Martedì 1 novembre 2011, una giornata tranquilla sebbene un po’ uggiosa, ideale per spostarsi nell’entroterra a passeggiare, anche lungo i bei sentieri della riserva statale del Furlo.
Ma … la tranquilla giornata subisce un improvviso cambiamento di tono per quattro escursioniste, nel momento in cui queste decidono di sostare per un breve caffè caldo del loro thermos nell’area, che appare aperta, non custodita, e disponibile, del Parco Le Querce, a pochi passi dalla bella abbazia di San Vincenzo.
Quella è l’unica area che gli sembra poter contenere, forse, uno spazio adatto a sedersi e fare due chiacchiere, senza dover entrare in un bar o un ristorante. Appena individuato a fatica un tavolo( fradicio) e qualche vecchio ceppo di legno per sedersi, le 4 (stimate professioniste e ambientaliste e non persone dedite a insozzare Parchi), con in mano il caffè fumante, vengono avvicinate da un figuro il quale, senza qualificarsi, le aggredisce a male parole dicendo che, lui, si è “rotto i c.” di dover sopportare gente che entra senza pagare a fare i propri porci comodi!
La situazione è sgradevole anche perché, dopo avergli fatto notare che non risultava divieto d’accesso ai pedoni e non era pensabile che dei pedoni dovessero pagare per sedersi in un Parco, costui continua la sequela di insulti, dicendo che l’area è per tutti a pagamento e che le “stronze” dovevano sloggiare.
“Sloggiando”, costernate, le 4 escursioniste cercano indicazioni sulla realtà della cosa e scoprono un minuscolo cartello qualche metro dopo l’ingresso, che fa notare come l’area è a pagamento “anche a piedi”!!!

Finalmente trovato l'ospitale cartello che indica che anche i pedoni devono pagare! 2 euro a persona e 6 euro per l'uso di un tavolo, scopriamo poi da un sito web.
Cercano allora uno spazio pubblico ospitale ma trovano solo transenne, cartelli indicanti proprietà privata, aree riservate. Insomma, il Furlo è disponibile sì, ma solo per chi è di passaggio tra alberi (ancora pubblici) e sentieri (impervi e quindi ancora non concessi per chioschi) ; la morale: se vuoi sederti devi consumare.
Non è contemplata la possibilità di sedersi a leggere un libro senza il consumo di una piadina o di un piatto di tagliatelle al tartufo, senza dover ingerire un caffè o un ghiacciolo.
E’ questa la triste realtà del connubio tra economia e bellezze naturali nella nostra provincia? La Sagra del Tartufo e l’apoteosi della salsiccia grigliata gestiscono ogni più piccolo angolo ex-pubblico?
A prescindere dal profilo penale, e in-civile, del comportamento dell’ignoto custode del Parco, che forse farebbe miglior figura in un girone dantesco (infernale) che come addetto di una cooperativa … e dal fatto che nessuno vuole criticare l’utilità degli esercizi commerciali e la bontà della gastronomia locale, però ci chiediamo: il “turismo colto, consapevole e sostenibile” di cui ha parlato di recente Matteo “Obama” Ricci a proposito della riserva del Furlo non dovrebbe avere libertà di scelta?
Commentate, contribuite, protestate.
Francesca Palazzi Arduini











Propongo un’azione massiccia, tutti con il proprio picnic nelle zone privatizzate. Più siamo, più ci notano!!!