rimarchevole…
meglio riassumere…Archivio per ambaradan o sarabanda?
La civiltà nei giardini: guerrilla gardening a Fano
aprile 29, 2012 alle 10:54 am · Archiviato in ambaradan o sarabanda?, iniziative infoshop fano, marche ambientalismo, politica locale, transizione fano ed etichettato con: cittadini attivi fano, fano in transizione, guerrilla gardening fano
E’ il gruppo Fano in Transizione, che aveva già portato negli interessanti incontri sui vari aspetti della Transizione e la città a Casa Archilei (ad esempio sulla moneta locale) il metodo partecipativo del World Cafè che permette la discussione e l’analisi di temi anche complessi ad un livello orizzontale (non posizione orizzontale, livello!) tra le persone. E sono i Cittadini Attivi del quartiere San Lazzaro. Da questa realtà nasce il lavoro per recuperare aiuole disastrate e spazi pubblici comunali incolti nel quartiere, coinvolgendo chiunque voglia partecipare attivamente per riprendere in mano un discorso di civiltà urbana.
Il movimento di protesta Occupy dal basso che si è sviluppato in questi anni nel mondo, ha sperimentato metodi di confronto e di presa di decisione totalmente democratici, che richiedono l’attività di ciascuno e si basano sul metodo del consenso. Ciò significa che si fa solo ciò che tutti condividono pienamente e si va avanti.
Il metodo della Transizione dal canto suo ha riassunto tutta una serie di esperienze nel campo dell’interazione sociale e dell’ambientalismo, dando anche a chi ne era digiuno la possibilità di capire come cambiare modello di sviluppo a partire da sé, dalla propria casa, con progetti come Uncredible Edible, dal proprio quartiere, dalla propria città. Vengono messi in discussione metodi gerarchici e autoritari, la passività di modelli di gestione urbana che ormai sono gestiti da “Dirigenti” raramente in feedback con i cittadini, si propone invece un modello di gestione che parte dal basso, dai tavoli di discussioni nelle circoscrizioni, o addirittura nelle vie.
Manifestazione a Fosso Sejore: mettiamoci trasversali!
aprile 21, 2012 alle 2:05 pm · Archiviato in ambaradan o sarabanda?, marche ambientalismo, ospedale unico fano pesaro ed etichettato con: manifestazione fosso sejore 21 aprile 2012
Crica 400 persone, forse più. In bici, autobus, auto… . Poche bandiere di partito, molte di associazioni. Cartelli, cartellini. “Volessi, potessi, avessi, erano tre fessi”. Zaffini della Lega con un cartello su cui è magistralmente raffigurata una piovra (ex vaticana?) che andrebbe bene ora anche per la “famiglia” padana. Una signora rivestita da una bandiera di Rifondazione. Fernanda Marotti e Carlo De Marchi, femmina e maschio alfa, col megafono. Una atmosfera interessante.
La statale adriatica bloccata per qualche minuto per consentire al gruppo di sfilare per giungere all’area, stupenda incorniciata tra le colline a pochi passi dell’ostello Sejore. Uno schieramento trasversale alla politica, manifesta l’assenza di sindaci, amministratori, evidente la presenza di persone di schieramenti politici opposti. Finalmente assieme per fronteggiare la scandalosa pratica oligarchica che vede il progetto sanitario deciso a colpi di mano, sindaci acquiescenti, da pochi avvezzi alla managerialità “di scala” anche sulla salute dei cittadini.
Oltre all’associazionismo ambientalista presenti anche esponenti di quello culturale, tra i quali quella di Paolo Venturelli, che ha ricordato durante una istruttiva chiaccherata come le aree non edificabili a fianco dell’Ospedale Santa Croce di Fano, che sarebbero dovute servire, nell’auspicio dell’illuminato architetto Selvelli (colui che aveva progettato l’ospedale-giardino Santa Croce) a eventuale ampliamento nel rispetto del patrimonio urbano esistente, siano state trasformate dalle giunte fanesi che si sono susseguite, in aree edificabili.
Ora paghiamo decenni di malgoverno e cazzate in urbanistica, di politici incapaci di vedere oltre il proprio naso e la convenienza del giorno.
Prossima manifestazione, ci auguriamo, DENTRO il palazzo regionale, DENTRO i comuni a chieder conto ai sindaci della loro cessione a progetti che distruggono il patrimonio dei presidi ospedalieri territoriali, DAVANTI ai presidi medici per dar modo a tutti i cittadini di dire la loro.
Pesaro sabato 3 marzo NO-TAV, solidarietà e resistenza!
marzo 2, 2012 alle 8:23 am · Archiviato in ambaradan o sarabanda?, campagne nazionali ed etichettato con: no tav presidio pesaro
Mentre la stampa di regime continua a invocare il”terrorismo” offendendo e diffamando la protesta popolare in Val di Susa e farneticando su strumentalizzazioni da parte di “frange estremiste” (ma quante sono queste frange!?!),la protesta di massa in Val di Susa continua, e inizia la repressione anche dei gesti di solidarietà, ieri ad Ancona una dura carica della Polizia.
Da ieri inoltre non è funzionante una parte delle mailing list del nostro sito, comitatinrete.it, ed alcuni siti italiani sono stati oscurati.
Abbiamo chiesto ad ARUBA di dare spiegazioni sul blocco degli indirizzi subito che ad un test eseguito risulta essere stato fatto dl server stesso. Per ovviare a questo problema, se dovesse persistere, invieremo le email usando l’intero blocco di indirizzi degli iscritti.
Informo comunque chi fosse interessato che domani pomeriggio, a Pesaro, ci sarà una iniziativa di solidarietà coi valligiani proposta dal centro sociale Oltrefrontiera e aperta a tutti a prescindere dall’appartenenza politica:
Sabato 3 marzo saremo in piazza del popolo a Pesaro dalle 16 alle 18 per dimostrare in maniera concreta la nostra solidarietà e complicità con la resistenza del movimento no-tav e con Luca….
Lanciamo alle strutture e ai/alle singoli/e compagn* quest’appello e invitiamo tutt* ad esser presenti per sostenere a livello provinciale la lotta contro il tav .
Esporremo (come sabato scorso alla grande manifestazione in val di susa) un unico striscione contro gli arresti del gennaio scorso contro gli/le attivist* no tav “resistere alla repressione” che è firmato Pesaro Urbino no tav,questo per fare in modo che tutt* si sentano rappresentati e senza dover per forza far emergere ogni singola rappresentanza…
Faremo volantinaggio portando la voce della valle nella nostra provincia e cercando di fare contro-informazione rispetto a quest’opera inutile e dannosa….
Saremo in piazza contro chi pensa di poter espropriare i terreni della valle con la violenza dei manganelli e i lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo.
Saremo in piazza per sostenere il movimento no tav , per Luca e per il futuro di tutt* noi ….
Csa oltrefrontiera
da globalproject-1 / 3 / 2012
Raccogliendo l’appello lanciato dall’assemblea NoTav di Bussoleno ieri notte, anche nelle Marche l’appuntamento di mobilitazione era fissato attorno alle 18.00 davanti alla stazione fs.
Il piazzale antistante lo snodo ferroviario aveva già ospitato lunedì il presidio convocato dall’Assemblea Permanente Movimenti Marche in solidarietà alla ValSusa, al fianco di Luca Abbà.
Sono bastati solo pochi secondi per comprendere oggi le diverse intenzioni da parte dei tutori dell’ordine pubblico.
Stavolta sono state le manganellate ad aspettare i manifestanti alla stazione.
Una carica a freddo che ha atteso gli attivisti prima che riuscissero a raggiungere l’ingresso della stazione.
Almeno 4 i feriti, diversi i contusi. Nonostante l’accoglienza brutale della polizia, le oltre 200 persone presenti hanno resistito mantenendosi davanti all’entrata della sede ferroviaria.
Con determinazione gli attivisti hanno voluto sostenere la parola d’ordine che arrivava dalla ValSusa: blocchiamo tutto!
Dopo la carica, blocco totale del traffico nell’ora di punta sulla statale Flaminia, arteria fondamentale della circolazione cittadina.
Un blocco portato avanti per 2 ore, che si è concluso con un corteo non autorizzato. I manifestanti si sono diretti verso il centro, continuando a paralizzare la viabilità fino a raggiungere la sede dell’Ambasciata dei Diritti per riunirsi insieme all’Assemblea Permanente dei Movimenti.
Quando cala la sera la luna scopre il vero volto della gestione dell’ordine pubblico al tempo del governo tecnico: lo sgombero violento del blocco dell’A 32 a Chianocco come le manganellate preventive a vietare un presidio annunciato pubblicamente.
La giornata di oggi ha dimostrato come sia fallito il tentativo di isolamento mediatico e di forzatura sul piano militare ai danni del movimento NoTav.
Siamo tutti e ovunque No Tav. La Valle non si arrende!
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Siamo tutti NO TAV
febbraio 28, 2012 alle 2:35 pm · Archiviato in ambaradan o sarabanda?, campagne nazionali, diritti civili ed etichettato con: grandi opere, militarizzazione territorio, siamo tutti no tav

Il Decreto sviluppo del maggio 2011, ha definito la possibilità di militarizzare il territorio per le “opere di interesse strategico nazionale”, già fissate con la legge Obiettivo n.443 del 2001.
Ora viene applicato l’articolo 682 del codice penale: che dice testualmente: “Chiunque si introduce in luoghi, nei quali l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto da tre mesi a un anno, ovvero con l’ammenda da cinquantuno euro a trecentonove euro”. Ciò potrebbe essere anche in tanti altri casi oltre alla battaglia NOTAV, cioè nel caso di proteste pacifiche contro installazioni nocive sul territorio di ogni tipo. Anche gli esprorpi di terreni ai privati procedono senza rispettare tutte le procedure: alla faccia di un Governo alto-borghese che con le recenti denunce contro i No Tav voleva ergersi a paladino della legalità!
Un dossier WWF aveva già evidenziato che il programma delle grandi opere è lievitato in 10 anni da 125,8 miliardi di euro del 2001 a 367,4 miliardi di euro del 2011, con aumento delle opere da 115 a 390. Si prevede che il 61% degli interventi (pari a 224 miliardi di euro) siano concentrati nel Centro-Nord contro il 38% del valore economico complessivo (pari a 143 miliardi di euro) nel Sud, sottovalutando il gap infrastrutturale del nostro Mezzogiorno.
La conclusione del WWF è che l’aumento dal 2005 del numero delle opere e dei costi dimostra che “non è stata compiuta alcuna selezione delle priorità utili al Paese, ma s’è dato ascolto in questi anni alle clientele politiche nazionali e locali e agli interessi dei grandi gruppi edili e di progettazione”
Una grande opera o è fortemente utile o è fortemente dannosa, perché richiede investimenti che vengono sottratti ad altri capitoli di spesa e perché ha un forte impatto sul territorio che la ospita. La questione fondamentale del progetto della nuova linea ferroviaria Lione-Torino, che è anche la più costosa opera pubblica mai progettata in Italia, è la sua inutilità, perché le ipotesi di traffico su cui si basa sono state smentite dalla realtà dei fatti, che mostrano una inarrestabile caduta dei movimenti di merci e di passeggeri sulla sua direttrice.
Il traffico merci del Frejus, nel 2009, è stato di 10 MT, come nel 1993; quello del Monte Bianco si attesta addirittura ai livelli degli anni ’70. La punta massima si è avuta tra il 1994 ed il 1998: da allora i due tunnel hanno perso un terzo del traffico. Questo dimostra che non c’è ragione di costruire nuove infrastrutture.
Il costo al km dà dei dati impressionanti: se dividiamo gli 8,8 miliardi che pagherà l’Italia per i suoi 35,5 km della parte comune si arriva a 250 milioni per km., notizie di stampa fornite dagli stessi proponenti ammettono un costo storico di 120 milioni di euro per Km, che, tradotto in euro correnti, corrisponde a 160 milioni di euro per km!!!
I fondi necessari per la Torino Lione sono direttamente sottratti ad altri interventi. Già con i primissimi finanziamenti necessari al tunnel geognostico di Chiomonte si è cominciato a prelevare dai fondi che erano già destinati ad altri capitoli di spesa: in questo caso all’ art. 6 del DL 112/2008, che assegnava risorse alla messa in sicurezza delle scuole, alle opere di risanamento ambientale e all’innovazione tecnologica. L’economista Marco Ponti, insieme ad altri, ha calcolato che sulla base dei soli preventivi esistenti, la Torino-Lione costerà 1300 euro per ogni famiglia media italiana di quattro persone. Per Marco Ponti, che è stato il primo, nel 2005, a calcolare il preventivo per la nuova linea in 17 miliardi di euro di allora, “questo progetto non andava neppure presentato“. Se lo si fosse ascoltato, l’Italia avrebbe già risparmiato spese per mezzo miliardo di euro.
Si ringrazia: 150 motivi per dire NO alla TAV | Informare per Resistere
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Biancaneve
febbraio 17, 2012 alle 5:56 pm · Archiviato in acidofile, ambaradan o sarabanda? ed etichettato con: fano neve 2012
Amavo biancaneve e or la odio
per colpa tua piano neve ordito
che funzioni solo
se la neve è alta un dito.
Neve che scopri le dimenticanze
di strade percorse nemmen dalle ambulanze
neve che poni sotto revisione
la panda mia quasi fosse un jeppone.
neve che silenziosa ora non sei
perché le ruspe ormai si sono svegliate
a scarnire asfalti e marciapiedi
e a buttare quei due alberi che vedi
e che adesso non ci sono più,
neve
dove non c’è arrivato l’assessore
al giardinaggio ci hai pensato tu …
neve che all’alba svegli i cittadini con la pala
e con picconi, sale grosso al rosmarino
rastrelli e scope e il bollitore
per arrivare dove la municipalità
ha perso il filo della sua utilità.
Neve, neve! Che scopri le dimenticanze
di auto bianche sotto le dune bianche
di braccia stanche di portafogli vuoti
di case affittate senza termosifoni
neve che scopri i ricchi
che pagano l’Impresa
e sveli i buoni che portano la spesa.
La neve c’entra.
La neve del febbraio 2012 ha messo in ginocchio i cittadini più poveri: quelli che non possono permettersi un riscaldamento a norma (lo scoppio di Serrungarina è un monito), gli anziani che già fanno fatica a pagare le bollette. La neve ha messo in difficoltà le persone che non possono permettersi di rinunciare a qualche giorno di lavoro e che hanno cercato di ricorrere a tutti i mezzi possibili per mantenere i propri impegni a rischio di rimanere bloccati sulle strade. La neve ha messo alla prova la solidarietà di quartiere e di buon vicinato. Ha anche sottolineato le tante gravissime mancanze del servizio pubblico, come quello di Enel, che mentre vende le sue obbligazioni e le sue azioni a tassi di rendimento altissimi…lascia una rete elettrica obsoleta che va in tilt appena dopo 24 ore di nevicate. E, si sa, nessuno risarcisce i danni causati da “cause di forza maggiore”, per questo i cittadini si ritrovano beffati due volte: da chi usa i loro soldi non per migliorare i servizi ma per lucrare, e poi li mette di fronte alla “eccezionalità” svicolando così da ogni presa di responsabilità. Ancora una volta i danni maggiori si sono evitati grazie all’opera dei lavoratori del pubblico e del volontariato, degli agricoltori e dei cittadini qualsiasi…i primi ad essere bersagliati da tagli e tassazioni. Ancora una volta l’emergenza ha dimostrato che è ESSENZIALE la presenza diffusa di presidi medici e di volontariato sul territorio, smentendo chi invece, sordo, per creare la sua economia di scala del servizio pubblico, sta facendo in modo che i servizi sanitari vengano tagliati e accentrati, che i servizi ferroviari vengano penalizzati…
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Riserva del Furlo? …Riservata!
novembre 7, 2011 alle 9:16 pm · Archiviato in acidofile, ambaradan o sarabanda? ed etichettato con: aree di sosta parco furlo, riserva statale del furlo
Martedì 1 novembre 2011, una giornata tranquilla sebbene un po’ uggiosa, ideale per spostarsi nell’entroterra a passeggiare, anche lungo i bei sentieri della riserva statale del Furlo.
Ma … la tranquilla giornata subisce un improvviso cambiamento di tono per quattro escursioniste, nel momento in cui queste decidono di sostare per un breve caffè caldo del loro thermos nell’area, che appare aperta, non custodita, e disponibile, del Parco Le Querce, a pochi passi dalla bella abbazia di San Vincenzo.
Quella è l’unica area che gli sembra poter contenere, forse, uno spazio adatto a sedersi e fare due chiacchiere, senza dover entrare in un bar o un ristorante. Appena individuato a fatica un tavolo( fradicio) e qualche vecchio ceppo di legno per sedersi, le 4 (stimate professioniste e ambientaliste e non persone dedite a insozzare Parchi), con in mano il caffè fumante, vengono avvicinate da un figuro il quale, senza qualificarsi, le aggredisce a male parole dicendo che, lui, si è “rotto i c.” di dover sopportare gente che entra senza pagare a fare i propri porci comodi!
La situazione è sgradevole anche perché, dopo avergli fatto notare che non risultava divieto d’accesso ai pedoni e non era pensabile che dei pedoni dovessero pagare per sedersi in un Parco, costui continua la sequela di insulti, dicendo che l’area è per tutti a pagamento e che le “stronze” dovevano sloggiare.
“Sloggiando”, costernate, le 4 escursioniste cercano indicazioni sulla realtà della cosa e scoprono un minuscolo cartello qualche metro dopo l’ingresso, che fa notare come l’area è a pagamento “anche a piedi”!!!

Finalmente trovato l'ospitale cartello che indica che anche i pedoni devono pagare! 2 euro a persona e 6 euro per l'uso di un tavolo, scopriamo poi da un sito web.
Cercano allora uno spazio pubblico ospitale ma trovano solo transenne, cartelli indicanti proprietà privata, aree riservate. Insomma, il Furlo è disponibile sì, ma solo per chi è di passaggio tra alberi (ancora pubblici) e sentieri (impervi e quindi ancora non concessi per chioschi) ; la morale: se vuoi sederti devi consumare.
Non è contemplata la possibilità di sedersi a leggere un libro senza il consumo di una piadina o di un piatto di tagliatelle al tartufo, senza dover ingerire un caffè o un ghiacciolo.
E’ questa la triste realtà del connubio tra economia e bellezze naturali nella nostra provincia? La Sagra del Tartufo e l’apoteosi della salsiccia grigliata gestiscono ogni più piccolo angolo ex-pubblico?
A prescindere dal profilo penale, e in-civile, del comportamento dell’ignoto custode del Parco, che forse farebbe miglior figura in un girone dantesco (infernale) che come addetto di una cooperativa … e dal fatto che nessuno vuole criticare l’utilità degli esercizi commerciali e la bontà della gastronomia locale, però ci chiediamo: il “turismo colto, consapevole e sostenibile” di cui ha parlato di recente Matteo “Obama” Ricci a proposito della riserva del Furlo non dovrebbe avere libertà di scelta?
Commentate, contribuite, protestate.
Francesca Palazzi Arduini
Marche: contro i nuovi predoni
agosto 6, 2011 alle 3:06 pm · Archiviato in ambaradan o sarabanda?, campagne nazionali, marche ambientalismo ed etichettato con: petizione rigassificatore falconara

Affari, lucro, competizione economica a vantaggio di pochi: è questa la cifra di lettura dei progetti di “rigassificazione” portati avanti da poche holding dei carburanti con l’alibi della sicurezza di approvigionamento che questi enormi barconi garantirebbero, in realtà garantendo solo il profitto sulla compravendita del gas ai suoi speculatori. L’energia in Italia è un affare miliardario, i danni per l’ambiente restano a carico dei cittadini gabbati due volte: coi costi economici e l’inquinamento. Falconara, zona ad alto rischio ambientale, è l’esempio lampante di una politica comunitaria nelle parole (e anche in ciò retorica, coi suoi afflati catto-comunisti) e dirigista nei fatti: si vuole imporre un rigassificatore al largo di Falconara, i cittadini,nel generale silenzio delle istituzioni, si attivano per far sentire la propria voce:
E’ stata approntata la petizione collettiva al Parlamento Europeo contro il progettato rigassificatore di Falconara. Coloro che volessero aderire possono firmare online:
http://www.firmiamo.it/portiamo-il-caso-rigassificatori-al-parlamento-europeo
o rivolgersi alla nostra segreteria (segreteria@comitatinrete.it) inviando nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza, telefono ed email e chiarendo nel testo della email che si intende aderire alla Petizione contro il progetto di centrale turbogas di Falconara come segue:
Io sottoscritto/a… sottoscrivo la Petizione collettiva al Parlamento Europeo contro il RIGASSIFICATORE PROPOSTO DA “API NÒVA ENERGIA” IN MARE ADRIATICO, A 14 KM. DALLA CITTA’ DI ANCONA E A 16 KM. DALLA CITTA’ DI FALCONARA MARITTIMA (REGIONE MARCHE, ITALIA) .
La Regione Marche, dopo aver utilizzato un finanziamento del fondo europeo per la collaborazione transnazionale, per lo “Studio per il Governo del Mare Adriatico e delle Coste: inizio di un processo di Gestione Integrata” redatto dalla DAMAC, iniziativa Italo – Croata per la “Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazione”, ne ha ignorato e disatteso i risultati ed ha autorizzato, unitamente al Ministero per le Attività Produttive, la costruzione e l’esercizio di un rigassificatore offshore a 14 Km. dalla citta’ di Ancona e a 16 Km. dalla citta’ di Falconara Marittima (Regione Marche, Italia). L’infrastruttura energetica non è prevista nel PEAR – Piano Energetico Ambientale Regionale, non è strategica a livello nazionale, non è stata sottoposta a V.A.S. – Valutazione Ambientale Strategica, costituisce pericolo per l’ambiente, l’ecosistema marino, il territorio, la sicurezza e la salute dei cittadini.
nb: chi avesse già firmato la petizione in cartaceo, non invii la sottoscrizione online.
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e adesso VATTENE!
giugno 13, 2011 alle 12:57 pm · Archiviato in ambaradan o sarabanda? ed etichettato con: referendum 2011 conseguenze, referendum 2011 e politiche locali, referendum 2011 quorum
E adesso a desso adesso…VATTENE!
Acqua servizio pubblico: e adesso vogliamo sapere da Marche multi servizi, che non ha mai risposto al comunicato del coordinamento dei comitati per la difesa del Metauro, Cesano e Candigliano, perché i suoi azionisti privati guadagnano il 18% di interessi (altroché i nostri libretti a risparmio) mentre l’azienda si indebita con le banche e la gente beve acqua al cloro. Il futuro deve consistere in un servizio pubblico gestito con trasparenza e impegno con profitto per tutti, e non solo per chi gestisce i NOSTRI capitali (sì, perché i soldi delle Banche sono dei cittadini e dei risparmiatori).
Nucleare: basta con i sotterfugi. Il deficit elettrico non esiste, lo crea il mercato, che compra e vende energia dall’estero (anche quella delle centrali nucleari), e investe in tecnologie dannose come il nucleare. Esiste il deficit di energia pulita. Perciò vogliamo che ad ogni kilowatt pulito in più corrisponda un kilowatt nocivo in meno (quelli prodotti con il nucleare, gli inceneritori, i megaimpianti). Vogliamo poter leggere gli ingredienti dell’energia che consumiamo e soprattutto piani veri e immediati di ricerca di tecnologie pulite, di investimento nel risparmio energetico, a livello nazionale e locale.
Legalità: non è vero che la giustizia è uguale per tutti, non lo è tra chi ha buoni avvocato e chi no, non lo è perché la magistratura non è quella paladina trasparente e immacolata che tanti giustizialisti vorrebbero dipingere. Una cosa però è certa: abbiamo ora un governo fortemente intenzionato a distruggere l’indipendenza dei magistrati non acquistabili, e a cementare la dipendenza di quelli già servi del sistema di potentato politico. Questa gente se ne deve andare, deve essergli sottratta la capacità di nuocere a quel poco che resta della democrazia.
Da subito, i referendum, voluti e fortemente sostenuti da una rete di associazioni e realtà di base, vedono il risultato ora preso in mano da chi ha immediato potere di raggiungere i media e le sale del parlamento: i politici eletti. Tra questi, nel centro sinistra, anche coloro che hanno fatto di tutto per boicottare i referendum stessi, i parlamentari del Pd che votano a favore delle privatizzazioni, quelli di Idv sempre a caccia di fama… se gli italiani e le italiane hanno ora la certezza che si può fare politica e vincere anche senza il monopolio della tv, adesso dobbiamo cercare di fare di più, impedire che siano gli stessi eletti, dalle loro pagode partitiche e nelle loro buvettes, a sabotare la volontà popolare così come ha già dichiarato di voler fare il governo.
Serve un’agenda nazionale e servono una miriade di agende locali con elencati, punto dopo punto, tutti i passi da fare e i temi da trattare per far sì che la volontà espressa in questo referendum (virtuosità del servizio pubblico, energia pulita, legalità) sia fatta realtà. Questo lavoro va fatto, in coalizione, in partecipazione, con competenza, senza mosche cocchiere. Come fossimo a scrivere dei nuovi Cahiers… anche se siamo nel 2011.
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Pisapia: beat renaissance
maggio 31, 2011 alle 8:02 pm · Archiviato in acidofile, ambaradan o sarabanda? ed etichettato con: pisapia e i beatnik, pisapia renaissance
E’ bello sentire che si può tornare ad essere come prima e rilassarsi un po’. Pisapia ha aperto le cateratte dell’animo italiano più schietto, l’animo italian-beat. C’è un rinascere, grazie alla recessione, di cene collettive, passeggiate di gruppo ai greppi, calli da vanga, filmati autoprodotti… le piazze, nonostante i veti, i fumogeni e le inquisizioni, sono percorse da stracci e striscioni come gli acquari dalla alghe, …come si concilierà l’animo selvaggio dei italiani e delle italiane precarie a(n)utarchici, nuovi beat, il vero elettorato di Pisapia e c., assieme alle donne incazzate per la deriva-delirio di B., con le prodezze del Pd?
Al Festival della felicità di Pesaro, “vetrina” di Matteo Ricci, presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, che invece di chiederlo ai cittadini, chiede a una kermesse di sociologi e scrittori-playboy che cosa è la felicità… lo spettacolo di Benigni (con biglietti bagarinati a più di sessanta euro) ha dato una risposta: parafrasando pare anche il dantesco conte Ugolino, Benigni ha spiegato che per essere molto felici bisogna avere molto sofferto. Che vogliamo quindi di più? Dopo la chiusura del mausoleo ad Arcore… dovremo ringraziare per il faccione dei nuovi Prodi che vorrano rifilarci. E ridere.
Ma nell’aria Pisapia ha portato irrequietezza, la gente (esclusi per fortuna i vegani) inizia a dedicarsi all’allevamento delle pecore e tiene appeso il fucile per gli esattori delle holding ( i beni comuni per buona pace dei cattolici sono già stati tutti privatizzati, in primis il senso di colpa, ad opera del Vaticano). Altri cominciano a pensare di riprendersi certi palazzotti sfitti, e farci pensioni per anziani. Altri ancora voglion togliere i soldi dalle banche… in modo legale…
riusciranno i cittadini milanesi a non farsi incastrare ancora una volta dalla sensazione che non si possa più tornare al futuro… e ricreare un Parco Lambro senza eroina e capetti sul palco che imitano Abbie Hoffman? Riusciremo a fidarci l’uno dell’altro, a non prendere lucciole per lanterne, a mollare con la mania del controllo e del partito e finalmente a pensare ai viscerali contenuti che sgorgano, anche non volendo, escon fuori dalla nostra vita quotidiana, e ci portano a pensare che c’è, come diceva Audre Lorde, un erotismo differente nella vita, e non è quello espresso dalle facce inespressive e devastate delle ragazze imbottite di coca dell’Olgettina, è il sentire comune, l’unisono (anche l’orgasmo simultaneo, volendo), il sentire, cone recita la Patty, che People, magari non proprio Have the Power…ma potrebbe. E qui non s’intende la “massa” oggetto delle statistiche, né il popolino cui parla il centro-destra coi suoi media, ma la gente che si relaziona e sa parlare chiaro.
Felicità: anche a Fano un omaggio al Festival
maggio 27, 2011 alle 8:42 am · Archiviato in acidofile, ambaradan o sarabanda?, politica locale ed etichettato con: festival della felicità pesaro, urbanistica fano

Ci chiedevamo: quale sarà il ruolo della cittadina del pesce azzurro nel megagalattico festival “della felicità” di Matteo Ricci?
La risposta è stata data dalle prime indiscrezioni che circolano in rete sulla statua, il “sardone”, posta di fronte all’ingresso del rinnovato ristorante della cooperativa Il pesce azzurro, noto in tutt’Italia per il suo menù popolare a base di pesce azzurro dell’adriatico (finché c’è?).
Il ristorante, colpito da un incendio doloso pare provocato da rivalità costiere, è stato ora ristrutturato a tempo record con approvazione di un progetto variante rispetto a quello originale, e che lo ha ridotto a un enorme scatolone a due piani in grado di allinearsi con la new economy marinesca : quella dello Yacht Festival. Da alcune indiscrezioni anzi sembra che proprio un grande yacht dismesso, destinato al Muammar ma poi abbandonato in cantiere, che sono derivate le nuove stanze.
Cos’ la cultura “popolare” del pranzo semplice e a buon prezzo si adegua al mercato e alle grandiosità del presente.
Per la felicità del festival, pare che siano giunti dalla Provincia gli stanziamenti per la statua “in memoriam” del pesce azzurro che ricordrà a tutti coloro che varcano l’ingresso che “quello che si mangia”, come è scritto nell’introduzione al festival, è parte essenziale del nostro benessere.
E che con un euro in più a pasto abbiamo finanziato un edificio colossale, fulcro di un mcrosistema economico, là dove pensavamo esistesse solo la cucina semplice e popolare, senza manager, di una Fano che non c’è più, mentre ora c’è la “filiera”, la “economia di scala”… che insegna che si lucra di più a concentrare i clienti.
Le cooperative sono diventate aziende con un BEL distinguo in dollaroni tra chi dirige e chi fa manovalanza, i cui compensi spesos non sfiorano i 6 euro all’ora.
Il festival della felicità, del quale scriveremo ben presto per fare un bilancio del programma svolto, pubblicizza intanto nel suo depliant gli albergi a 4 stelle del pesarese… . Una felicità per pochi, come già si era detto. Uno spettacolo, quello di Benigni, con biglietti che vengono già rivenduti a oltre 60 euro.
Una tantum, un plauso alla Lista a 5 stelle, l’unica che ha avuto il coraggio di dire la sua sull’edificio.
Le nostre case…
aprile 22, 2011 alle 2:50 pm · Archiviato in acqua bene comune, ambaradan o sarabanda?, campagne nazionali, cultura gaya, io vorrei..., marche gay e lesbiche ed etichettato con: dadaknorr, l'acqua è di tutti, monique wittig, uccidere il Priapo

Le nostre case sono scese tra siepi fratte e valloni come mongolfiere colorate palloni poggiati tra le foglie.
Le nostre case hanno rampicanti selvatici con grappoli di piccoli petali.
I nostri prati come i nostri saluti sono solo spontanei, giallo e viola bianco e verde, noi non possiamo sapere, solo le ricordiamo, le stagioni, due secondi dopo ch’esse varcano la soglia.
Davanti alle nostre case stanno due vasi o due bastoni quando le o gli amanti non vogliono avventori.
Dalle nostre case escono suoni teneri, a volte invocazioni, quando tutto non basta, quando il tempo scorre troppo in fretta.
Il sabato tagliamo l’erba con le forbici, il fieno con le falci. Ad ogni necessario più forte rumore del coltivare stendiamo la sera per compensare un silenzio attonito di grilli e nidi.
Nelle nostre valli scorre l’acqua che bagna per le nostre emozioni, gorgogliando, stagnando, lambendo e sgorgando ed è di tutti.
Salutiamo di solito il fiume maestoso quando lo valichiamo, per lui appendiamo festoni a primavera quando è calmo e pieno, su di lui piangiamo chiedendo a un dolore di scorrer via lontano e mutare, diventa, diventa mare ti prego.
Le nostre case hanno ventole e specchi che accendono luci ma le lanterne d’estate vanno a cera.
Le nostre api ci cercano, i nostri gatti ci guardano, i nostri istrici distratti attraversano mille viottoli senza temere.
Noi abbracciamo le nostre mucche. Con loro le nostre nonne contavano la sera le favole e sbucciavano le mandorle.
Le nostre strade sono bordate di biciclette e papaveri, di uva e fichi viola, cestini e panche. Le nostre strade portano sempre a un teatro e a una piazza dove un ragazzo suona le bottiglie e i burattini si giocano di noi ridendo e gracchiando.
Sulle nostre strade puoi perderti o svenire per il piacere di sentire mani che ti colgono, pelle che ti sfiora, porte che si aprono,voci che ti chiedono.
Da noi tutti hanno una casa e anche i malvagi un campo da zappare, in questi amabilmente lasciamo che Umberto strappi le sue erbacce bofonchiando e Silvio rubi le sue fragole mentendo, in questi Fedele abbiamo seppellito sotto scuri massi e presto Giuliano bruceremo su fascine di gelso spiritualmente pregando che il suo grasso non sofistichi le zolle ma nutra la gramigna.
Le nostre fabbriche non esistono, i bambini non si tappano le orecchie entrandovi.
Le nostre case hanno ognuna sette ragni e una biscia che fa la guardia all’orto, alcuni lì hanno cristo, altri il tramonto, tutti il diritto a crescere gli ulivi.
Le nostre case, solitarie o condivise, sono abitate a volte dalla poesia, di questa Saffo la molto attenta tiene l’ordito:
“Esse scendono la collina correndo, la maggior parte di loro porta tra le braccia una piccola scimmia femmina bianca con grandi occhi grigi con gli orecchi ben formati. Qualcuna ce l’ha appese al collo con le code rizzate. Fanno delle grida forti passando sotto i meli carichi di frutti rossi …” (Monique Wittig).
dada knorr
(primo passo: uccidere il Priapo e liberare l’O(r)lgettina, secondo passo: le nostre case).
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…e basta co’ sté Frecce!
aprile 21, 2011 alle 7:13 am · Archiviato in ambaradan o sarabanda?, antimilitarismo ed etichettato con: frecce tricolori fano
Su Facebook il gruppo di protesta contro l’ennesima sparata estiva fanese… non hanno risolto il problema del traffico urbano, e ci propongono anche quello celeste!
“Ancora una volta, oltre ai “quad” che impazzano al Lido in primavera, alla riproposizione dei carri di carnevale, alla solita “notte bianca”, il comune di Fano ripropone le Frecce tricolori col loro sferragliamento celeste sopra le spiagge… quale migliore occasione per ricordare che gli arei a reazione delle Frecce sono aerei da guerra e che hanno già STESO diverse persone (nel 1988 a Ramstein 70 vittime e oltre 300 feriti…). quale migliore occasione per protestare contro questa “cultura estiva” fatta solo di rombi di motore e oltretutto pagata dai soldi pubblici?”
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e Fu chusscì…
marzo 15, 2011 alle 4:12 pm · Archiviato in acidofile, ambaradan o sarabanda?, marche ambientalismo ed etichettato con: balle nucleari, fukushima italian nightmare, solidarity to japanese antinuclearist mouvement

Solidarity for all citizens and all the Japanese that in all these years have tried to block the nuclear nightmare. Clean energy, sharing choices, for the redistribution of resources, for the production to measure of collectivity.
Ultime notizie ufficiali dai reattori di F.: ormai non rimangono che dieci tecnici maschi a fare la guardia ai 432 reattori nipponici di Fukushima andati in avaria come pop corn a causa del violento terremoto. Grazie a loro l’indice Nikkei è risalito in queste settimane del 14%, dopo essere sceso prima del 10, poi del 9, poi del 25, e quindi risalito e 16, poi a 17 e insomma chi se ne frega, tanto con la finanza ci guadagnano gli investitori e non certo noi.
Ai dieci coraggiosi sono state lasciati in stoccaggio 14 ettolitri di sakè, che essi bevono e poi pisciano sui noccioli fusi cantando canzoni sulla fioritura dei ciliegi. La proverbiale dignità e capacità tecnica giapponese è salva.
Nell’area attorno alle centrali si registrano ogni ora dosi di radiazioni pari a 1000 lastre ai polmoni all’ora per abitante, l’assessore alla sanità annuncia che il Centro unico di prenotazioni ha 1000 posti liberi all’ora per lastre ai polmoni a Fukushima, l’aereo è gratis.
Non si capisce quali danni possano essere fatti alla salute, tra 80 anni, alla fine delle indagini epidemiologiche, verrà reso pubblico un grafico a torta.
Sembra quindi che la anche la favolosa ripresa economica giapponese sia salva.
I ministri francesi, tedeschi e russi annunciano intanto che faranno svolgere meticolose ispezioni ai loro impianti nucleari, i risultati delle quali verranno comunicati in caso di incidente, al momento di scindere i contratti con le ditte costruttrici, quelle del Forum nucleare con lo spot pubblicitario dei gemelli radioattivi che giocano a scacchi in una stanza grigiastra.
I ministri italiani Prestigiacomo e Sacconi intanto dichiarano che il progetto italiano di ritorno al nucleare va avanti: l’Italia è un Paese ad alto rischio sismico, hanno dichiarato, e proprio per questo vogliamo dimostrare che i nostri reattori di terza generazione sono migliori di quelli, uguali, degli infidi orientali. La costruzione dei reattori andrà avanti di pari passo con la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina e con il federalismo, infatti essi saranno tutti localizzati a Sud.
Un esperto del CNR, alla sua ottantesima apparizione televisiva (non ci sono solo certe Veline…), vestito come il conte Dracula dopo una visita da Armani, aveva dichiarato: le esplosioni non hanno coinvolto il nocciolo, ora abbiamo capito di che nocciolo parlava, quello di pesca.
Nonostante le minacce di tradimento rivolte del dittatore Gheddafi al suo collega italiano, ha sottolineato la ministra, ci sentiamo di tranquillizzare tutti, i missili libici non giungeranno ad Arcore e se incocceranno in Sicilia no problem, i reattori saranno opportunamente schermati.
Intanto continua a Lampedusa lo Sbarco dei mille, in ottemperanza ai festeggiamenti dell’unità d’Italia. Formigoni ha dichiarato: cosa volete che sia, 70 secondi di inno di Mameli e 70 giorni di carcerazione temporanea non hanno mai fatto male a nessuno.
…e se tutto andasse bene? Se i cittadini dell’area attorno alle centrali nucleari di Fukushima si salvassero da quello che purtroppo sembra diventare di ora in ora un incubo sarcastico nato per smentire la presunzione di onnipotenza tecnologica di noi umani, ormai pare interessati solo al guadagno ed ai titoli di borsa, indifferenti verso i rischi e incapaci di considerare il valore del benessere corporeo,sociale, mentale, spirituale?
Siamo disposti/e ancora a tollerare gli incubi che ci somministrano goccia a goccia quando tutto va bene? Siamo disposti/e a tollerare gli inceneritori e le loro polveri, la continua produzione di materiali non riciclabili, il dispendio e spreco di energie, i trasporti pubblici sempre più costosi o inefficienti, la scuola pubblica a pezzi, la ricerca scientifica ammazzata, la Giustizia a misura di Governi, l’avvocato di Berlusconi che ci fa lezione di diritto in tv, D’Alema che fa il riformista, il popolo libico bombardato? Non siamo forse esposti/e a una dose non sopportabile di indignazione?
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Il FORUM nucleare ci vuole tutti gemelli…
gennaio 7, 2011 alle 6:51 pm · Archiviato in ambaradan o sarabanda?, marche ambientalismo ed etichettato con: protesta forum nucleare, spot forum nucleare, video forum nucleare
Ci associamo allo spot alternativo a quello originale diffuso urbi et orbi per Natale dai nuclearisti del Forum nucleare.
NEWS: il 18 febbraio 2011 l’Istituto dell’ autodisciplina pubblicitaria ha dichiarato lo spot del Forum nucleare ingannevole e ne ha ordinato, seppure in grande ritardo, la cessazione.
Piacerebbe ai soci fondatori del Forum nucleare (non SUL nucleare ma proprio NUCLEARE) – e cioè Alstom power, Ansaldo nucleare, Areva, Confindustria, E.On, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Flaei-Cisl (ebbene sì, anche i sindacati), Gdf Suez, Politecnico di Milano, Sapienza – Università di Roma, Sogin, Stratinvest Energy, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Uilcem, Università di Genova, Università di Palermo, Università di Pisa, Westinghouse,… tutte società o gruppi che già investono sul nucleare nel mondo o che hanno interesse economico a sostenerlo -
che tutti ci facessimo infinocchiare dalla pubblicità ingannevole che presenta varie persone IDENTICHE giocare a scacchi in una asettica e grigiastra sala, … forse costruita sopra un deposito di scorie radioattive, visto l’umore ed i coloriti.
Invece, consapevoli che in Italia è già stato svolto un referendum, nel 1987, che ha decretato l’uscita dell’Italia dal nucleare, riflettiamo non solo sui vari escamotage (non per niente la parola è francese) che i Governi italiani hanno adottato, assieme ad Enel, per compartecipare comunque alle “imprese” nucleari francesi e fare incassare gli utili di questi scempi agli azionisti… ma ricordiamo anche che la Commissione europea ha confermato che il nucleare NON può essere considerato una fonte di energia rinnovabile. Quindi l’incipit della voce nuclearista dello spot pubblicitario è almeno 5 volte mentitore, quando afferma che il nucleare va scelto perché “i nostri figli” non potranno contare su altre forme di energia:
1) perché l’uranio non è rinnovabile
2) perciò semmai lasceremmo ai nostri figli tutte le scorie radioattive e non smaltibili di questi decenni
3) perché gli lasceremmo i tumori comunque casuati dall’attività delle centrali
4) perché il nucleare viene scelto come investimento da chi ha interesse a diversificare ed aumentare l’offerta ed il consumo di energia, e non a razionalizzarli, basti vedere l’attività di alcuni dei soci del Forum, dai soci del progetto nucleare francese, come Alstom Power, a società di ingegneristica come la Techint o la Tecnimont, che progetta ovviamente anche raffinerie di petrolio. Per questi signori l’importante è offrire strumenti di guadagno agli investitori, per i quali i consumatori di energia sono vacche da mungere.
5) perché esistono le vere fonti di energia rinnovabile che possono garantire molto di più in termini di sicurezza, gestione democratica, risorse (e su questo dovrebbero riflettere Flai-Cisl e Uilcem…).
Sul sito Informare per resistere troverete una raccolta molto più vasta di spot “alternativi” e l’invito a protestare con il Garante per questo spot pubblicitario che presenta come una discussione alla pari quello che è invece solo propaganda. Insinuosa proprio come radiazioni.
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Politica: votaBetòn.
dicembre 30, 2010 alle 9:02 am · Archiviato in ambaradan o sarabanda?, marche ambientalismo, politica locale ed etichettato con: italia nostra marche, la lupus in fabula, marche cementificazione, marche piano casa, partito del cemento, regione marche

In un commento riferito alla Sanità Regionale ed alla scelta di un nuovo Ospedale per Fano-Pesaro, pochi giorni fa l’Assessore regionale Mezzolani (PD) si domandava: “Se non siamo noi a guardare al futuro piuttosto che al passato qual è la differenza tra noi ed il centrodestra?”.
Nessuna! La risposta alla sua domanda è: nessuna differenza.
Ce ne accorgiamo ogni giorno nella provincia Pesaro ed Urbino soprattutto, ma non solo, per le vicende urbanistiche. Varianti come Xanitalia, Selva Grossa, a Pesaro, Outlet a Marotta di Mondolfo, Ex Zuccherificio a Fano, Terme di Carignano tra Fano e Pesaro, dimostrano come non ci sia differenza tra le Giunte di diverso “colore” che amministrano i territori. Tutte sono orientate a favorire interessi particolari, specialmente quelli di grossi imprenditori, e se ne fregano del bene comune, della salvaguardia del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.
Altro esempio eclatante sono le modifiche al Piano Casa della Regione Marche, votate il 14/12 da uno schieramento trasversale che parte dal PD fino a tutto il PDL.
Da Viventi (UDC) a Ricci (PD) a Massi (PDL) a Pieroni (PSI) ad Acacia Scarpetti (IDV) è tutto un coro di entusiasmi per aver eliminato vincoli, autorizzato interventi in deroga ai P.R.G. al P.A.I. al P.P.A.R. ai regolamenti edilizi, aver ridotto gli obblighi di efficienza energetica, ed aver esteso i termini per la presentazione delle domande. L’ennesima aggressione al territorio viene giustificata con la necessità di ridare slancio al settore edile, con la volontà di superare le impostazioni ideologiche (date dai troppi vincoli ambientali e urbanistici), ed evitare nuove costruzioni in territori “vergini”.
Ovviamente non c’è nulla di vero, ma d’altronde l’edilizia e le grandi infrastrutture sono i principali settori con cui partiti possono facilmente ottenere consensi e trovare ancora risorse con cui finanziare costosissime campagne elettorali.
Quindi da domani si potrà ampliare del 20% ogni singola unità abitativa e non più solo l’edificio,con possibilità di superare il limite del 200mc (60 mq) per gli edifici residenziali, i 400 mq quelli non residenziali e i 100 mq per la sopraelevazione di questi ultimi. L’altezza media utile sarà diminuita da 2,7 a 2,4 metri, e saranno ridotti gli obblighi di efficienza energetica. Saranno ammessi interventi anche negli ambiti di tutela integrale del Piano Paesistico Ambientale Regionale (PPAR), come es. i centri storici, cioè nelle aree a più alto valore paesaggistico.
Saranno permessi ampliamenti nella fascia di territorio inondabile in zone già ad elevato rischio idrogeologico e sarà data la possibilità agli edifici residenziali in zona agricola
di cambiarne la forma architettonica, modificarne la sagoma e addirittura spostarne l’area di sedime originaria.
Questa legge fa uno sberleffo alla programmazione urbanistica e al paesaggio, ignora la sicurezza dei cittadini e se ne frega del loro benessere fisico.
Solo Verdi, Sel e Federazione della Sinistra si sono opposte alle politiche di sfascio del territorio dell’alleanza bipartisan tra destra e sinistra, passando per il centro.
Il partito unico del cemento è virtualmente nato.
Federica Tesini – ITALIA NOSTRA – Pesaro
Claudio Orazi – LA LUPUS IN FABULA
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