rimarchevole…

meglio riassumere…

Archivio per febbraio, 2012

Siamo tutti NO TAV


Il
Decreto sviluppo del maggio 2011, ha definito la possibilità di militarizzare il territorio per le “opere di interesse strategico nazionale, già fissate con la legge Obiettivo n.443 del 2001.
Ora viene applicato l’articolo 682 del codice penale: che dice testualmente: “Chiunque si introduce in luoghi, nei quali l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto da tre mesi a un anno, ovvero con l’ammenda da cinquantuno euro a trecentonove euro”. Ciò potrebbe essere anche in tanti altri casi oltre alla battaglia NOTAV, cioè nel caso di proteste pacifiche contro installazioni nocive sul territorio di ogni tipo. Anche gli esprorpi di terreni ai privati procedono senza rispettare tutte le procedure: alla faccia di un Governo alto-borghese che con le recenti denunce contro i No Tav voleva ergersi a paladino della legalità!
Un dossier WWF aveva già evidenziato che il programma delle grandi opere è lievitato in 10 anni da 125,8 miliardi di euro del 2001 a 367,4 miliardi di euro del 2011, con aumento delle opere da 115 a 390. Si prevede che il 61% degli interventi (pari a 224 miliardi di euro) siano concentrati nel Centro-Nord contro il 38% del valore economico complessivo (pari a 143 miliardi di euro) nel Sud, sottovalutando il gap infrastrutturale del nostro Mezzogiorno.
La conclusione del WWF è che l’aumento dal 2005 del numero delle opere e dei costi dimostra che non è stata compiuta alcuna selezione delle priorità utili al Paese, ma s’è dato ascolto in questi anni alle clientele politiche nazionali e locali e agli interessi dei grandi gruppi edili e di progettazione
Una grande opera o è fortemente utile o è fortemente dannosa, perché richiede investimenti che vengono sottratti ad altri capitoli di spesa e perché ha un forte impatto sul territorio che la ospita. La questione fondamentale del progetto della nuova linea ferroviaria Lione-Torino, che è anche la più costosa opera pubblica mai progettata in Italia, è la sua inutilità, perché le ipotesi di traffico su cui si basa sono state smentite dalla realtà dei fatti, che mostrano una inarrestabile caduta dei movimenti di merci e di passeggeri sulla sua direttrice.
Il traffico merci del Frejus, nel 2009, è stato di 10 MT, come nel 1993; quello del Monte Bianco si attesta addirittura ai livelli degli anni ’70. La punta massima si è avuta tra il 1994 ed il 1998: da allora i due tunnel hanno perso un terzo del traffico. Questo dimostra che non c’è ragione di costruire nuove infrastrutture.
Il costo al km dà dei dati impressionanti: se dividiamo gli 8,8 miliardi che pagherà l’Italia per i suoi 35,5 km della parte comune si arriva a 250 milioni per km., notizie di stampa fornite dagli stessi proponenti ammettono un costo storico di 120 milioni di euro per Km, che, tradotto in euro correnti, corrisponde a 160 milioni di euro per km!!!
I fondi necessari per la Torino Lione sono direttamente sottratti ad altri interventi. Già con i primissimi finanziamenti necessari al tunnel geognostico di Chiomonte si è cominciato a prelevare dai fondi che erano già destinati ad altri capitoli di spesa: in questo caso all’ art. 6 del DL 112/2008, che assegnava risorse alla messa in sicurezza delle scuole, alle opere di risanamento ambientale e all’innovazione tecnologica. L’economista Marco Ponti, insieme ad altri, ha calcolato che sulla base dei soli preventivi esistenti, la Torino-Lione costerà 1300 euro per ogni famiglia media italiana di quattro persone. Per Marco Ponti, che è stato il primo, nel 2005, a calcolare il preventivo per la nuova linea in 17 miliardi di euro di allora, “questo progetto non andava neppure presentato“. Se lo si fosse ascoltato, l’Italia avrebbe già risparmiato spese per mezzo miliardo di euro.
Si ringrazia: 150 motivi per dire NO alla TAV | Informare per Resistere

Presidio NO TAV a Fano lunedì 27


In solidarietà con il movimento NO Tav, a seguito dei gravi episodi accaduti, presidio in Piazza XX Settembre luned’ 27 dalle ore 19.
Seguiamo gli eventi e manifestiamo il nostro dissenso per l’operato di questo governo che intende perseguire la fine della legalità, addirittura in spregio al valore più grande che per chi ci comanda dovrebbe esistere: la proprietà privata. In questi momenti infatti i terreni utili ai cantieri TAV vengono ESPROPRIATI in barba ad ogni articolo di legge ed in nome di una procedura di urgenza priva di fondamento legale, decisa dalla Commissione interministeriale Cipe e avvallata grazie alle nuove norme che definiscono presidi militari…zzabili i siti di interesse LORO.
E’ iniziato il vero e proprio stato di guerra in Val di Susa e non certo per volontà dei cittadini che hanno sempre perseguito ogni via legale per opporsi a questo progetto inutile, dannoso, antieconomico. Ferrovie Italiane sdegna quella che dovrebbe essere la sua funzione, garantire alla gente lo spostamento lungo il Paese con economicità e puntualità, taglia i treni ai pendolari, ghettizza le persone a seconda del reddito sui suoi nuovi treni superlusso… e attende che i terreni della Valsusa vengano espropriati da un vero e proprio ingranaggio militare.
Altre iniziative di informazione e solidarietà si terranno in questi giorni, a partire dall’apertura dell’Infoshop di via Da Serravalle 16 a Fano, mercoledì 29 mattina dalle ore 10.30 per la distribuzione del volantino di solidarietà.

Fuggire agli EUROtiranni…


Si è molto discusso, in questi mesi, soprattutto durante la costruzione della mostra “Ma cos’è questa crisi” organizzata dalle realtà dell’Infoshop, della tirannide delle banche sulla gestione dell’economia. Alcuni sostengono che sia necessario un processo di ‘nazionalizzazione’ delle banche, tramite il quale gestire diversamente i processi finanziari…ma questa teoria fa parte spesso di una più generale opinione sul liberismo, che consisterebbe in privatizzazione selvaggia e sganciamento del Mercato dallo Stato. In realtà non è così: le banche sono già “nazionalizzate” perché il loro rifinanziamento sta bene ai Governi, i quali sia ora che in passato avrebbero tutto gli strumenti atti a limitare le speculazioni e la svendita dei patrimoni. La scelte di governo delle banche sono strettamente legate alla politica. E anche quelle di gestione del capitale finanziario in generale.
Proprio di domenica 19 febbraio è l’articolo di Marco Bersani di Attac Italia sulla scelta italiana di privatizzare  i fondi della Cassa Depositi e Prestiti: divenuta nel 2003 società per azioni, questa cassa raccoglie i risparmi postali degli italiani con un patrimonio di 250 miliardi di euro e una liquidità vicina ai 130 miliardi. Ma ora, con l’ingresso delle fondazioni bancarie, la sua utilità, che consisteva principalmente nel finanziare i mutui degli enti pubblici, è cessata. Potevano i governi legiferare per evitare questo? Certo che sì.
Riccardo Bellofiore, nel suo ‘La crisi globale’ (Asterios editore 2012) ribadisce il concetto: “Il liberismo…ha tutelato i monopoli; ed ha praticato alla grande i disavanzi del bilancio pubblico, quando gli serviva. Ha gestito la ridefinizione dei diritti di proprietà, e la privatizzazione dei beni comuni.”
La scelta delle realtà locali provinciali quali Gas, Fano in transizione, Alternativa libertaria, Verderame, Rete economia solidale…è quella di unirsi per provare a potenziare forme alternative di economia e scambio che sostengano la realtà locale che fa scelte, politiche, di equità e solidarietà.
Durante l’incontro di sabato 18 a Casa Archilei sullo SCEC, la “non moneta” che attua uno sconto tra gli associati, sono emersi importanti interrogativi e molti buoni propositi:
-come è possibile organizzare uno SCONTO (lo Scec) che metta tutti coloro che vi aderiscono alla pari nello scambiare servizi e merci? E’ possibile equiparare, finalmente, il lavoro manuale a quello intellettuale?
-quali sono le forme di sostegno in più che si possono praticare verso coloro che, con molta fatica, producono con criteri corretti il biologico sul territorio? C’è chi ha deciso, come Gruppo di acquisto, di anticipare ai produttori coi quali c’è un rapporto di stima e fiducia, un corrispettivo in denaro in cambio del riscontro in prodotti nel tempo. Vi sono altre forme di aiuto, come il Wwoof? ad esempio è possibile scambiare forza lavoro volontaria senza incorrere in sanzioni statali?
-allargando il discorso sulla forza lavoro, è possibile valorizzare il lavoro facendo rientrare nello scambio in Scec (o come si voglia chiamare la non-moneta locale) le potenzialità degli iscritti alla Banca del tempo, struttura-archivio che tiene il conto di tutto ciò che le persone sanno fare e possono scambiare senza ricorrere all’euro.
-quali sono i limiti da porre alla circolazione della non-moneta? Lisa Bortolotti, di Arcipelago SCEC Emilia Romagna, ci diceva che è stata una loro scelta escludere le attività di catene di franchising dallo scambio, altri “alt” potrebbero essere scelti da associazioni (ma si è usato molto il termine ‘comunità’ ) che decidono di escludere dallo scambio attività non eticamente accettabili di qualsiasi natura. Queste scelte evidentemente dipendono dalla composizione dei gruppi promotori (o comunità o associazioni o come chiamarli).
-in definitiva, quale è la differenza tra non-moneta e moneta se si attua una circolazione su larga scala dei buoni Scec?
ed è possibile organizzare micro gruppi che inizino anche a porsi responsabilmente l’obiettivo di sottrarre i propri risparmi alle banche per impiegarli nel finanziamento di attività sostenibili? come con le MAG, le Mutue per l’autogestione.
Di certo in questo momento lì’atmosfera è propizia per un ragionamento su larga scala, per una informazione diffusa sul consumo critico, sull’economia etica e solidale: iniziando dal chiedere a tutti di fare più attenzione a cosa si compra (etichetta, produttori, materiali)…sino a forme più politiche come quella sostenuta da noi di Femminismi di recente, la campagna di boicottaggio della Omsa che ha consentito alle operaie un alt nel previsto licenziamento. Certo, purtroppo Fano non ha dato il buon esempil, con la nuova giunta, rispetto al consumo critico, riaprendo le porte del Carnevale alla distribuzione dei dolci della Nestlè-Perugina, che era stata invece estromessa in passato proprio perché non forniva garanzie di eticità. Ma la fuga di capitali all’estero operata dalle multinazionali, mascherata da manetnimento del posto di lavoro di qualche centinaio di operai, è ormai all’ordine del giorno.

Questi ed altri interrogativi sono stati valorizzati durante l’incontro dagli interventi di persone di varia estrazione politica e sociale, però tutti/e impegnat*  in realtà che praticano la solidarietà sociale e il CONSUMO CRITICO, un interrogativo altro che infatti è emerso è infatti stato anche: bene, noi possiamo scambiare, praticare ed usufruire di uno sconto percentuale che ci aiuta a mantenere il valore economico sul territorio e a sostenerci economicamente a vicenda, ma come si fa con chi non può?
A questo proposito non è irrilevante che proprio dalle realtà che animano l’Infoshop, quali il gruppo co-housing e Alternativa libertaria, da tempo sia discussa la necessità di provvedere ad organizzare una mensa sociale, gestita dal basso e senza orpelli burocratici, che provveda a trasformare i prodotti biologici del territorio in eccesso stagionale in cibo sano a prezzo minimo, da mettere a disposizione di di non ha mezzi, all’interno di un discorso di mutuo soccorso tra cittadini con varie esigenze (anzianità, basso o nullo reddito, scarsità di tempo, malattia ecc.).

TR BREVE NUOVI MATERIALI.

Biancaneve


Biancaneve
.

Amavo biancaneve e or la odio
per colpa tua piano neve ordito
che funzioni solo
se la neve è alta un dito.
Neve che scopri le dimenticanze
di strade percorse nemmen dalle ambulanze
neve che poni sotto revisione
la panda mia quasi fosse un jeppone.
neve che silenziosa ora non sei
perché le ruspe ormai si sono svegliate
a scarnire asfalti e marciapiedi
e a buttare quei due alberi che vedi
e che adesso non ci sono più,
neve
dove non c’è arrivato l’assessore
al giardinaggio ci hai pensato tu …
neve che all’alba svegli i cittadini con la pala
e con picconi, sale grosso al rosmarino
rastrelli e scope e il bollitore
per arrivare dove la municipalità
ha perso il filo della sua utilità.
Neve, neve! Che scopri le dimenticanze
di auto bianche sotto le dune bianche
di braccia stanche di portafogli vuoti
di case affittate senza termosifoni
neve che scopri i ricchi
che pagano l’Impresa
e sveli i buoni che portano la spesa.

La neve c’entra.
La neve del febbraio 2012 ha messo in ginocchio i cittadini più poveri: quelli che non possono permettersi un riscaldamento a norma (lo scoppio di Serrungarina è un monito), gli anziani che già fanno fatica a pagare le bollette. La neve ha messo in difficoltà le persone che non possono permettersi di rinunciare a qualche giorno di lavoro e che hanno cercato di ricorrere a tutti i mezzi possibili per mantenere i propri impegni a rischio di rimanere bloccati sulle strade. La neve ha messo alla prova la solidarietà di quartiere e di buon vicinato. Ha anche sottolineato le tante gravissime mancanze del servizio pubblico, come quello di Enel, che mentre vende le sue obbligazioni e le sue azioni a tassi di rendimento altissimi…lascia una rete elettrica obsoleta che va in tilt appena dopo 24 ore di nevicate. E, si sa, nessuno risarcisce i danni causati da “cause di forza maggiore”, per questo i cittadini si ritrovano beffati due volte: da chi usa i loro soldi non per migliorare i servizi ma per lucrare, e poi li mette di fronte alla “eccezionalità” svicolando così da ogni presa di responsabilità. Ancora una volta i danni maggiori si sono evitati grazie all’opera dei lavoratori del pubblico e del volontariato, degli agricoltori e dei cittadini qualsiasi…i primi ad essere bersagliati da tagli e tassazioni. Ancora una volta l’emergenza ha dimostrato che è ESSENZIALE la presenza diffusa di presidi medici e di volontariato sul territorio, smentendo chi invece, sordo, per creare la sua economia di scala del servizio pubblico, sta facendo in modo che i servizi sanitari vengano tagliati e accentrati, che i servizi ferroviari vengano penalizzati…

Scec, lo sconto che cammina


A Casa Archilei, via Ugo Bassi 6, Fano, Il GAS di Fano insieme a
Rete per l’Economia Etica e Solidale Marche – Galleria AE Urbino – Emporio AE Fano – Verderame Pesaro – Fano e Urbania in Transizione, Alternativa Libertaria e i Gruppi di Acquisto Solidale di: Fossombrone, Catria e Nerone, Marotta-Mondolfo-San Costanzo, Urbino e Pesaro

presentano: SABATO 18 febbraio

Incontro laboratoriale sullo SCEC, il buono che affianca la moneta

ore 15
relazione introduttiva di Lisa Bortolotti (Arcipelago SCEC Emilia Romagna)

ore 16:30
World Cafè – gruppi di lavoro su: SCEC e banca del tempo, SCEC e comunità, SCEC e produttori, SCEC e economia sostenibile

ore 18:30
assemblea finale

ore 19:30
cena condivisa (portate piatti e posate da casa e proviamo a fare rifiuti zero)

Dove andrà Zaffini?

Una interpretazione delle nuove radici biblico-padane

Pensavamo che la destra locale si sarebbe interessata delle emergenze riguardanti i servizi sul territorio, visto che terra, radici, tuberi e sabbioni sono il loro cavallo di battaglia (e il cavallo ha sempre le zampe anteriori rampanti peggio di Furia).
Invece, dopo un iniziale attivismo orgoglioso in difesa degli interessi locali (ricordiamo gli interventi di An e Lega in difesa dell’ospedale Santa Croce e la manifestazione dell’aprile scorso) ora tutto tace. Non si sa più nulla.
Silenzio totale, come accade prima del taglio di grosse e impegnative torte.
Ma come? Lo stesso sindaco Aguzzi del resto, che si presentava alfiere delle comodità sanitarie locali, firma un pattino di tolla, un patto di stagno, dal valore zero, e si ritira… e i focosi Padani che fanno? Tacciono, non intervengono: il recente convegno di “quelli di sinistra” sull’ospedale unico ha visto una platea molto silenziosa (oltre che purtroppo l’assenza di rappresentanti della politica locale, amministratori, personale della sanità), e Zaffini? Taceva.
Eccolo invece riprendere la carica su questioni, diciamolo, di lana caprina come le ostilità alla proposta del presidente Napolitano di facilitare l’acquisizione della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati qui. Si perché grazie alla legge numero 91 del 1992 ciò è possibile ma occorre una più chiara legislazione.
In tutta Italia si sono sentiti tuonare coloro che si dichiarano “Padani” e bruciano Costituzione e Bandiere ma poi parlano di “ius sanguinis” come se fossero dei dottor Azzeccagarbugli veri e propri, anche se al latino (Roma ladrona?) preferiscono la parlata del Trota.
Anche Zaffini sale sul carrozzone dei protestatari ed elenca i suoi  motivi:
primo, non bisogna facilitare l’accesso alla cittadinanza perché “altrimenti le donne partorienti del Nord Africa verrebbero tutte qui”, agognando forse a guadagnare per i figli la preziosa cittadinanza… ma va là! Qui si coglie il tono antifemminista, misogino, del maschio che pensa veramente che le donne siano pronte a scodellare figli ovunque. Interessate a farsi mantenere dallo Stato italiano? Ma se non abbiamo neanche una legislazione decente per le spese di maternità e gli asili!
Il secondo motivo riguarda l’islamofobia: l’Europa secondo Zaffini è piena di arabi cattivi (tranne che a Oslo) che vogliono minare (coi mina…reti?) la nostra cultura. Ma come minano? Zaff cita l’Olanda come punta di iceberg della Eurabia.
Il caso che cita  fa tendenza: a Rotterdam, nel  Theatre Zuidplein “dove sono stati divisi i maschi dalle femmine”, scrive. Ma che dice? Se è lo stesso Teatro che ha chiarito che è stata semplicemente accolta la richiesta di riservare 5 file a uno spettacolo alle donne musulmane più osservanti, perché “I musulmani sono un gruppo difficile da far venire in teatro, per questo siamo pronti ad adattarci”.
Sarà che qui il Zaffini tende ad esasperare, alla ricerca di conferme per le sue idee? Certo, anche l’esempio della richiesta di alcuni portavoce della sparuta comunità musulmana svizzera (un 5% della popolazione di quel paese) di togliere la croce dalla bandiera, che pare abbastanza scaduto. E come ha rispose nel 2009 proprio un ministro della Lega, Castelli, a quella provocazione? Ma proponendo di inserire la croce… nella bandiera italiana! …ma non era quella che la Lega bruciava in piazza?
E persone laiche come noi, che criticano fortemente la pretesa del Vaticano di continuare a ingerire nelle scelte politiche sulla libertà femminile e che criticano la vecchia regola di affiggere migliaia di crocefissi di plastica in tutte le aule pubbliche , cosa siamo… “senza radici”? Il fatto è che anche in Italia c’è chi usa il tema delle “radici” cristiane per costruirsi un passato da baciapile che non ha. Si chiama anche “Sindrome della Sentinella”.
Lo ha fece anche Gheddafi di recente, sì, proprio il dittatore che sino a poco tempo fa andava a braccetto col Berlusconi, felice del tanto denaro avuto per “bloccare i barconi” degli immigrati con i suoi metodi diciamo sbrigativi. Pure Gheddafi tuonò nel 2009 contro la decisione della Svizzera, optata per referendum, di sospendere la costruzione di minareti “Guerra santa contro la Svizzera!” tuonò, mettendosi in prima fila tra i santi difensori dell’Islam… eppure, proprio su Gheddafi Il nuovo mufti della Libia, lo sheykh al-Sadeq al-Gharyan, ha espresso una “fatwa” dichiarandolo… un miscredente!
Sempre a proposito di radici, vorremmo ricordare a Zaffini e a tutti gli zaffatori che di solito gli alberi hanno più radici, e non un unico fittone da carota, e che occorre saperle coltivare certe radici, capendo le situazioni personali e la cultura altrui, cercando di favorire le libere scelte e di tenere a freno l’ignoranza e la facile voglia di separazione propagandata dai galletti del proprio pollaio.
Per questo molti di noi si sono battuti contro l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, discrimine tra credenti e non, tra cattolici e non, optando invece perché la ralgiione venisse contenuta all’interno dei programmi di storia e filosofia, senza finanziamenti pubblici a docenti scelti dai vescovati!
A proposito di radici “cristiane” invece, ricordiamo che sino al 1965 è esistito in Italia il sant’Uffizio, poi riformato da Paolo VI e trasformato in Congregazione per la dottrina della fede, quell’ufficio, che si è macchiato nei secoli precedenti dei gravi delitti dell’inquisizione, fa parte della storia del nostro paese ma nessuno vorrebbe rivendicare in quello le proprie “radici”, anche perché non potrebbe leggere i libri messi all’indice da quegli inquisitori, tra i quali le opere di autori come Vittorio Alfieri, Cesare Beccaria, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giacomo Leopardi, Niccolò Machiavelli, Ada Negri, Luigi Settembrini, Niccolò Tommaseo, Pietro Siciliani, Pietro Verri e Antonio Rosmini, Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre, Alberto Moravia, Aldo Capitini … tutta gente che non voleva i suoi ritratti appesi nelle aule pubbliche e che certo anche qualche musulmano integralista condannerebbe al silenzio.
Difficile dividere i buoni dai cattivi quindi, il grano dal loglio come direbbe il pio Zaffini, le partorienti africane e quelle italiane dagli amanti della retorica e delle guerre sante, le persone di buona volontà dagli strombettatori… e se dovessimo farne proprio due elenchi, cosa che detestiamo perché preferiamo analizzare e criticare senza liste, dove andrebbe Zaffini?

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