

Il sabato tagliamo l’erba con le forbici, il fieno con le falci. Ad ogni necessario più forte rumore del coltivare stendiamo la sera per compensare un silenzio attonito di grilli e nidi.

Nelle nostre valli scorre l’acqua che bagna per le nostre emozioni, gorgogliando, stagnando, lambendo e sgorgando ed è di tutti.
Salutiamo di solito il fiume maestoso quando lo valichiamo, per lui appendiamo festoni a primavera quando è calmo e pieno, su di lui piangiamo chiedendo a un dolore di scorrer via lontano e mutare, diventa, diventa mare ti prego.

Le nostre case hanno ventole e specchi che accendono luci ma le lanterne d’estate vanno a cera.
Le nostre api ci cercano, i nostri gatti ci guardano, i nostri istrici distratti attraversano mille viottoli senza temere.
Noi abbracciamo le nostre mucche. Con loro le nostre nonne contavano la sera le favole e sbucciavano le mandorle.

Le nostre strade sono bordate di biciclette e papaveri, di uva e fichi viola, cestini e panche. Le nostre strade portano sempre a un teatro e a una piazza dove un ragazzo suona le bottiglie e i burattini si giocano di noi ridendo e gracchiando.

Sulle nostre strade puoi perderti o svenire per il piacere di sentire mani che ti colgono, pelle che ti sfiora, porte che si aprono,voci che ti chiedono.

Da noi tutti hanno una casa e anche i malvagi un campo da zappare, in questi amabilmente lasciamo che Umberto strappi le sue erbacce bofonchiando e Silvio rubi le sue fragole mentendo, in questi Fedele abbiamo seppellito sotto scuri massi e presto Giuliano bruceremo su fascine di gelso spiritualmente pregando che il suo grasso non sofistichi le zolle ma nutra la gramigna.

Le nostre fabbriche non esistono, i bambini non si tappano le orecchie entrandovi.
Le nostre case hanno ognuna sette ragni e una biscia che fa la guardia all’orto, alcuni lì hanno cristo, altri il tramonto, tutti il diritto a crescere gli ulivi.

Le nostre case, solitarie o condivise, sono abitate a volte dalla poesia, di questa Saffo la molto attenta tiene l’ordito:

“Esse scendono la collina correndo, la maggior parte di loro porta tra le braccia una piccola scimmia femmina bianca con grandi occhi grigi con gli orecchi ben formati. Qualcuna ce l’ha appese al collo con le code rizzate. Fanno delle grida forti passando sotto i meli carichi di frutti rossi …” (Monique Wittig).

dada knorr

(primo passo: uccidere il Priapo e liberare l’O(r)lgettina, secondo passo: le nostre case).

Restiamo umani: presidio per Vittorio Vik Arrigoni


Sabato 16 aprile
, Pesaro, piazza del Popolo, dalle ore 16, Palestina solidarietà invita tutti ad un presidio per Vittorio Arrigoni, l’attivista dell’ISM ucciso barbaramente a Gaza da presunti “salafiti”.
Con Vittorio nel cuore saranno presenti il Centro sociale Oltrefrontiera e tutte le realtà locali solidali con la popolazione palestinese. che poco più di un anno fa avevano ospitato Vittorio per un resoconto della sua attività e nell’ambito della campagna Palestina solidarietà Marche.

La foto è tratta dal blog Invisible arabs di Paola Caridi e mostra la protesta la commemorazione di Vittorio  tenutasi ieri a Gaza.

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