rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per bioetica laica

Testamento biologico: una vertenza legale contro la giunta Aguzzi.

Testamento biologico: una vertenza legale contro la giunta Aguzzi.

Ci risiamo, la giunta Aguzzi, esteriormente paladina dei diritti dei cittadini ma a bene vedere succube della  volontà del Pdl nazionale, fa marcia indietro sui diritti dei cittadini.
Come ha giustamente fatto notare il consigliere Mascarin, sono passati nove mesi da quando a larga maggioranza è stata approvata a Fano l’istituzione del registro Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario), su proposta dell’assessore Silvestri, eppure non è servita neanche la presa di posizione dell’associazione nazionale dei comuni (Anci) che ne ha sancito la legittimità, a rendere effettivo presso l’ufficio anagrafe il servizio.
Paurosa di disobbedire, la giunta si uniforma quindi ai pietosi tentativi della maggioranza in Parlamento di imporre con la forza dei seggi (anche di quelli comprati) una legge nazionale che impedisca alla gente di far rispettare le proprie volontà di andarsene serenamente.
Una grande protesta civile, che unisce sinistra e destra, è in atto nel nostro Paese per chiedere solo una cosa: che sul proprio corpo e, per chi ci crede, la propria anima, siano i pazienti a decidere, opponendosi semmai  all’imposizione, ideologica o superficiale che sia, di cure inutili e al prolungamento artificiale della vita oltre i limiti di dignità scelti dal paziente. Non si tratta di dibattito sulla eutanasia  ma semplicemente di far rispettare la parole dell’articolo 32 della Costituzione:  …”Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Come esseri umani è nostro dovere resistere a leggi incivili, seppure in futuro dovessimo sopportare  quella proposta  dal Disegno di Legge Calabrò, che prevede l’obbligo del sondino gastrico anche a pazienti ormai cerebralmente inattivi, “… l’alimentazione e l’idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento.”
E’ giusto opporsi anche ad azioni formalmente antidemocratiche, come quella di un Sindaco che sconfessa la volontà stessa di un intero consiglio comunale. Occorre farlo, assieme agli operatori sanitari consapevoli del problema ed ai cattolici sensibili, assieme alla società laica, in memoria di tutti coloro che sono stati costretti ad andarsene tra inutili sofferenze e per  difendere la nostra dignità nostra. Per questo invitiamo tutti a organizzare assieme una protesta civile ed una immediata diffida, seguita da vertenza legale per ottenere l’applicazione della Delibera consiliare.

Vogliamo il registro Dat, e lo avremo.

Rimarchevole, redazione.

Un Paese piccolo piccolo… omaggio a Mario Monicelli

Domenica 20 febbraio, presso il Centro di documentazione ‘Franco Salomone’, dalle ore 18.30 in poi omaggio a Mario Monicelli con proiezione delle interviste, visione del documentario da lui girato sul suo quartiere “vicino al Colosseo… c’è Monti” e altre sorprese, più apericena. Il Centro Salomone è in piazza Capuana 4, nel quartiere Fano2. Organizza Alternativa libertaria, altlib@altraofficina.it
 

The Monicelli Window. The Binetti Wall.

Abbiamo ricevuto la notizia a fine novembre. Uno dei più grandi registi italiani si era gettato da una finestra dell’ospedale in cui era ricoverato, in attesa di una morte per tumore.
Il tempo è fuggito, il finale è giunto repentino, le immagini grigie di una sagoma su di un marciapiede in una fredda alba si sono schierate dietro le nostre palpebre, confuse, squallide, repentine, evanescenti. Noi non sapevamo, non potevamo giudicare le scelte fatte nell’anzianità da un uomo che di fronte alla morte si trova un giorno da solo e decide di non prolungare nessuna agonia, di sfuggire alla sorte anticipandola.
Certo, potevamo giudicare il nostro Paese, “un Paese piccolo piccolo”[1], nel quale si osteggia l’idea che le persone malate terminali possano pianificare le proprie cure finali e la propria morte. Degnamente, senza obblighi, senza pressioni. Assieme agli amici e allo stesso personale sanitario. Una “fine” sociale?
Forse per Monicelli l’idea di morire con attorno varie facce era insopportabile, oppure avrà immaginato ironicamente una morte con cerimoniale: la sfilata delle autorità per l’estremo saluto, i giornalisti sotto le finestre, i fiori ed i servizi pronti da prima, i salamelecchi anche di chi non sopportava. Sarebbe stato questo, nell’Italia della Vita in diretta, l’onirico scenario della morte programmata di un noto regista?

La capacità d’ immaginare i tempi, le sequenze, e di architettare le scene è propria del regista.
Ma illusi noi, se credevamo che solo gli amici veri e i suoi affetti avrebbero potuto giudicare questo finale e giudicarsi anche. No, qualcun’altra c’era che doveva giudicare: l’onorevole Paola Binetti[2], dagli scranni del Parlamento.
Per lei nessuna morte che non sia quella della persona deposta su di un letto d’ospedale, circondata da cure obbligatorie, profuse sino allo stremo, è degna dell’essere umano. Occorre vivere. E’ d’obbligo, sino a che il male generato da cause innaturali e spesso umane (non è la morte per cancro in ascesa?) ci porti, aiutato dalla medicina che ne prolunga le spire, a esalare l’ultimo respiro.
Quel gesto di disperazione è un gesto di solitudine ed è un gesto che è maturato in ospedale … e forse non ci si è accorti di quanto era depresso. Non ci si è accorti di quanto fosse profondo questo senso di smarrimento esistenziale …” proclama Binetti decidendo che la morte in sé non deve contenere disperazione, … e se ce l’ ha ci sono gli psicofarmaci e la contenzione?
Evidentemente lei deve avere già personalmente vissuto la morte molte volte, si è reincarnata e lo ricorda. In base a quale esperienza può altrimenti affermare con tanta sicurezza che di fronte alla morte si prova o no disperazione o che il regista fosse disperato quando ha scelto di morire? Di-sperare: non avere speranza, non è forse disperazione l’annuncio stesso della stimata impossibilità di curare oltre un male oltre il suo, il nostro limite?.
Anzi di più: non ha forse determinazione chi vuole porre fine al dolore e all’angoscia e decide di prendere in mano la sua sorte? Non è forse una determinazione questa, pari in dignità a quella di chi invece attende, per non perdere anche un secondo, un attimo di uno sguardo, di un barlume di lucidità?
Nella memoria armata di Binetti sono accuratamente cancellati tutti i dati che dicono che nel mondo vi sono tante esperienze di aiuto alla morte, i suicidi assistiti che lei più avanti includerà sbrigativamente nel termine “eutanasia”. E tanti, tanti altri casi, di persone assistite, amorevolmente o no, sino ad una conclusione penosa e artificiale che proprio non volevano. Forse nella sua mente marziale è cancellato anche il gesto di fastidio o di disperazione del suo vecchio Papa, che si dice, sussurrò al chiuso del Vaticano “lasciatemi morire”.

M. è morto solo, perché lo abbiamo lasciato solo, perché lo hanno lasciato solo i suoi amici.” Ecco la sentenza di Binetti, la sua è una condanna degli amici (Amici Miei o suoi?) e del regista stesso che non ha voluto, secondo lei, o saputo tenerseli per le evenienze.
Ma non è oscenità, disumanità, questo sentenziare pubblicamente, dai banchi del maggior palcoscenico politico del Paese, sulla vita privata di un uomo? A quali servizi segreti, gossip o chiacchiere da Buvette si affida Binetti per decretare sulle scelte amicali di Monicelli? Che ingiustizia che sia proprio una donna, in questa istituzione maschilista e con questi parlamentari, a dover dare spettacolo!
“Per piacere finiamola, finiamola, questi sono uomini disperati, non sono un gesto di libertà, è un gesto di solitudine, è un gesto di smarrimento, è un gesto che condanna tutti noi.”
E qui sta il punto: per Binetti il corpo è pubblico, ecco perché tanto esercizio di impudicizia.
Se qualcuno la sciocca con decisioni che lo Stato cattolico di cui è portavoce non ha potuto controllare, per lei si tratta di una disfatta. Non è una questione di amicizia né di umanità, di quelle cure e quel “esser vicini agli anziani” a cui poi accenna per vestirsi di compassione, è una questione di controllo.
Passa in secondo piano quindi (ma già si capiva) l’uomo Monicelli, quello che conta è che si ribadisca che nessuno può morire come vuole in un Paese dove fino a qualche tempo fa la Resurrezione dei morti era credo ufficiale. Si vede che occorre mantenerli in buono Stato per la Gloria di Dio, ecco perché il Prèmier è un vero credente, sotto sotto è lui il cattolico di ferro coi suoi capelli tinti pronti per il Giudizio … divino .

“… questi sono uomini disperati”, se Binetti credesse nell’esistenza dell’anima, parlerebbe così di Monicelli? No di certo, e nemmeno lo includerebbe al plurale in una lista di illustri suicidi, così il regista è veramente morto per lei, come un nome privato di una sua personalità e del quale si può parlare come fosse roba vecchia, così Binetti oggettiva Monicelli, senza timore di essere giudicata da lui in quello che dovrebbe credere essere un Al di là. E’ incredibile come l’immaginario di certi credenti rispetto all’anima e al post-mortem sia così arido, non per niente i migliori film sull’Al di là sono stati fatti da registi materialisti.
E come l’umanità, della quale i cattolici come Binetti si fanno campioni, sia meglio rappresentata nell’arte come nella vita dai suddetti peccatori, che un tempo andavano seppelliti in “terra sconsacrata”.
Pare quasi che la Fede sia un appretto congelante. E’ Binetti stessa a riconoscere freddamente in Monicelli la capacità di rappresentare l’umanità “facendoci sorridere dei nostri limiti e probabilmente spingendoci anche a una sorta di critica auto costruttiva …”, ma è chiaro che per lei il fine della cinematografia deve essere … “edificare”. C’è stato un tempo in cui gli italiani erano anche mentecatti, emigranti, ladruncoli, vendi-patacche, zingari … nelle storie di De Sica, come in quelle di Monicelli vedevamo gli italiani di tutti i giorni. Ora invece è calato lo spettro della distanza, della paura, del giudizio, dell’italiano da reality. Si badi bene: non che non si debba giudicare, soprattutto se stessi, ma qui il fine ha di gran lunga eclissato i mezzi, ormai si giudica per interposto gossip, e si è parlato (o urlato) ancor prima di aprir bocca.
La stessa “compassione” ha assunto una tinta gelida e si adorna di un tono alienante.  “Basta credere che morire sia libertà perché qualcuno non ti dà una mano. Io credo che noi dobbiamo recuperare in questo una diversa sfida ad andare incontro a chi soffre …”, è così:
si tratta di un andare incontro della Binetti verso il muro, quello tra lei e i sentimenti delle persone, che saranno sempre mediati dai Credo, dai Pater, e soprattutto da una Fede di cemento. Perché lei NON è quella che soffre, lei è quella che va incontro.
La retorica Pro-laica in quella discussione parlamentare non ci è bastata: troppo sbrigativi, troppo convinti di un eroismo ipotizzato alcuni, troppo preoccupato il Pd del voto cattolico per dire veramente come stanno le cose in questo Paese di ipocriti nel quale, è vero, i veri amici spesso li riconosci proprio quando ti danno una mano in ospedali fatti di corridoi come incubi. E magari ti danno proprio una mano a morire in pace. Non ci stupiamo che Binetti costruisca il suo muro di sentenze su questi silenzi.
Sarebbe stato bello vedere la scena parlamentare rovinata da un filo da bucato che, lento lento, da una qualsiasi finestra scorreva fino a impedire la vista, grazie ai panni stesi ad asciugare.

Francesca Palazzi Arduini.


[1][1] Alternativa libertaria ha dato questo azzeccato titolo ad una rassegna di film e documentari di Monicelli.

[2] Paola Binetti (UdC), intervento del 1 dicembre 2010.

Mercoledì 9 febbraio: di nuovo un attacco ad Eluana Englaro


Si dice: non cè più rispetto neanche per i morti, ma la dimostrazione più scioccante di questo non viene solo dal caso “Mike” ma anche da strategie più raffinate. Il 9 febbraio è stato decretato da questo Governo “Giornata nazionale della vita vegetativa”, in omaggio alle intenzioni dei cattolici integralisti di attaccare chi in Italia di batte affinché sia possibile evitare lo stazionamento dei corpi in condizioni di vita mantenuta artificialmente, una volta degenerate le funzioni cerebrali. Si chiama Dichiarazione Anticipata di Trattamento sanitario (Dat) quella che è stata proposta come semplice autocertificazione che rende possibile ai medici, ed anche ai parenti, come si intende morire una volta che le capacità senzienti fossero irrecuperabili o fortemente compromesse. Contro questo gesto di libertà e dignità una parte del mondo cattolico, coadiuvata anche da quella destra che in Italia, visti gli avvenimenti, è molto bisognosa di rifarsi una reputazione, combatte con tutti i mezzi, anche quelli spregevoli. Il ministero della Salute, che ha indetto la Giornata, dichiara:
Questa data ricorda a tutti noi l’anniversario della morte di Eluana Englaro, una ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura.” Ora, definire “disabilità grave” la compromissione totale delle funzioni cerebrali ci pare un ardito eufemismo, ma si sa che viviamo in un Paese in cui nessuno ci impiega molto a farti credere che Cristo è morto dal freddo… ma dire che Eluana ha cessato di vivere per “decisione della magistratura” e non perché così era la sua volontà riferita dai familiari ci pare una vera carognata!
Sulle Dat si è discusso molto anche a Fano, con la presa di posizione dell’assessore Silvestri che ha deliberato l’apertura presso gli uffici comunali del Registro Dat, del quale però non si sa ora nulla.
Nel frattempo è sceso in campo il Pdl, nella persona del signor Montalbini del Circolo Nuova Fano, il quale facendo un bel calderone dichiara: “Come ho fatto notare nel mio intervento, stiamo assistendo all’affermarsi di una cultura radicale che come una forbice tenta di tagliare la vita nelle sue fasi più deboli e vulnerabili: l’inizio vita con le pratiche abortive ed il fine vita con il testamento biologico ed una latente volontà eutanasica.”, ma come? come si può paragonare l’aborto, che si svolge in una fase in cui IN NESSUN MODO le cellule abortite sono paragonabili ad una persona, se non nelle fantasie video-televisive del Movimento per la vita, con la fine della vita? E cosa c’entra l’eutanasia, che è un processo che si svolge quando il paziente stesso, cosciente, lo chiede?
Basta con questa retorica! Basta con le generalizzazioni! Basta con le sparate antiscientifiche di persone che, in questo Paese, sorreggono il teorema del “si fa ma non si dice”, così una volta con gli aborti fatti privatamente dai ginecologi cattolici, così ora con i malati terminali cui non si vuole accordare il DIRITTO di scegliere, se non con la raccomandazione ad un medico compiacente.

L’appello di FPCgil “Io non costringo, curo“.

Perché in Italia la vecchiaia è tragedia…


E così anche il regista Mario Monicelli, come lo scrittore Franco Lucentini nel 2002 (o come il filosofo Gilles Deleuze nel 1995…) si è gettato giù per non continuare nella sofferenza. Ma tanti altri anziani (soprattutto uomini perché noi donne culturalmente abbiamo diversa abitudine alla sopportazione) scelgono soprattutto nel nostro Paese di rinunciare alla vita un attimo prima di divenire solo oggetto di pratiche mediche, un corpo muto sul quale si esercita la medicina come fosse un sadico intubatorio giardinaggio.

Perché un intellettuale, un artista di questo calibro non ha potuto scegliere di andarsene senza doversi gettare di fuori ma semplicemente chiedendolo? Certo è assurdo anche farserla questa domanda, in Italia, scenario che vede quotidianamente episodi di accanimento terapeutico ingnobili, volti a tenere in vita persone che non esistono e non esisteranno più cerebralmente, un’Italia nella quale un presidente del Consiglio dichiara che Eluana Englaro, una donna in coma e con gravissime ed irreversibili lesioni cerebrali andava tenuta in vita perché “potrebbe avere dei figli”.

L’industria della vita obbligatoria ci imprigiona in un labirintico corridoio di cure anche quando queste si rivelano inutili e disumanizzanti, anche quando non abbiamo più la forza di parlare, e soprattutto se in nostri cari sono lontani e passivi. Il nostro corpo non ci appartiene. Viviamo in una società e in uno Stato nel quale non solo non c’è più una moneta sovrana ma in cui (e ce lo ricordano le battaglie contro la legge 189, la legge 40, il divieto di eutanasia e l’ostilità al testamento biologico) il nostro corpo non è nostro.

L’ipocrisia del clero (che sa come procedere in silenzio alla buona morte per i suoi porporati mentre la vieta agli altri) è palese. Il gesto disperato di Mario Monicelli è un monito per tutti noi: non arrendiamoci alla cattiva morte, riflettiamo su come sia necessario rivalutare e difendere la nostra vecchiaia sottraendoci all’industria-lager ospedaliera. Come femministe riflettiamo sul lavoro di cura degli anziani nel nostro Paese.

Infine, a lui un ringraziamento per aver avuto ancora coraggiosamente fiducia nel vuoto; a tutti quelli, attori famosi, registi, parenti, personalità, che si sono subito “rammaricate” di non essere andati a trovarlo in ospedale, in caro .”..ma vaffa!”.

Dada Knorr.

Il Testamento biologico…tra Don Abbondio e Elio Sgreccia


Testamento biologico: tra don Abbondio ed Elio Sgreccia il “non possumus”, anzi il “non potete” del Ministero.

Incredibile, pur in attesa da anni, anzi da decenni, di una legge statale che sancisca il diritto per ogni cittadino di decidere sulle cure di fine vita e quindi sulla su stessa vita, legge sempre sabotata da questo Governo, il Ministero per il lavoro e le politiche sociali, accodati il ministro Maroni e il ministro Fazio, dichiara in una nota che i Comuni non avrebbero il diritto di fornire un servizio di raccolta delle dichiarazioni di volontà dei cittadini. Perché? Gli argomenti portati a giustificazione di questa circolare tutta ideologica sono fallaci, soprattutto per chi predica il federalismo. Il ministro afferma che i Comuni possono fare solo attività di tipo anagrafico… e cita articoli di legge che semmai lo smentiscono, come l’art. 117 della Costituzione, che riconosce ai Comuni la legittimità di assolvere a funzioni fondamentali di governo del territorio e per i cittadini. La solfa è sempre la stessa: noi non facciamo la legge per assicurare la libertà individuale ai cittadini, e voi non dovete fare nulla prima che noi la si faccia.
Fanno bene invece i Comuni a garantire un servizio di raccolta delle dichiarazioni, da considerarsi come mero servizio sociale poiché l’amministrazione comunale, senza spese suppletive ma servendosi dei già esistenti servizi anagrafici, evita ai cittadini il ricorso oneroso ad un notaio e si limita a raccogliere e vidimare una dichiarazione. Non è vero, come afferma subdolamente il Ministro, che si faccia altro se non semplicemente questo.
Stupisce invece che amministratori come il fanese Del Vecchio, che di politiche sociali dovrebbe occuparsi, accecati dalla propria avversione ideologica alla libertà di cura individuale, colgano al volo la palla ministeriale per attaccare la decisione dell’amministrazione fanese che li aveva visti minoranza prospettando questo utile servizio.
Non c’è da stupirsi, certo, della profonda mancanza di laicità del nostro Paese, nel momento in cui, ad esempio, nell’occasione della nomina del Cardinale Elio Sgreccia, arceviese e non fanese, solo in passato rettore del locale Seminario vescovile, viene data notizia della presenza del vicesindaco di Fano, non sappiamo bene se in veste ufficiale e a spese di chi, alla cerimonia romana.
Presenza invece mai rilevata in occasione di ben più significativi avvenimenti culturali e politici della società civile.

Francesca Palazzi Arduini

La nota del Ministero: 19_11_2010circregistriraccoltadichiarazanticipateditrattamento

Cellula sintetica: come GR Rai 3 “informa”

Cellula sintetica: Isteria collettiva, sindrome della sentinella e…conversione dei mass media.

Diciamolo, l’annuncio di Craig Venter della creazione (e del brevetto) di una cellula sintetica, non avrebbe dovuto sollecitare più di tanto le isterie di coloro che di solito reclamano un posto al sole quali ispiratori e direttori dell’etica umana, come se agli scienziati questa fosse preclusa e sconosciuta (semmai più ai mercanti ed ai politici).

Una scoperta utile in campo biomedico diventa così, a tutto guadagno dei “moralizzatori della scienza” e dei mass media che ormai vivono quasi tutti di scandali e bluff, un pericoloso inizio di “vita artificiale”, forse alla Blade Runner (e c’è da chiedersi chi sarà a vivere nei quartieri alti baciati dal sole delle vette fantascientifiche, se anche questi sacerdoti eticissimi).

La sindrome della sentinella si chiama così perché è propria di colui che, nel branco, si guadagna uno spazio fungendo da allarme per il gruppo rispetto a incursioni di animali predatori.

Oltre a questa diffusa e sprecata figura, abbiamo, purtroppo grazie a questa notizia, avuto una conferma circa il ruolo sempre più orientato che sta avendo da un po’ di tempo a questa parte il radiogiornale Rai di Radio Tre: l’edizione delle 13.45 di venerdì 21 maggio, infatti, apriva proprio con la notizia della creazione dei laboratori di Venter, …però, invece di informare meglio sul fatto (ad esempio spiegando di che tipo di cellula si tratta), titolava “Vita artificiale (?), il Vaticano interviene sulla creazione della prima cellula sintetica”, e, dedicando uno spazio molto ampio alle dichiarazioni del Cardinal Bagnasco, citava “ciò che è scientificamente possibile non è detto che sia eticamente giusto”, specificando inoltre che il Cardinale però “ha affermato di non conoscere appieno i termini della questione” . Mentre ci chiediamo se allora era meglio che stesse zitto il servizio continua negli approfondimenti, con tanto altro tempo dedicato al parere del teologo della Pontificia Lateranense, Gianfranco Basti, un rampante che ardisce che l’etica deve diventare anch’essa “scienza nel senso DURO del termine come le scienze matematiche”, bontà sua, oltre al celodurismo anche la pretesa dell’infallibilità della ricerca etica? Ma non ce l’aveva già, il Papa?

Ringraziamo Rai 3 per la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, della conversione pontificia del servizio pubblico probabilmente dovuta ai riequilibri tra forze del Biscione e Sante Sedi varie, invitiamo tutti a farlo, scrivendo a grr@rai.it

Francesca Palazzi Arduini

Il primo registro in provincia


Finalmente si apre una breccia nell’apparente insensibilità per motivi ideologici della Giunta fanese: e l’assessore Michele Silvestri ottiene un risultato insperato a beneficio della laicità delle istituzioni e di tutti i cittadini fanesi:

Il testamento biologico a breve sarà realtà anche nel comune di Fano.

“Nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale, -commenta l’assessore Michele Silvestri (I socialisti per Fano)- è stata approvata una mozione sulla istituzione del registro per la raccolta delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (il cosiddetto Testamento Biologico).

 

La mozione ha riscosso il consenso bipartisan di buona parte dell’assemblea, con 17 voti a favore: mezzo gruppo consiliare del Pdl, mezzo della lista civica La Tua Fano, oltre al sindaco; un astenuto e otto voti contrari, tra questi l’Udc e la componente ex An del Pdl.

 

“E’ il risultato di un progetto -afferma Silvestri- su cui mi sono impegnato molto e ho creduto profondamente fin dall’inizio, visto che riguarda da vicino la vita di tante famiglie.

 

Si tratta di un passo importante per il nostro Comune e per il nostro Stato che si professa libero e laico.

 

Tengo subito a chiarire che questa mozione non riguarda assolutamente l’eutanasia, cioè l’aiuto a morire, ma la possibilità di accettare o rifiutare trattamenti terapeutici quando ci si trovi in una condizione di vita estrema, salvaguardando così la propria dignità e l’autodeterminazione, nel rispetto degli articoli 13 e 32 della nostra Costituzione”.


da Fanoinforma

Sosteniamo chi dà libertà: sul testamento biologico

Testamento biologico: sosteniamo chi ci dà libertà di scelta e non chi vuole scegliere per noi
L’istituzione dei registri delle Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario consentirebbe più chiarezza in merito alle cure di fine vita. Il registro è uno strumento utilissimo a tutti, in primis alle persone sole, a coloro che non intendono delegare a occhi chiusi la decisione in caso di malaugurata impossibilità a decidere, alle persone legate da vincoli affettivi ma non parenti né coniugi.

I registri istituiti già in oltre 40 città d’Italia, potrebbero anche diventare una parte importante di quella banca dati, che le Asur dovrebbero coordinare, comprensiva della volontà di donare o no gli organi, volontà teoricamente già esprimibile presso le Sedi delle anagrafi sanitarie.
I Comuni, anche i singoli Assessori come il fanese Silvestri, che si attivano per avviare queste procedure e dare a tutti la possibilità di tutelarsi, vanno sostenuti.

Se pensiamo che nel frattempo in Parlamento sosta arenato un disegno di legge illiberale che negherebbe, se attivato, la possibilità di opporsi alle decisioni del personale medico in materia di interruzione di idratazione e alimentazione forzata, possiamo capire che è semmai quella del Governo una scelta ideologica e rigettabile, di una sottrazione di libertà di cura sancita da Costituzione e giurisprudenza.

Erano giunte alcune risposte al nostro appello pre-elettorale sulla creazione nei comuni della provincia dei Registri di dichiarazione anticipata di trattamento sanitario (Testamento biologico).

- Luca Bartolucci - esponente del PD pesarese e presidente del Consiglio provinciale – che, rifacendosi al recente dibattito con  Beppino Englaro a Pesaro, espone una complessa riflessione che conclude così: “ho compreso le diverse posizioni e le ho giudicate rigorose, ma francamente  mi sembrano ancora insufficienti per determinare un processo giuridico che inevitabilmente creerà cultura e che potrebbe aprire la strada ad aberrazioni future. Ho bisogno di tempo !”. … Segno che all’incontro non sono state fornite chiare e sufficienti spiegazioni circa l’utilità del Testamento biologico per la salvaguardia delle volontà individuali, qualsiasi sarà il progresso della scienza medica o di qualunque orientamento sia chi sceglie.

- Pietro Dini, di Sinistra Ecologia e Libertà, che si dichiara favorevole all’istituzione dei registri.
- Tonino Matteacci, di Sinistra Ecologia e Libertà, che egualmente si dice favorevole
- Massimo Binci, consigliere regionale Sel, che dichiara: “Ho già presentato una mozione sul testamento biologico alla fine di questa legislatura, che però non è stata discussa . Si può consultare su: consiglio reg.marche, atti ispettivi e controllo mozioni Binci. Quindi la riproporrò anche nella prossima o la farò riproporre a  sinistra ecologia liberta se non verrò eletto, visto che condividiamo il diritto alla scelta sulle cure in caso di impossibilità di esprimere il  proprio desiderio tramite il testamento biologico.”
-Anche Lara Rapone di Sel si dichiara favorevole.

Ma anche liberali, cattolici non integralisti, esponenti di Italia dei Valori si erano dichiarati favorevoli ai Registri.

Diamo nota della posizione di Samuele Mascarin, consigliere comunale fanese di Sinistra unita, che ha già presentato, però unico e solo, una mozione al consiglio comunale fanese sull’istituzione dei registri. E dell’assessore fanese Michele Silvestri che ha annunciato di voler istituire al più presto il Registro. Per il resto, a parte i fondamentalisti della “vita” obbligatoria (da L’Avvenire ai laici-devoti più ligi alla dottrina cattolica, tra i quali Luca Marconi, nuovo assessore regionale, spicca per devozione), si levano voci anti-garantiste:

è importante quindi scendere in campo come cittadini e cittadine per sostenere gli amministratori come Silvestri i quali, al di là di ideologie e dietrologie, vogliono fare in modo che siano garantite le libertà individuali, in primis riguardo la salute e la dignità umana.

Rimarchevole, 24 aprile 2010.

Le risposte giunte all’appello sul testamento biologico

L’istituzione dei registri delle Dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario consentirebbe più chiarezza in merito alle cure di fine vita, strumento utilissimo a tutti, in primis alle persone sole, a coloro che non intendono delegare in toto la decisione in caso di malaugurata propria impossibilità a decidere, alle coppie di fatto .

I registri istituiti già in oltre 40 città d’Italia, potrebbero anche diventare una parte importante di quella banca dati, che le Asur dovrebbero coordinare, comprensive della volontà di donare o no gli organi, volontà teoricamente già esprimibile presso le Sedi delle anagrafi sanitarie.
Perché i Comuni non si attivano per avviare queste procedure e dare a tutti la possibilità di tutelarsi, magari fornendo anche informazioni il più possibile chiare e imparziali sulle scelte da fare?
Se pensiamo che nel frattempo in Parlamento sosta arenato un disegno di legge che negherebbe, se attivato, la possibilità di opporsi alle decisioni del personale medico in materia di interruzione di idratazione e alimentazione forzata, possiamo capire che si tratta di una scelta ideologica, di una sottrazione di libertà.

Sono giunte alcune risposte al nostro appello sulla creazione nei comuni della provincia dei Registri di dichiarazione anticipata di trattamento sanitario (Testamento biologico).
Grazie anche ad Alberto Milazzo, che ci ha aiutate a diffonderlo per email, hanno risposto

- Luca Bartolucci - esponente del PD pesarese e presidente del Consiglio provinciale – che, rifacendosi al recente dibattito con  Beppino Englaro a Pesaro, espone una complessa riflessione che conclude così: “ho compreso le diverse posizioni e le ho giudicate rigorose, ma francamente  mi sembrano ancora insufficienti per determinare un processo giuridico  che inevitabilmente creerà cultura e che potrebbe aprire la strada ad aberrazioni future. Ho bisogno di tempo !”. … Segno che l’incontro non ha dato chiare e sufficienti spiegazioni circa l’utilità del Testamento biologico per la salvaguardia delle volontà individuali, qualsiasi sarà il progresso della scienza medica o di qualunque orientamento sia chi sceglie.

- Pietro Dini, di Sinistra Ecologia e Libertà, che si dichiara favorevole all’istituzione dei registri.
- Tonino Matteacci, di Sinistra Ecologia e Libertà, che egualmente si dice favorevole
- Massimo Binci, consigliere regionale Sel, che dichiara: “Ho già presentato una mozione sul testamento biologico alla fine di questa legislatura, che però non è stata discussa . Si può consultare su: consiglio reg.marche, atti ispettivi e controllo mozioni Binci. Quindi la riproporrò anche nella prossima o la farò riproporre a  sinistra ecologia liberta se non verrò eletto, visto che condividiamo il diritto alla scelta sulle cure in caso di impossibilità di esprimere il  proprio desiderio tramite il testamento biologico.”
-Anche Lara Rapone di Sel si dichiara favorevole.
Pur non avendo potuto contattarli, diamo nota della posizione di Samuele Mascarin, consigliere comunale fanese di Sinistra unita, che ha già presentato, però unico e solo, una mozione al consiglio comunale fanese sull’istituzione dei registri. A Fano Italia dei Valori ha organizzato qualche mese fa una conferenza stampa nella quale annunciava di voler aiutare i cittadini che avessero voluto recarsi dal notaio per redarre la Dichiarazione. Reale disponibilità? E chi paga il conto della registrazione notarile?
Al dibattito fanese con Beppino Englaro, Luciano Benini di Bene Comune ha illustrato le posizioni meno radicali di parte della Chiesa cattolica in merito alla possibilità di rinunciare alle cure ma non ha espresso un giudizio sulla necessità di istituire i registri delle Dichiarazioni e sul suo impegno personale.
Per il resto, a parte i fondamentalisti della vita obbligatoria (da L’Avvenire al clero più ligio alla dottrina cattolica), tutto tace.

Lettera aperta ai candidati sul Testamento biologico


Lettera aperta ai candidati alle elezioni regionali 2010 nella provincia di Pesaro e Urbino.

Istituzione dei registri comunali delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento sanitario (Testamento biologico).

Cari candidati,
si sta attuando in questi giorni uno strano fenomeno: l’arrivo di Beppino Englaro in provincia ha creato un florilegio di conferenze, sia con la sua presenza che no, sul caso della figlia Eluana. A Urbino, Fano, Pesaro, per un totale di 7 conferenze in 4 giorni sul tema.*
A ciascuna di queste conferenze la parola “testamento biologico” verrà sicuramente nominata, però nelle settimane precedenti questi eventi nessuno si è preso la briga di coordinare gli sforzi di tutti per fare qualcosa di più in merito a quel che dovrebbe essere l’ispiratore di queste iniziative. Il fattore di cui parlo è la libertà individuale degli esseri umani. Basti citare l’art.32 della Costituzione che impone il rispetto delle volontà di cura.
Di fronte ai progressi della scienza medica l’unico modo di tutelare la libertà umana, le volontà individuali, che esse siano improntate alla laicità o alla dottrina religiosa, è l’espressione pubblica di queste.
Perciò sia i detrattori della scelta di Englaro di far rispettare la volontà della figlia, coloro che quindi non riconoscono né la famiglia né la magistratura come aventi giurisdizione sul corpo muto di un congiunto o di un cittadino, sia i laici, che invece si dicono a favore della libertà di scelta, dovrebbero comunque essere uniti nello stabilire CHE IN OGNI COMUNE SIA DA SUBITO ISTITUITO il registro delle Dichiarazioni anticipate di Trattamento sanitario.*
Vi chiedo quindi di destinare u po’ del tempo dedicato alla campagna elettorale ad esprimere, di qualsiasi coalizione facciate parte, il vostro impegno a favore dei Registri comunali, o di comunicare comunque agli elettori ed alle elettrici il perché di una vostra eventuale astensione o voto contrario qualora in Consiglio regionale venisse discussa una deliberazione in merito.
Parlo di una tematica che, come diceva Totò, tocca tutti e coinvolge in pieno le metodiche delle strutture sanitarie, il problema del consenso informato al trattamento sanitario, la bioetica. Non si quindi tratta solo di un argomento da talk show e nemmeno di una nicchia d’interesse di pertinenza di minoranze politiche.

Da cittadini, sapremo giudicare le vostre espressioni.

L’invito è esteso a tutti i Sindaci dei Comuni della provincia.

 Francesca Palazzi Arduini.

*Lo scrittore Mozzi a Urbino e Pesaro, Englaro a Urbino, poi a Pesaro per due conferenze, e a Fano per altre due conferenze.

**Grazie all’attività dell’Associazione Luca Coscioni in Italia sono già circa 40 i Comuni che hanno istituito il Registro, la lista si allunga ogni giorno. Acquapendente, Alba, Barile, Cagliari, Calenzano, Caserta, Cerveteri, Ciampino, Conza, Curti, Fiesole, Firenze, Francavilla, Genova, Giffoni, Gradisca, La Spezia, Lecco, Massa, Nettuno, Ottaviano, Parete, Pavullo, Penne, Pisa, Polistena, Quarto, Reggio Emilia, Rimini, Roma X, Roma XI, Rufina, San Biagio, Santarcangelo, Sesto f., Torre Orsaia, Turricao, Vicenza… .
Tra i Comuni ai quali è stata presentata da cittadini e consiglieri comunali la richiesta solo uno (Gorizia) non l’ha accolta.

Il Consiglio nazionale del Notariato ha invece deliberato nel giugno 2006 la possibilità di recepimento da parte degli studi notarili del modulo di testamento biologico predisposto dalla Fondazione Veronesi. Ciò però dipende dalla volontà a livello locale dei notai ed ha comunque un costo maggiore rispetto al recepimento da parte degli ufficiali anagrafici.

Ancora SOPRA Englaro: eventi, sante, visionari?


Abbiamo, il 18 e 19 marzo a Urbino e poi  a Pesaro le divagazioni sul tema di Giulio Mozzi, lo scrittore cattolico che stigmatizza l’atteggiamento di Berlusconi sulla vicenda Englaro (“per lui una donna si identifica con la genitalità”), riprendendo temi propri dell’indagine sociologica sul corpo, e nel contempo  spezza una lancia  a favore della beatificazione della “povera Eluana” e dichiara che legiferare sul tema della fine della vita crea “rigidità”.

Cosa possiamo dire? A volte sarebbe bene non dare giudizi su cosa va regolato da leggi e cosa no, se non si ha bene presente la tragedia che vivono ogni giorno persone che, di fronte al dilemma non solo sanitario ma anche morale, del dover scegliere le cure per un proprio caro che non può più decidere da sé, non solo non sono INFORMATE sulle conseguenze delle proprie scelte ma neanche su quali sono i propri diritti, in una società che, dall’ ingresso in una struttura sanitaria, tratta i corpi come proprietà dello Stato.

Poi abbiamo la conferenza del 19 marzo di Beppino Englaro a Fano, organizzata dall’associazione Res publica, con presentazione dei suoi due libri. Alla presenza del signor Luciano Benini (lista civica Bene Comune, decisamente anti Englaro) che presenterà la posizione ufficiale della Chiesa sul testamento biologico e del prof.Paolo Bonetti che presenterà il punto di vista laico. Bella nota dolente: la presentazione in pompa magna della “trovata” mediatica degli organizzatori, diversi giorni prima della conferenza: la richiesta, tramite un unico consigliere comunale di minoranza (Mascarin) della cittadinanza onoraria per Englaro. Un modo molto intelligente per farsi pubblicità… e per presentare la questione di Englaro, che aveva ricevuto la solidarietà di larghi strati della popolazione (di credenti e non)… una faccenda di minoranze politiche.

Ma attenti: il balletto non finisce qui!C’è poi la gran diatriba pesarese per la presentazione di …Beppino Englaro, che si terrà il 18 marzo presso la Sala del consiglio provinciale.
Englaro chiede di poter fare, finalmente, un contradditorio coi due giornalisti dell’Avvenire (Ciociola e Bellaspiga, non è dato sapere se prima l’avessero schivato) girando per l’Italia col loro libro sulla vicenda (“Eluana. I fatti”) nel tentativo di supportare la visione politica di Avvenire sulla vicenda. Sappiamo bene che per questo genere di cattolici il corpo è di Dio, o al massimo (appunto) dello Stato, quindi né le persone né le famiglie hanno giurisdizione e diritto di scelta sulla fine della loro vita. L’obbligo di cura è totale. Il confine tra Dio e Tecnologia medica lo decide la provvidenza.

Seppure, come nel caso di Wojtyla, non è sempre ben chiaro chi fa, se non lo dice, e chi giudica.

Pandemonio totale nel tentativo di apparire bene sulla stampa:la Consulta per la laicità , che doveva  essere l’organizzatrice dell’evento, diventa poi “co-organizzatrice” grazie al fatto, sembra, che l’assessorato alla cultura della Provincia (Davide Rossi, IdV) concede gratuitamente la Sala per la conferenza (che di solito è sempre gratuita per iniziative simili).

I giornalisti dell’Avvenire vanno all’attacco perché non gli si è concesso di essere presenti anche al mattino con gli studenti e qui scoppia il bubbone. La Consulta infatti aveva proposto ai presidi dei Licei una mega-gita al quartiere fieristico per …l’evento Englaro.

Fulmini dagli insegnanti cattolici, dal Pdl, da Scienza e vita: tutti vogliono esserci anche loro, in qualche maniera. Non sia mai che si perda l’occasione per evangelizzare gli studenti-marionette, pedina di tutte queste manovre e manovrette.

Infine la sorpresa: la presentazione di Beppino non è più organizzata dalla Consulta ma, questo si evince dai comunicati, fa parte del Palinsensto cultura della Provincia di Pesaro e Urbino, e ai giornalisti “esperti di Eluana”, Bellespiga e Ciociola, viene offerto ALTRETTANTO tempo, (a testa), per palare che ad Englaro, col contorno dell’onnipresente Paolo Bonetti (presente anche a Fano e anch’egli IdV come l’assessore) che dovrebbe riequilibrare la palestra autoptica e la sarabanda sul cadavere verso tematiche bioetiche speriamo più generali.

Insomma, basta urlare un poco, in provincia, per far capire all’IdV che, visto che sarà pure alleata con l’UdC in Regione, deve stare alle regole del talk show. Ovviamente il rispetto delle regole non è previsto quando Ciociola e Bellaspiga presentano, da soli, il loro libro in sedi pubbliche (come la Biblioteca san Giovanni di Pesaro).

Nel frattempo la Consulta ha reazioni scomposte (inconsulte?) agli attacchi di Avvenire and c.: prima non risponde, poi interviene il Movimento radical socialista (ben tre volte in tre momenti diversi, ed in una dice di interpretare l’opinione delle associazioni della Consulta) sulla vicenda, chiedendo a sua volta la cittadinanza onoraria per Englaro al Comune di Pesaro… una bolgia, poi si afferma che in realtà il contradditorio ci sarà (mentre è vero che la Consulta aveva concesso agli  aggressivi giornalisti solo un pò di tempo al pari di altri ospiti).

In tutta questa vicenda salta agli occhi solo una cosa:

la fame di visibilità e di notorietà di noi provinciali, avvezzi a fare cultura lottizzata, a strascico o come emanazione della politica, ormai abituati ai talk show per cui non siamo più capaci di essere interessati a un argomento a meno di non avere un Porta a Porta, qualche nome “VISTO IN TV”, almeno un cattedratico e qualche scaramuccia, incapaci di concentrarci sul focus politico degli avvenimenti.

Auguriamoci che, come dice  Mozzi nel suo libro, a Pdl e soci non venga concesso, come con la vicenda Englaro hanno richiesto, ancora più potere per legiferare di quello che si sono già presi… perché i tempi per avere una società civile capace di affrontare i problemi di tutti i giorni, i problemi REALI delle persone anche riguardo il tema della fine della vita, senza accanirsi sul “caso”, su ciò che rifulge dai mass media,  sembrano ancora lontani. E  la vicenda del testamento biologico, per il quale che forse qualche altro comune in Italia riuscirà a istituire registri (grazie all’attività dell’associazione Luca Coscioni)… potrebbe non servire a tutelarci affatto di fronte ad una legge autoritaria e invasiva delle nostre bio-libertà.
Ho chiamato in questi giorni, per curiosità, il Registro notarile provinciale per sapere quanti notai avevano recepito la raccomandazione del Consiglio notarile per il recepimento del Testamento biologico su modello proposto dal prof.Veronesi. Mi hanno gentilmente risposto che a loro risultava un solo nome e che avrei dovuto chiedere maggiori informazioni. E’ ovvio che occorre percorrere la strada dei Registri comunali e approfondire la tematica coinvolgendo le persone che operano nella sanità, nell’ottica di creare conoscenza e autonomia decisionale.

(Francesca Palazzi Arduini)

In senso laico: le conferenze


La Consulta per la laicità collabora con l’assessorato provinciale alle Politiche Culturali per il ciclo di incontri “In-senso laico. Tre incontri sulla laicità”:

martedì 17 novembre, ore 17, a Pesaro, Sala del Consiglio provinciale W. Pierangeli, , Viale Gramsci 4, Patrizia Borsellino, docente di Filosofia del diritto all’Università di Milano-Bicocca, ha presentato il suo libro “Bioetica tra ‘morali’ e diritto”, Raffaello Cortina Editore, 2009.
Presente Tullio Monti, coordinatore nazionale delle Consulte per la laicità delle istituzioni.

mercoledì 25 novembre, ore 17, Fano, Aula prima dell’Università di Urbino-Fano, Palazzo San Michele, via Arco d’Augusto 1., Carlo Alberto Defanti, primario neurologo emerito presso l’Ospedale Niguarda di Milano, presenta il suo libro “Soglie. Medicina e fine della vita”, ed. Bollati Boringhieri.

giovedì 10 dicembre, ore 17 , Urbino, Sala provinciale Erivo Ferri, Piazza della Repubblica 3, Enzo Marzo, direttore della rivista “Critica liberale” e promotore della “Società Pannunzio per la libertà d’informazione”, presenta il suo libro“Le voci del padrone: saggio di liberalismo applicato alla servitù dei media”, Edizioni Dedalo 2006.
La presentazione avverrà anche alle ore 21.15, a Pesaro, presso la Sala del Consiglio provinciale W. Pierangeli, Viale Gramsci 4

Presentano gli incontri:

Davide Rossi, Assessore provinciale alle Politiche Culturali

Paolo Bonetti, Coordinatore della Consulta per la laicità

Fano: difendiamo i consultori pubblici

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Difendiamo i Consultori pubblici: per il bene comune delle donne.

 Pochi giorni fa il candidato sindaco della lista Bene Comune Di Fano, richiamandosi a presunti interessi “comuni”, chiedeva ai  vincitori del confronto elettorale di fare comunque una scelta: permettere alle strutture private che egli sostiene… addirittura l’ingresso nei Consultori pubblici.

Finite le elezioni, noi interveniamo invece a favore della libertà femminile e della necessità di avere un servizio pubblico efficiente ed imparziale.

 La decisione più libera e consapevole è possibile se alla donna viene data, da una struttura pubblica e non inquinata da ideologie o fanatismi, la possibilità di scegliere il metodo contraccettivo migliore, di capire che è necessaria la responsabilità del partner, di sapere come e quando poter assumere contraccettivi d’emergenza.

E’ ovvio che far entrare a titolo di rimpiazzo o di “contorno” organizzazioni a sfondo religioso nei consultori significa minare profondamente la privacy ed il diritto al servizio pubblico delle donne, oltre che lo spirito della Legge 194 che assicura alle donne sovranità di giudizio sul proprio corpo.

 E come non definire “ideologicamente orientato” un consultorio privato, composto da persone che negherebbero ad una donna pure un aborto terapeutico, che sono contrarie alla contraccezione “non naturale”, che avversano l’interruzione di gravidanza sempre ed in ogni caso? Come presentare come imparziale una associazione che negherebbe ad una donna che ha subito un rapporto non protetto la pillola del giorno dopo?

Coloro che avversano la legge 194 hanno già le loro strutture private, le quali se vogliono possono far conoscere.

La richiesta da parte di queste associazioni di entrare nei consultori pubblici, come se queste fornissero un servizio necessario e altrimenti non offerto, è faziosa: le strutture pubbliche infatti sono in grado di indirizzare la donna che pone un problema a tutte le strutture sanitarie e di aiuto del caso, se la donna lo desidera.

L’esempio citato da De Marchi circa l’ingresso di associazioni cattoliche nell’Asur di Forlì, è emblematico proprio perché ha scatenato proteste, manifestazioni, interpellanze circa i metodi impiegati, ed è quindi un esempio fortemente negativo!

 Chiediamo quindi a tutti coloro che hanno voce in merito, siano politici, tecnici e amministratori, a prescindere dai propri convincimenti privati, di opporsi a una eventuale presenza nel servizio pubblico di associazioni di parte, che millantando di voler offrire  aiuto alle donne in difficoltà nascondono semplici interessi ideologici.

Il gruppo promotore della Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino. 11 giugno 2009.

http://consultalaica.wordpress.com

Asur Marche e Pillola del giorno dopo

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La Consulta per la Laicità esprime solidarietà al dott.Roberto  Malucelli, D.G. di Asur Marche. 
Ottima riuscita del confronto sul testamento biologico ed  etica di fine vita all’incontro di Fano di domenica 24  maggio organizzato dalla costituenda Consulta per la  laicità. Oltre 60 persone, nonostante l’incredibile afa, e molti interventi anche dal pubblico, al primo dibattito fanese amplificato ad energia solare. A testimonianza di  quanto sia sentito questo tema, molte le richieste di  continuare a seguire l’argomento della libertà di scelta  nelle cure di fine vita, sulle quali in questo momento è  ancora bloccato alla Camera un Disegno di legge che, se  approvato, negherebbe la libertà a tutti e a tutte di scegliere. Continueremo a fornire informazioni e aggiornamenti . Segnaliamo che la nostra Carta dei principi per la laicità in  provincia di Pesaro e Urbino è stata da pochi giorni pubblicata su diversi siti nazionali, tra i  quali http://www.italialaica.it 
Durante il dibattito è stata espressa solidarietà al >> Direttore generale Asur Marche, Roberto Malucelli, attaccato  pesantemente lo scorso mese da una parte della stampa di  matrice cattolica per essersi “permesso” di invitare le Asur  a fornire, come garantito dalla legge, il presidio  contraccettivo di emergenza detto “Pillola del giorno dopo”. Su questo argomento la Consulta fa notare come alcuni stiano  portando avanti volutamente una disinformazione dannosa  soprattutto per la libertà di scelta delle donne: facendo >> credere che un farmaco contraccettivo, come la Pillola del  giorno dopo, sia un farmaco abortivo.  Ciò è scientificamente e senza dubbio falso: la Pillola del giorno  dopo viene infatti assunta prima che un ovulo, fecondato o  no, raggiunga l’utero, e quindi, come anche ribadito dal Tar  Lazio nel 2001, agisce con effetti contraccettivi. Non è  esatta dunque l’affermazione del Centro Diocesano di  bioetica di Fano, che in un suo recente comunicato afferma  che la sentenza Tar definisce la “Pillola del giorno dopo” un  farmaco abortivo.  Anzi, la sentenza Tar Lazio 8465/2001, in risposta a ricorso perso dal Movimento per la vita, specifica proprio che il  farmaco è un contraccettivo a tutti gli effetti! Questa inesattezza,  per non dire peggio, pesa gravemente sull’attendibilità di chi, mentre  reclama  il diritto all’obiezione di coscienza dei medici in tutti i casi,  attacca con argomenti fallaci i medici che invece vogliono che sia garantito  un servizio pubblico utile alla salute e alla dignità delle donne. 

Consulta per la laicità in provincia di Pesaro e Urbino. 

vedi   sentenza TAR Lazio 8465/2001

24 maggio: liberi/e di scegliere

Domenica 24 maggio 2009, Fano, piazza XX Settembre, ore 16.30
LIBERI/E di SCEGLIERE:
il punto di vista laico su Testamento biologico ed etica di fine vita.
 

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Altri materiali, ed il testo intergrale della Carta dei principi per la laicità, su
http://consultalaica.wordpress.com

Recenti avvenimenti hanno portato alla ribalta la discussione su queste due tematiche che toccano nel vivo la libertà individuale di tutti e di tutte. Un Parlamento visibilmente in difficoltà sta cercando di legiferare su questo tema, senza dare ascolto alle voci laiche che si levano dalla società civile  in difesa della libertà di scelta dei pazienti.
Eppure, in un quadro normativo internazionale e nazionale sono sanciti
in maniera chiara i DIRITTI delle persone in merito alle decisioni per la propria salute.
In particolare occorre ricordare la Convenzione di Oviedo del 1997, che rifacendosi alla Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948,
dichiara la necessità che ogni intervento medico deve presupporre il consenso della persona a cui è destinato.
Occorre ricordare l’articolo 2 della Costituzione Italiana che richiama i diritti inviolabili dell’essere umano, l’articolo 13 che dichiara la libertà personale come inviolabile e l’articolo 32 che sancisce “il diritto alla salute come diritto dell’individuo”.
Inoltre il Codice Deontologico dell’ordine dei Medici del 2006 dove all’art. 16 è dichiarata la necessità di astenersi da trattamenti e cure che non vadano nella direzione del beneficio della salute o del miglioramento della qualità della vita.
In merito a questa serie di fonti normative e in virtù di una esigenza sociale che riguarda l’invecchiamento della popolazione e il progresso della tecnologia medica, che porta sempre di più a situazioni di cronicità della malattia piuttosto che ad un esito di salute o di morte, e di fronte alla nuova legge sul testamento biologico che sta per essere approvata e che non tiene conto delle decisioni del singolo soggetto è utile interrogarsi su tre questioni fondamentali:
l’AUTODETERMINAZIONE delle scelte della persona che è titolare di
diritti inviolabili  ma che è allo stesso tempo titolare di decisione e di scelta sulla propria vita; la CENTRALITA’ della relazione tra persone che risulta fondamentale nella gestione di decisioni sulla vita e sulla morte di fronte a pazienti che non possono più prendere la parola in merito, il  RAPPORTO  tra gli operatori sanitari e la persona ammalata, tutto ciò per una visione complessiva della problematica ed una gestione che vada nella direzione di accogliere le volontà e rispettare le decisioni del singolo.

Il nutrito gruppo di associazioni che sta costruendo anche nella nostra provincia la Consulta per la laicità *, propone il dibattito con:
-Monia Andreani, docente di Diritti umani all’Università per Stranieri
di Perugia
-Paolo Bonetti, docente di Bioetica all’Università di Urbino
-Luciano Baffioni Venturi, medico, Pesaro.

per informazioni:  dadaknorr@infinito.it

*
Arcigay Agorà
Associazione Alternativa Libertaria
Associazione Omnibus
Bottega di resistenza globale
Centro sociale autogestito Oltrefrontiera
Centro donna – Urbino
Circolo libertario L.Polverari
Circolo A.Labriola
Circolo S.Allende
Cooperativa sociale Labirinto
Movimento Radicalsocialista

Le campagne sul Testamento biologico:
Mentre il Governo si appresta a far approvare un decreto sul testamento biologico che pare ribadisca che noi italiani siamo di proprietà dello Stato (e quindi andrebbe chiamato Te-Stato-mento),  aderiamo alla campagna FAMMI SCEGLIERE convinte che la maggioranza, anche quella silenziosa, non abbia mandato giù le ingerenze vaticane di questi ultimi mesi e la politica “dall’alto” di gente che crede solo in alcuni valori:  i suoi, e pretende di imporli a tutti.
E’ possibile aderire anche alla campagna lanciata da Ignazio Marino, medico chirurgo deputato del PD, che ha ormai raccolto oltre 300mila firme:

 

http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it

fammiscegliere
per aderire: http://www.fammiscegliere.com

“Vogliamo dare vita ad una campagna, durante queste settimane di dibattito parlamentare, per sostenere una buona legge sul testamento biologico: una legge che lasci piena libertà di scelta alla persona per quanto riguarda la fine della propria vita. Diciamo “fammi scegliere” perché ciascuno possa decidere liberamente quali trattamenti vuole che gli vengano somministrati e quali no in caso si trovi in stato d’incoscienza. Non diamo a questa iniziativa alcun segno di appartenenza partitica, ma ci rivolgiamo direttamente a tutte le persone che credono nella libertà dell’individuo e nella sua capacità di scelta. Mettiamo al centro l’esperienza personale, senza nessun altro riferimento ideologico. Vogliamo farci ascoltare da chi siede in parlamento e vota le leggi. L’adesione alla campagna si concretizza nell’esposizione di un semplice simbolo: una X che rappresenta la scelta, con due linee di diverso colore che si incrociano, perché ognuno è libero di prendere la strada che preferisce. Un simbolo da mettere su blog, social network, in casa, alle finestre, indosso, in luoghi pubblici e privati. Siamo convinti, al di là degli steccati ideologici, che la maggioranza degli italiani pensi che le persone siano in grado di decidere da sole quando si tratta della propria vita e che non vogliano delegare questa scelta a nessun altro. E allora facciamola vedere questa Italia diversa da quella che viene rappresentata in tv e in parlamento: un’Italia più libera e più umana.”

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